Archivio dell'autore: Eleonora Bello

Alessandro D'Alatri

The Startup

01 Distribution, 2017
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Egomnia sarà il motore di ricerca che vi porterà dove meritate di arrivare

“StartUp” racconta la storia di Matteo Achilli, giovane romano fondatore nel 2012 di Egomnia, social network specializzato in selezione e valutazione del personale, startup di grande successo.
All’indomani della maturità, Matteo si trova di fronte ad una importante scelta, in grado di condizionare il suo futuro. La sua domanda di ammissione alla prestigiosa Università Bocconi, infatti, è stata accolta.
Tutti – la sua famiglia in primis – danno per scontato che partirà per Milano. Lui preferirebbe continuare a vivere a Roma, proseguendo nell’attività di nuoto agonistico, che gli dà soddisfazioni.
Il suo sogno di successo sportivo naufraga però ben presto: l’allenatore lo esclude dalla squadra, preferendogli un atleta meno abile, ma raccomandato, il figlio di uno degli sponsor.
L’ennesima prova per Matteo che nella vita non è il merito ad essere premiato e che le opportunità vengono offerte ai privilegiati, non ai capaci.
Proprio mentre sta metabolizzando il significato di questa sconfitta, Matteo elabora l’idea per la creazione del social network “Egomnia”. Fortemente sostenuto dal padre e dalla fidanzata, decide con caparbietà di realizzare questo suo progetto.
In una parabola dal ritmo incalzante, si troverà a frequentare ambienti nuovi, lontani dalle proprie radici, stimolanti, ma anche potenzialmente autodistruttivi. Matteo farà i conti con la smania di successo, rischiando di perdere di vista l’obiettivo.
Non è importante quanto il film sia fedele alla realtà (da più parti ne è stata messa in dubbio la rispondenza ai fatti). Ciò che importa è il messaggio che il regista vuole veicolare e che traspare in modo diretto durante la visione: con una buona idea, sufficiente determinazione e fiducia in se stessi si possono realizzare anche i sogni più ambiziosi.

Ti è piaciuto questo film?
Allora vedi anche Social network – David Fincher
Steve Jobs – Danny Boyle
e leggi anche
The StartUp – Matteo Achilli

startup

Durata: 97′
Regia: Alessandro D’Alatri
Sceneggiatura: Alessandro D’Alatri

Personaggi ed interpreti:
Matteo Achilli – Andrea Arcangeli
Emma – Paola Calliari
Armando – Massimiliano Gallo

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Vanni Santoni

La stanza profonda

Laterza
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La realtà irrompe, frantuma le finestre, come nell’inverso di un’esplosione, come in un incantesimo ‘Implosione’, lista aeromanzia, decimo livello. Una bolla di vuoto che risucchia ogni cosa.

 
Giochi di ruolo, mondi immaginari, serate nella “stanza profonda”, avventure ai confini dei luoghi e del tempo. “Dungeons & Dragons” è lo strumento, il punto di partenza. La guida è il master, lo stesso, da sempre. Le schede-gioco e le scelte dei giocatori definiscono la trama. Il punto d’arrivo non vede vincitori né vinti. E’ il piacere del gioco fine a se stesso, un rito, l’evasione. Fuori dalla “stanza profonda” il mondo reale intanto va avanti, inesorabilmente, di venti anni. Le vite del gruppo di amici si avvicinano e si allontanano, si ritrovano e subiscono il tempo che passa. I protagonisti del gioco – ed anche il lettore – arrivano a chiedersi se sia davvero una scelta sensata dare più peso alle cose reali rispetto a quelle immaginarie.
Un bel libro, candidato al Premio Strega. Uno stile di narrazione ricercato e visionario. Un “must” per gli amanti dei giochi di ruolo.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Manuali di Dungeons & Dragons – Opac RBBC
Il signore degli anelli – J. R. R. Tolkien
The dome – Stephen King

e vedi anche Stranger Things – Matt e Ross Duffer
Game of thrones Trono di spade – serie televisiva
Big Bang Theory – serie televisiva

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Anna Boden

It’s a kind of a funny story – 5 giorni fuori

USA, 2010
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“Chi non è impegnato a vivere,
è impegnato a morire”

Non è facile chiedere aiuto. Non è facile guardare al di là del proprio dolore quando ci si sente sopraffatti dalla vita. Non è necessario un evento traumatico – visibile – per farci sprofondare nella depressione, per privarci della volontà di vivere, per spingerci alla resa.

