Duncan Jones

Warcraft. L’inizio

USA, 2016
avatar

Postato da
il

Articolo scritto da Paola Vailati

Dalla luce vengono le tenebre, dalle tenebre viene la luce.

Su Azeroth la pace è a repentaglio: tramite un portale magico, un esercito di orchi guidati da Gul’dan sta invadendo il regno degli umani deciso ad impadronirsene.

A ispirare il malvagio stregone è il Vil, una magia oscura che ha bisogno di sacrifici di vita per generarsi e mantenere aperto il portale che collega i due mondi.

Durotan, orco capoclan dei Lupi Bianchi, si oppone alla crudele logica del Vil e insieme a Garona, mezz’orchessa schiavizzata da Gul’dan per le sue origini impure, lotta per trovare insieme agli umani guidati da Re Llein e da Lothar, comandante militare del regno, un modo per fermare lo spietato orco stregone.

Da fronti opposti, due eroi affronteranno un conflitto che deciderà il destino delle loro famiglie e dei loro popoli.

Warcraft è un film fantasy tratto dall’omonima serie di videogiochi.
Il più grande successo della pellicola è tecnologico; risultato di un progetto sviluppato in computer grafica in tutto debitore al Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Il Signore degli Anelli – Peter Jackson
Scontro tra Titani – Louis Leterrier

… leggi anche…
Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien
Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien

… e ascolta anche…
Zombie – The Cramberries
In the Shadows – The Rasmus

Warcraft Duncan Jones

Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Duncan Jones, Charles Leavitt
Durata film: 123′

Interpreti e personaggi:
Travis Fimmel: Anduin Lothar
Paula Patton: Garona
Ben Foster: Medivh
Toby Kebbel: Durotan
Dominic Cooper: Re Llane
Daniel Wo: Gul’dan
Anna Galvin: Draka

Leggi tutto ►

Vanni Santoni

La stanza profonda

Laterza
avatar

Postato da
il

La realtà irrompe, frantuma le finestre, come nell’inverso di un’esplosione, come in un incantesimo ‘Implosione’, lista aeromanzia, decimo livello. Una bolla di vuoto che risucchia ogni cosa.

 
Giochi di ruolo, mondi immaginari, serate nella “stanza profonda”, avventure ai confini dei luoghi e del tempo. “Dungeons & Dragons” è lo strumento, il punto di partenza. La guida è il master, lo stesso, da sempre. Le schede-gioco e le scelte dei giocatori definiscono la trama. Il punto d’arrivo non vede vincitori né vinti. E’ il piacere del gioco fine a se stesso, un rito, l’evasione. Fuori dalla “stanza profonda” il mondo reale intanto va avanti, inesorabilmente, di venti anni. Le vite del gruppo di amici si avvicinano e si allontanano, si ritrovano e subiscono il tempo che passa. I protagonisti del gioco – ed anche il lettore – arrivano a chiedersi se sia davvero una scelta sensata dare più peso alle cose reali rispetto a quelle immaginarie.
Un bel libro, candidato al Premio Strega. Uno stile di narrazione ricercato e visionario. Un “must” per gli amanti dei giochi di ruolo.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Manuali di Dungeons & Dragons – Opac RBBC
Il signore degli anelli – J. R. R. Tolkien
The dome – Stephen King

e vedi anche Stranger Things – Matt e Ross Duffer
Game of thrones Trono di spade – serie televisiva
Big Bang Theory – serie televisiva

Leggi tutto ►

Led Zeppelin

Led Zeppelin II

Atlantic Records, 1969
avatar

Postato da
il

If the sun refused to shine, I would still be loving you.
When mountains crumble to the sea, there will still be you and me.

Esiste un attacco migliore per un album del riff di chitarra di Whole Lotta Love?
Se esiste, io non l’ho ancora trovato.

