Archivio dell'autore: Guest

Yorgos Lanthimos

La favorita

Irlanda, Regno Unito e Stati Uniti, 2018
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Articolo di Laura Festari

Io sono dalla mia parte, sempre.

Gran Bretagna, 1706.
Alla corte inglese si intrecciano le vite di tre donne molto diverse tra loro: la regina Anna, Lady Sarah e Abigail.
La prima, ormai vecchia e malata, rasenta quasi la follia, sembra il ritratto della decadenza e della sofferenza.
La seconda, nobile e senza scrupoli, sembra sfruttare la sua amicizia con la regina per i propri fini.
La terza, senza un soldo e un futuro, sembra avere a cuore la salute della sovrana e la fedeltà della cugina.
In un complesso e contorto groviglio di vicende, complotti e giochi di potere le protagoniste si rivelano per quello che sono fino ad arrivare alla scena finale dove i ruoli sono completamente ribaltati.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
The Young Victoria- Jean-Marc Valeé
Elizabeth- Shekhar Kapur

…e leggi anche…
La sovrana lettrice- Alan Bennett

locandina

Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Deborah Davis e Tony McNamara
Musiche: Komeil S. Hosseini

Interpreti e personaggi
Olivia Colman: Regina Anna
Rachel Weisz: Lady Sarah
Emma Stone: Abigail

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Ermanno Olmi

Il mestiere delle armi

Italia, 2001
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Articolo di Michele Provezza

La guerra è tutta un fastidio.

Italia, novembre 1526. Mentre le truppe Lanzichenecche sciamano verso Roma guidate dal generale Frundsberg, lo stimatissimo capitano dell’esercito pontificio Giovanni dalle Bande Nere, con una abile strategia di improvvise incursioni, tenta di frenarne l’avanzata, finchè il tradimento del marchese di Mantova, che consentirà libero passaggio ai tedeschi, e quello di Alfonso D’Este, che agli stessi fornirà nuove e temibili armi da fuoco, non risulteranno fatali.
Sarà proprio un colpo di falconetto alla coscia a portare alla fine a soli 28 anni del giovane soldato.

Leggendo il plot narrativo e il titolo ci si potrebbe aspettare, considerata anche la strada scelta da tanto cinema di genere, un film magniloquente fatto di continui scontri e eroismo muscolare al limite del credibile. Invece, è proprio il suo essere altro a rendere il film del maestro Olmi, a mio modesto parere, uno dei cinque migliori film di guerra disponibili.

Gli ultimi giorni di vita di Giovanni dalle Bande Nere ci vengono riportati con rigorosa ricostruzione storica e una impeccabile e affascinante resa formale e stilistica che visivamente, in molti passaggi, ricorda la ritrattistica cinquecentesca.

Le durezze della vita militare non ci vengono rese con infinite e sanguinose battaglie, ma con poche maestose pennellate: un bivacco, un’impiccagione, il lento incedere dei soldati nella neve, i silenzi, le crudezze di un inverno padano che la magnifica fotografia rende magistralmente. Pochi accenni che fanno forse intuire meglio di mille scontri l’orrore della guerra.

Una guerra che sta passando, con l’introduzione delle armi da fuoco, ad una fase ancor più spersonalizzante in cui l’onore, il coraggio, lo sfavillio dei racconti cavallereschi, per quanto spesso solo idealizzazioni, sembrano svanire, inesorabilmente, oscurati dall’intrigo, dall’ipocrisia della politica e della logica dell’interesse.

Di questo, la stessa parabola finale della vita di Giovanni dalle Bande Nere, tradito dagli amici e ferito proprio da una di quelle nuove armi da fuoco, diventa allora tragico simbolo. E, se da un lato ci viene mostrato nella sua fierezza e abilità di soldato onorevole e da tutti onorato, tanto coraggioso da tenersi il lume durante l’amputazione della gamba e pronto a chiedere in punto di morte di essere posato sulla sua cuccetta a chiudere una vita da guerriero, solo orizzonte conosciuto, dall’altro, e forse il più toccante, ci viene mostrato nelle sue debolezze di uomo, di marito e di padre, nelle sue semplicità, nella sua grande fede, nella sua voglia di vita.

