Archivio dell'autore: Cinzia Carotti

Greta Gerwig

Lady Bird

2017, Usa
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Sembro davvero una di Sacramento io non voglio sembrare una di Sacramento.
Tu lo sei Christine
Io non sono Christine, sono Lady Bird
Puoi giurarci che sei Christine, mia piccola Lady Bird.

Lady Bird è il sofisticato, ricercatissimo soprannome che l’adolescente Christine MacPherson sceglie per se stessa. Nata e cresciuta a Sacramento, in California, Christine sogna di trasferirsi a New York per frequentare una prestigiosa università dove vivere avventure e scovare opportunità a ogni angolo che nella sua cittadina le sembrano impossibili anche solo da immaginare. Giunta all’ultimo anno di liceo, la sua domanda di ammissione al college è povera di crediti extracurriculari, così per accedere al corso di studi dei suoi sogni, la diciassettenne è costretta a iscriversi al club teatrale del suo liceo dove inizierà davvero a capire come gira il mondo e chi davvero vorrà essere in futuro.

“Uno si crede incompleto invece è solo giovane” così Calvino cerca di depotenziare la sensazione di urgenza che attraversa tutti noi nei primi anni della maturità. Èd è quello che fa Greta Gerwig in questo suo racconto di formazione, per una volta tutto al femminile divertente, tenero ed ironico. Lady Bird è una giovanissima Holden trasferita dalle strade di Manhattan a quelle semideserte, silenziose, molto middle class – e con la crisi economica forse anche qualcosa in meno – di Sacramento. Lei si barcamena tra l’amica del cuore, un’indole polemica, le prime deludenti esperienze sentimentali e il difficile rapporto con la madre. Siamo nel 2002, tra l’11 settembre e la seconda guerra in Iraq, all’ultimo anno di un liceo cattolicissimo. Il sogno della ragazza è quello di andare a studiare in un’università prestigiosa dell’East Coast. La meta è sempre New York. La metropoli però si rivela solo un’immagine mentale a cui si sovrappone la ruvidezza intima di Sacramento. Il cuore di Lady Bird risiede quindi in questa capitale dello Stato della California, e per quanto provi a sfuggirvi scoprirà che sarà proprio quel tratto ruvido e pragmatico a salvarla dalla patinatissima NY post 11 settembre. La Gerwig è infatti nata e cresciuta, magari leggendo i saggi della giornalista e scrittrice Joan Didion, nativa di Sacramento anche lei e, come evidenzia la citazione a inizio film, fonte di ispirazione dell’operazione. Per tutto il film non possiamo fare a meno di chiederci se in qualche modo siano i luoghi a condizionare la nostra esistenza, il nostro destino, oppure siano le narrazioni e le percezioni degli spazi che ci costruiamo nella nostra memoria a condizionarci. Indirettamente nella citazione iniziale Joan Didion ha già risposto: “Anybody who talks about California hedonism has never spent a Christmas in Sacramento” frase del celeberrimo Blues Nights che la consacra come migliore autrice americana degli ultimi anni.

2 Golden Globe meritati. Delizioso.

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Libere, Disobbedienti, Innamorate – Mayasaloun Hamoud

 

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Genere: Commedia – Formazione
Regia: Greta Gerwig
Sceneggiatura: Greta Gerwing
Cast:  Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet

 

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Ron Howard

Solo: a Star Wars Story

Usa, 2018
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In realtà non sono una persona buona, sono una persona terribile!

Solo: A Star Wars Story, il film diretto da Ron Howard, è il secondo spin-off della saga di Star Wars dedicato alle avventure di un giovane Han Sol. Molti anni prima di incontrare Luke Skywalker e il Maestro Jedi Obi-Wan Kenobi nell’affollata Cantina sul pianeta Tatooine, il cinico e scaltro contrabbandiere spaziale bazzicava già i locali più malfamati della galassia in compagnia del fedele wookiee, Chewbecca, e del suo mentore, un incallito criminale di nome Beckett. Scopriremo come, uno dei personaggi di Star Wars più amati di sempre, diventerà un rapinatore interstellare, come  riuscirà a vincere il meraviglioso Millennium Falcon e se la leggenda dei dodici parsec sulla rotta Kassel è una leggenda fondata o una sbruffonata da pirati interstellari.