Dopo l’entusiasmante debutto, i Led Zeppelin vengono costretti dalla casa discografica a registrare un secondo album, tra una pausa del tour e l’altra, di città in città. Il risultato è considerato, ancor più del primo, una pietra miliare nella musica.
Whole Lotta Love è una delle grandi canzoni rock, di quelle immortali, di quelle che hanno chiarito la stessa definizione di rock, di quelle che a distanza di quasi 50 anni continuano a far innamorare i ragazzi della musica (compreso il sottoscritto).
What Is and What Should Never Be è un brano che si discosta dalle sonorità tipiche degli anni ’70, risultando quasi spagnoleggiante.
The Lemon Song è abbellita dall’assolo di basso di John Paul Jones, mentre Thank You è una bellissima e romanticissima ballad scritta da Robert Plant e dedicata alla moglie.
Con Heartbreaker è Jimmy Page a diventare protagonista, con un assolo pieno di virtuosismi che ha fatto scuola (Eddie Van Halen ha scoperto e reinterpretato la tecnica del tapping cercando di emularne l’assolo da ragazzino)
Living Loving Maid (She’s Just a Woman) è un tipico pezzo hard rock che trova nel blues le sue radici, mentre Ramble On alterna parti soffici e folkloreggianti con pezzi più hard rock. Questo brano è altrettanto famoso per il testo, basato sul capolavoro di Tolkien Il Signore Degli Anelli.
Con Moby Dick finalmente è la batteria di John Bonham a diventare la protagonista. Un assolo destinato a rimanere negli annali: la versione studio dura 4 minuti, ma, in vero stile Led Zeppelin, dal vivo poteva essere allungato fino a mezzora. La più chiara dimostrazione di cosa vuol dire suonare la batteria.
La canzone che chiude l’album è un blues di Willie Dixon, Bring It on Home, riproposto dai Zeppelin in chiave più hard rock.

I Led Zeppelin raddoppiano il successo del già primo amato album, dimostrando a tutti che vogliono fare sul serio.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin I
Disraeli Gears – Cream

Leggi anche: Il Signore Degli Anelli – J.R.R. Tolkien

Guarda anche: Led Zeppelin Live 1970

Leggi tutto ►

Blind Guardian

Nightfall in Middle Earth

1998, Virgin Records
avatar

Postato da
il

Articolo di Michele Provezza

The words of a banished king
“I Swear revenge”
Filled with anger aflamed our hearts
Full of hate full of pride
We screamed for revenge

Nel mondo dell’arte ritengo che poco vi sia di più rischioso della scelta di rendere omaggio all’opera di qualcun altro.
Oltre all’indubbio amore che si possa provare per quell’opera, infatti, il lavoro deve basarsi su un approfondito e scrupoloso studio della stessa. Soprattutto, si deve essere in grado di rappresentare ciò che l’opera di partenza esprime e di suscitare nei fruitori le stesse sensazioni, nonostante le forme espressive scelte possano essere quanto di più lontano ci sia rispetto all’originale.

Il rischio di incorrere nel reato di lesa maestà è molto alto. Eppure c’è chi, con coraggio e, forse, incoscienza decide di buttarsi e allora, a volte, tra tanti tentativi non proprio brillanti, è possibile trovare qualcosa di veramente prezioso.

J.R.R. Tolkien è stato spesso omaggiato dal mondo del Metal. Gli stessi Blind Guardian avevano già proposto con ottimi risultati, canzoni ispirate alla Terra di Mezzo e alla saga dell’Unico Anello. Ma è solo nel 1998 che “i Bardi di Krefeld” decidono di dare alle stampe quella che, a mio modesto parere, resta la loro opera più ambiziosa e allo stesso tempo la più riuscita: Nightfall in Middle Earth.
Partendo dall’opera tolkeniana più complessa, quel Il Silmarllion, col quale il creatore de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli voleva dotare di una completa cosmogonia e una solida mitologia al suo mondo, i Blind Guardian sono riusciti a creare un concept musicale di assoluto valore, riuscendo a preservare e anzi amplificando ciò che il libro riesce a trasmettere.

L’opera, che presenta una struttura testuale di un certo rilievo e complessità, si sviluppa come un lungo susseguirsi di canti sulle vicende della prima era del mondo a partire dal furto dei Silmaril da parte di Morgoth, il primo signore oscuro, e toccano i momenti salienti delle guerre di quest’ultimo con gli elfi e i primi uomini.
Anche la musica si sviluppa verso nuove strade rispetto al precedente e già ottimo Immaginations from the other side, affiancando alle consuete sfuriate power una parte più epica e magniloquente, pur mancando ancora l’utilizzo massiccio di orchestrazioni che avrebbe caratterizzato i lavori successivi del gruppo.
Le armonizzazioni di chitarra che seguono la linea vocale, che tanto caratterizzano la produzione di questo gruppo, si fondono perfettamente con la loro ritmica rocciosa (la batteria era ancora affidata a Thomas Stauch), fornendo una resa sonora di grande impatto.
Su tutto la voce di Hansi Kursch che riesce a infondere, proprio per la sua particolarità, maggior spessore e drammaticità ai testi.

