Archivio dell'autore: Cinzia Carotti

Alessio Cremonini

Sulla mia pelle

Italia, 2018, Lucky Red
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“Quando smetteremo de racconta sta stronzata delle scale?
“Quando le scale smetteranno de menarce”

Quando pensiamo a Stefano Cucchi riconduciamo la nostra memoria a quel volto tumefatto, al corpo troppo magro e a tutte le bugie che la sua famiglia ha dovuto sopportare. Menzogne prima dal loro amato figlio, poi dallo Stato e poi dai medici. Il dolore di chi resta è una enorme responsabilità soprattutto quando la morte è ingiusta e nelle mani di chi dovrebbe proteggerci, anche se sbagliamo. Il film, per la regia di un magistrale Alessio Cremonini e un magnifico Borghi, cerca di colmare un vuoto su una morte inspiegabile, senza lanciare accuse ma ponendosi  domande su chi fosse davvero Stefano. E soprattutto perché le morti in carcere sono 172 dall’inizio di quell’anno terribile. Cucchi è solo uno dei 172 morti senza ragione. Chi è caduto dalle scale, chi mentre tenta di togliersi la vita non viene udito, fermato, bloccato, chi semplicemente non viene neanche cercato e resta dimenticato in un mucchio di fascicoli.

La storia la conosciamo tutti. Racconta l’ultima settimana di detenzione in cui Stefano muore. E’ caduto dalle scale, così dichiara, e la lacerazione degli organi interni a causa della caduta è tale da ucciderlo lentamente. Cucchi non vuole essere curato, non beve, non mangia. E’ inconsolabile nel suo dolore. I famigliari vengono tenuti in ombra, non posso avvicinarlo in alcun modo. Il film, saggiamente, non è un atto di beatificazione quanto un magistrale affresco di autodistruzione. Aderente ai fatti, ai verbali dei processi, alle testimonianze, al contrario ricostruisce un’esistenza votata alla rovina senza nulla nascondere. Mostra da un lato il disprezzo per la propria vita votata al consumo di sostanze e alla lenta agonia cui ti condannano. Dall’altro il disprezzo per la vita degli altri, di quelli che non capiamo e giudichiamo, e in virtù di tale giudizio che reputiamo superiore, li annientiamo. Di sfondo troviamo l’amore della famiglia, chi svolge bene il proprio lavoro fra medici, carabinieri, polizia e uomini di stato oscurati dall’odio e dalla violenza di pochi.  La violenza è il vero male assoluto, la violenza offende tutti.

Un film necessario.

A causa delle immagini molto disturbanti e per la tematica trattata il film è consigliato ad un pubblico superiore ai 14 anni.

Se ti è piaciuto il film ti consigliamo vedere anche il documentario: 148 Stefano mostri dell’inerzia di Cartolano sulle morti carcerarie. 

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Genere: Drammatico
Regia: Alessio Cremonini
Distribuzione: Lucky Red, Netflix
Sceneggiatura: Alessio Cremonini
Cast: Alessandro Borghi, Max Tortora, Jasmine Trinca, Orlando Cinque

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Anders Walter

I Kill Giants

2018, Usa, Netflix
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Siamo sempre più forti di quel che crediamo

Barbara Thorson è una dodicenne, geek e amante dei giochi di ruolo, che fa a botte (letteralmente) con gli altri adolescenti che non riescono a comprenderla.  Nessuno di loro sa che Barbara li protegge da una minaccia incombente: i Giganti. Queste creature arriveranno presto a devastare la città e l’unica in grado di fermarli è Barbara in possesso di un martello magico, l’unica arma in grado di danneggiarli. La guardiana monta trappole, esche, scruta i presagi per cogliere i segnali di arrivo dei Giganti. Suo fratello e sua sorella non si curano della sua missione, mentre Sophia la nuova arrivata dall’Inghilterra sembra prenderla in simpatia e inizia a seguirla con diffidenza.

