Archivio dell'autore: Daniele Bertazzoli

Simon Curtis

Vi presento Christopher Robin

2017 - 20th Century Fox
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Perché a tutti piace Winnie The Pooh così tanto?

“Vi presento Christopher Robin” è un film del 2017 diretto da Simon Curtis.
Doverosa anticipazione: questo non è un film su Winnie The Pooh. Il famoso orsacchiotto compare solo qualche volta, mentre gli altri pupazzi sono a malapena nominati.
Infatti il film parla unicamente del rapporto tra A. A. Milne e suo figlio, Christopher Robin: dalla nascita di quest’ultimo al loro trasferimento in campagna per scappare dalla frenetica città, dal loro avvicinamento emotivo alle ostilità che vengono a crearsi.

Dopo una lunga (e anche un poco noiosa) prima metà del film, la seconda parte è a metà tra una favola moderna – proprio come sono le storie di Winnie The Pooh – e un film drammatico. L’evoluzione atipica e sproporzionata del fenomeno Pooh distruggerà tutto ciò che era stato magico prima.

Un bel film, adatto soprattutto a chi ama le storie che Milne scrisse per suo figlio e vuole sapere come sono nate, cosa è stato Winnie The Pooh quando è stato pubblicato e a chi vuole conoscere i retroscena quasi drammatici del rapporto tra il famoso scrittore e suo figlio. Eccezionali sono anche le musiche, composte da Carter Burwell.

Se ti è piaciuto guarda anche: Marilyn - Simon Curtis
leggi anche: Winnie Puh - A. A. Milne
ascolta anche: colonna sonora del film - Carter Burwell

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Dan Harmon

Community

Usa - 2009
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Cos’è il Community Collage? Bhe, ne avrete sentite di tutti i colori! Avrete sentito che è un collage da perdenti per ragazzi problematici, da ultra-ventenni che avevano mollato gli studi, da persone divorziate di mezza età, o da anzianotti che tentano di tenere sveglio il cervello mentre galoppano verso la tomba. Questo è quello che avete sentito.
Comunque io vi dico…buona fortuna!

Community è una serie trasmessa dal 2009 al 2015 sulla NBC, e racconta le avventure di un gruppo di studenti di un college fittizio in Colorado frequentato unicamente da studenti poveri, criminali e disadattati. Protagonista è Jeff Winger, interpretato da Joel McHale, avvocato a cui hanno revocato la licenza poiché sprovvisto di laurea che è costretto quindi a guadagnarne una per tornare ad esercitare la professione. Fin dal primo giorno adocchia la studentessa Britta Perry, interpretata da Gillian Jacobs, che cercherà di conquistare creando un finto gruppo di studio di spagnolo, a cui però si aggiungeranno gli altri co-protagonisti della serie, facendo sfumare il piano iniziale di Jeff.
Nonostante la grande varietà di età, personalità e carattere, il gruppo cresce e tutti sviluppano una stretta amicizia, minata però da costanti competizioni che scaturiranno per tutta la durata del telefilm.

Ciò che contraddistingue questa serie rispetto ad altre che potrebbero assomigliarle, come Modern Family o The Office, è la sua atipicità. Guardando Community si va incontro ad un umorismo cerebrale e metatestuale, che mette in scena e allo stesso ridicolizza i cliché delle serie stesse e dei generi televisivi, creando puntate indimenticabili come “Greendale in guerra”, diretta da Justin Lin che fa una divertentissima parodia dei film action, o “Cuscini e coperte” fatto stile documentario di guerra, dove le due fazioni lottano a suon di cuscini e coperte.
La serie è costellata da battute sferzanti che non risparmiano nessuna ideologia, buona o cattiva che sia, sapendo scherzare davvero su tutto, come ad esempio la mascotte della scuola: un essere umano creato senza connotati umani in modo da non offendere alcuna etnia, con il risultato di essere davvero inquietante.

Forse è per questo che Community non è stata capita dal grande pubblico: l’atmosfera che si crea guardando gli episodi è bellissima solo se uno si presta a farsi accogliere dai personaggi controversi e sarcastici, dalle situazioni che si vengono a creare e dall’umorismo tagliente e quasi sempre provocatorio ma comunque di altissimo livello.
Chi mastica già le serie tv non potrà non innamorarsene.