Anche in questo caso, in chiusura, una segnalazione doverosa per la bellissima copertina di Andreas Marschall, ispirata alla danza di Luthien davanti a Morgoth.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Tales from the twilight world- Blind Guardian
Somewhere far beyond- Blind Guardian
Immaginations from the other side- Blind Guardian

… leggi anche…
Il Silmarillion- J.R.R. Tolkien
La Trilogia della Prima Legge- Joe Abercrombie

… e guarda anche…
Il trono di spade- Serie televisiva
Il Signore degli Anelli- Peter Jackson

Leggi tutto ►

Motorhead

Ace of Spades

Bronze Records, 1980
avatar

Postato da
il

You know I’m born to lose
and gamblin’s for fools,
but that’s the way I like it, baby,
I don’t wanna live forever…
And don’t forget the joker!

Ci sono picche e picche.
Ad esempio, c’è il due di picche che, ahinoi, abbiamo tutti ricevuto almeno una volta.
E poi c’è l’asso di picche, Ace of Spades, album quintessenza dei Motorhead.
Classica la formazione: batteria sotto le sapienti bacchette di Phil “Philthy Animal” “Philthy Phil” Taylor, chitarra accarezzata da Edward “Fast” “Eddie” Clarke e dulcis in fundo basso e voce di Ian “Lemmy” Fraser Kilmister.
Voce che resterà scolpita nelle nostre orecchie per sempre.
Il titolo del disco è preso dalla traccia omonima: 2’e 49” di musica e parole diventati leggenda, incarnazione generazionale, splendidamente folle, di moltitudini di metallari e non.
Con altri due lavori della band inglese, Overkill e Bomber, Ace of Spades può essere considerato la base della NWOBHM con i suoi riff di chitarra impetuosi, melodie spiazzanti e travolgenti.
Lemmy, nel libro autobiografico La sottile linea bianca, dice: “Le canzoni di Ace Of Spades sono considerate dei classici dai fan dei Motörhead e, devo dire, sono davvero eccellenti. Ci divertimmo un sacco ad inciderle. Erano bei tempi; eravamo giovani e vincenti e ci credevamo davvero”.
Noi ci crediamo ancora.
Note come pugni che accarezzano i timpani, pugni gentili diventati dei classici.

Ascolta tre brani dell’album:
Ace Of Spades, (We Are) The Road Crew, The Chase Is Better Than the Catch

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Motorhead
Tool – Lateralus
Amon Amarth – Deceiver of the Gods

… e leggi anche:
La sottile linea bianca : autobiografia – Lemmy Kilmister (con Janiss Garza)
Io sono Ozzy – Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)
Tolkien rocks : viaggio musicale nella Terra di Mezzo – Fabrizio Giosuè

… e guarda anche:
Richard Linklater – The School of Rock
Richard Curtis – I Love Radio Rock
Suroosh Alvi & Eddy Moretti – Heavy Metal in Baghdad

Leggi tutto ►

Loreena McKennitt

The Mask and Mirror

QuinlanRoad, 1994
avatar

Postato da
il

Attraverso la Galizia, giù nell’Andalusia, oltre la Gibilterra fino al Marocco, Le Crociate, il pellegrinaggio per Santiago. Chi era Dio? E che cos’è la religione, la spiritualità? Che cos’è stato rivelato e che cos’è stato nascosto, qual era la maschera e quale lo specchio?

The Mask and Mirror è il quinto album della cantante canadese Loreena McKennitt, pubblicato nel 1994. E’ un viaggio nella spiritualità più antica, un percorso epico tra le culture monoteiste (cristiana, ebraica e islamica), quelle pagane (celtica e nordica) dove ancestrali poemi cavallereschi incontrano le notti infuocate di Marrakesh.

Loreena è da sempre considerata l’icona della musica celtica e della spiritualità fatta incanto. In questo lavoro la McKennit si interroga sulle diverse  culture spirituali e sui modi con cui le popolazioni, nel corso del tempo, hanno adorato le proprie divinità e quali forme di arte ne hanno tratto. The Mask and Mirror è, proprio per queste ragioni, ambientato nella Spagna del XV secolo crocevia di culture diverse ricca e meravigliosamente feconda.