I Kill Giants è approdato su Netflix portando sullo schermo la trasposizione del pluripremiato fumetto di Joe Kelly e Ken Niimura.
Fumetto gigantesco molto complesso e profondamente allegorico, I Kill Giants è stato tradotto fedelmente in questo ottimo prodotto curato dai creatori della saga filmica di Harry Potter e da Anders Walters, regista esordiente che ha saputo trovare le giuste atmosfere per una storia non facile, molto significativa e che colpisce al cuore. Le atmosfere, la solitudine maestosa di Barbara, la crudeltà del bullismo, la ferocia della vita, l’amore dei famigliari e degli amici fanno sì che questo racconto diventi una vera e propria parabola di speranza e di vita. A differenza del fumetto l’azione e i combattimenti sono resi ai minimi termini per lasciare spazio al thriller psicologico e alla tensione della protagonista che prova in tutti i modi ad adattarsi ed emergere in una società che la rifiuta in toto.

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Regia: Anders Walter

Sceneggiatura: Joe Kelly

Musiche: Laurent Perez Del Mar

Cast: Madison Wolfe, Imogen Poots, Sydney Wade, Rory Jackson, Zoe Saldana

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Edward Zwick

La grande partita

2014, Usa
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Sai perchè la gente fallisce nella vita? Perchè non pensa. Immagina di pensare, invece va solo a naso.

La Grande Partita (Pawn Sacrifice), docudrama e biopic  sul prodigio degli scacchi Bobby Fischer diretto da Edward Zwick e con protagonista Tobey Maguire. Presentata al TIFF la pellicola segue la vera storia di Bobby Fischer, genio del gioco degli scacchi che nel 1972 fu protagonista della “partita del secolo” della World Chess Championship disputata contro il campione dell’USSR Boris Spassky, quest’ultimo interpretato nel film da Liev Schreiber.

Il racconto, anche attraverso i numerosi flashback dedicati all’infanzia tormentata del protagonista, è abile nella costruzione di un personaggio combattuto, diviso tra la voglia di primeggiare su tutto e la sua paranoia dilagante nei confronti dei sovietici, alimentata anche dalla spropositata campagna mediatica e dalla politica ossessiva di Richard Nixon.  La vicenda di Fischer , diventa, non lo sfoggio di un genio irrefrenabile, ma il prologo della morte di una stella. La storia de La grande partita, infatti, si esaurisce un attimo prima della lenta “scomparsa pubblica” di Fischer. Film attento e didascalico nel ritrarre il quadro di una figura complessa, resa quasi vittima di un clima politico al limite del delirio che mostrò al mondo intero la bellezza di uno sport intellettuale, antico come il mondo, avvelenato da scopi internazionali e manovre mediatiche.

Mirabile la fotografia di Bradford Young; musiche di James Newton Howard. Prodotto nel 2014, il film è stato distribuito in Italia direttamente sulla piattaforma digitale Netflix nel 2018.

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Regia: Edward Zwick

Sceneggiatura: Steven Knight

Distribuzione: Eagle Pictures

Musiche: James Newton Howard

Fotografia: Brandford Young

Cast: Liev Schreiber, Lily Rabe, Tobey Maguire, Peter Sarsgaard, Robin Weigert

 

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Greta Gerwig

Lady Bird

2017, Usa
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Sembro davvero una di Sacramento io non voglio sembrare una di Sacramento.
Tu lo sei Christine
Io non sono Christine, sono Lady Bird
Puoi giurarci che sei Christine, mia piccola Lady Bird.

Lady Bird è il sofisticato, ricercatissimo soprannome che l’adolescente Christine MacPherson sceglie per se stessa. Nata e cresciuta a Sacramento, in California, Christine sogna di trasferirsi a New York per frequentare una prestigiosa università dove vivere avventure e scovare opportunità a ogni angolo che nella sua cittadina le sembrano impossibili anche solo da immaginare. Giunta all’ultimo anno di liceo, la sua domanda di ammissione al college è povera di crediti extracurriculari, così per accedere al corso di studi dei suoi sogni, la diciassettenne è costretta a iscriversi al club teatrale del suo liceo dove inizierà davvero a capire come gira il mondo e chi davvero vorrà essere in futuro.