Ti è piaciuta questa serie tv? Guarda anche…
Master of None – Aziz Ansari
Love - Judd Apatow, Paul Rust e Lesley Arfin
Malcolm in the middle – Linwood Boomer
Scrubs - Bill Lawrence

Leggi anche: Il mio primo dizionario delle serie TV cult – Claudio Gotti e Matteo Marino

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Interpreti e personaggi:

Joel McHale: Jeff Winger
Gillian Jacobs: Britta Perry
Danny Pudi: Abed Nadir
Yvette Nicole Brown: Shirley Bennett
Alison Brie: Annie Edison
Donald Glover: Troy Barnes
Jim Rash: Craig Pelton
Ken Jeong: Ben Chang
Chevy Chase: Pierce Hawthorne

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The Clash

London Calling

Epic
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London calling to the faraway towns
Now war is declared and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard, you boys and girls
London calling, now don’t look to us
Phony Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain’t got no swing
‘Cept for the ring of that truncheon thing

London Calling è il quarto album della popolare band punk The Clash.
L’album, per la precisione doppio, spicca per la sua complessità compositiva ed eterogeneità dei brani; nessun brano può essere classificato come puro punk (come ad esempio lo erano i Sex Pistol), ma ogni brano ha un suo ramo compositivo e sonoro che attinge da vari generi: lo Ska di Rudie Can’t Fail, il Pop di Lost in the supermarket, il Reggae di The Guns of Brixton, spaziando poi dal jazz al Rhythm and Blues, toccando punte qualitative elevatissime con London Calling e Train in Vain.

Il cantante, chitarrista e compositore Joe Strummer, coadiuvato dall’altro chitarrista Mick Jones, crea un capolavoro universalmente riconosciuto, facendolo entrare a pieno diritto nell’Olimpo degli artisti immortali: ogni canzone è ben identificabile, ognuna con un ritornello azzeccatissimo, testi profondi e di protesta, suonata da musicisti ottimi che sperimentano col punk come non succederà più.
La vera ciliegina sulla torta è la cover dall’album: una foto del bassista Paul Simonon che sfascia il proprio strumento durante un concerto a New York; foto che verrà poi definita “La più grande fotografia rock di tutti i tempi”.
Molto Punk.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Rocket to Russia – Ramones
Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols – Sex Pistol
Raw Power – The Stooges

Leggi anche: La Rabbia (Fumetto) – Autori vari, tra cui Zerocalcare e Bambi Kramer

Vedi anche: Stranger Things – Matt e Ross Duffer

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Eddie Vedder

Ukulele Songs

Monkeywrench Records, 2011
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I wanna shake, I wanna wind out
I wanna leave this mind and shout
I’ve lived all these lives
Like an ocean in disguise
I won’t live forever
Oh, you can’t keep me here

Eddie Vedder, storico cantante dei Pearl Jam, dopo essersi cimentato nel suo primo ottimo album solista, ci riprova quattro anni dopo, sorprendendo un po’ tutti.
Ukulele Songs è un bel tributo che il cantautore americano fa rispetto ad uno strumento spesso sottovalutato; l’ukulele uno se lo immagina suonato solo da hawaiani con le collane di fiori al collo, mentre sempre più artisti internazionali lo stanno riscoprendo e usando per i più disparati motivi. E questo lavoro ne è un chiaro esempio.

L’album si alterna tra canzoni più vivaci e movimentate, come Can’t Keep, a canzoni più lente e sentite, come Sleeping by Myself, passando per piccoli capolavori come Broken Heart o Longing to Belong. La voce di Eddie si sposa perfettamente con il suono dell’ukulele, creando una bella atmosfera folk intima e molto personale; l’ennesima (e molto originale) prova di un grande artista che non sbaglia un colpo.

Link di Ukulele Songs su Spotify

Se ti è piaciuto ascolta anche: Colonna sonora di Into the Wild – Eddie Vedder
guarda anche: Captain Fantastic – Matt Ross
leggi anche: Le Otto Montagne – Paolo Cognetti

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Miles Davis

Kind of Blue

Columbia Records - 1959
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Miles Davis è un trombettista jazz considerato come uno dei musicisti più influenti del XX secolo. Dotato di uno stile subito riconoscibile, è stato per tre decadi punto chiave dell’evoluzione del jazz. Dopo essere stato parte della rivoluzione bebop, fu ideatore di parecchi stili jezzistici; la sua fama e influenza si sono estese a tutti i generi musicali che gli sono susseguiti, partendo dal rap e arrivando al rock.