Craig ha sedici anni, buoni risultati a scuola, una famiglia nella media, qualche problema con le ragazze: tutto nella norma, sembrerebbe. Tuttavia, non è così. E lo capiamo subito, dalle prime inquadrature del film, quando lo vediamo sporgersi pericolosamente dall’orlo di un ponte, annichilito ed intenzionato a porre fine alla propria vita.
Viene dissuaso dal gesto estremo, ma l’impulso suicida resta in lui e – fortunatamente – lo spaventa molto. Tanto da spingerlo a chiedere aiuto. Si reca al più vicino Pronto Soccorso e chiede di essere ricoverato. Il reparto psichiatrico per adolescenti è chiuso per ristrutturazione e Craig finisce in quello per adulti, dove incontrerà diversi personaggi speciali, che lo aiuteranno ad apprezzare gli aspetti positivi della vita e a ritrovare la determinazione a farcela.

“5 giorni fuori” ha il grande merito di trattare un tema difficile con i toni della commedia, senza banalizzare, ma mantenendo un taglio positivo.
Il film è tratto dal libro Mi ammazzo, per il resto tutto ok di Ned Vizzini. Si tratta di un romanzo con numerosi spunti autobiografici: lo stesso autore, infatti, ha sofferto di depressione e da ragazzo si è rivolto ad un centro psichiatrico per ricevere sostegno.
Purtroppo però Ned Vizzini non ce l’ha fatta. Nel 2013 – a trentadue anni – si è suicidato gettandosi da una finestra della sua abitazione a New York. Segno che a volte la vita non va come vorremmo. Forse, se avesse avuto ancora la forza di chiedere aiuto, ce l’avrebbe fatta, proprio come Craig.
Perché c’è sempre una soluzione per ogni problema, sempre.

Ti è piaciuto questo film?
Allora vedi anche Il lato positivo – David O. Russell
… leggi anche Mi ammazzo, per il resto tutto ok – Ned Vizzini
Mi chiamo Chuck – Aaron Karo
ed ascolta anche Under Pressure – Queen, David Bowie

5 giorni fuori

Regia: Anna Boden, Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Ryan Fleck
Fotografia: Andrij Parek
Durata: 101′

Interpreti e personaggi
Zach Galifianakis – Bobby
Keir Gilchrist – Craig

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Tempo di libri – Fiera dell’editoria italiana

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Ha preso avvio Tempo di Libri, la prima edizione della Fiera dell’Editoria Italiana ospitata a Milano. Un’occasione importante per il capoluogo lombardo per rilanciare il proprio ruolo di promotore culturale a livello nazionale ed internazionale. Da anni la metropoli spinge un po’ più in là i propri obiettivi di visibilità, facendo dello sviluppo urbano, della produzione culturale e dell’avanguardia i propri cavalli di battaglia.

Non è certo un segreto la “rivalità” tra la neonata fiera milanese e l’ormai consolidato Salone Internazionale del Libro di Torino. Spiace che non si sia riusciti a trovare un piano di collaborazione e coordinamento tra i due eventi, che forse avrebbe giovato ad entrambe le realtà. Stiamo ora a vedere se Milano sarà all’altezza delle aspettative e se saprà offrire una proposta credibile e convincente.
A giudicare dal programma di queste cinque giornate dedicate al libro, pare che lo possa proprio essere: non ci resta che visitare lo spazio espositivo e goderci beatamente i tanti incontri con ottimi autori!