A trascinare l’azione è quindi un racconto che tende a mettere in risalto il carattere ribelle, sornione e impertinente di Han Solo. Altri elementi che in Una nuova speranza vengono esaltati sono il  lato ironico, vitalista e scanzonato che avevano reso il personaggio di Harrison Ford uno dei più riusciti sin dal lontano 1977 e li ritroviamo tutti carichi di nuova magia. In questo Spin Off ritroviamo tutta la carica del personaggio in fase di definizione ed è quindi un piacere cercare di far coincidere l’immagine che abbiamo del vecchio Han con quella del giovane ragazzo che cerca di portare a casa la pelle lontano dalla malavita interstellare. Incontriamo quindi un Han Solo che inizia a percorrere la strada verso la condivisione degli ideali dell’Alleanza ribelle (cronologicamente siamo undici anni prima gli eventi di Episodio IV), a mezza via fra un cavaliere solitario o un eroe da western americano.

Menzione speciale alla scena in cui il protagonista si ritrova arruolato nella fanteria imperiale e combatte in una trincea fangosa che ricorda la Verdun della Prima Guerra Mondiale. Semplicemente spettacolare.

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Regista: Ron Howard

Casa di produzione: Lucasfilm

Musica composta da: John Powell, John Williams

Cast: Alden Ehrenreich, Woody Harrelson, Emilia Clarke, Donald Glover, Thandie Newton.

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Lee Unkrich, Adrian Molina

Coco

Usa, 2017
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Lo so che non dovrei amare la musica ma non è colpa mia. La musica è nelle mie vene

Miguel è un ragazzino con un grande sogno, quello di diventare un musicista. Nella sua famiglia, tuttavia, la musica è bandita da generazioni, da quando la trisavola Imelda fu abbandonata dal marito chitarrista e lasciata sola a crescere la piccola Coco, adesso anziana e inferma bisnonna di Miguel. Nel giorno dei morti, però, stanco di sottostare a quel divieto, il dodicenne ruba una chitarra da una tomba e si ritrova a passare magicamente il ponte tra il mondo dei vivi e quello delle anime e Miguel vuole la benedizione della sua famiglia per realizzare il suo sogno, a tutti i costi.

Diretto da Lee Unkrich e Adrian Molina, Coco è un tripudio di musica, colori e suggestioni che riesce a coniugare emozioni, avventura e tematiche ancestrali. Un’esperienza visiva che punta ad ampliare gli orizzonti dei suoi spettatori, inserendo tematiche come la diversità, la crescita, ma anche l’omicidio, l’inganno e l’ipocrisia. Coco ci restituisce una chiave culturale di lettura della realtà. La cultura messicana, violenta appassionata e vivissima come nei quadri di Frida Kahlo, è un ponte che ci apre verso la nostra identità e quella del nostro paese e della nostra famiglia. La perfetta celebrazione della vita anche attraverso la morte, la scoperta delle proprie radici, la necessità di creare delle nuove tradizioni legando il vecchio al nuovo è il messaggio ultimo del film. L’uno non esclude l’altro, ma la difficoltà è saper trovare la giusta chiave per far vivere, in uno stesso universo armonioso, questi due aspetti. E il viaggio di Miguel, il giovane protagonista di questa storia, si incentra proprio su questa ricerca e il senso della memoria stessa.

Maestoso, coloratissimo, travolgente e profondamente appassionato.

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Jandy Nelson, Ti darò il Sole

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Genere: Animazione – Drammatico
Regia: Lee Unkrich, Adrian Molina
Distribuzione: Disney Pixar
Cast: Anthony Gonzalez, Gael García Bernal, Benjamin Bratt, Alanna Ubach, Renee Victor.

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Jandy Nelson

Ti darò il Sole

2015, Rizzoli
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«Eravamo tutti in rotta di collisione l’uno verso l’altro, inevitabilmente. Ci sono persone che sono destinate a stare nella stessa storia.»

Noah e Jude, gemelli, a tredici anni sono legatissimi. A raccontarcelo è il taciturno Noah, che passa il tempo a disegnare e a sfuggire ai bulli di quartiere, mentre la sorella, moto perpetuo, si tuffa dalle scogliere e ha il sole sulle labbra. Quattro anni dopo, però, Noah e Jude non si parlano nemmeno. Il testimone del racconto passa a Jude, spettatrice dell’eclissi che ha colpito entrambi e tutta la loro famiglia. Noah accetta di mettere da parte il suo sogno per omologarsi alle aspettative collettive e Jude si trova, suo malgrado, a portare avanti i desideri della madre che però tradiscono la vera vocazione della figlia ormai rassegnata nel ruolo della “diversa” e della “pecora nera” della famiglia.

