Archivio dell'autore: Eleonora Bello

Joel Dicker

Il libro dei Baltimore

Nave di Teseo, 2016
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La mia unica risposta alla vita era il mio libro. Grazie ai libri, tutto era cancellato. Tutto era dimenticato. Tutto era perdonato. Tutto era riparato.

Il giovane scrittore Marcus Goldman, già protagonista de La verità sul caso Harry Quebert, torna in questo romanzo di Joel Dicker, coinvolgente ancor più del precedente.
Attraverso il racconto del profondo legame con il cugino Hillel e gli inseparabili amici Woody e Alexandra, Marcus ricostruisce la storia della propria famiglia, divisa nei due rami dei Goldman di Monclair (appartenenti alla classe media) e dei Goldman di Baltimore (ricchissimi, influenti, socialmente perfetti).
Sullo sfondo del racconto aleggia la Tragedia, cui spesso si accenna: un misterioso evento che ha rotto equilibri e status altrimenti destinati a durare per sempre.

Bravissimo Joel Dicker a delineare la psicologia dei personaggi ed il contesto degli eventi: un ottima lettura, avvincente!

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
La verità sul caso Harry Quebert – Joel Dicker
Dio di illusioni – Donna Tartt

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Deborah Levi - Bertherat

I viaggi di Daniel Ascher

Einaudi, 2017
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Cara Hélène, spero che tu ti sia sistemata bene in rue Vavin. Qui è magnifico. Ti racconterò, ma solo se insisti…
Con tutto il mio affetto. Daniel H.R.

La storia irrompe spesso nelle vite deformandone il corso, senza preavviso, senza chiedere il permesso. In questi casi reagire agli eventi e ricostruirsi una quotidianità non è facile. Può aiutare il ricorso alla finzione, all’inganno: verso se stessi e verso gli altri.

Hélène ha vent’anni ed una passione per l’archeologia. Frequenta l’università a Parigi, dove vive in un appartamento messole a disposizione dal prozio, Daniel Ascher, personaggio enigmatico, un po’ sopra le righe, scherzoso con i bambini, schivo con gli adulti.
Noto scrittore di romanzi di avventura per ragazzi – pubblicati sotto lo pseudonimo di H.R. Sanders – Daniel è spesso lontano da casa, impegnato in lunghi viaggi per il mondo, dai quali invia alla nipote cartoline illustrate.
Hélène non lo vede spesso né è mai parsa interessata ai suoi libri, finchè non conosce Guillame, di cui si innamora e che invece conosce a memoria ogni romanzo della serie. Con curiosità e leggerezza, ma non senza coinvolgimento, Hélène inizia a scavare nelle memoria e nei ricordi della propria famiglia: una delicata ricerca nel passato che la porterà a scoprire la dirompente verità.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche Robinson Crusoe – Daniel Defoe
Moby Dick – Herman Melville

e vedi anche Scoprendo Forrester – Gus Van Sant
Molto forte incredibilmente vicino – Stephen Daldry

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Cesare Cremonini

Possibili scenari

Trecuori, 2017
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Dalle ultime ricerche di mercato
Si dice che la gioia è ancora tutta da inventare
E poi succede che ci sentiamo bene
Senza nessun perché

a cura di Claudio D’Errico

Possibili scenari, ovvero come Cesare Cremonini vede il mondo. Tanti punti di vista in questo album, tanti colori. Il cantautore bolognese ha dedicato alla sua realizzazione energie, fatica e sacrifici, ma il risultato è davvero notevole: dai testi agli arrangiamenti. Un lavoro che effonde calore umano, vita, emozioni: una sorta fotografia termica, come in copertina.
Il brano che apre la tracklist dà il titolo all’album: “Possibili scenari”. Qui Cremonini ci conduce su sonorità assolutamente convincenti, difficili da classificare tra pop, rock e molto altro. Nell’album spicca anche Poetica: una canzone delicata e lirica, accompagnata in punta di piedi da un piano, alcune chitarre e dagli archi, scelta da Cremonini per annunciare l’uscita del nuovo lavoro. Apprezzabile il coraggio di ricorrere ad un brano così non convenzionale ed intimo: l’accoglienza del pubblico ha premiato la scelta.
Altre canzoni arricchiscono questo album tra cui Al tuo matrimonio in salsa pop-rock, e la sorprendente Kashmir-Kashmir, con richiami alla disco anni ’70. Questo brano parla di integrazione attraverso la storia di un ragazzo che – al di là della propria storia, provenienza e fede – vuole solo ballare.
Tra i tanti ritmi presenti nell’album da segnalare anche la suite finale, La macchina del tempo, una storia d’amore raccontata al contrario, dalla fine all’inizio.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Amore che torni – Negramaro
… vedi anche Sliding Doors – Peter Howitt
e leggi anche Jack Frusciante è uscito dal gruppo – Enrico Brizzi