Il disco si apre sulle note di The Mystic’s Dream, il coro dei monaci, squarciato d’improvviso da lontanissime percussioni, dal sitar, e dall’eco fugace del flauto. The Bonny Swans evoca la leggenda delle due sorelle, del cigno e dell’arpa, fra violoncelli, la chitarra elettrica e il ritmo del bodhran celtico. The Dark Night Of The Soul si basa sull’omonima poesia del sacerdote spagnolo San Giovanni della Croce e traccia il sentiero per la ricerca spirituale che accompagna tutto il disco. Marrakesh Night Market è, invece, dipinta da una litania appassionata, accompagnata da percussioni arabe, balalaika e dalla perdizione di un violino tzigano spingendoci verso il capolavoro del disco Santiago; una vera e propria perla: un saltarello medievale che unisce i profumi arabi, e l’armonia occidentale in un ritmo quasi tribale. E’ importante segnalare che il testo di Cé Hé Mise le Ulaingt? The Two Trees è del poeta irlandese William Butler Yeats mentre Prospero’s Speech è dialogo finale con cui si chiude La tempesta shakespeariana  confezionando così un prodotto magistrale, unico nel suo genere, indispensabile per la storia della musica mondiale. Un disco che per sua natura è portato a cambiarti.

Se ti è piaciuto leggi anche:
Le nebbie di Avalon, Marion Zimmer Bradley
Le cronache di Narnia, C.S. Lewis
L’arpa celtica, Belson Hal

Ascolta anche:
Il canto degli Alberi, Lingalad

Guarda anche:
Il signore degli anelli, J.R.R Tolkien
Le crociate, Ridley Scott

 

Leggi tutto ►

Lingalad

Il canto degli alberi

2006, Pongo Edizioni
avatar

Postato da
il

La musica dei Lingalad assomiglia alla musica che potrebbe creare una foresta, o il sole crescente o una tempesta in avvicinamento.
(John Howe)

Per i fan de Il signore degli anelli, i Lingalad non hanno bisogno di alcuna presentazione.
Il primo album del cantante Giuseppe Festa, pubblicato come solista nel 2000 e intitolato Voci dalla Terra di Mezzo, è essenziale per chiunque abbia amato le opere di J.R.R. Tolkien.
Il canto degli alberi parla di suoni della natura, della magia di alberi, vento e acqua. Le voci del bosco si fondono alle melodie create da flauto e chitarra.
Le canzoni sono state ispirate da luoghi e paesaggi dell’Appennino, in particolare del Parco Nazionale d’Abruzzo.

Ascolta alcuni brani dell’album sul sito ufficiale dei Lingalad.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Voci dalla Terra di Mezzo- Giuseppe Festa

…e leggi anche
Nausicaa della Valle del Vento- Hayao Miyazaki
Lì dove cantano gli alberi- Laura Gallego Garcia

…e guarda anche
Il mio vicino Totoro- Hayao Miyazaki

Leggi tutto ►

Andrew Adamson

Le Cronache di Narnia: il leone, la strega e l’armadio

Usa, 2005
avatar

Postato da
il

Aslan: Non citare la Grande Magia in mia presenza, io c’ero quando è stata scritta!

La trilogia cinematografica di Andrew Adamson e Michael Apted si basa sul soggetto ideato da C.S. Lewis e composto da sette libri. Lewis, grande amico di Tolkien, viene considerato un caposaldo della letteratura fantasy mondiale a cui anche J. K. Rowling fa riferimento nella sua universalmente nota saga potteriana.

Il primo film Le Cronache di Narnia, Il leone la strega e l’armadio è il cuore di tutta la vicenda. Siamo in Londra sconvolta dalla seconda guerra mondiale e martoriata dai bombardamenti tedeschi. Le madri, disperate per le continue incursioni militari, mandano i figli lontano delle abitazioni cittadine come ospiti di generosi contadini disposti a proteggerli fino al termine del conflitto. I fratelli Pevensie, Peter, Susan, Edmund e Lucy, si rifugiano a casa di un ricco professore collezionista di mobili e oggetti antichi. In un giorno piovoso i Pevensie aprono un armadio proibito e si ritrovano nella terra di Narnia, oppressa da un inverno perenne che ormai perdura da cento anni a causa del dominio della regina Jadis, usurpatrice del trono di Aslan legittimo sovrano di Narnia. Edmund si lascia sedurre dalle lusinghe della regina e tradisce i fratelli ma viene ingannato e rinchiuso nelle segrete del castello di ghiaccio nelle isole solitarie. A Lucy, Susan e Peter non resta che cercare le truppe di Aslan e schierarsi con loro nell’epica battaglia per liberare Narnia e il fratello Edmund.