“Uno si crede incompleto invece è solo giovane” così Calvino cerca di depotenziare la sensazione di urgenza che attraversa tutti noi nei primi anni della maturità. Èd è quello che fa Greta Gerwig in questo suo racconto di formazione, per una volta tutto al femminile divertente, tenero ed ironico. Lady Bird è una giovanissima Holden trasferita dalle strade di Manhattan a quelle semideserte, silenziose, molto middle class – e con la crisi economica forse anche qualcosa in meno – di Sacramento. Lei si barcamena tra l’amica del cuore, un’indole polemica, le prime deludenti esperienze sentimentali e il difficile rapporto con la madre. Siamo nel 2002, tra l’11 settembre e la seconda guerra in Iraq, all’ultimo anno di un liceo cattolicissimo. Il sogno della ragazza è quello di andare a studiare in un’università prestigiosa dell’East Coast. La meta è sempre New York. La metropoli però si rivela solo un’immagine mentale a cui si sovrappone la ruvidezza intima di Sacramento. Il cuore di Lady Bird risiede quindi in questa capitale dello Stato della California, e per quanto provi a sfuggirvi scoprirà che sarà proprio quel tratto ruvido e pragmatico a salvarla dalla patinatissima NY post 11 settembre. La Gerwig è infatti nata e cresciuta, magari leggendo i saggi della giornalista e scrittrice Joan Didion, nativa di Sacramento anche lei e, come evidenzia la citazione a inizio film, fonte di ispirazione dell’operazione. Per tutto il film non possiamo fare a meno di chiederci se in qualche modo siano i luoghi a condizionare la nostra esistenza, il nostro destino, oppure siano le narrazioni e le percezioni degli spazi che ci costruiamo nella nostra memoria a condizionarci. Indirettamente nella citazione iniziale Joan Didion ha già risposto: “Anybody who talks about California hedonism has never spent a Christmas in Sacramento” frase del celeberrimo Blues Nights che la consacra come migliore autrice americana degli ultimi anni.

2 Golden Globe meritati. Delizioso.

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Genere: Commedia – Formazione
Regia: Greta Gerwig
Sceneggiatura: Greta Gerwing
Cast:  Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet

 

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Ron Howard

Solo: a Star Wars Story

Usa, 2018
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In realtà non sono una persona buona, sono una persona terribile!

Solo: A Star Wars Story, il film diretto da Ron Howard, è il secondo spin-off della saga di Star Wars dedicato alle avventure di un giovane Han Sol. Molti anni prima di incontrare Luke Skywalker e il Maestro Jedi Obi-Wan Kenobi nell’affollata Cantina sul pianeta Tatooine, il cinico e scaltro contrabbandiere spaziale bazzicava già i locali più malfamati della galassia in compagnia del fedele wookiee, Chewbecca, e del suo mentore, un incallito criminale di nome Beckett. Scopriremo come, uno dei personaggi di Star Wars più amati di sempre, diventerà un rapinatore interstellare, come  riuscirà a vincere il meraviglioso Millennium Falcon e se la leggenda dei dodici parsec sulla rotta Kassel è una leggenda fondata o una sbruffonata da pirati interstellari.

A trascinare l’azione è quindi un racconto che tende a mettere in risalto il carattere ribelle, sornione e impertinente di Han Solo. Altri elementi che in Una nuova speranza vengono esaltati sono il  lato ironico, vitalista e scanzonato che avevano reso il personaggio di Harrison Ford uno dei più riusciti sin dal lontano 1977 e li ritroviamo tutti carichi di nuova magia. In questo Spin Off ritroviamo tutta la carica del personaggio in fase di definizione ed è quindi un piacere cercare di far coincidere l’immagine che abbiamo del vecchio Han con quella del giovane ragazzo che cerca di portare a casa la pelle lontano dalla malavita interstellare. Incontriamo quindi un Han Solo che inizia a percorrere la strada verso la condivisione degli ideali dell’Alleanza ribelle (cronologicamente siamo undici anni prima gli eventi di Episodio IV), a mezza via fra un cavaliere solitario o un eroe da western americano.