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Ari Sandel

A.S.S.O. nella manica

USA, 2015
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Alla fine non è una questione di popolarità o di avere il ragazzo. E’ capire che non importa quale etichetta ti affibbiano, solo tu puoi decidere chi sei.

Credetemi: anche se il titolo è assolutamente improponibile, il film è molto carino.
A.S.S.O. è acronimo di “Amica Sfigata Strategicamente Oscena”.
Si sa, le ragazze più popolari tendono a scegliersi sempre un’amica poco attraente (una A.S.S.O., appunto), che contribuisca a farle rifulgere ancora di più. E i maschi si servono di questa “ruota di scorta” per avvicinare le femmes fatales.

Casey e Jess sono le ragazze più desiderate della scuola, Bianca è la loro A.S.S.O. senza saperlo. Fino a quando del tutto casualmente lo scopre e tutto pare crollarle addosso.
Non crede più nell’amicizia e si lascia travolgere dalle emozioni: rabbia, tristezza, delusione.
Grinta però ne ha da vendere e – aiutata da un amico prezioso – trova il modo di reagire, arrivando a capire che in fondo piacersi è il segreto di tutto. Il giudizio che ci affibbiano gli altri conta davvero poco.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche Quanto ti ho odiato di Kody Keplinger
E vedi anche We are the best di Lukas Moodysson

asso

Regia: Ari Sandel
Durata: 100′

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Janus Metz Pedersen

Borg McEnroe

Svezia, Danimarca, Finlandia 2017
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Cosa ne sapete voi di cosa significhi giocare a tennis? Quando sono in campo do tutto me stesso, tutto, tutto quello che ho dentro di me resta su quel maledetto campo!

A volta basterebbe spingere lo sguardo oltre le apparenze per scoprire che dietro le luci patinate della ribalta sportiva si nascondono spesso esistenze difficili, permeate di rabbia e frustrazioni.
Sono i casi in cui lo sport diviene occasione di riscatto, tramutando in folle determinazione il timore di non essere all’altezza delle aspettative, fino quasi all’annullamento di sé.
“Borg McEnroe” è un film molto bello. Racconta la storia di due grandi atleti (Bjorn Borg e John McEnroe), che hanno animato ed entusiasmato la scena tennistica (e non solo) degli anni ’70 ed ’80.
Stessa disciplina sportiva, caratteri opposti: introverso ai limiti del patologico Borg, collerico e detestabile McEnroe.
Eppure accomunati da una vita vissuta in una strenua lotta contro le proprie fragilità. Entrambi del tutto immolati al raggiungimento della vetta sportiva, come strumento per l’affermazione di se stessi.
Per trovare – nonostante tutto – un posto nel mondo.
Il film ruota attorno alla sfida della finale del prestigioso Torneo di Wimbledon, avvenuta il 5 Luglio 1980, rimasta nella storia del tennis come una delle partite più belle ed entusiasmanti di sempre.
Inevitabile il parallelo con la storia di Andrè Agassi, per molti aspetti simile, raccontata nel libro “Open”, già recensito su ExtraTimeBlog.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche
Non puoi dire sul serio – John McEnroe
Open – Andrè Agassi
Bjorn Borg e John McEnroe. Le due stelle rivali – Roberto D’Igiullo (ebook)

borg-1

Regia: Janus Metz Pedersen
Durata: 100′

Personaggi ed interpreti:
Bjorn Borg – Sverrir Gunadson
John McEnroe – Shia Labeouf

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I Cani

Aurora

2016
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Quello che non mi fa addormentare
non è il triste destino che attende questo mondo cane,
è la polvere che sta aspettando il mio ritorno

Il terzo album della band romana I Cani è un prodotto maturo e completo, molto diverso dalla precedente produzione. In un’atmosfera elettronica e pop vengono affrontati temi difficili, introspettivi e cupi, ricorrendo a melodie buone e di facile ascolto.

