Archivio dell'autore: Cinzia Carotti

Maysaloun Hamoud

Libere, disobbedienti, innamorate – In Between

Tucker Film, 2017
avatar

Postato da
il

Vuoi cambiare il mondo in un secondo ma non vivi in Europa.

Tre ragazze palestinesi condividono un appartamento a Tel Aviv, al riparo dallo sguardo della società araba patriarcale. Leila è un avvocato penalista che preferisce la singletudine al fidanzato, rivelatosi presto ottuso e conservatore, Salma è una DJ stigmatizzata dalla famiglia cristiana per la sua omosessualità, Noor è una studentessa musulmana osservante originaria di Umm al-Fahm che si rivela fin da subito una città profondamente religiosa e fondamentalista.

Il film di  Maysaloun Hamoud è stato premiato al Toronto film festival, San Sebastian film festival e Haifa festival e ci mostra una semplice costatazione: quanto sia difficile essere donne libere. Questo a prescindere dalla geografia, dal luogo d’origine, dall’amore o meno dei propri genitori. Essere donne libere significa essere sottoposte a una costante pressione da parte delle aspettative sociali, sul lavoro e sulla profonda difficoltà di non dover giustificare alcuna scelta di vita se non quella di esistere.

Il film mostra nella sua crudezza profonda il rischio perenne di abdicare a se stessi tornando alle rassicuranti convenzioni religiose, cullare e soddisfare le aspettative famigliari e ritirarsi dal mondo del lavoro che non vuole alcuna partecipazione femminile.  Accanto a donne così ferocemente amanti della vita abbiamo uomini disorientati, privati di tutte le certezze attraverso le quali sono cresciuti e le convenzioni millenarie che non trovano più ragion d’essere. Privati del loro ruolo accettano passivamente di obbedire alle aspettative famigliari cercando di trascinare in questo vortice anche le compagne che ormai non intendono più sottostare a destini già preconfezionati.

Un affresco meraviglioso di un coraggio costante, brutale e mai vacillante.

A causa delle scene di violenza , sesso e per le tematiche delicate trattate si consiglia la visione ad un pubblico superiore ai 16 anni (i più piccoli devono essere accompagnati nella visione).

Se ti è piaciuto questo film guarda anche:

Deniz Gamze Ergüven – Mustang

Ascolta anche: Tori Amos – A Tori Amos collection: Tales of a Librarian 

Leggi anche:  Angie Thomas , The hate U give – Il coraggio della verità 

ib_locandina

Regia : Maysaloun Hamoud

Titolo originale: Bar Bahar

Genere: Drammatico

Cast: Mouna Hawa, Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Mahmud Shalaby, Riyad Sliman

Leggi tutto ►

Alex Garland

Annientamento

Netflix, Usa, 2018
avatar

Postato da
il

E’ qualcosa che possiamo definire bagliore.

Quattro scienziate – un’antropologa, una topografa, una biologa Lena nel film e una psicologa – vengono inviate dall’agenzia governativa “Southern Reach” nella disabitata Area X. Sono la dodicesima spedizione in quel territorio: i componenti delle undici spedizioni precedenti o sono spariti durante la missione, o sono morti di cancro poco dopo essere tornati. Tra questi ultimi anche il marito della biologa, del tutto incapace – come gli altri compagni tornati a casa – di spiegare cosa si nasconda nell’Area X e come siano riusciti a far ritorno da essa.

IL romanzo di Jeff VanderMeer appartiene al sottogenere del New Weird, la cui definizione si deve proprio all’autore statunitense, che lo ha descritto come “un fantasy contaminato dalla fantascienza e dall’horror dove ci si abbandona al bizzarro”. L’idea è quella di creare un senso di stupore quasi metafisico nel lettore, che invece di cercare risposte si perde disarmato dalle meraviglie scientifiche raccontate dimenticando la loro vera natura: l’annientamento, appunto. Senza dubbio un compito davvero arduo, ma dall’alto della sua esperienza e del suo amore per la fantascienza Alex Garland già autore di Ex Machina sembra essere riuscito proprio nell’impossibile, nel trasporre cioè con fedeltà la storia della Biologa e dell’Area X. Il punto di vista è infatti completamente femminile che Garland ha reso magnificamente concentrandosi sulla diversificazione emotiva di ognuna delle protagoniste. Mentre loro si immergono in questa natura avvolta dal bagliore, noi ci immergiamo nella loro paura, nella loro voglia di scoperta, vivendo attraverso gli occhi delle scienziate la sperimentazione dell’ignoto e tutte le conseguenze che ne derivano.

