Archivio dell'autore: Daniele Bertazzoli

Phil Johnston, Rich Moore

Ralph spacca Internet

UK, 2018
avatar

Postato da
il

Wifi o… si dice Waifi?

Ralph spacca Internet è il seguito del riuscitissimo film del 2012 Ralph Spaccatutto. In questa nuova avventura Ralph e la sua amica Vanellope dovranno andare in Internet per cercare un pezzo di ricambio per riparare un videogioco della loro sala giochi. Ma per due personaggi videoludici degli anni ’80 Internet è un mondo completamente diverso! Incontreranno tanti personaggi che noi conosciamo benissimo, come le principesse Disney, i supereroi Marvel e gli Stormtrooper di Guerre Stellari.
Dovranno fare anche i conti con i piccoli dettagli del Web che noi tutti conosciamo, come i siti Google o Ebay, o le pubblicità ingannevoli che sbucano da ogni dove.

Un mondo che noi conosciamo bene, dove non faremo fatica a scorgere piccoli divertenti particolari che vediamo tutti i giorni. Il tutto visto però dal punto di vista dei due protagonisti, che risulteranno divertentissimi per gli adulti e molto educativi per i più piccoli; un film che è una sorta di guida su cosa fare e non fare su Internet.

reee

Se ti è piaciuto guarda anche: Ready Player One – Steven Spielberg
leggi anche: Quindici giorni senza rete – Rigal-Goulard Sophie
ascolta anche: Take on Me – A-HA

Leggi tutto ►

Muddy Waters

Hard again

Blue Sky Records, 1977
avatar

Postato da
il

Everythin’, everythin’, everythin’s gonna be alright this mornin’

Dopo la chiusura della Chess Records, ovvero la più importante casa discografica del blues che ha fatto incidere tutti i più grandi artisti dell’epoca, nel 1975 venne chiusa. Questo lasciò un solco profondo nel blues, che negli anni ’70 aveva già i suoi problemi. Una nuova speranza si fece vedere con la Blue Sky Records, etichetta fondata da Steve Paul. Uno dei primi artisti che fece incidere questa etichetta fu Muddy Waters.
Muddy è considerato il più grande chitarrista elettrico blues; alcune delle sue canzoni sono sinonimo di blues.
Dopo tanti anni in sordina, tornò alla ribalta proprio grazie alla Blue Sky Records, con il suo album Hard Again.

Il primo pezzo, forse quello più rappresentativo di Muddy, è Mannish Boy: un riff semplice che si ripete per tutti i 5 minuti che dura la canzone, ma che acquista man mano spinta e durezza. Un classico tra i più intramontabili del blues moderno. Si prosegue poi con Bus Driver: blues lunghissimo di sette minuti dove l’improvvisazione trova più ampio respiro. Troviamo poi un altro grande classico, scritto da Willie Dixon, I Want to be Loved, passando poi per Jealous Hearted Man e un altro classico, I Can’t Be Satisfied. I restanti quattro brani vengono trovano la loro luce grazie all’incredibile band che accompagna Muddy in questo capolavoro blues, in primis l’armonicista James Cotton, che risalta più degli altri.

Un album all’apparenza facile e naturale, ma che racchiude dentro sé una grande complessità che caratterizza il sound di Muddy. Un grande lavoro fanno anche i musicisti partecipi, che innalzano ulteriormente il livello qualitativo dell’opera.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin I – Led Zeppelin
guarda anche: Cadillac Records – Darnell Martin
leggi anche: Chitarra for dummies – Phillips Mark

Leggi tutto ►

Stoned Jesus

Seven Thunders Roar

Moon Records, Ucraina
avatar

Postato da
il

Mirror-mirror show me now what will I become and how
For now I’m just a Mountain
I’m the Mountain

Difficilmente si ascolta un gruppo ucraino. Ancora più difficilmente si ascolta un gruppo ucraino che suona Stoner Metal.
Ma ecco che, mentre cerco informazioni per scrivere questa recensione, scopro che effettivamente ascoltavo già a mia insaputa un gruppo ucraino che fa Stoner; gli Stoned Jesus. Lo Stoner Metal è un genere musicale che si pone all’opposto del Thrash Metal; tempi lentissimi, accordature degli strumenti abbassate e una particolare attenzione per l’atmosfera.