Menzione speciale alla scena in cui il protagonista si ritrova arruolato nella fanteria imperiale e combatte in una trincea fangosa che ricorda la Verdun della Prima Guerra Mondiale. Semplicemente spettacolare.

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Regista: Ron Howard

Casa di produzione: Lucasfilm

Musica composta da: John Powell, John Williams

Cast: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton.

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Lee Unkrich, Adrian Molina

Coco

Usa, 2017
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Lo so che non dovrei amare la musica ma non è colpa mia. La musica è nelle mie vene

Miguel è un ragazzino con un grande sogno, quello di diventare un musicista. Nella sua famiglia, tuttavia, la musica è bandita da generazioni, da quando la trisavola Imelda fu abbandonata dal marito chitarrista e lasciata sola a crescere la piccola Coco, adesso anziana e inferma bisnonna di Miguel. Nel giorno dei morti, però, stanco di sottostare a quel divieto, il dodicenne ruba una chitarra da una tomba e si ritrova a passare magicamente il ponte tra il mondo dei vivi e quello delle anime e Miguel vuole la benedizione della sua famiglia per realizzare il suo sogno, a tutti i costi.

Diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, Coco è un tripudio di musica, colori e suggestioni che riesce a coniugare emozioni, avventura e tematiche ancestrali. Un’esperienza visiva che punta ad ampliare gli orizzonti dei suoi spettatori, inserendo tematiche come la diversità, la crescita, ma anche l’omicidio, l’inganno e l’ipocrisia. Coco ci restituisce una chiave culturale di lettura della realtà. La cultura messicana, violenta appassionata e vivissima come nei quadri di Frida Kahlo, è un ponte che ci apre verso la nostra identità e quella del nostro paese e della nostra famiglia. La perfetta celebrazione della vita anche attraverso la morte, la scoperta delle proprie radici, la necessità di creare delle nuove tradizioni legando il vecchio al nuovo è il messaggio ultimo del film. L’uno non esclude l’altro, ma la difficoltà è saper trovare la giusta chiave per far vivere, in uno stesso universo armonioso, questi due aspetti. E il viaggio di Miguel, il giovane protagonista di questa storia, si incentra proprio su questa ricerca e il senso della memoria stessa.

Maestoso, coloratissimo, travolgente e profondamente appassionato.

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Ascolta anche la colonna sonora del film:

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Jandy Nelson, Ti darò il Sole

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Genere: Animazione – Drammatico
Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina
Distribuzione: Disney Pixar
Cast: Anthony Gonzalez, Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor.

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Jandy Nelson

Ti darò il Sole

2015, Rizzoli
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«Eravamo tutti in rotta di collisione l’uno verso l’altro, inevitabilmente. Ci sono persone che sono destinate a stare nella stessa storia.»

Noah e Jude, gemelli, a tredici anni sono legatissimi. A raccontarcelo è il taciturno Noah, che passa il tempo a disegnare e a sfuggire ai bulli di quartiere, mentre la sorella, moto perpetuo, si tuffa dalle scogliere e ha il sole sulle labbra. Quattro anni dopo, però, Noah e Jude non si parlano nemmeno. Il testimone del racconto passa a Jude, spettatrice dell’eclissi che ha colpito entrambi e tutta la loro famiglia. Noah accetta di mettere da parte il suo sogno per omologarsi alle aspettative collettive e Jude si trova, suo malgrado, a portare avanti i desideri della madre che però tradiscono la vera vocazione della figlia ormai rassegnata nel ruolo della “diversa” e della “pecora nera” della famiglia.

 “Ti darò il sole” è il secondo libro di Jandy Nelson – pubblicato nel 2014 in lingua originale con il titolo “I’ll give you the Sun” – arrivato in Italia grazie alla Rizzoli dopo aver vinto nel 2015 la Printz Medal – stesso premio che è stato assegnato anche a Jhon Greene con “Cercando Alaska” – e che ha fatto del romanzo della Nelson il migliore del 2015 nella categoria Young Adult.