Nel 1959 esce Kind of Blue, considerato il suo capolavoro. Grazie ad una formazione senza eguali (Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Jimmy Cobb e Paul Chambers), le sei tracce presenti sull’album sono ognuna considerata un piccolo capolavoro musicale. Particolare è anche il metodo di registrazione: infatti, i brani non furono mai provati dai musicisti, che invece al momento di registrare avevano solo ricevuto da Davis delle linee guida da seguire. Nonostante questo, la grande fluidità con qui i brani scorrono è davvero unica.

Un grande album, immenso.
Consigliato soprattutto ai neofiti che vogliono avvicinarsi al jazz, o solamente a quelli che non l’hanno mai ascoltato, o a quelli a cui non piace. Nonostante un orecchio attento riesca a cogliere tantissimi passaggi di eccelsa qualità, Kind of Blue si presta anche a chi non è ferrato in campo musicale o a chi vuole solo un sottofondo musicale.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Giant Steps – John Coltrane
leggi anche: Kind of Blue – Ashley Kahn
guarda anche: La La Land – Damien Chazelle

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Andrés Muschietti

It

Warnes Bros Pictures, 2017
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Derry è diversa dalle città in cui sono stato prima d’ora. La gente muore o sparisce sei volte più della media nazionale e parlo degli adulti. Per i bambini è peggio. Molto, molto peggio.

In un piovoso giorno del 1988 Georgie, un bambino della cittadina di Derry, scompare misteriosamente senza lasciare alcuna traccia. Nessuno può immaginare che dietro a questo primo misterioso delitto, a cui ne seguiranno poi tanti altri, c’è un clown di nome Pennywise.
Otto mesi dopo, nel Giugno 1989, la scuola è ormai finita e le vacanze estive sono alle porte. Il gruppo dei Perdenti, formato da il fratello maggiore di Georgie, Bill; l’amico dalla battuta sempre pronta Ritchie; il ragazzino ebreo Stanley e l’ipocondriaco Eddie hanno già deciso di passare una spensierata estate, ma si imbattono nel gruppo di bulli campeggiato da Henry. Per cercare di fronteggiarli, il gruppo dei Perdenti accoglierà anche Beverly, una ragazza succube del padre; Ben, il nuovo arrivato e Mike, il ragazzino con un doloroso passato.
Ma l’ombra di Pennywise è dietro l’angolo, inizierà a terrorizzare uno ad uno il gruppo dei Perdenti colpendoli con le loro più grandi paure. Il gruppo di amici non si arrenderà così facilmente e indagherà sulla figura del malefico clown per cercare di sconfiggerlo, scoprendo però cose che sconfinano nell’ultraterreno.

Film davvero ben fatto, che svecchia benissimo il libro di Stephen King senza però cambiarne i connotati essenziali. Interpretato magistralmente da tutti gli attori, da cui spicca Bill Skarsgård che rende veramente inquietante Pennywise riuscendo ad essere spaventoso e realistico allo stesso tempo.
Nonostante sia un canonico film di paura (forse abusando un po’ troppo di jumpscare), riesce a dare qualcosa di più rispetto a molti altri film horror contemporanei: la tensione che si viene a creare è veramente forte e non diminuisce per un secondo; It è ovunque, sempre, e può colpirti in qualsiasi modo.
A differenza del romanzo originale, questo film tratta solamente la parte dei protagonisti da ragazzini, lasciando la parte della storia ambientata nell’età adulta in cui i protagonisti a combattere IT in un secondo capitolo, in uscita nel 2019.


IT è consigliato per un pubblico esclusivamente superiore ai 14 anni.

 

locandina

 

Se ti è piaciuto guarda anche: It – Tommy Lee Wallace, 1990
Under the Dome – Brian K. Vaughan
Stranger Things – Matt e Ross Duffer

Leggi anche: It – Stephen King
Cose Preziose – Stephen King

Ascolta anche: Hardwired…to Self-Destruct – Metallica

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Pearl Jam

Backspacer

Island Records - 2009
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Nothing you would take
Everything you gave
Hold me ’till I die
Meet you on the other side