Gli altri due film della trilogia Il principe Caspian e Il viaggio del veliero vedono Caspian, sovrano legittimo degli abitanti di Telmar, insieme ai fratelli Pevensie dare battaglia a Miras usurpatore del trono di Narnia e la liberazione delle isole solitarie di Ramandù dal terribile sortilegio che soffoca gli abitanti dell’isola resi ormai schiavi da spietati mercanti di uomini.

Le Cronache hanno un tema fondamentale, che non è solo la trasposizione cristiana dei simboli, ma l’esaltazione della libertà individuale e dei doveri ad essa legati. I giovani Pevensie non conoscono nulla della terra su cui sono approdati, e devono affrontare pericoli estremi per salvare la propria vita e quella degli abitanti che si sono offerti di soccorrerli. Non è una banale lotta fra bene e male, ma fra le sfumature complesse che impediscono di distinguere ciò che è vitale e ciò che è distruttivo. La regina bianca, simbolo della volontà di potenza, usa la magia per dominare e soggiogare i suoi sudditi nel disperato tentativo di dominare la vita stessa congelandola in un inverno senza fine. Aslan, simbolo dell’accettazione a una qualche forma di predestinazione, usa la magia per scongelare la vita e ridare la libertà di scelta a tutti gli abitanti finendo per pagare un prezzo altissimo pur di compiere tale missione. Fra questi due poli estremi si trovano i desideri, le aspirazioni, le ambizioni di tutti gli abitanti di Narnia che finiscono per alimentare epiche battaglie in nome della libertà stessa di agire, di decidere e scegliere il proprio destino. La libertà richiede sacrifici estremi per essere compiuta, e prima di tutto deve essere realizzata in noi stessi, ed è questo l’enorme e unico insegnamento che troverete fra le pieghe di assalti, strategie militari, amicizie, amori, morte e distruzione.

Se ti è piaciuto guarda (e leggi!) anche le seguenti saghe:

Il signore degli anelli
Lo Hobbit
Hunger Games

Leggi anche:

Trudi Canavan, La corporazione dei maghi

Ascolta anche:

Loreena McKennitt – Brian Boru’s March 

narnia

 

Regia:  Andrew Adamson
Soggetto: C. S. Lewis (Libro)
Sceneggiatura: Ann Peacock, Andrew Adamson
CastJames McAvoyGeorgie HenleySkandar KeynesWilliam MoseleyAnna Popplewell
Fotografia: Donald M. McAlpine
Effetti speciali: Rhythm & Hues, Sony Pictures Imageworks
Musiche: Harry Gregson-Williams

Leggi tutto ►

George R.R. Martin

Le cronache del ghiaccio e del fuoco

Mondadori, dal 1999
avatar

Postato da
il

Le cose che amiamo finiscono sempre con il distruggerci.

 
I primi venti del Nord preannunciano la fine di un’estate che da molti accompagna le vite degli abitanti di Westeros. I venti del Nord portano l’oscura e gelida minaccia degli Estranei che vivono oltre la grande barriera di ghiaccio che difende da secoli i regni degli uomini. Nessuno però sembra disposto a credere all’imminente pericolo che essi rappresentano, mentre la terra ha perso il suo re e fra le nobili famiglie si scatena il fuoco della guerra per la successione.
Così George Martin ci regala una storia crudele, una storia che affonda le sue radici in un medioevo europeo che ci appare incredibilmente vicino seppur filtrato dalla lente della fantasia e il cui punto di forza sta nella scelta di raccontare personaggi in cui le ombre si alternano a ben poche luci e che pagina dopo pagina riescono a fornirci una credibilissima rappresentazione dell’uomo .
Consigliato a chi ama trovare in ciò che legge un riferimento al reale e alla Storia con la S maiuscola con uno stile che in pochi dopo Tolkien sono riusciti a regalarci.
 
Guarda il trailer della serie tv tratta dal primo libro della saga.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il nome del vento- Patrick Rothfuss
 
…e ascolta anche
War of the thrones- Blind guardian

Leggi tutto ►