A causa della violenza di alcune scene la visione è vietata ai minori di 14 anni.

Se ti è piaciuto leggi anche il libro: Annientamento – Jeff VanderMeer 

Ascolta anche: Metallica – Black Album

Guarda anche: L’attacco dei giganti – Tetsuro Araki

dwojus_xcaasvwh

Genere: Horror, fantascienza

Regia: Alex Garland

Fotografia: Rob Hardy

Cast: Oscar Isaac, Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tessa Thompson, Gina Rodriguez

Leggi tutto ►

Tori Amos

A Tori Amos collection: Tales of a Librarian

2003, Atlantic, USA
avatar

Postato da
il

Il 17 Novembre del 2003 la Atlantic Records rilasciava la prima ed ultima raccolta ufficiale di Tori Amos: un’artista eclettica, fuori dagli schemi, bravissima musicista e sublime autrice di canzoni che hanno fatto di lei una delle più importanti icone femminili della musica  degli  anni Novanta.

Se volessimo dire qualcosa della Amos dobbiamo partire dal fatto che è figlia di un reverendo metodista, questo perchè in buona parte dei suoi testi la cantante affronta il tema della religione, della Chiesa, dell’ipocrisia di quest’ultima, del diritto alla libertà di ciascuno di noi e soprattutto della donna.  A causa di avvenimenti molto tragici nella sua vita i suoi testi rispecchiano una ricerca non solo stilistica ma anche poetica molto profonda. Il timbro della sua voce è capace di rendere al meglio ogni emozione, dalla sofferenza, alla gioia, dall’aggressività alla dolcezza e ha un rapporto strettissimo con gli strumenti che ama suonare con passione in ogni suo live.

Dopo aver cambiato diverse case discografiche nel 2002 Tori Amos firma con la Sony la sua collaborazione più stretta e prolifica. Le canzoni contenute in Tales Of A Librarian sono i suoi successi più conosciuti ed in più ci sono la dolce Snow Cherries From France, una ballata in stile Scarlet’s Walk, che una sottile malinconia ed Angels un’altra ballata pop sullo stile della precedente accompagnata da batteria, basso, chitarra e ovviamente il suo fedele Bosendorfer. Successi immortali come Cornflake girl, Playboy Mommy,  Precius Things rimasterizzata per l’occasione, impreziosiscono una raccolta che segna la fine di un’epoca creativa per la cantautrice. Nella Special Edition di Tales Of A Librarian è presente anche un dvd che contiene tre canzoni live registrate durante il soundcheck di Welcome To Sunny Florida, il 4 Settembre 2003, tra cui: Pretty Good Year, Honey eNorthern Lad. Oltre alle versioni live sono presenti anche quelle strumentali come Mr.Zebra e Putting The Damage On.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Everythings Sucks! di Michael Mohan, Ry Russo-Young. La protagonista è una fan sfegatata della Amos.

Leggi anche:

MI chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strouth

Ascolta anche:

PJ Harvey, Let England Shake

 

Leggi tutto ►

Michael Mohan, Ry Russo-Young

Everything Sucks!