Backspacer è il nono album del gruppo di Seattle, pubblicato nel 2009.
L’album debutta subito con qualche bel pezzo rock n’ roll suonato e cantato in modo eccelso dai Pearl Jam: Gonna See my Friend prende spunto qualche passaggio dal rock n’ roll classico stile Chuck Berry, mentre Got Some rallenta nelle strofe per poi scatenarsi nel ritornello che difficilmente non vi rimarrà in testa.
Con The Fixer la voce di Eddie Vedder fa sognare chiunque la ascolti. Johnny Guitar sembra essere scritta apposta per farla seguire, dal tanto bene che lega con il precedente pezzo.
Gli animi si tranquillizzano definitivamente e l’album comincia a diventare riflessivo e malinconico con Just Breathe, splendida ballad scritta e suonata da Eddie Vedder che avrete sentito sicuramente da qualche parte. Impossibile non notarla. Un piccolo gioiello nella discografia dei Pearl Jam.
Con Amongst the Waves e Unthought Know si tocca l’apice dell’album in fatto di testo, profondi e intimi quanto basta per renderli eccellenti.
Il rock riprende piede con Supersonic, sfuriata ininterrotta diretta da una batteria magistrale che il gruppo deve aver scritto e registrato solo per divertirsi un po’; il risultato è proprio quello.
Con le ultime tre canzoni, Speed of Sound, Force of Nature e The End i testi diventano più introspettivi che mai, con un picco artistico nell’ultima traccia che vede Eddie Vedder solo, con la sua chitarra, che parla della vita di un uomo che riflette sulla sua vita, degli errori che ha fatto e dei dolori con cui ha dovuto convivere, chiedendo per un’ultima volta aiuto.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Yield - Pearl Jam
leggi anche: Il Richiamo della Foresta – Jack London
guarda anche: Water on the Road – Eddie Vedder

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Joel e Ethan Coen

Il Grande Lebowski

Usa/Uk - 1998
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E Drugo voleva solo il suo tappeto. Nessuna avidità. È che dava… un tono all’ambiente

Jeffrey Lebowski, conosciuto da tutti come Drugo, è un signore che vivacchia la sua vita senza troppe pretese, tra una partita a bowling giocata in vestaglia, un White Russian e le canzoni dei Creedence Clearwater Revival.
La sua vita disimpegnata viene sconvolta dall’arrivo di due scagnozzi che devono riscattare dei soldi per debiti non pagati. Solo poco dopo si accorgono di aver sbagliato Jeffrey Lebowski, confondendo Drugo con un importante miliardario, omonimi. I due scagnozzi non mancano di urinare sul tappeto del povero Drugo prima di andarsene.

Parte da qui la trama di una delle commedie più folli che il cinema abbia mai partorito: un uomo qualunque coinvolto in rapimenti, riscatti, continui equivoci, situazioni grottesche, scene apparentemente non-sense e citazioni che un buon cinofilo adorerà trovare.
Spicca su tutto la grande caratterizzazione dei personaggi che grazie alla bravura degli interpreti, da Jeff Bridges a Steve Buscemi passando per Philip Seymour Hoffman, John Goodman e John Turturro, riescono a creare personaggi veramente unici e indimenticabili.
Questo film è un vero cult grazie anche ai mille dettagli inseriti dal regista che lo hanno fatto entrare perfettamente nella cultura pop: il look sempre poco curato e assai particolare del protagonista (vestaglia, boxer e ciabattine trasparenti, tanto per dirne una), la grandissima colonna sonora che passa fluida da Bob Dylan ai Gipsy Kings, il furetto gettato nella vasca da bagno per intimorire Drugo, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, Il White Russian e i continui MacGuffin che riempiono la storia di tanto inutili quanto deliranti espedienti narrativi.

Un grande film che, se amate il cinema, non potete non vedere.

Date le parecchie scene volgari e i temi trattati che risulterebbero altrimenti di difficile comprensione consiglio la visione solo ai maggiori di 16 anni.

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Genere: Commedia
Regia: Joel Coen
Soggetto: Joel Coen, Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel Coen, Ethan Coen

Interpreti
Jeff Bridges: Jeffrey “Drugo” Lebowski
John Goodman: Walter Sobchak
Julianne Moore: Maude Lebowski
Steve Buscemi: Theodore Donald “Donny” Karabotzes
David Huddleston: Jeffrey Lebowski, il magnate
John Turturro: Jesus Quintana
Tara Reid: Bunny Lebowski
Ben Gazzara: Jackie Treehorn
Philip Seymour Hoffman: Brandt
Sam Elliott: Lo Straniero

Se ti è piaciuto vedi anche: Fargo - Fratelli Coen
leggi anche: Il Grande Sonno – Raymond Chandler
ascolta anche: Cosmo’s Factory – Creedence Clearwater Revival

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Caparezza

Prisoner 709

Universal Music Group - 2017
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And if you call my name, I don’t recognize it. If I look at my face, I don’t recognize it

Sembra un altro Caparezza da quello che, tre anni fa, pubblicava Museica. L’album del 2014 si presentava, già dalla copertina, colorato e pieno di elementi come in un quadro (perfettamente in linea con il concept dell’album), mentre Prisoner 709 si presenta visivamente bicolore, nero e bianco, con Caparezza, dall’espressione enigmatica, chiuso in una gabbia di tubi. Si capisce fin da subito che non è il solito album dell’artista pugliese.
Molto più intimo, reale, chiaramente il frutto di una crisi personale dell’artista. La gabbia è il filo conduttore delle tracce: Michele Salvemini si sente intrappolato nella maschera che indossa, si sente intrappolato in Caparezza. Da qui parte l’autoanalisi, che si dipana nelle canzoni.