Il viaggio musicale ha il sapore di una esplorazione in uno spazio freddo e lontano. Vi si parla di galassie, pianeti, forme geometriche, teoria delle stringhe e dei satelliti. Distanze siderali nelle quali l’uomo è una particella infinitesima, sospeso in un piccolo mondo che per autolesionismo vuole distruggere.
Una visione pessimista espressa chiaramente nelle tracce finali dell’album: Finirà e Sparire.

La traccia più significativa dell’album – Questo nostro grande amore – propone una cinica parodia dei rapporti sentimentali ostentati su social e media: “dovremmo monetizzare questo nostro grande amore”, trasformandolo in denaro ed opportunità di guadagno.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Grande raccordo animale – Appino
e vedi anche Blade Runner 2049 – Denis Villeneuve

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Robert Zemeckis

The walk

USA, 2015
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Tutto era silenzio. Non vedevo che il filo, una linea retta fluttuare verso l’infinito. E se avessi spostato il mio peso, sarei diventato un funambolo.

Ci siamo già chiesti, recensendo l’omonimo libro, cosa possa aver spinto nel lontano 1974 il funambolo francese Philippe Petit ad osare tanto: tendere un filo tra le Torri Gemelle dell’ormai scomparso World Trade Center di New York e percorrerlo a 400 metri di altezza. Un coup tanto pericoloso da sembrare impossibile.

Durante la visione di questo bel film, che alterna suspence e tempi lenti, si oscilla (letteralmente) tra una sensazione di estraneità ad un così folle progetto e un’intensa partecipazione.
E’ una storia di sfida personale, di determinazione, di insicurezza che spinge ad osare l’impossibile. Si percepisce a volte l’assurdità dell’impresa, ma mai se ne avverte l’inutilità.

Segno che nella vicenda di Philippe Petit c’è qualcosa di più di un gioco, di un record da conquistare : c’è la vita e l’atavico, poetico desiderio dell’uomo di superarne i limiti.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Man on the wire – James Marsh

e leggi anche
Toccare le nuvole – Philippe Petit
Trattato di funambolismo – Philippe Petit

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Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Robert Zemeckis, Christopher Browne, Philippe Petit
Fotografia: Dariusz Wolski

Personaggi ed interpreti:
Philippe Petit – Joseph Gordon Levitt
Papà Rudy – Ben Kigsley

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Rkomi

Io in terra

Universal, 2017
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E ora che non ti fai più
In giro non ci sei più
Mia madre piange se le sente
Quando stacca dall’ufficio nel suo mp3
Due lettere si incontrano per sempre
Se ci senti fammi un fischio, dai
Non scordarti la pillola
Ci mangiamo le viscere
A vicenda per l’affitto fai
Che non ero in me, sì certo

a cura di Claudio D’Errico

Rkomi, pseudonimo di Mirko Martorana, è un rapper milanese del 1994, nato e cresciuto nel quartiere Calvairate. La popolarità per lui arriva nel 2016 quando pubblica l’EP Dasein Sollen, il cui titolo si richiama a concetti filosofici sull’esistenza, formulati da grandi pensatori (Kant e Heidegger) che in quel periodo il cantante sentiva vicini al proprio vissuto.
Il suo primo album Io in Terra, pubblicato da poche settimane, sta ottenendo un buon successo anche di critica, consentendo al giovane cantautore di inserirsi nel panorama della nuova scena trap italiana.
Ottiene la prima posizione della Classifica FIMI Album e buone recensioni dai critici che lo giudicano un disco colorato e vario e una tra le migliori uscite del 2017, nel genere rap italiano.
Già all’ascolto del primo brano – che dà il titolo all’album – ci si trova spiazzati: è uno stile che pare centrifugare il testo, un sound ardito che fonde trap e jazz, giocando con le parole ed incollandole quasi a caso in un puzzle sonoro.
Allo stesso modo scorrono e lasciano il segno gli altri brani, contraddistinti da una scrittura che sa fondere emozioni e immagini. Rkomi rimane profondamente legato al suo quartiere, al cemento ed ai suoi amici compagni di vita e di viaggio e tutto ciò traspare dai suoi lavori musicali.