2018, Usa
avatar

Postato da
il

Mi sembra di essere stata in silenzio per così tanti anni

Ci troviamo nel 1996, alla Boring High School (il Boring non è solo una licenza poetica). I protagonisti sono un trio di ragazzi un po’ nerd, ma neanche troppo, e un po’ sfigati. Uno di loro, di nome Luke, bravissimo cineasta in fasce che si innamora della schiva Kate, figlia del preside della scuola.  Aiutato dai due amici cerca di fare breccia nel cuore della giovane che però non è sicura del suo orientamento sessuale e inizia una fase di scoperta che seminerà nuovi teen drama ma anche tanto divertimento e nuove avventure. Kate e i ragazzi entrano a fare parte del club audiovisivo scolastico l’AV club che darà battaglia al gruppo di teatro per contendersi il prestigio scolastico che porterà a un brillante epilogo.

L’effetto nostalgia (come in  Stranger Things) è immediato. Ci troviamo immersi in oggetti che hanno costellato la nostra infanzia. Le VHS, i Blockbuster, gli Oasis, Tori Amos, i Cranberries, la musica dance. Ma anche i telefoni di casa divisi con i genitori che cercano di ascoltare le conversazioni, i primi piercing al naso, le fughe ai concerti rock, i primi accenni di internet che dava bella mostra di sé come la prima grande enciclopedia globale, i poster in camera di idoli della tv e delle prime serie televisive (Leonardo di Caprio appena sceso dal Titanic quanto tempo è passato!) ritagliati da pessimi giornali per adolescenti.  E’ la particolarità della coppia di protagonisti, tuttavia, la vera forza della storia che non lascia arenare la serie in un piatto revival. Lui, di origine afroamericana, è stato abbandonato dal padre appassionato di cinema da cui ha ereditato l’interesse per la regia; lei, aspirante camerawoman, ha perduto la mamma ed è stata cresciuta da un dolcissimo padre single che è anche il preside della scuola. Uno è innamorato dell’altra come lo si può essere a quattordici anni, ma l’altra lo vede come amico perché alle prese con la scoperta della propria omosessualità. Sta in quest’ultimo aspetto, nello specifico, la forza della serie: nel ritratto di una giovane donna diversa dalle altre che conquista lo spettatore al primo sguardo e non si lascia dimenticare.

La regia è creativa e ben costruita, forse i dialoghi e alcune sensazioni andavano approfondite ma il racconto è molto umano e divertente.  Tutto questo vale 10 episodi da 30 minuti l’uno da guardarsi tutto di un fiato.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Lukas Moodysson Fucking Amal 

Matt e Ross Duffer Stranger Things 1 e 2

Leggi anche:

E.Galiano, Eppure cadiamo felici 

Ascolta anche l’intera discografia di Tori Amos in particolare:

Tori Amos Collections: Tales of a Librarian che contiene Silent All these Years a cui si ispira l’intera serie

everything_sucks

Genere: Commedia drammatica

Ideatore:  Ben York Jones, Michael Mohan

Regia: Michael Mohan, Ry Russo-Young

Cast: Jahi Di’Allo Winston, Peyton Kennedy, Patch Darragh, Claudine Mboligikpelani Nako, Quinn Liebling,  Elijah Stevenson, Sydney Sweeney, Abi Brittle, Nicole McCullough, Zachary Ray Sherman

Leggi tutto ►

Jean-Pierre Jeunet

Lo straordinario viaggio di TS Spivet

2015, Canada
avatar

Postato da
il

Se resto qui diventerò l’eco di me stesso

TS. Spivet ha dieci anni e vive in un ranch sperduto nel Montana insieme ai genitori e alla sorella Grace. T.S. Aveva un gemello, Layton, morto in un incidente con il fucile. Layton e TS sono praticamente opposti: il primo è un piccolo cowboy innamorato della vita rurale mentre TS ama la scienza e grazie al dono di una intelligenza superiore vive la vita come un libro da scoprire. Entrambi però hanno un profondo senso dell’avventura che, in modi tragicamente diversi, li metterà nei guai. L’istituto Smithsonian vuole conferire il premio Baird a T.S a causa di una sua scoperta rivoluzionaria. Ora il piccolo inventore deve andare a Washington D.C. a ritirarlo. Nessuno ovviamente sa che lui è soltanto un bambino. Così, alle quattro della mattina, inizia l’avventura a bordo di un treno merci.