 “Ti darò il sole” è il secondo libro di Jandy Nelson – pubblicato nel 2014 in lingua originale con il titolo “I’ll give you the Sun” – arrivato in Italia grazie alla Rizzoli dopo aver vinto nel 2015 la Printz Medal – stesso premio che è stato assegnato anche a Jhon Greene con “Cercando Alaska” – e che ha fatto del romanzo della Nelson il migliore del 2015 nella categoria Young Adult.

Il libro racconta realtà molto complesse: l’omosessualità, la morte di un genitore, il bullismo, la paura, la fine di un amore, la fine delle proprie speranze e dei propri sogni. I protagonisti di questo romanzo crescono, dolorosamente, e la loro metamorfosi avviene attraverso il linguaggio. Nessuna descrizione della Nelson è fine a se stessa e il suo lessico ricercato cerca di trovare la parola esatta per un caleidoscopio di emozioni sempre in perpetuo mutamento.  Non si può che amare questi strambi ragazzi, così veri e vivi perché profondamente imperfetti, alla ricerca di accettazione e di un amore concreto (anche e soprattutto fraterno).

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Leggi anche: Un anno senza te – Luca Vanzella, Giopota

Ascolta anche: The National- Sleep with the beast 

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Maysaloun Hamoud

Libere, disobbedienti, innamorate – In Between

Tucker Film, 2017
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Vuoi cambiare il mondo in un secondo ma non vivi in Europa.

Tre ragazze palestinesi condividono un appartamento a Tel Aviv, al riparo dallo sguardo della società araba patriarcale. Leila è un avvocato penalista che preferisce la singletudine al fidanzato, rivelatosi presto ottuso e conservatore, Salma è una DJ stigmatizzata dalla famiglia cristiana per la sua omosessualità, Noor è una studentessa musulmana osservante originaria di Umm al-Fahm che si rivela fin da subito una città profondamente religiosa e fondamentalista.

Il film di  Maysaloun Hamoud è stato premiato al Toronto film festival, San Sebastian film festival e Haifa festival e ci mostra una semplice costatazione: quanto sia difficile essere donne libere. Questo a prescindere dalla geografia, dal luogo d’origine, dall’amore o meno dei propri genitori. Essere donne libere significa essere sottoposte a una costante pressione da parte delle aspettative sociali, sul lavoro e sulla profonda difficoltà di non dover giustificare alcuna scelta di vita se non quella di esistere.

Il film mostra nella sua crudezza profonda il rischio perenne di abdicare a se stessi tornando alle rassicuranti convenzioni religiose, cullare e soddisfare le aspettative famigliari e ritirarsi dal mondo del lavoro che non vuole alcuna partecipazione femminile.  Accanto a donne così ferocemente amanti della vita abbiamo uomini disorientati, privati di tutte le certezze attraverso le quali sono cresciuti e le convenzioni millenarie che non trovano più ragion d’essere. Privati del loro ruolo accettano passivamente di obbedire alle aspettative famigliari cercando di trascinare in questo vortice anche le compagne che ormai non intendono più sottostare a destini già preconfezionati.

Un affresco meraviglioso di un coraggio costante, brutale e mai vacillante.

A causa delle scene di violenza , sesso e per le tematiche delicate trattate si consiglia la visione ad un pubblico superiore ai 16 anni (i più piccoli devono essere accompagnati nella visione).

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Deniz Gamze Ergüven – Mustang

Ascolta anche: Tori Amos – A Tori Amos collection: Tales of a Librarian 

Leggi anche:  Angie Thomas , The hate U give – Il coraggio della verità 

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Regia : Maysaloun Hamoud

Titolo originale: Bar Bahar

Genere: Drammatico

Cast: Mouna Hawa, Sana Jammelieh, Shaden Kanboura, Mahmud Shalaby, Riyad Sliman

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Alex Garland

Annientamento

Netflix, Usa, 2018
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E’ qualcosa che possiamo definire bagliore.