Il regista sceglie di mantenere la guerra sullo sfondo senza spettacolarizzazioni inutili mostrandoci più l’intimo del soldato di cui Giovanni è espressione, in un rapporto “Uomo- Guerra” che si rovescerà nell’altrettanto importante Torneranno i prati, in cui affronterà il rapporto “Guerra- Uomo” con l’effetto destabilizzante dell’orrore della guerra su un gruppo di soldati durante la Prima Guerra Mondiale, chiudendo un dittico fondamentale di analisi su questo terribile aspetto della esistenza umana.

Chi fu il primo che inventò le spaventose armi?
Da quel momento furono stragi, guerre.
Si aprì la via più breve alla crudele morte.
Tuttavia il misero non ne ha colpa. Siamo noi che usiamo malamente
quel che egli ci diede per difenderci dalle feroci belve.
(Incipit del film)

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Valhalla Rising- Nicolas Winding Refn

…e leggi anche…
Il rumore sordo della battaglia- Antonio Scurati

locandina

Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi
Musiche: Fabio Vacchi
Fotografia: Fabio Olmi
Durata: 105′

Interpreti e personaggi
Giovanni de Medici dalla Bande Nere: Christo Jivkov
Federico Gonzaga: Sergio Grammatico
Maria Salviati de Medici: Dessy Tenekedjieva
Alfonso d’Este: Giancarlo Belelli

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Robert Harris

Enigma

Mondadori, 1996, 383 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

“La macchina aveva un solo minuscolo difetto che, come risultò poi, era decisivo. Non poteva mai cifrare una lettera come se stessa: una A non usciva mai come A, una B come B, una C come C… Niente è mai se stesso: Era questo il principio base della decifrazione Enigma, la debolezza infinitesimale sfruttata dalle bombe.”

La Seconda Guerra Mondiale è stata uno dei conflitti più misteriosi e devastanti che il mondo abbia vissuto. Ci sono ancora diversi segreti sepolti con lei e con la sua memoria, che probabilmente non verranno mai alla luce. Le tecniche utilizzate dai Nazisti del Terzo Reich tedesco per nascondere i loro agguati e le loro posizioni sono tra le più elaborate e argute che si conoscano e che una mente sia mai stata in grado di elaborare.

Enigma è esattamente una di queste ultime. Un sistema di comunicazione nervoso che avvolge il Terzo Reich, creato dai tedeschi per scambiarsi messaggi cifrati.

Sono molti gli esperti che si fanno avanti per tentare di estrapolare il significato nascosto al di sotto di quelle parole, eppure nessuno sembra essere in grado di mettere in luce ciò che si celi realmente in quei crittogrammi.

E’ il grande matematico Tom Jericho a gettarsi in questa avventura, fatta di rischi e di enormi pericoli. Il suo genio e il suo raziocinio lo condurranno verso un’esperienza d’inestimabile valore, e di assoluta complessità.

Il romanzo di Robert Harris, autore di Fatherland, è un tesoro di essenziale importanza, che permette al lettore di comprendere quanta intelligenza si nasconda al di là di un conflitto così meccanico e mirato, ancora oggetto di innumerevoli studi.

Enigma è un’avventura tra i crittogrammi tedeschi del Terzo Reich, un viaggio fatto di cultura e di fascino, che cattura l’attenzione di chi legge in una lettura scorrevole seppur complessa. Il lettore resterà con il fiato sospeso fino al “Denouement” finale, che gli permetterà di arricchire il suo bagaglio culturale, e lo farà sorprendere dinnanzi alla minuziosità dei codici Nazisti, e di fronte a tutto ciò che ancora non conosceva davvero.

Una lettura che si legge tutta d’un fiato, che spinge alla riflessione e che cerca di rispondere a tutti quegli interrogativi che la mente, di certo, si porrà.