Jean-Pierre Jeunet è un regista unico che crea, elabora e dirige veri e propri universi narrativi che, attraverso una poesia profonda, rielaborano esperienze comuni caricandole di significati nuovi e fantasiosi. La pellicola è, infatti, uno straordinario viaggio da ovest verso est (in direzione opposta al mito della frontiera americana) che ci consegna un’odissea carica di rimandi con splendide narrazioni oniriche e surreali di un’America dimenticata e affascinante. E’ il viaggio di TS per metabolizzare la morte del fratello, quel distacco necessario per rigenerare il rapporto con la sua famiglia e scoprire le sue risorse nascoste (a soli dieci anni!).

Se ti è piaciuto guarda anche:

Little miss Sunshine

Ascolta anche:

The National – Sleep whit the beast 

Leggi anche:

Jhon Green – Tartarughe all’infinito

movieposter

Regia: Jean-Pierre Jeunet

Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet

Fotografia: Thomas Hardmeier

Scenografia: Aline Bonetto

Distribuzione: Rai Film

Cast: Helena Bonham Carter, Judy Davis, Callum Keith Rennie, Kyle Catlett, Niamh Wilson

Leggi tutto ►

Yann Arthus-Bertrand

Human

2015, Francia
avatar

Postato da
il

Credo… che il senso della vita sia di mandare un messaggio che avevi con te da bambino all’uomo che sarai in futuro e fare sì che questo messaggio non si perda

Il fotografo e regista francese Yann Arthus-Bertrand ha girato per circa tre anni un documentario grandioso generando uno straordinario ritratto dell’umanità, uno strumento che si interroga sul senso della vita e dell’essere uomini. Attraverso la voce di gente comune di tutto il mondo, 2020 interviste, 2 anni e mezzo di riprese realizzate in 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse ci regala parole, immagini che mostrano la bellezza del mondo, struggente e agghiacciante . Le musiche, che ci toccano e ci immergono totalmente in un viaggio difficile e duro in cui dobbiamo sopportare il peso di vite, dolori e ingiustizie così madornali e gigantesche da diventare invisibili ai nostri occhi.

Yann Arthus-Bertrand rivela alla prima del documentario, che si è svolta proprio a Milano nel 2015, la genesi del progetto Human: “Mentre realizzavo “La terre vue du ciel” (“La terra vista dal cielo”), un progetto fotografico e un libro che ha venduto più di 3 milioni di copie, sono stato in Mali con i contadini che praticano l’agricoltura di sussistenza, che in tutto il mondo sono un miliardo. Mi hanno parlato delle loro paure: la paura della morte, della malattia, la paura di non sentirsi parte del mondo. E quello che mi hanno detto, guardandomi dritto negli occhi, è stato molto più potente di quello che avrebbero potuto dirmi dei giornalisti o degli scienziati. Ho iniziato nel 2003 a realizzare il progetto: “7 milliards d’Autres”, sulla gente del mondo. 6000 interviste filmate in 84 Paesi da circa 20 reporter per cercare l’”Altro”. Human è ispirato a questo”.

Human è proprio questo. Un documentario politico che  cerca di dare una risposta a tutte quelle domande essenziali che ci poniamo sul senso della vita : perché c’è la guerra, la povertà, la crisi dei rifugiati, l’omofobia.  Ci fa riflettere sul significato della nostra esistenza attraverso il confronto con l’altro. Ed è un saggio di un regista che vuole parlare d’amore. Nel film le persone parlano anche di felicità, di valori come la famiglia, di amore, di solidarietà, di fratellanza, oltre che di dolore, morte e guerra.

Viviamo in un’epoca profondamente incerta, anche se alcune domane essenziali sembrano non toccarci direttamente,  attraversano invece l’intero pianeta. Riscaldamento globale, crisi economica, carestie e sovrabbondanza di cibo industriale, malnutrizione e sovrabbondanza di cibo, malattie legate all’abuso di farmaci o alla loro totale assenza. Emerge, tuttavia, una profondissima empatia sepolta ormai da un clima sociale che spinge al separatismo dei popoli.