Quattro scienziate – un’antropologa, una topografa, una biologa Lena nel film e una psicologa – vengono inviate dall’agenzia governativa “Southern Reach” nella disabitata Area X. Sono la dodicesima spedizione in quel territorio: i componenti delle undici spedizioni precedenti o sono spariti durante la missione, o sono morti di cancro poco dopo essere tornati. Tra questi ultimi anche il marito della biologa, del tutto incapace – come gli altri compagni tornati a casa – di spiegare cosa si nasconda nell’Area X e come siano riusciti a far ritorno da essa.

IL romanzo di Jeff VanderMeer appartiene al sottogenere del New Weird, la cui definizione si deve proprio all’autore statunitense, che lo ha descritto come “un fantasy contaminato dalla fantascienza e dall’horror dove ci si abbandona al bizzarro”. L’idea è quella di creare un senso di stupore quasi metafisico nel lettore, che invece di cercare risposte si perde disarmato dalle meraviglie scientifiche raccontate dimenticando la loro vera natura: l’annientamento, appunto. Senza dubbio un compito davvero arduo, ma dall’alto della sua esperienza e del suo amore per la fantascienza Alex Garland già autore di Ex Machina sembra essere riuscito proprio nell’impossibile, nel trasporre cioè con fedeltà la storia della Biologa e dell’Area X. Il punto di vista è infatti completamente femminile che Garland ha reso magnificamente concentrandosi sulla diversificazione emotiva di ognuna delle protagoniste. Mentre loro si immergono in questa natura avvolta dal bagliore, noi ci immergiamo nella loro paura, nella loro voglia di scoperta, vivendo attraverso gli occhi delle scienziate la sperimentazione dell’ignoto e tutte le conseguenze che ne derivano.

A causa della violenza di alcune scene la visione è vietata ai minori di 14 anni.

Se ti è piaciuto leggi anche il libro: Annientamento – Jeff VanderMeer 

Ascolta anche: Metallica – Black Album

Guarda anche: L’attacco dei giganti – Tetsuro Araki

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Genere: Horror, fantascienza

Regia: Alex Garland

Fotografia: Rob Hardy

Cast: Oscar Isaac, Natalie Portman, Jennifer Jason Leigh, Tessa Thompson, Gina Rodriguez

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Tori Amos

A Tori Amos collection: Tales of a Librarian

2003, Atlantic, USA
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Il 17 Novembre del 2003 la Atlantic Records rilasciava la prima ed ultima raccolta ufficiale di Tori Amos: un’artista eclettica, fuori dagli schemi, bravissima musicista e sublime autrice di canzoni che hanno fatto di lei una delle più importanti icone femminili della musica  degli  anni Novanta.

Se volessimo dire qualcosa della Amos dobbiamo partire dal fatto che è figlia di un reverendo metodista, questo perchè in buona parte dei suoi testi la cantante affronta il tema della religione, della Chiesa, dell’ipocrisia di quest’ultima, del diritto alla libertà di ciascuno di noi e soprattutto della donna.  A causa di avvenimenti molto tragici nella sua vita i suoi testi rispecchiano una ricerca non solo stilistica ma anche poetica molto profonda. Il timbro della sua voce è capace di rendere al meglio ogni emozione, dalla sofferenza, alla gioia, dall’aggressività alla dolcezza e ha un rapporto strettissimo con gli strumenti che ama suonare con passione in ogni suo live.

Dopo aver cambiato diverse case discografiche nel 2002 Tori Amos firma con la Sony la sua collaborazione più stretta e prolifica. Le canzoni contenute in Tales Of A Librarian sono i suoi successi più conosciuti ed in più ci sono la dolce Snow Cherries From France, una ballata in stile Scarlet’s Walk, che una sottile malinconia ed Angels un’altra ballata pop sullo stile della precedente accompagnata da batteria, basso, chitarra e ovviamente il suo fedele Bosendorfer. Successi immortali come Cornflake girl, Playboy Mommy,  Precius Things rimasterizzata per l’occasione, impreziosiscono una raccolta che segna la fine di un’epoca creativa per la cantautrice. Nella Special Edition di Tales Of A Librarian è presente anche un dvd che contiene tre canzoni live registrate durante il soundcheck di Welcome To Sunny Florida, il 4 Settembre 2003, tra cui: Pretty Good Year, Honey eNorthern Lad. Oltre alle versioni live sono presenti anche quelle strumentali come Mr.Zebra e Putting The Damage On.

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Everythings Sucks! di Michael Mohan, Ry Russo-Young. La protagonista è una fan sfegatata della Amos.