Ti è piaciuto questo album? Allora vedi anche L’odio – Mathieu Kassovitz

e leggi anche Acciaio – Silvia Avallone

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James Marsh

La teoria del tutto

Universal Pictures, 2014
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Dimostrerò con una singola equazione che il tempo ha avuto un inizio. Non sarebbe grandioso, professore?
Un’unica semplice, elegante equazione per spiegare tutto!

Una storia delicata di scienza e passione, di amore e sofferenza, di malattia e tenacia: una vicenda di profonda umanità.
“La teoria del tutto” racconta la vita di Stephen Hawking, cosmologo inglese, certamente tra i più noti scienziati contemporanei.
La sua è un’esistenza unica, un grande esempio. Il suo slancio appassionato verso la conoscenza e la ricerca delle leggi fisiche che regolano l’universo si affianca alla quotidiana, faticosa resistenza di fronte agli inarrestabili sviluppi di una malattia degenerativa (l’atrofia muscolare progressiva) che lo condurrà ancora giovane su una sedia a rotelle, togliendogli con il tempo persino la possibilità di parlare.
E’ anche una storia d’amore: vero, discreto.

Il film riesce a trasmettere tutto questo anche grazie all’incantevole interpretazione di Eddie Redmayne. La sua straordinaria capacità espressiva infatti restituisce allo spettatore gli aspetti più tipici del carattere di Hawking: gentilezza, leggerezza, ironia.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
The imitation game – Morten Tyldum
A beautiful mind – Ron Howard
Man on the wire – James Marsh

e leggi anche
Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo – Stephen Hawking
La teoria del tutto. Origine e destino dell’universo – Stephen Hawking
Breve storia della mia vita – Stephen Hawking
La chiave segreta dell’universo – Stephen e Lucy Hawking

teoria-del-tutto-1

Durata: 123′
Regia: James Marsh
Sceneggiatura: Antony McCarten
Montaggio: Jinx Godfrey
Cast: Eddie Redmayne, Felicity Jones, David Thewlis

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Luca Madonia

Il tempo e’ dalla mia parte

ViceVersa/Believe, 2017
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Prova a respirare la vita come viene
Prova a rafforzare la gioia nel dolore
Non vedere solo l’apparenza delle cose
Cerca di capire perché poi ci sono le rose

a cura di Claudio D’Errico

Luca Madonia, sessant’anni, ex cantante dei Denovo, dopo 35 anni di carriera, pubblica ad Aprile scorso questo album e sembra librarsi verso nuove destinazioni. Trascinato nello spazio da un vento magico, ci conduce in un viaggio fantastico costellato da dieci belle canzoni.
Grazie ad uno stile pop fresco e cantautoriale, il musicista catanese con un ombrello da Mary Poppins pare alzarsi in un volo, superando ogni confine.
Il disco è una sorta di concept album sullo scorrere del tempo, che ricorda il movimento di un orologio. Ci racconta che il tempo dedicato a se stessi è prezioso e che troppo spesso viene sprecato: perso magari in compagnia del proprio smartphone, senza guardare il volto di chi ci sta accanto.
Giocando con le note, ci parla del tempo anagrafico, che passa per tutti, ma anche del tempo per ballare, del ritmo che ci fa muovere e dimenticare.
Tra i brani dell’album è certamente da segnalare, Il nostro tempo, un’esortazione a partire insieme. “La vita come viene” e la sua apertura con gli archi ci spinge avanti, più in alto. Il ritmo cambia in “Senza rete”, brano più veloce, ma sempre leggero.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Così fan tutti – Denovo
e vedi anche In the mood for love – Wong Kar-wai

 

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