Vera Brosgol

Anya e il suo fantasma

Bao Publishing, 2013, 223 pp.
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voler essere come tutti, desiderare ciò che hanno…la vita degli altri sembra sempre così semplice…ma questo è ciò che credi tu! Non puoi sapere quello che succede nella testa degli altri!

Quando uno sconosciuto le chiede quale sia il suo cognome, Anya Borzakovskaya preferisce dire qualcosa come “Brown”. Non è stato facile per lei superare le distanze imposte dalle sue origini russe con i coetanei americani, ma ormai ci è riuscita e somiglia alla più classica delle liceali, senza nemmeno un briciolo di accento buffo. Pur con tutti i problemi del caso: la famiglia, lo studio, la paura di finire grassa come sua madre, gli amici/nemici, le ragazze più carine di lei, i ragazzi che non vogliono saperne di notarla. Eccetera.
Un giorno, durante una passeggiata per smaltire l’ennesima serie di disavventure, Anya inciampa e cade in un pozzo in cui trova uno scheletro e il piccolo fantasma di Emily, morta novant’anni prima. Da qui prende le mosse una storia che parrebbe semplicemente un’amicizia insolita e riserva invece sviluppi inquietanti quanto le tonalità violacee della tavolozza di colori usata dall’autrice.
Vera Brosgol, qui all’esordio, riesce a offrire realismo a un “racconto di formazione con fantasma” e diverte e commuove con una galleria di personaggi dalla grande espressività, tratteggiata con splendida semplicità: basti pensare alla goffaggine di Anya quando s’imbatte per la prima volta in Sean (che non salutava lei, ma la fidanzata ovviamente bionda e bellissima); alle sue memorabili smorfie di fastidio e affetto nei rari contatti con Dima, che, a differenza sua, è ancora vittima della crudeltà riservata ai diversi; alle microvariazioni che rendono il fantasma di Emily di volta in volta dolce, amichevole e terrificante.
Anya E Il Suo Fantasma è insomma un piccolo gioiello da custodire con cura, che con un paio di occhi sgranati e una scrollata di spalle racconta l’adolescenza meglio di tante parole.

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