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Michael Mohan, Ry Russo-Young

Everything Sucks!

2018, Usa
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Mi sembra di essere stata in silenzio per così tanti anni

Ci troviamo nel 1996, alla Boring High School (il Boring non è solo una licenza poetica). I protagonisti sono un trio di ragazzi un po’ nerd, ma neanche troppo, e un po’ sfigati. Uno di loro, di nome Luke, bravissimo cineasta in fasce che si innamora della schiva Kate, figlia del preside della scuola.  Aiutato dai due amici cerca di fare breccia nel cuore della giovane che però non è sicura del suo orientamento sessuale e inizia una fase di scoperta che seminerà nuovi teen drama ma anche tanto divertimento e nuove avventure. Kate e i ragazzi entrano a fare parte del club audiovisivo scolastico l’AV club che darà battaglia al gruppo di teatro per contendersi il prestigio scolastico che porterà a un brillante epilogo.

L’effetto nostalgia (come in  Stranger Things) è immediato. Ci troviamo immersi in oggetti che hanno costellato la nostra infanzia. Le VHS, i Blockbuster, gli Oasis, Tori Amos, i Cranberries, la musica dance. Ma anche i telefoni di casa divisi con i genitori che cercano di ascoltare le conversazioni, i primi piercing al naso, le fughe ai concerti rock, i primi accenni di internet che dava bella mostra di sé come la prima grande enciclopedia globale, i poster in camera di idoli della tv e delle prime serie televisive (Leonardo di Caprio appena sceso dal Titanic quanto tempo è passato!) ritagliati da pessimi giornali per adolescenti.  E’ la particolarità della coppia di protagonisti, tuttavia, la vera forza della storia che non lascia arenare la serie in un piatto revival. Lui, di origine afroamericana, è stato abbandonato dal padre appassionato di cinema da cui ha ereditato l’interesse per la regia; lei, aspirante camerawoman, ha perduto la mamma ed è stata cresciuta da un dolcissimo padre single che è anche il preside della scuola. Uno è innamorato dell’altra come lo si può essere a quattordici anni, ma l’altra lo vede come amico perché alle prese con la scoperta della propria omosessualità. Sta in quest’ultimo aspetto, nello specifico, la forza della serie: nel ritratto di una giovane donna diversa dalle altre che conquista lo spettatore al primo sguardo e non si lascia dimenticare.

La regia è creativa e ben costruita, forse i dialoghi e alcune sensazioni andavano approfondite ma il racconto è molto umano e divertente.  Tutto questo vale 10 episodi da 30 minuti l’uno da guardarsi tutto di un fiato.

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Lukas Moodysson Fucking Amal 

Matt e Ross Duffer Stranger Things 1 e 2

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E.Galiano, Eppure cadiamo felici 

Ascolta anche l’intera discografia di Tori Amos in particolare:

Tori Amos Collections: Tales of a Librarian che contiene Silent All these Years a cui si ispira l’intera serie

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Genere: Commedia drammatica

Ideatore:  Ben York Jones, Michael Mohan

Regia: Michael Mohan, Ry Russo-Young

Cast: Jahi Di’Allo Winston, Peyton Kennedy, Patch Darragh, Claudine Mboligikpelani Nako, Quinn Liebling,  Elijah Stevenson, Sydney Sweeney, Abi Brittle, Nicole McCullough, Zachary Ray Sherman

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Jean-Pierre Jeunet

Lo straordinario viaggio di TS Spivet

2015, Canada
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Se resto qui diventerò l’eco di me stesso

TS. Spivet ha dieci anni e vive in un ranch sperduto nel Montana insieme ai genitori e alla sorella Grace. T.S. Aveva un gemello, Layton, morto in un incidente con il fucile. Layton e TS sono praticamente opposti: il primo è un piccolo cowboy innamorato della vita rurale mentre TS ama la scienza e grazie al dono di una intelligenza superiore vive la vita come un libro da scoprire. Entrambi però hanno un profondo senso dell’avventura che, in modi tragicamente diversi, li metterà nei guai. L’istituto Smithsonian vuole conferire il premio Baird a T.S a causa di una sua scoperta rivoluzionaria. Ora il piccolo inventore deve andare a Washington D.C. a ritirarlo. Nessuno ovviamente sa che lui è soltanto un bambino. Così, alle quattro della mattina, inizia l’avventura a bordo di un treno merci.