Trovate il programma della fiera a questo link, suddiviso in: Generale, 0 – 18, Professionale, Digitale, Tempo di Libri A Tavola, Scuola/Università, Fuori Tempo di Libri.

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Theodore Melfi

Il diritto di contare

USA, 2017
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Mi occorrono dei numeri che ancora non esistono. Trovatemi un matematico prima che i russi piantino una bandiera sulla luna.

“Il diritto di contare” racconta la storia vera di tre donne matematiche di colore, particolarmente dotate, impiegate negli anni Sessanta nella NASA per dare attuazione al programma che avrebbe portato John Glenn (primo americano) in orbita nello spazio.
Una storia che prima questo film non aveva mai raggiunto il grande pubblico (e forse nemmeno quello di nicchia).

Siamo nell’America segregazionista, ossessionata dalla Guerra Fredda ed intrisa di pregiudizi contro le donne e gli afro-americani. Manca ancora qualche anno alla campagna pacifica per il riconoscimento dei diritti dei neri portata avanti da M.L. King e J.F. Kennedy.
In questo clima ancora profondamente razzista, le tre giovani donne (Katherine Johnson, Dorothy Vaughan e Mary Jackson) riescono ad imporsi in un ambiente ostile e a svolgere un ruolo chiave nella buona riuscita del primo volo orbitale americano (programma spaziale Mercury).

Bel film, bellissima storia di coraggio e determinazione, ottimo cast. Avrebbe meritato un Oscar.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
The last man on the moon – Marc Craig
Apollo 13 – Ron Howard

e leggi anche Il diritto di contare – Margot Lee Shetterley

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Regia: Theodore Melfi
Sceneggiatura: Margot Lee Shetterley, Allison Schroeder
Durata: 127′

Personaggi ed interpreti:
Katherine Johnson: Taraji P. Henson
Dorothy Vaughan: Octavia Spencer
Mary Jackson – Janelle Monae
Al Harrison – Kevin Costner

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Litfiba

Terremoto

CGD, 1993
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Di notte voglio entrare nei segreti tuoi
E li voglio raccontare alla gente che s’inganna
Di notte voglio ballare nella stanza dei bottoni
staccare tutti i fili delle tue decisioni

Nella vasta produzione musicale dei Litfiba, Terremoto, pubblicato nel 1993, è senza dubbio l’album più rock.
Il ritmo della batteria e le note della chitarra penetrano nelle ossa, veicolando emozioni in modo diretto e quasi necessario.
In ciascuno dei nove brani si percepisce la rabbia di chi non ne può più: di chi ne ha abbastanza dei politici corrotti, delle smanie di successo, della fame di denaro, del giornalismo servile, del conformismo ad ogni costo.
Un grido di ribellione e denuncia, affidato a testi che fanno dell’ironia e della strafottenza armi affilatissime.
Dimmi il nome, Maudit, Sotto il vulcano: impossibile restare fermi durante l’ascolto.
Fata Morgana: un capolavoro di pura poesia, per la musica, per il testo.
Prima guardia: l’inutilità della guerra e del servizio militare, il vuoto, il grido che esplode dentro.
“Terremoto” è un album da ascoltare preferibilmente da soli e ad un volume improponibile: vi entrerà dentro.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
El Diablo – Litfiba
Desaparecido – Litfiba
Eutopia – Litfiba

.. vedi anche No man’s land – Danis Tanovic
I cento passi – Marco Tullio Giordana
La grande scommessa – Andy McKay

e leggi anche Fuori dal coro – Federico Guglielmi

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Massimo Piattelli Palmarini

Ritrattino di Kant a uso di mio figlio

Mondadori 1994, 95 p.
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Kant trova mostruosa l’idea del paradiso e dell’inferno, trova ignobile il concetto di ricompensa per i buoni e di punizione per i cattivi.
La persona morale deve trovare nella sua propria moralità l’unica e la più ambita ricompensa.