Se ti è piaciuto, guarda anche:
The Imitation Game- Morten Tyldum
Breaking the Code- Herbert Wise
Enigma- Michael Apted
A Beautiful Mind- Ron Howard

…e leggi anche:
Il codice Rebecca- Ken Follett
Fatherland- Robert Harris

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Truman Capote

Colazione da Tiffany

Garzanti, 1959, 204 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

“Sei la persona più straordinaria che abbia mai conosciuto.” “Credo proprio di sì,” convenne, e il suo viso esangue, piuttosto sciupato alla luce mattutina, si illuminò; si passò una mano sui capelli arruffati, e tutti i colori scintillarono come sul cartellone pubblicitario di uno shampoo. “Devo avere un’aria spaventosa. Ma chi non l’avrebbe? Abbiamo passato il resto della notte a passeggiare al capolinea di un autobus. Fino all’ultimo momento Doc ha creduto che partissi con lui.”

Colazione da Tiffany è uno dei romanzi più famosi ed originali che siano mai stati scritti. Holiday Golightly è la protagonista di questo libro breve, ma ricco di dettagli riguardanti il Dopoguerra. Questa giovane ragazza è una cover-girl di New York, un’attrice cinematografica che non è stata in grado di realizzare il proprio sogno, e che si ritrova a vivere una vita priva di un lavoro vero e proprio.

Questa giovane è piena di generosità, e nei suoi occhi si mischiano un lampante stupore per ogni futile cosa del mondo e un vivido apprezzamento per ciò che d’infantile esiste. Holiday è una donna allegra e solare, dagli occhi di bambina, che sono in grado di scrutare tutto ciò che l’attornia con inesprimibile desiderio e felicità. La sua consolazione e le sue ambizioni si esaudiscono ogni volta che la ragazza entra da Tiffany, un grande negozio dove sono in vendita i gioielli più costosi di New York. Holiday adora recarsi in questo ampio magazzino dove può fare sempre colazione. La sua vita è costellata di shopping e di passeggiate mattutine, con un caffè tra le mani.

Per lei è una sorpresa quando incontra Paul, un famoso scrittore trasferitasi nello stesso immobile della Golightly. Una mattina, l’uomo ode una voce cristallina e acuta che proviene da una delle finestre accanto alla sua. E’ Holly a cantare, scrutando il paesaggio frenetico e la vita di Manhattan che scorre veloce dinnanzi a lei.

Paul s’invaghisce subito della signorina Holly, e finisce per seguirla nelle sue avventure spericolate in quella New York movimentata e ricca di sorprese.

Un romanzo poetico e romantico, che non può fare a meno di catturare l’attenzione del lettore. Una lettura leggera e piacevole, che tutti possono leggere senza alcuna difficoltà e che ti coinvolge fin dalla prima pagina.

Abbiamo già parlato di Colazione da Tiffany qui!

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Andrea H. Japp

Finché il male non vi separi

Piemme, 2007, 282 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

“Allunga le braccia, angelo mio. Preferisci A Whiter Shade of Pale? Batti gli occhi se ti piace.” Lei batté gli occhi, sorridendo sotto il nastro adesivo grigio che le sigillava le labbra. “Vieni, alzati, balla contro di me.” Si alzò barcollando, impedita dal nastro adesivo che le immobilizzava le caviglie e appoggiò il bacino a quello del marito. Un lento, un magnifico lento infinito. Si sentiva sciogliere e non poteva toccarlo. Come sempre, quella lentezza la portava all’esasperazione, al limite estremo del desiderio.
Devi morire, Cordell.
Ti supplico, muori.

Finché il male non vi separi è uno di quei libri alquanto peculiari ed originali, dove il desiderio si fonde con il male, e l’odiare viene scambiato per amare.

Helen Baron è una donna con la testa sulle spalle, che dopo essersi sposata con quello che credeva essere l’uomo giusto, si ritrova a dover essere protetta dall’FBI per evitare di essere in pericolo. Infatti, Cornell, l’uomo che l’ha sposata dicendole di amarla infinitamente, si è ritrovato a volerla uccidere e a fare di quell’amore un odio viscerale. Dopo aver ucciso tutta la sua famiglia, il marito pare essere fuggito, alla disperata ricerca di un modo per tornare da lei ed ucciderla definitivamente.

