Matteo Rovere

Veloce come il vento

2016, Italia
avatar

Postato da
il

Nostro Signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggi le mie braccia sul volante e regola la forza dei miei piedi su acceleratore e freno, dissolvi i demoni che abitano il cuore, proteggimi e fa che niente mi accada.

Giulia De Martino. Viene da una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Anche lei è un pilota, un talento eccezionale che a soli diciassette anni partecipa al Campionato GT, sotto la guida del padre Mario. Ma un giorno tutto cambia e Giulia si trova a dover affrontare da sola la pista e la vita. A complicare la situazione il ritorno inaspettato del fratello Loris, ex pilota ormai totalmente inaffidabile, ma dotato di uno straordinario sesto senso per la guida e saranno obbligati a lavorare insieme.

Veloce come il vento è un prodotto nuovo e di grande respiro per il cinema italiano. Dinamico e girato con tecniche innovative è un’ottima prova di Matteo Rovere che ci regala una storia agrodolce dal sapore romagnolo. La vita racconta Rovere la devi vivere prendendoti dei rischi, correndo veloce e anticipando gli ostacoli senza però rischiare una paralisi emotiva. Il contraccolpo della velocità è la consapevolezza della paura, dell’istinto che non riesce a superare quell’atavico senso di autoconservazione. La velocità è l’unica protagonista di questa favola: gli adulti che fuggono, i figli che vivono fra mille ostacoli e lanciati in corsa verso un futuro vuoto. Di lato c’è chi ha scelto di non correre, il fratello Loris, che invece prova a resistere avvolto da un torpore drogato e inutile. Quale sia la marcia giusta per affrontare la vita, Rovere non ce lo dice, ma ci mostra quanto l’esistenza valga la pena di essere vissuta nella sua adrenalinica follia.

Degna di nota è l’estrema cura nella fotografia di Michele D’Attanasio che ha curato la produzione di film come: Lo chiamavano Jeeg Robot, Gomorra (la serie tv), In grazia di Dio.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Cinquemila chilometri al secondo – Manuele Fior

Ascolta anche:

The Book of Souls – Iron Maiden

Guarda anche:

Rush – Ron Howard

veloce come il vento

 

Sceneggiatura e Regia: Matteo Rovere
Genere: Azione
Produzione: Fandango
Fotografia: Michele D’Attanasio
Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli

 

Leggi tutto ►

Manuele Fior

Cinquemila chilometri al secondo

Coconino Press 2010, 143 p.
avatar

Postato da
il

“Voglio tornare a casa”. “Ma certo, il tempo di chiamarti un taxi e…” “Voglio ritornare in Italia”.

In una calda giornata estiva Lucia e sua madre traslocano in una casa di ringhiera. La nuova arrivata suscita l’interesse di Piero e Nicola, che vivono nello stesso complesso. Fra i tre adolescenti nasce un’amicizia che, per Lucia e Piero, diventa amore. Ma la vita li allontanerà: Lucia andrà in Norvegia dove troverà un compagno, Piero partirà per una campagna archeologica in Egitto. Nicola, il personaggio più sfumato ma sempre presente nella storia, rimarrà in Italia, nella stessa casa che ha visto crescere l’amicizia fra i tre. Anni, amori e figli dopo Lucia e Piero si ritrovano in Italia: emozione, imbarazzo, incomprensione sono i sentimenti che si affastellano durante l’incontro. Si rivedranno? E Nicola?
Lucia e Piero partono, tornano, intrecciano e sciolgono legami con una fluidità che è un po’ una cifra generazionale, come sembra suggerire l’autore. Gli acquerelli eleganti di Manuele Fior evidenziano luoghi e situazioni con una sapiente alternanza di tinte calde e fredde e con sottili richiami all’arte e all’architettura del Novecento.

Ti è piaciuto? Allora leggi anche…
Le variazioni d’Orsay – Manuele Fior
Il gusto del cloro – Bastien Vives

…e ascolta anche
Dieci ragazze – Lucio Battisti

… e guarda anche
Il grande freddo – Lawrence Kasdan

Leggi tutto ►

Manuele Fior

Le variazioni d’Orsay

Coconino Press - Fandango 2015, 68 p.
avatar

Postato da
il

Bisognerebbe mostrare a questi dilettanti un torso di donna che non sembri un ammasso di carne putrefatta.

Una graphic novel dedicata agli Impressionisti. Una delle custodi del Musée d’Orsay si addormenta presso un quadro del Doganiere Rousseau e sogna le vicende di Degas, Renoir, Monet, Pissarro, Berthe Morisot, Cézanne dalla prima esposizione del gruppo, svoltasi nel 1874 fra insulti e incomprensioni, alla consacrazione dei decenni successivi. La nascita dell’arte contemporanea viene vista attraverso gli occhi e le parole dei protagonisti. Punto di partenza è la Gare d’Orsay, la grande stazione costruita per l’Esposizione Universale del 1900 e trasformata in museo dell’Impressionismo e del post Impressionismo negli anni Ottanta del secolo scorso: proprio sotto le enormi gallerie dell’edificio nasce e finisce la storia, che si snoda con un andamento circolare attraverso ripetuti slittamenti temporali fra passato e presente.
Con un tratto nitido che svela la sua formazione da architetto e un linguaggio ricco di espressioni gergali (il testo originale è stato scritto dall’autore in francese e poi tradotto in italiano con modi di dire contemporanei che un po’ stridono), Manuele Fior punta l’attenzione su un momento fondamentale della storia dell’arte.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Kiki de Montparnasse – Catel & Bocquet
La vita moderna – Susan Vreeland
I guardiani del Louvre – Jiro Taniguchi

E ascolta anche…
Prélude à l’après-midi d’un faune – Claude Debussy

E guarda anche…
Lautrec- Roger Planchhon

Leggi tutto ►