Un film necessario, urgente.

Se ti è piaciuto ascolta anche la colonna sonora fatta di musiche tradizionali di ogni parte del mondo suonate dalla magnifica The City of Prague Philarhmonic Orchestra.

Leggi anche:

S. Salgado, La mano dell’uomo

Guarda anche:

Wim Wenders, J.R. Salgado Il sale della terra 

human_poster_ita

Genere : Documentario

Regia: Yann Arthus-Bertrand

Casa di produzione: Humankind Production

Musiche: Armand Amar

 

Leggi tutto ►

Imany

Shape of a Broken Heart

2011, Time Records
avatar

Postato da
il

It breaks my heart ‘cos I know you’re the one for me
Don’t you feel sad that never was a story obviously
it’ll never be And you will never know I will never show

Nadia Mladjao, modella francese originaria delle isole Comore dismette nel 2011 i panni dell’alta moda per recarsi a Parigi e dare una svolta alla propria vita artistica. Dopo sette anni passati a New York in qualità di top model vola in Europa con  una demo autoprodotta che contiene sei dei suoi brani – e la sua nuova identità: da Nadia Mladjao a Imany, cantautrice con una splendida voce unica al mondo.

Il produttore Malick N’Diaye  le propone subito un contratto per un disco. E nasce così Shape of a Broken Heart, album di debutto che contiene il singolo  You Will Never Know che le regala un successo immediato e planetario. Imany si distingue per quel tocco di soul che le dona un’espressione vellutata e fluida, ma soprattutto per un grande controllo vocale, che le permette di essere sempre precisa e misurata in tutte le espressioni.

Imany ricorda moltissimo la voce con la quale si è fatta conoscere Tracy Chapman,  quella impostazione leggera e soul all’epoca sconosciuta. In Pray for Help Imany dà dimostrazione della versatilità e dell’estensione della sua voce. Brani che sfilano uno dietro l’altro, sempre con la chitarra come accompagnamento, nei quali esplora le possibilità musicali, passando da Shape of a Broken heart, l’intensa ballad che dà il titolo all’album, alle suggestioni retrò di Kisses in the Dark e Slow Down.

Se ti è piaciuto questo disco ascolta anche il suo ultimo disco: The Wrong kind of war 

Leggi anche: K.L. Going , Una voce di piombo e oro 

Guarda anche:  Il diritto di contare Theodore Melfi 

Leggi tutto ►

Baran bo Odar

Dark

2017, Netflix
avatar

Postato da
il

La domanda non è dove ma quando?

Nella cittadina tedesca di Winden un bambino scompare nella notte. La ricerca metterà in moto alcune relazioni tra le diverse famiglie e gli abitanti della comunità, sita nei pressi di una centrale nucleare prossima alla chiusura. Tra tradimenti, misteri, disperazione e alcuni loschi figuri che si aggirano nella notte, la soluzione dell’enigma della scomparsa sembra risiedere in una grotta, al cui interno si manifesta una strana attività spazio-temporale che permette di spostarsi avanti e indietro nel tempo.  Ogni 33 anni l’universo si resetta, motivo per cui la cittadina di Windem ha già visto, nel passato, importanti episodi di rapimenti di bambini (nel 1953, nel 1986 e nel prossimo 2019): quasi tre generazioni, dunque, che hanno vissuto lo stesso dramma e mistero. La scoperta di questo elemento chiave da parte di due tra i tanti protagonisti, Urlich e Jhonas, renderà l’intreccio vivo, e sposterà l’interesse sui paradossi e cicli temporali.