Il libro racconta realtà molto complesse: l’omosessualità, la morte di un genitore, il bullismo, la paura, la fine di un amore, la fine delle proprie speranze e dei propri sogni. I protagonisti di questo romanzo crescono, dolorosamente, e la loro metamorfosi avviene attraverso il linguaggio. Nessuna descrizione della Nelson è fine a se stessa e il suo lessico ricercato cerca di trovare la parola esatta per un caleidoscopio di emozioni sempre in perpetuo mutamento.  Non si può che amare questi strambi ragazzi, così veri e vivi perché profondamente imperfetti, alla ricerca di accettazione e di un amore concreto (anche e soprattutto fraterno).

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Leggi anche: Un anno senza te – Luca Vanzella, Giopota

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Maysaloun Hamoud

Libere, disobbedienti, innamorate – In Between

Tucker Film, 2017
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Vuoi cambiare il mondo in un secondo ma non vivi in Europa.

Tre ragazze palestinesi condividono un appartamento a Tel Aviv, al riparo dallo sguardo della società araba patriarcale. Leila è un avvocato penalista che preferisce la singletudine al fidanzato, rivelatosi presto ottuso e conservatore, Salma è una DJ stigmatizzata dalla famiglia cristiana per la sua omosessualità, Noor è una studentessa musulmana osservante originaria di Umm al-Fahm che si rivela fin da subito una città profondamente religiosa e fondamentalista.

Il film di  Maysaloun Hamoud è stato premiato al Toronto film festival, San Sebastian film festival e Haifa festival e ci mostra una semplice costatazione: quanto sia difficile essere donne libere. Questo a prescindere dalla geografia, dal luogo d’origine, dall’amore o meno dei propri genitori. Essere donne libere significa essere sottoposte a una costante pressione da parte delle aspettative sociali, sul lavoro e sulla profonda difficoltà di non dover giustificare alcuna scelta di vita se non quella di esistere.

Il film mostra nella sua crudezza profonda il rischio perenne di abdicare a se stessi tornando alle rassicuranti convenzioni religiose, cullare e soddisfare le aspettative famigliari e ritirarsi dal mondo del lavoro che non vuole alcuna partecipazione femminile.  Accanto a donne così ferocemente amanti della vita abbiamo uomini disorientati, privati di tutte le certezze attraverso le quali sono cresciuti e le convenzioni millenarie che non trovano più ragion d’essere. Privati del loro ruolo accettano passivamente di obbedire alle aspettative famigliari cercando di trascinare in questo vortice anche le compagne che ormai non intendono più sottostare a destini già preconfezionati.

Un affresco meraviglioso di un coraggio costante, brutale e mai vacillante.

A causa delle scene di violenza , sesso e per le tematiche delicate trattate si consiglia la visione ad un pubblico superiore ai 16 anni (i più piccoli devono essere accompagnati nella visione).

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Deniz Gamze Ergüven – Mustang

Ascolta anche: Tori Amos – A Tori Amos collection: Tales of a Librarian 

Leggi anche:  Angie Thomas , The hate U give – Il coraggio della verità 

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Regia : Maysaloun Hamoud

Titolo originale: Bar Bahar

Genere: Drammatico

Cast: Mouna Hawa, Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Mahmud Shalaby, Riyad Sliman

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Alex Garland

Annientamento

Netflix, Usa, 2018
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E’ qualcosa che possiamo definire bagliore.

Quattro scienziate – un’antropologa, una topografa, una biologa Lena nel film e una psicologa – vengono inviate dall’agenzia governativa “Southern Reach” nella disabitata Area X. Sono la dodicesima spedizione in quel territorio: i componenti delle undici spedizioni precedenti o sono spariti durante la missione, o sono morti di cancro poco dopo essere tornati. Tra questi ultimi anche il marito della biologa, del tutto incapace – come gli altri compagni tornati a casa – di spiegare cosa si nasconda nell’Area X e come siano riusciti a far ritorno da essa.