L’inizio di Prosopagnosia è il riassunto perfetto per il pensiero che il cantante vuole comunicare: “Qualcosa sta bloccando l’ingranaggio / Siccome immobile, sto sul palco del 5 maggio / Cantavo per fuggire dal mondo in un solo slancio / Ora che cantare è il mio mondo ne sono ostaggio”, e viene ulteriormente rimarcato nella successiva Prisoner 709: “ Io sono il disco, non chi lo canta / Sto in una gabbia e mi avvilisco.”
In Confusianesimo si getta contro le religioni: “Spirituale come Osho con le Rolls Royce / Circola denaro losco come l’offshore / Non so voi, io vado a farmi una religione come Tolstoj”, mentre in Una chiave Caparezza parla con se stesso più giovane e cerca di rincuorarlo e tranquillizzarlo sulle sue ansie e paranoie: “La vita è un cinema tanto che taci / Le tue bottiglie non hanno messaggi / Chi dice che il mondo è meraviglioso / Non ha visto quello che stai creando per restarci”.
In Larsen Caparezza parla dell’acufene che l’ha colpito e che ha segnato l’inizio della sua crisi: “Il suono del silenzio a me manca / Più che a Simon e Garfunkel / Nel cervello c’è Tom Morello che mi manda feedback / Hai voluto il rock? Ora tienilo/ Fino alla fine”.

Alla fine dell’album ritorna il pensiero iniziale: è davvero un album di Caparezza questo?
Certo che lo è. Lo si capisce da Ti fa stare bene: pezzo pop, con un coretto di bambini nel ritornello e melodia che trasmette felicità. Una canzone che messa in mezzo a quest’album stona parecchio. Ma è qui che viene fuori il vero artista che è Caparezza: scrivere e cantare quello che sente. Lui è uno che non si atteggia, fa solo la sua musica: “Canto di draghi, di saldi e di fughe più che di cliché / Snobbo le firme perché faccio musica, non défilé / Sono l’evaso dal ruolo ingabbiato di artista engagé / Questa canzone è un po’ troppo da radio, ‘sti cazzi finché / Ti fa stare bene”.

Quindi si, questo è un eccellente album di Caparezza.

Se ti è piaciuto:
Ascolta anche: Museica - Caparezza

Vedi anche: Cinque giorni fuori – Ryan Fleck e Anna Boden

Leggi anche: Rughe - Paco Roca

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Little Richard

Here’s Little Richard

1957 - Specialty Records
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Womp-bomp-a-loom-op-a-womp-bam-boom!

Per chi non conoscesse Little Richard, lo si può presentare come il più grande pioniere del Rock n’ Roll. Stimato da tantissimi artisti che l’hanno seguito, da Mick Jagger a Bob Dylan, da Freddie Mercury a Jimi Hendrix (il quale dichiarò “Voglio riuscire a fare con la mia chitarra quello che Little Richard fa con la sua voce), Little Richard ha creato e reso celebre il rock n’ roll.

L’inizio di Tutti Frutti è uno dei più celebri di sempre e la canzone non è da meno: il rinomato Womp-bomp-a-loom-op-a-womp-bam-boom! che dà il via al rock n’ roll. Elvis Presley inciderà una cover di questa canzone nel suo primo album.
Seguono alla stessa tipologia Ready Teddy, con un assolo di sax da togliere il fiato e Long Tall Sally dove Little Richard strappa fuori dalla gola le sue corde vocali.
Si passa poi a Slippin’ and Slidin’ che difficilmente si toglierà dalla vostra playlist mentale di canzoni da fischiettare, a Rip It Up, egregia canzone che esalta alla perfezione la sezione fiati.

Un ottimo album da ascoltare per fare un salto negli anni ’50 al ritmo del sano e genuino rock n’ roll.
Cliccando QUI trovi l’album completo su Youtube!

Se ti è piaciuto ascolta anche: Elvis Presley – Elvis Presley
guarda anche: Il Gigante di Ferro – Brad Bird
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