Jean-Pierre Jeunet è un regista unico che crea, elabora e dirige veri e propri universi narrativi che, attraverso una poesia profonda, rielaborano esperienze comuni caricandole di significati nuovi e fantasiosi. La pellicola è, infatti, uno straordinario viaggio da ovest verso est (in direzione opposta al mito della frontiera americana) che ci consegna un’odissea carica di rimandi con splendide narrazioni oniriche e surreali di un’America dimenticata e affascinante. E’ il viaggio di TS per metabolizzare la morte del fratello, quel distacco necessario per rigenerare il rapporto con la sua famiglia e scoprire le sue risorse nascoste (a soli dieci anni!).

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Little miss Sunshine

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Regia: Jean-Pierre Jeunet

Sceneggiatura: Jean-Pierre Jeunet

Fotografia: Thomas Hardmeier

Scenografia: Aline Bonetto

Distribuzione: Rai Film

Cast: Helena Bonham Carter, Judy Davis, Callum Keith Rennie, Kyle Catlett, Niamh Wilson

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Yann Arthus-Bertrand

Human

2015, Francia
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Credo… che il senso della vita sia di mandare un messaggio che avevi con te da bambino all’uomo che sarai in futuro e fare sì che questo messaggio non si perda

Il fotografo e regista francese Yann Arthus-Bertrand ha girato per circa tre anni un documentario grandioso generando uno straordinario ritratto dell’umanità, uno strumento che si interroga sul senso della vita e dell’essere uomini. Attraverso la voce di gente comune di tutto il mondo, 2020 interviste, 2 anni e mezzo di riprese realizzate in 60 Paesi diversi nel mondo e in 63 lingue diverse ci regala parole, immagini che mostrano la bellezza del mondo, struggente e agghiacciante . Le musiche, che ci toccano e ci immergono totalmente in un viaggio difficile e duro in cui dobbiamo sopportare il peso di vite, dolori e ingiustizie così madornali e gigantesche da diventare invisibili ai nostri occhi.

Yann Arthus-Bertrand rivela alla prima del documentario, che si è svolta proprio a Milano nel 2015, la genesi del progetto Human: “Mentre realizzavo “La terre vue du ciel” (“La terra vista dal cielo”), un progetto fotografico e un libro che ha venduto più di 3 milioni di copie, sono stato in Mali con i contadini che praticano l’agricoltura di sussistenza, che in tutto il mondo sono un miliardo. Mi hanno parlato delle loro paure: la paura della morte, della malattia, la paura di non sentirsi parte del mondo. E quello che mi hanno detto, guardandomi dritto negli occhi, è stato molto più potente di quello che avrebbero potuto dirmi dei giornalisti o degli scienziati. Ho iniziato nel 2003 a realizzare il progetto: “7 milliards d’Autres”, sulla gente del mondo. 6000 interviste filmate in 84 Paesi da circa 20 reporter per cercare l’”Altro”. Human è ispirato a questo”.

Human è proprio questo. Un documentario politico che  cerca di dare una risposta a tutte quelle domande essenziali che ci poniamo sul senso della vita : perché c’è la guerra, la povertà, la crisi dei rifugiati, l’omofobia.  Ci fa riflettere sul significato della nostra esistenza attraverso il confronto con l’altro. Ed è un saggio di un regista che vuole parlare d’amore. Nel film le persone parlano anche di felicità, di valori come la famiglia, di amore, di solidarietà, di fratellanza, oltre che di dolore, morte e guerra.

Viviamo in un’epoca profondamente incerta, anche se alcune domane essenziali sembrano non toccarci direttamente,  attraversano invece l’intero pianeta. Riscaldamento globale, crisi economica, carestie e sovrabbondanza di cibo industriale, malnutrizione e sovrabbondanza di cibo, malattie legate all’abuso di farmaci o alla loro totale assenza. Emerge, tuttavia, una profondissima empatia sepolta ormai da un clima sociale che spinge al separatismo dei popoli.

Un film necessario, urgente.

Se ti è piaciuto ascolta anche la colonna sonora fatta di musiche tradizionali di ogni parte del mondo suonate dalla magnifica The City of Prague Philarhmonic Orchestra.

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S. Salgado, La mano dell’uomo

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Wim Wenders, J.R. Salgado Il sale della terra 

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Genere : Documentario

Regia: Yann Arthus-Bertrand

Casa di produzione: Humankind Production

Musiche: Armand Amar

 

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