Il solo incorrere nella parola “filosofia” spesso spaventa: quasi si trattasse di una materia per pochi iniziati, uno studio puramente astratto, privo di una qualunque utilità pratica.
In realtà forse nulla più della filosofia dovrebbe appassionare la mente di un ragazzo: perché è solo nelle riflessioni sui grandi temi che si possono cercare – e a volte trovare – le risposte alle domande che proprio da giovani ci si pone per la prima volta.

Eppure poche scuole superiori prevedono lo studio della filosofia e, laddove anche sia previsto, raramente capita di incappare in un insegnante che sappia trasmetterne il significato profondo, che riesca cioè a renderlo appassionante.

Tra i pensatori che hanno profondamente influenzato il mondo moderno, un posto di riguardo spetta sicuramente ad Immanuel Kant, grandissimo filosofo tedesco.
“Ritrattino di Kant a uso di mio figlio” non pretende di essere un trattato esaustivo del pensiero kantiano.
In esso Massimo Piattelli Palmarini – rivolgendosi idealmente a proprio figlio – propone un approccio amichevole, arricchendo il testo di esempi pratici ed aneddoti della vita del filosofo.
Un modo piacevole per avvicinarsi a concetti che paiono lontani, ma che permeano la nostra esistenza, la cui comprensione (ed eventuale condivisione) può davvero renderci uomini e donne più consapevoli.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Kant: Le tre critiche – Antonio Gargano
e vedi anche Kant – Mariarosaria Pranzitelli

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Clint Eastwood

Invictus – L’invincibile

USA, 2009
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Non importa quanto angusta sia la porta
quanto impetuosa la sentenza
Sono il padrone del mio destino
il capitano della mia anima.

Ad esattamente 27 anni dalla liberazione di Nelson Mandela proponiamo un film che ripercorre una parte della sua vita, quella immediatamente successiva all’elezione a Presidente del Sudafrica, avvenuta nel 1994.

Nelson Mandela nasce nel 1918 e conosce fin da giovane il segregazionismo razziale. Non accetta le privazioni cui sono sottoposti i neri del Sudafrica. Aderisce così all’A.N.C. (African National Congress, partito allora considerato illegale) e si impegna nella lotta per l’abolizione delle leggi razziste, organizzando proteste ed azioni di sabotaggio. Per questo motivo nel 1962 viene arrestato ed imprigionato. Resterà in carcere fino all’11 Febbraio 1990, quando – anche grazie alla crescente pressione dell’opinione pubblica mondiale – il presidente in carica De Klerk ordina il suo rilascio.

Durante gli anni di prigionia ed isolamento, Mandela sviluppa un proprio pensiero di resistenza pacifica. Matura la consapevolezza che solo superando l’odio, rifiutando la vendetta e spingendo verso l’integrazione sarà possibile assicurare una convivenza non violenta.
L’occasione per propagandare e diffondere il suo pensiero gli si presenta pochi mesi dopo l’elezione a Presidente, quando la nazionale di rugby sudafricana è impegnata nei campionati mondiali. Mandela riesce a muovere attorno alle gesta della squadra il sentimento di appartenenza nazionale di bianchi e neri, stimolando di fatto il percorso di riavvicinamento.

Grazie ad un Morgan Freeman assolutamente perfetto nell’interpretazione, all’eccellente regia di Clint Eastwood e ad un Matt Damon del tutto nella parte, il film riesce a trasmetterci la grandezza di questo protagonista della Storia del secolo scorso, insignito del Premio Nobel per la Pace – insieme a De Klerk – nel 1993.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Long walk to freedom – Justin Chadwick
Lincoln – Steven Spielberg
Selma – Ava DuVernay

… leggi anche
Ama il tuo nemico – John Carlin
Lungo cammino verso la libertà – Nelson Mandela
Invictus – William Ernest Henley

e ascolta anche
Ordinary love – U2
Mandela Day – Simple Minds
Nelson Mandela – The Specials

Invictus

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Anthony Peckham
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Durata: 134′

Interpreti e personaggi
Morgan Freeman – Nelson Mandela
Matt Damon – Francois Pienaar
Tony Kgoroge – Jason Tshabalala

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Tim Robbins

Dead man walking

USA, 1995
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Ogni persona vale più della sua peggior azione.