Quel marito serial killer uccide una vittima dopo l’altra, senza lasciare alcuna traccia. Eppure, su una delle svariate scene del crimine, la polizia ritrova un frammento di DNA di uno strano insetto notturno che sembra capace di fecondare un solo tipo di orchidea.
La polizia non lo sa ancora, ma è esattamente questa la traccia che dovrebbe seguire.

Un romanzo ricco di colpi di scena che catturano il lettore e lo portano in una realtà malevola e alquanto arguta, in cui nulla è come sembra.
Un bel romanzo di investigazione che permette anche di comprendere la sfera psicologica dei personaggi, avvolti da un velo di mistero e di inquietudine.

Il libro perfetto per chiunque desideri confrontarsi con la difficile realtà dell’amore violento e del crimine, dell’odio che si tramuta in omicidio, e della sicurezza che si trasforma in vulnerabilità.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il seduttore – Andrea H. Japp
La ragazza del treno- Paula Hawkins

…e guarda anche…
L’amore bugiardo. Gone girl- David Fincher

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Ernia

68

Island Records - Universal
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Paranoia mia, sai mi chiedo quasi se
Sarei la stessa persona pure senza te
All’alba tu vai via sul mio fondo di caffè
Quando viene sera poi ti corichi con me, eh

a cura di Claudio D’Errico

Ernia, al secolo Matteo Professione, cantante rap milanese, dedica il titolo del suo ultimo lavoro (e del suo singolo piu’ noto) alla linea 68, autobus della ATM, che collega la periferia al centro di Milano.

Di durata inferiore ad un’ora, l’album e’ composto da dodici bei brani, che lasciano tracce sottopelle grazie alla qualità dei testi ed al perfetto amalgama con la musica rap, che sconfina in piu’ di una canzone in vera poesia.
Tra le varie canzoni segnaliamo No pussy, Paranoia mia, Un pazzo, in cui è evidente il richiamo a De Andrè.

Per stile e percorso artistico Ernia si differenzia volutamente dal genere trap, tanto inflazionato di questi tempi, distinguendosi quindi nel panorama del cantautorato italiano.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Lunga vita a Sto – Ghali

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Dutch Nazari

Ce lo chiede l’Europa

Undamento, 2018
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L’economia ha un movimento oscillante, ogni tanto dà un contraccolpo
Come un barcone nel mare con trecento persone a bordo
Qualcuno strilla “Chiudete il porto!”
E intanto suo figlio è in un aeroporto
E ha in una mano un biglietto di solo andata per Toronto
E nell’altra un passaporto

“Ce lo chiede l’Europa”: una frase fatta, un titolo provocatorio per l’ultimo album di Dutch Nazari, cantautore padovano.
Parole con le quali per lungo tempo si è cercato di gestire il malcontento dell’opinione pubblica di fronte a scelte sgradite: una scusa per scrollarsi di dosso la responsabilità politica. E così l’Europa è stata spesso ridotta a capro espiatorio, sminuita nella sua valenza aggregante, di stimolo alla conoscenza reciproca ed allo scambio tra nazioni.

L’album di Dutch Nazari veicola proprio questo messaggio: parla di incertezza, perdita di fiducia nel futuro, contraddizioni, conflitto tra generazioni, ma anche di sogni, ricordi, speranza.
Emozioni e riflessioni presentate attraverso tredici brani: istantanee appese in una bacheca ideale, tutte diverse, alcune allegre, altre acide, altre ancora sfocate e caotiche.

Il genere musicale è hip-hop, rap.

Di grande impatto è il brano di apertura Calma le onde: parole importanti per un messaggio forte.
Bellissima poi la canzone “Girasoli”, dedicata al fratello che vive a Londra: parole di una dolcezza disarmante, molto evocative.
Il brano “Mirò” ci descrive il mondo come un quadro astratto, che pare svelarsi agli occhi del cantante come il luogo in cui tutto è possibile: uno spazio in cui sperare che i propri sogni si realizzino, astratti o concreti che siano.