Solo 5 brani compongono Seven Thunders Roar: Bright Like the Morning e I’m the Mountain (quest’ultima un piccolo capolavoro) si caratterizzano per il sound abbastanza blueseggiante: le sonorità riportano alla mente i The Doors oppure Jimi Hendrix. Ma i pezzi sono lunghi e c’è spazio (abbondante) anche per più elettricità e pesantezza sonora. Electric Mistress invece invoca i giganti Black Sabbath; sound che sfiora il Doom, ascoltando questo pezzo ci si immerge appieno negli anni ’70. Gli ultimi due pezzi, Indian e Stormy Monday, risultano più dirette rispetto ai pezzi precedenti; più dirette relativamente perché complessivamente durano comunque 13 minuti.

Un gran bell’album che, senza aver le pretese di innovare o creare nulla, risulta ben scritto e d’ispirazione. Consigliato soprattutto a chi, nel Metal, ci vede solo grida e confusione.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Lateralus – Tool
leggi anche: Kill all Enemies - Melvin Burgess

Leggi tutto ►

Slayer

Reign in Blood

Def Jem Recordings, 1986
avatar

Postato da
il

Raining blood
From a lacerated sky
Bleeding its horror
Creating my structure now I shall reign in blood

Correva l’anno 1986. Gli Slayer, gruppo di metallari che più metallari non si può, fecero uscire il loro terzo album: Reign in Blood. Si indignarono e scandalizzarono tutti, dai religiosi ai politici, dai benpensanti alle fazioni politiche di estrema destra e sinistra. TUTTI.
Perché? Perché questo è un album molto scomodo. Sia per i temi trattati sia per la sonorità che per la prima volta nella storia della musica diventa veramente estrema.

L’inizio è affidato a Angel of Death. Canzone che più ha fatto venire incubi per il suo testo che narra le vicende di uno dei pezzi più oscuri e tristi della storia umana.
Impossibile non riconoscerne la grande importanza storica musicale: inizio di un riff di chitarra velocissimo, entra la batteria sui piatti e dopo un fill si staglia l’urlo di Tom Araya che farà scuola. La batteria prosegue con una doppia cassa velocissima ma precisa al nanosecondo e l’Heavy Metal si rinnova ancora una volta.
I pezzi si susseguono velocissimi: Piece by Piece, Necrophobic , l’accoppiata Altar of Sacrifice/Jesus Saves. L’intro di batteria di Criminally Insane è uno dei più tetri di sempre, ma non ci si ferma un secondo: Reborn , Epidemic e per finire Postmortem e Raining Blood che chiude un cerchio ideologico con un temporale che forse vuol purificare l’ascolto dai terribili temi trattati in queste velocissime dieci canzoni.

Un album fondamentale. Ha creato tutti i generi più estremi del Thrash Metal, ha inciso su disco avvenimenti storici terribili sotto forma di canzoni violente e accurate come un documentario farebbe oggi e ha fatto scuola per l’uso dei vari strumenti musicali, mai così tirati e martellanti.
Tutto questo in meno di mezzora.
Ma mi raccomando, non fate l’errore di dare alle canzoni significati diversi da come li hanno pensato gli Slayer: qui si parla di musica metal e avvenimenti purtroppo successi davvero. Qui nessuno vuole omaggiare od osannare nessun’altro, solo raccontare pezzi di storia attraverso la musica. Buon (violento) ascolto.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Defenders of the Faith: Judas Priest
Leggi anche: Storia del Metal a Fumetti: Enzo Rizzi

Leggi tutto ►

Bruce Springsteen and the E Street Band

Born in U.S.A.

CBS Records, 1984
avatar

Postato da
il

We learned more from a 3-minute record, baby
Than we ever learned in school

Bruce Springsteen fece uscire nel 1982 “Nebraska”: un album molto intimo, tutto acustico e completamente folk, erede di “The River”, forse il miglior lavoro discografico del Boss dal punto di vista artistico.
Due anni dopo, nel 1984, arriva il momento di “Born in U.S.A.”, compiendo una completa torsione stilistica: il primo singolo estratto fu la radiofonica e ballabile “Dancing in the dark”, mentre tutti gli altri sei (sette singoli in tutto!) sono entrati nella Top 10 Billboard. Un successo incredibile; l’album più venduto del Boss.