Questo piccolo gioiello non ha nulla da invidiare a un romanzo di Dostoevskij o, addirittura, alle speculazioni metafisiche di Nietzsche, Hegel, Bergson, Spinoza e Heidegger. Di fatto è la filosofia e la fisica a dominare la trama (difficoltosa ebbene si – era ora) in particolare è la teoria dei Whormole detto anche Ponte di Einstein – Rosen  a dare forma a un intreccio spettacolare in un crescendo estetico. Il filosofo Heidegger affermava che l’ambiente e la natura in cui l’uomo è inserito a determinare il carattere e il rapporto con la propria interiorità (se non il proprio destino), infatti, boschi e sentieri aprono a un labirinto di intrecci e rimandi simbolici per tutta la durata della serie. Il filo di Arianna e il labirinto classico sono di fatto le figure archetipiche che ci conducono in una narrazione in cui classicismo, filosofia e fisica si fondono dando forma a un disegno caotico e magistrale in cui ogni personaggio trova collocazione.

Stupenda la fotografia, la regia è ottima anche nei tempi narrativi e gli attori sono estremamente convincenti.

A causa della crudezza delle scene proposte, dell’ambientazione volutamente cupa e ossessiva, la serie è vietata ai minori di 16 anni.

Se ti è piaciuto leggi anche:

La grande storia del tempo – Stephen Hawking

Ascolta anche:

Sleep whit the beast – The national

Guarda anche:

Damon Lindelof, Tom Perrotta - The Leftovers 

dark_ita-691x1024

Regia: Baran bo Odar
Genere: Thriller, Horror
Sceneggiatura: Baran bo Odar
Produzione: Netflix
Cast: Louis Hofmann, Oliver Masucci,  Jördis Triebel, Maja Schöne, Sebastian Rudolph, Anatole Taubman, Mark Waschke

Leggi tutto ►

Matt e Ross Duffer

Stranger Things 2

2017, Usa, Netflix
avatar

Postato da
il

Ti ho chiamato tutte le notti, ogni singolo giorno
Si per 353 giorni, lo so, ti ho ascoltato.

Ci sono serie che mantengono lo stesso livello, altre che si evolvono in modo esponenziale mettendoci davanti a prodotti sempre migliori e sempre più complessi. E’ il caso di Strenger Things 2. Se non hai ancora letto e visto Stranger Things, ti consiglio prima di leggere il nostro articolo al riguardo e poi goderti le due serie in rapida successione.

Ci troviamo sempre ad Hawkins un anno dopo i fatti che hanno introdotto i nostri piccoli protagonisti Dustin, Lucas, Mike, Will, Eleven nel Sottosopra. A loro si aggiungono altri due nuovi protagonisti Maxime detta Mad Max e suo fratello che sarà fondamentale per l’evoluzione del personaggio di Steve. A vegliare sulla città sempre il buon Hopper . Ambientato  a ridosso di Halloween, Will (un bravissimo Noah Schnapp) continua ad essere perseguitato dalle visioni del Sottosopra e ben presto capisce che il pericolo non è affatto alle spalle, ma anzi è più vicino che mai. Se Dustin e Lucas sono troppo presi dalla presenza di una nuova compagna di classe e da una strana e misteriosa creatura, Mike rimane fedele al fianco dell’amico in difficoltà e nel frattempo continua a pensare ad Eleven, di cui ha perso ogni traccia. Ritroviamo il mondo di Nancy, Jonathan e Steve ed in più quello degli adulti, in particolare la madre di Will (la Joyce di Winona Ryder) e il capo della polizia Jim Hopper (un sorprendente David Harbour). Sebbene con dinamiche leggermente diverse, tutti questi protagonisti si ritrovano anche in questa seconda stagione, confermandosi come serie corale anche grazie a due aggiunte eccellenti come quelle di altri due adulti quali Sean Astin e Paul Reiser.