Ti è piaciuto questo album? Allora leggi anche Generazione Erasmus – Davide Faraldi

e vedi anche L’appartamento spagnolo – Cedric Klapisch

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Helena Janeczek

La ragazza con la Leica

Guanda, 2017, 333 p.
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Articolo di Laura Festari

Oggi nessuno sa più chi è Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna, una donna
coraggiosa e libera, molto bella e molto libera.

Spesso si dice che dietro ad una grande uomo c’è sempre una grande donna.
Credo proprio che sia vero. Non fosse stato per una donna, Robert Capa non sarebbe mai esistito. La domanda sorge spontanea: chi è Robert Capa?
Ma soprattutto: chi è la donna “dietro” di lui?
Helena Janeczek ricostruisce la storia, le emozioni e gli ideali della fotoreporter Gerda Taro, morta tragicamente all’età di ventisette anni a Brunete durante la Guerra Civile Spagnola.
Attraverso il ricordo, più o meno romanzato, di Willy, Ruth e George la figura di Gerda emerge e prende forma tra le pagine. La sua energia, la sua voglia di
fare, di vivere, di amare, di combattere, di catturare la realtà anche a costo della vita sempre con la sua Leica al collo ti avvolgono in modo così dirompente
che è inevitabile rimanere affascinati.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Istantanea di un amore di Susana Fortes
Il mondo di Steve McCurry- a cura di Gianni Riotta

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UNA

AcidaBasicaErotica

MArteLabel Goodfellas, 2018
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A te che c’è tuo nonno che è stato emigrante,
della gente morta in mare te ne frega niente,
a te che profumi da cento metri di distanza,
poi lasci la tua merda sulle spiagge in vacanza.

a cura di Claudio D’Errico

“Un disco ricco di contrasti e ritmo, un viaggio intenso, pieno di colore, caldo e freddo, passionale e ribelle, leggero e profondo, un gioco di specchi dove oltre al mio riflesso c’è anche quello di tutta la realtà che vivo ed attraverso”: con queste parole Marzia Stano (in arte UNA), giovane artista pugliese, descrive il suo terzo album, Acidabasicaerotica.

Il genere è elettro-pop, i temi sono profondi, sociali. I testi ci parlano di sessualità ed amore, ma anche di femminicidio ed intolleranza.

Tra i brani segnaliamo quello dedicato alla sua compagna (Ti vedo in ogni cosa); 2556, racconto di una storia d’amore esauritasi nell’indifferenza; Marie, in memoria dell’attrice francese Marie Tritignard, uccisa dal marito per gelosia; Hikikomori in cui si tratta dell’autoreclusione dei giovani; Eretica e Baci a Vanvera, entrambi fortemente critici verso il nostro Paese.

Ti è piaciuto questo album? Allora leggi anche Carol di Patricia Highsmith

e vedi anche La vita di Adele – Abdellatif Kechiche

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Fiona Davis

La casa delle bambole

2017, HarperCollins, 406 p.
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Articolo di Laura Festari

La casa delle bambole… è così che chiamiamo il Barbizon Hotel, la pensione per signorine, perché è piena zeppa di graziose bamboline. Proprio come te.

Rose è una giornalista a cui la vita ha giocato brutti scherzi, Darby un’anziana signora dal passato segreto.
Cosa hanno in comune?
Solo due cose: New York e il Barbizon Hotel.
Proprio il mistero che si nasconde tra le mura del Barbizon porta Rose da Darby e, solo dopo infinite ricerche, drink in jazz club, abiti in stile anni ‘50 e colpi di scena, la giornalista scoprirà cosa accadde lì sessantaquattro anni prima.

Come in una macchina del tempo si viene trasportati dal 2016 nel lontano 1952.
Pagina dopo pagina si riuscirà a sentire qualche nota di bebop di un jazz club sulla Cinquantaduesima strada oppure la scia di profumo di qualche signora ingioiellata.

Ti è piaciuto questo libro? Allora ascolta anche…
Bebop – Charlie Parker

… leggi anche…
L’ombra del silenzio- Kate Morton

…e guarda anche…
Grand Budapest Hotel- Wes Anderson

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