Pena di morte: semplicemente non si può girare la testa dall’altra parte e fingere di non vedere, di non sapere. La coscienza ne trarrebbe vantaggio, ma l’umanità vacillerebbe sotto una comoda, pesante indifferenza.
Quante volte la cronaca ci restituisce notizie di giustiziati risultati poi innocenti: errori immani, che non sarà mai più possibile sanare. Ma non è questo il punto. Questo film – di cui non anticipiamo volutamente elementi che possano compromettere il piacere della visione – parla di odio e violenza, comprensione, pietà, forse, non di perdono.

Parla di un sistema che si arroga il diritto di decidere delle vite altrui, mascherando dietro l’alibi della giustizia ciò che null’altro è se non il più primitivo istinto di vendetta. O forse l’illusione che la soppressione fisica del colpevole vaccini la comunità dagli impulsi più distruttivi dell’uomo: quasi che uccidendo un uomo si estingua il  “seme” del male.
Una soluzione comunque che nei fatti si è  rivelata anche assai poco efficace, quindi tragicamente inutile.

Grandi le interpretazioni di Sean Penn (il condannato a morte) e Susan Sarandon (la suora che gli starà vicino negli ultimi giorni di vita).
Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Il miglio verde – Frank Darabont
Fuga da Alcatraz – Don Siegel
Nel nome del padre – Jim Sheridan
Le ali della libertà – Frank Darabont

e leggi anche Il miglio verde – Stephen King

dead man walking

Regia: Tim Robbins
Sceneggiatura: Tim Robbins
Musiche: Bruce Springsteen , David Robbins
Durata: 102′

Interpreti e personaggi
Susan Sarandon: Suor Helen Prejean
Sean Penn: Matthew Poncelet
Robert Prosky – Hilton Barber

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Paolo Cognetti

Le otto montagne

Einaudi, 2016
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Sotto di noi, da una parte, la pendenza della montagna aumentava, e il ghiacciaio si spaccava in una ripida seraccata; oltre quel tormento di blocchi rotti, crollati, ammassati, il rifugio da cui eravamo partiti veniva inghiottito dalla nebbia. Allora mi sembrò che non saremmo più tornati indietro.

“Le otto montagne” è un libro che si respira, si sente dentro, si vive in modo intimo. La prova definitiva che la qualità vera di un romanzo – la sua attitudine a diventare poi un “classico” – risiede nell’uso di una scrittura limpida e lineare per esprimere pensieri profondi, poetici, non banali.
La semplicità dello stile è il punto d’arrivo dello stile di Cognetti, non un punto di partenza: considerazione assolutamente condivisibile, questa proposta da Paolo Di Paolo su “La Stampa”, e che meglio di ogni altra riesce a fotografare le grandissime doti letterarie del giovane scrittore milanese, destinato secondo noi a lasciare un segno nella letteratura italiana.
Il romanzo parla di amicizia tra due ragazzi, parla del difficile – ma ricercato – rapporto tra padre e figlio, parla della vita, con il respiro ampio delle grandi riflessioni e la naturalezza delle cose vere.
Ci racconta la montagna nella sua crudezza e nel suo grande fascino, con linguaggio ed immagini evocativi, con frasi quasi mormorate, sussurrate, eppure dirompenti nella propria profondità.
Insomma un bel romanzo di formazione, ma non solo, che racconta l’esistenza, cercando di fotografarne le sfumature più interiori, senza indugiare in alcuna ridondanza.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Il ragazzo selvatico – Paolo Cognetti
La pelle dell’orso – Matteo Righetto
L’estate alla fine del secolo – Fabio Geda
Sofia si veste sempre di nero – Paolo Cognetti

e vedi anche Into the wild – Sean Penn

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