IL romanzo di Jeff VanderMeer appartiene al sottogenere del New Weird, la cui definizione si deve proprio all’autore statunitense, che lo ha descritto come “un fantasy contaminato dalla fantascienza e dall’horror dove ci si abbandona al bizzarro”. L’idea è quella di creare un senso di stupore quasi metafisico nel lettore, che invece di cercare risposte si perde disarmato dalle meraviglie scientifiche raccontate dimenticando la loro vera natura: l’annientamento, appunto. Senza dubbio un compito davvero arduo, ma dall’alto della sua esperienza e del suo amore per la fantascienza Alex Garland già autore di Ex Machina sembra essere riuscito proprio nell’impossibile, nel trasporre cioè con fedeltà la storia della Biologa e dell’Area X. Il punto di vista è infatti completamente femminile che Garland ha reso magnificamente concentrandosi sulla diversificazione emotiva di ognuna delle protagoniste. Mentre loro si immergono in questa natura avvolta dal bagliore, noi ci immergiamo nella loro paura, nella loro voglia di scoperta, vivendo attraverso gli occhi delle scienziate la sperimentazione dell’ignoto e tutte le conseguenze che ne derivano.

A causa della violenza di alcune scene la visione è vietata ai minori di 14 anni.

Se ti è piaciuto leggi anche il libro: Annientamento – Jeff VanderMeer 

Ascolta anche: Metallica – Black Album

Guarda anche: L’attacco dei giganti – Tetsuro Araki

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Genere: Horror, fantascienza

Regia: Alex Garland

Fotografia: Rob Hardy

Cast: Oscar Isaac, Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tessa Thompson, Gina Rodriguez

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Tori Amos

A Tori Amos collection: Tales of a Librarian

2003, Atlantic, USA
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Il 17 Novembre del 2003 la Atlantic Records rilasciava la prima ed ultima raccolta ufficiale di Tori Amos: un’artista eclettica, fuori dagli schemi, bravissima musicista e sublime autrice di canzoni che hanno fatto di lei una delle più importanti icone femminili della musica  degli  anni Novanta.

Se volessimo dire qualcosa della Amos dobbiamo partire dal fatto che è figlia di un reverendo metodista, questo perchè in buona parte dei suoi testi la cantante affronta il tema della religione, della Chiesa, dell’ipocrisia di quest’ultima, del diritto alla libertà di ciascuno di noi e soprattutto della donna.  A causa di avvenimenti molto tragici nella sua vita i suoi testi rispecchiano una ricerca non solo stilistica ma anche poetica molto profonda. Il timbro della sua voce è capace di rendere al meglio ogni emozione, dalla sofferenza, alla gioia, dall’aggressività alla dolcezza e ha un rapporto strettissimo con gli strumenti che ama suonare con passione in ogni suo live.

Dopo aver cambiato diverse case discografiche nel 2002 Tori Amos firma con la Sony la sua collaborazione più stretta e prolifica. Le canzoni contenute in Tales Of A Librarian sono i suoi successi più conosciuti ed in più ci sono la dolce Snow Cherries From France, una ballata in stile Scarlet’s Walk, che una sottile malinconia ed Angels un’altra ballata pop sullo stile della precedente accompagnata da batteria, basso, chitarra e ovviamente il suo fedele Bosendorfer. Successi immortali come Cornflake girl, Playboy Mommy,  Precius Things rimasterizzata per l’occasione, impreziosiscono una raccolta che segna la fine di un’epoca creativa per la cantautrice. Nella Special Edition di Tales Of A Librarian è presente anche un dvd che contiene tre canzoni live registrate durante il soundcheck di Welcome To Sunny Florida, il 4 Settembre 2003, tra cui: Pretty Good Year, Honey eNorthern Lad. Oltre alle versioni live sono presenti anche quelle strumentali come Mr.Zebra e Putting The Damage On.

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Everythings Sucks! di Michael Mohan, Ry Russo-Young. La protagonista è una fan sfegatata della Amos.

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