Sfido chiunque a non riconoscere l’inizio della prima traccia, omonima dell’album. Le tastiere intonano uno dei riff più riconoscibili di sempre, mentre il suono indimenticabile del rullante della batteria scandisce il tempo come un treno, finché non entra Bruce con uno dei testi più politici e accusatori più famosi.
Si passa poi dal blueseggiante “Cover me” alla country “Darlington County”, ma subito la voglia di ballare torna con “Working on the highway”. Troveremo poi due pezzi lenti e intimi, come “Downbound train” e la plurifamosa “I’m on fire”. Ma non c’è spazio per ammorbidirsi troppo, infatti ascoltando tutti i successivi pezzi, come “No surrender”, “Glory Days”, “Dancing in the dark”, è difficile stare fermi a non ballare.
L’album termina con un’ultima canzone intima, quale “My hometown”, che riassume tutto il concept dell’album finora.

Un album che si è attirato l’odio dei “vecchi fan” del Boss per essere troppo commerciale. Commerciale lo è, indubbiamente, ma è a mio parere impossibile dire che Born in U.S.A. sia un brutto lavoro.
Se dovete iniziate ad ascoltare Bruce Springsteen partite da questo, che non è il suo migliore album, ma è quello che vi farà appassionare alla sua musica.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Born to run – Bruce Springsteen
leggi anche: Born to run, l’autobiografia – Bruce Springsteen

Leggi tutto ►

Johnny Cash

Unchained

American Recordings, 1996
avatar

Postato da
il

I’ve been everywhere, man
I’ve been everywhere, man
Crossed the deserts bare, man
I’ve breatherd the mountain air, man
Travel, I’ve had my share, man
I’ve been everywhere

La storia tra Johnny Cash e Rick Rubin è assai strana.
Cash, grande cantante country dal passato leggendario è arenato dagli anni ’80 tra pessime scelte artistiche e problemi di salute. Rubin è invece un famoso produttore capace sia di scovare nuovi talenti e sia di resuscitare carriere di artisti ormai allo sbando.
L’unione di questi due personaggi porterà alla creazione, dal 1994 al 2010, di sei album (conosciuti come “American”) in cui Cash interpreta suoi vecchi pezzi e canzoni di artisti contemporanei scelte da Rick Rubin. Tra queste ultime troviamo artisti del calibro dei Soundgarden, gli U2, i Depeche Mode e i Nine Inch Nails.

Il secondo album di questa serie si presenta diversamente dal primo: mentre “American Records” è interamente acustico, “Unchained” vede la partecipazione di una vera e propria band (e ospiti speciali, tra cui Flea). Si passa da pezzi classici come The One Rose (That’s Left in My Heart) o Country Boy a pezzi di pochi anni prima come Rowboat o Spiritual. La vera bravura di Cash è rendere sue queste canzoni così diverse e apparentemente irraggiungibili, creando una successione di ottimi pezzi che sembrano combaciare perfettamente tra di loro. Sembra impossibile che un pezzo come Rusty Cage dei Soundgarden possa precedere l’ascolto di The One Rose di Del Lyon e Lani McIntire (la differenza è di quasi 60 anni!), ma Cash riesce a fare questo, e riesce a farlo bene.

Un connubio tra vecchio e nuovo, tra grunge e gospel, tra Cash e altri grandi artisti.
Un album bello e ispirato, che sarà seguito da altrettanti capolavori.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Hurt – Johnny Cash
leggi anche: L’autobiografia – Johnny Cash
vedi anche: I walk the line – James Mangold

Leggi tutto ►

Spike Lee

BlackKklansman

Usa, 2018
avatar

Postato da
il

Non c’è mai stato un poliziotto nero qui. Tu potresti essere l’uomo che crea un’apertura in questa città.

Spike Lee aggiunge un’altra tacca alla sua incredibile filmografia. BlackKklansman è un gran bel film, un ottimo film! Tratto dal libro Black Klansman il cast comprende John David Washington, Adam Driver e Topher Grace. La trama tratta del detective nero Ron Stallworth di Colorado Springs che si infiltra nel Ku Klux Klan sperando di scovare qualche buona ragione per metterli nei guai contro la legge. Ovviamente, essendo nero, verrà affiancato dal detective ebreo Flip Zimmerman che metterà la faccia in questa operazione, mentre Ron terrà i contatti con il Ku Klux Klan solo dal telefono.