La magia di Stranger Things (in entrambe le serie ma in questa serie diviene evidente non dovendo più narrare l’universo che stiamo vivendo)  è la capacità di coniugare un male ancestrale che avvolge la città (l’ombra oscura alla Lovecraft per intenderci) e la dolcezza spensierata dei giovani protagonisti che sono alle prese con l’amicizia (sempre più forte di ogni cosa) i primi amori e le dinamiche famigliari. In prodotti come Stand by me, Et, i Goonies i ragazzi sono obbligati a crescere in modo violento, forzato sofferto. In questo caso i ragazzi vivono la loro crescita nonostante il male ed è un elemento nuovo per il genere, e in questa serie è ancora più visibile. Solo Eleven (una magnifica Millie Bobby Brown che si conferma una delle più grandi promesse come lo fu Natalie Portman non molti anni fa)  sarà costretta a crescere, mettersi alla prova con il suo passato, cercare la verità su se stessa e sul mondo che la circonda e che sta imparando a conoscere. DI fatto Eleven è l’unica adolescente che diviene davvero una donna e porta con sé tutta l’amarezza della crescita svelandola in una epica scena con il capitano Hopper (“non sarei mai dovuta andare via”). Solo attraverso questa consapevolezza abbiamo un personaggio nuovo che ha un ruolo e un posto nella storia e che ci accompagnerà sicuramente per altre due stagioni.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Stranger Things 1

It

Leggi anche:

La stanza profonda di Vanni Santoni 

Scopri le playlist su Spotify dedicate ai personaggi principali della serie. In base ai tuoi ascolti verrai associato a un personaggio e alla sua playlist dedicata ma potrai ascoltare anche le altre e scoprire brani meravigliosi anni ’80 di ogni genere.

Vai sul sito: QUI

Io sono l’emo Mike della seconda stagione e vi lascio la playlist qui sotto:

strangerthingsposter_0_jpg_1003x0_crop_q85

 

Regia: Matt e Ross Duffer

Genere: fantascienza, soprannaturale, horror, thriller

Stagioni: 2

Episodi: 9

Cast:  Winona Ryder, David Harbour, Finn Wolfhar, Millie Bobby Brown, Gaten Matarazzo, Caleb McLaughlin, Natalia Dyer, Charlie Heaton, Cara Buono, Matthew Modine, Sean Astin e Paul Reiser.

Leggi tutto ►

The National

Sleep with the beast

2017, 4AD, Usa
avatar

Postato da
il

You’re sleeping night and day
How’d you do it
Me and I am wide awake
Feeling defeated
I say your name
I say I’m sorry

Settimo disco per il gruppo di Cincinnati. è un lavoro dolente, melodico, livido, suadente e intriso di riflessioni sul senso di essere genitori, figli e compagni di vita. In Sleep Well Beast si riscontra un ruolo importante dell’elettronica, unito a un gusto evocativo quasi da colonna sonora filmica merito dell’impegno del chitarrista Bryce Dressner in questo ambito. Differenza che fa emergere una maturità nuova del gruppo e una possibile svolta futura. E’  un album sull’eterna battaglia che ingaggiamo per non spezzarci. Parla di invecchiare con qualcuno, di quando sei tu a cambiare e non riesci più a riconoscerti. Di vedere il tuo partner trasformarsi proprio nella persona che aveva giurato di non diventare mai. Abbiamo testi sul pericolo di perdersi schiacciati dalla stretta impietosa del lavoro – che non si trova-  e del crescere i figli. Ci mette in guardia dal rischio di svegliarci relitti solitari, incapaci di comunicare con un cuore ormai indurito abituato a stare solo.

Con la sua miscela di post punk, rock, elettronica e glitch pop i National confezionano un disco che entra già  nei grandi classici della musica contemporanea. album che trova nell’equilibrata alternanza fra morbide ballad al piano (Born To Beg, la struggente love story Dark Side Of The Gym) e increspature elettriche (The System Only Dreams In Total Darkness ).  Nella spettrale lullaby Guilty Party i figli vengono presentati come creature alle quali vengono tarpate le ali esattamente come avviene alla canzone lasciandola in uno stato di perenne incoscienza. La bestia del titolo rappresenta il futuro una nuova minaccia a cui non eravamo assolutamente pronti a rispondere, e troviamo il tutto riassunto nella magistrale Day I Die.

Disco da ascoltare e avere assolutamente.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

The National -Trouble Will Find Me 

The National – Boxer

Leggi anche:

Richard Ford – Canada

Una specie di solitudine di John Cheever

Guarda anche:

Matt Ross -Capitan Fantastic

Leggi tutto ►