Un film drammatico e poliziesco, dove non mancano però scene divertenti in pieno stile black humor alla “Tarantino”. La regia di Spike Lee trova continuamente delle inquadrature geniali per aumentare la suspense, gli attori recitano davvero bene e il montaggio accentua ogni cosa in modo egregio.
Un ottimo film che vi farà ridere, emozionare, arrabbiare, vi manterrà sulle spine e, grazie alla riflessione finale sui tempi che corrono in America, pensare.

La visione è consigliata ai soli adulti

blackkklansman_poster_2

Cast:
John David Washington: detective Ron Stallworth
Adam Driver: detective Flip Zimmerman
Laura Harrier: Patrice Dumas
Topher Grace: David Duke
Jasper Pääkkönen: Felix Kendrickson

Se ti è piaciuto guarda anche: Pulp Fiction – Quentin Tarantino
ascolta anche: This is America – Childish Gambino

Leggi tutto ►

Greta van Fleet

From the Fires

Republic Records, 2017
avatar

Postato da
il

And the black smoke rises
From the fires, we’ve been told
It’s the new age crisis
And we will stand up in the cold
Stand up in the cold

I Greta Van Fleet sono un gruppo rock statunitense nato nel 2012, fondata dai fratelli Kiszka. I tre giovani ragazzi (annata ’96) insieme al batterista Daniel Wagner, stanno facendo parlare molto di sé nel campo rock. Belle parole sono state spese dai Miti del rock; più di tutti Robert Plant che ha detto di odiare il cantante da quanto è bravo.
Il loro doppio Ep (il loro primo album dovrà essere pubblicato a fine 2018) contiene otto canzoni, di cui quattro erano già pubblicate in un primo Ep.

Fin da subito si può capire perché stanno facendo discutere: Safari song verrà scambiata spesso per una nuova canzone dei Led Zeppelin: la distorsione della chitarra e la voce fanno ritornare alla mente gli Zep ai loro tempi d’oro. Fresca e immediata, il primo pezzo scorre liscio e lascia ottime impressioni. Con Edge of darkness il tempo rallenta, ma è qui che si può assaporare al meglio le notevoli qualità canore di Joshua: estensione notevole e grande timbro, senza però tralasciare l’emotività. Con la successiva Flower power si passa all’acustico, con una bellissima canzone d’atmosfera. Proseguendo con l’ascolto si incontra le dirette Highway tune, Talk on the street, e le cantabili Meet on the ledge e Black smoke rising.

Su otto canzone si salvano tutte; magari non sono tutte eccellenti, ma la qualità accomuna tutte le tracce.
Ragione a dire che, forse, assomigliano troppo ai Led Zeppelin, ma la speranza è che i Greta Van Fleet riescano ad evolversi e a staccarsi dai loro principali idoli per creare un loro personale suono e, perché no, risollevare le sorti del moderno Rock n’ roll.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin II – Led Zeppelin
leggi anche: Stagioni diverse – Stephen King
guarda anche: Glow - Liz Flahive, Carly Mensch

Leggi tutto ►

Raphael Bob-Waksberg

Bojack Horseman

2014-in corso, USA
avatar

Postato da
il

Poi è più facile. Ogni giorno diventa più facile. Ma devi farlo tutti i giorni. Questo è difficile. Poi diventa più facile.

In una Hollywood in cui animali antropomorfi e umani convivono, BoJack Horseman è una star della sitcom degli anni novanta Horsin’ Around; non è però riuscito a rimanere sulla cresta dell’onda dopo la chiusura della serie, e pianifica quindi di rinnovare la sua fama attraverso un’autobiografia scritta dalla ghostwriter Diane Nguyen. BoJack deve inoltre contendersi con altri svariati personaggi, tra i quali la gatta Princess Carolyn, sua agente nonché sua fidanzata, il suo strambo coinquilino Todd e Mr. Peanutbutter, un labrador attore sua nemesi e fidanzato di Diane.

La grande particolarità di questa serie animata, che la rende una delle cose più interessanti in circolazione, è il modo in cui tratta temi delicati, uno su tutti la depressione. Infatti Bojack vive la sua vita in modo autodistruttivo, narcisistico e disperato, seppur con molto rimpianto. La sua voglia di cambiare la propria vita in meglio si scontra con i suoi problemi personali, il passato traumatico e le difficoltà che incontra quotidianamente. E ogni tanto, quando si impegna davvero, le cose vanno meglio: alcune puntate sono davvero delle bombe di emozioni contrastanti: prima triste, poi sei felice per quello che gli capita, ma infine il macigno di problemi si scarica addosso al protagonista, facendolo sprofondare nella depressione più assoluta. Ma la felicità e la salvezza sono dietro l’angolo.
Proprio per questo è facilissimo immedesimarsi nei difetti e nelle paure di Bojack. Difetti e paure umane che condividiamo tutti. Sembra che al posto del cavallo ci siamo noi. Ma, appunto, la felicità è dietro l’angolo. Bisogna avere la forza di fare quel piccolo passo per conquistarla.

Una serie che tutti dovrebbero guardare per avere l’interpretazione più onesta e sincera della depressione, senza filtri o scappatoie. E di come si può guarirne.

CAUSA BLACK HUMOR, TEMATICHE ADULTE, ALCOOL E DROGHE LA SERIE È VIETATA AI MINORI DI 16 ANNI

bojack

Doppiatori:
BoJack Horseman: Will Arnett
Princess Carolyn: Amy Sedaris
Diane Nguyen: Alison Brie
Mr. Peanutbutter: Paul F. Tompkins
Todd Chavez: Aaron Paul

Se ti è piaciuta guarda anche: Rick and Morty – Justin Roiland, Dan Harmon
leggi anche: Ragioni per continuare a vivere: Haig Matt

Leggi tutto ►

Ruben Fleischer

Benvenuti a Zombieland

USA, 2009
avatar

Postato da
il

La sua fissazione più di uccidere gli zombie era trovare un Twinkie. C’era una cosa nei Twinkie che gli ricordava il tempo passato, quando le cose erano semplici e innocenti, non così assurde. Era come se pensasse che mangiando quella merendina, il mondo avrebbe recuperato quella innocenza e sarebbe tornato normale.

Il film è ambientato in America versione post-apocalittica, due mesi dopo un’epidemia mortale causata morbo della “mucca pazza”, che poi è diventato il virus della “persona pazza” e poi quello dello “zombie pazzo”.
Il protagonista, Columbus (interpretato da Jesse Eisenberg), viaggia per vedere se i suoi genitori sono ancora vivi. Poco dopo incontra Tallahassee (interpretato da Woody Harrelson), un uomo duro ossessionato dai Twinkie, merendine che gli ricordavano il passato senza zombie. Decidendo di viaggiare insieme, incontrano due giovani sorelle, Wichita (Emma Stone) e Little Rock (Abigail Breslin). Inizierà così il viaggio di questi quattro singolari elementi verso Los Angeles dove, si dice, ci sia un parco divertimenti libero dagli zombie. Il loro viaggio sarà pieno di demenziali (ma efficaci) regole da tenere a mente per evitare di essere mangiati, singolari incontri (Bill Murray non infetto che si traveste da zombie per poter giocare a golf senza dover fare la fila) e memorabili dichiarazioni d’amore di Tallahasse verso i Twinkie.

Un film spassoso, quasi una commedia, che però non perde la vena horror dei film con protagonisti gli zombie.
Oltretutto, recentemente, i produttori hanno confermato il sequel con il cast originale! Inizio della produzione fissato ad inizio 2019.

Se ti è piaciuto guarda anche: The Walking Dead – Frank Darabont
leggi anche: Io sono leggenda – Richard Matheson
ascolta anche: Colonna sonora del film

ZBLND_INTL_FINAL_1SHEET

Interpreti
-Woody Harrelson: Tallahassee
-Jesse Eisenberg: Columbus
-Emma Stone: Wichita/Krista
-Abigail Breslin: Little Rock
-Amber Heard: 406
-Bill Murray: Se stesso
Regia
-Ruben Fleischer

Leggi tutto ►