Archivio dell'autore: Guest

MUSEO EGIZIO – TORINO

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Articolo di Paola Vailati

La strada per Menfi e Tebe passa da Torino
(Jean-Francois Champollion)

Bellezza. Fascino. Mistero.

Un viaggio nel tempo di oltre 4000 anni di storia, arte e archeologia.
Una raccolta di statue, papiri, sarcofagi e oggetti di vita quotidiana che avvicinano il visitatore alla conoscenza di una delle civiltà più affascinanti del passato.

Tutto questo a Torino, nel Museo Egizio più antico del mondo, secondo per importanza ed estensione solo a quello de Il Cairo.

Anche coloro che hanno già visitato la collezione in passato saranno meravigliati; dal 2015 infatti, il Museo Egizio ha più che raddoppiato la sua superficie espositiva che oggi si sviluppa su quattro piani secondo un percorso di visita cronologico.

A conclusione della visita, la Galleria dei Re, progettata dallo scenografo italiano tre volte premio Oscar Dante Ferretti, lascerà senza fiato.

Per saperne di più:
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Dunk

Dunk

Sony Music, 2018
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Noi non siamo
siamo in quello che ci manca
tu lasciati tu
dunque nell’abbandono
le cose che non sono.

a cura di Claudio D’Errico

Dunk è un’eccezionale formazione costituita dai componenti di diversi gruppi musicali: Ettore e Marco Giuradei, Luca Ferrari (Verdena) e Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi).

L’avventura dei Dunk inizia nello scorso Settembre (2017) con questo primo album che promette di non essere l’ultimo: un lavoro in cui risuonano atmosfere indie, rock e pop di alto livello.

Il mix di influenze ed esperienze dei diversi membri della band rende questo lavoro davvero interessante.
La scaletta del cd contiene undici brani.
Intro, il primo, apre ad un labirinto musicale di colori e atmosfere. Spiccano poi pezzi pregiati come Mila, E’ altro, Stradina e Noi non siamo, forse il pezzo migliore del disco.

Il viaggio si chiude con Intermezzo: l’uscita dal tunnel ed il ritorno ad una vita normale.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche La Repubblica del Sole – Ettore Giuradei

allora leggi anche L’invenzione della solitudine – Paul Auster

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Sean McNamara

soul surfer

Usa, 2011
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Articolo scritto da Paola Vailati

La normalità è così sopravvalutata!

L’adolescenza idilliaca della talentuosa Bethany viene improvvisamente sconvolta quando, a tredici anni, perde il braccio sinistro a causa dell’attacco di uno squalo.
Bethany si trova davanti ad una grande prova; non solo il suo corpo è deturpato ma ciò che più conta per lei, il surf, sembra un sogno svanito.

L’incidente, oltre a rendere Bethany timorosa del giudizio altrui in merito alla sua menomazione, ha anche teso i rapporti tra i membri della famiglia e ha messo in crisi la loro fede religiosa; elemento decisivo quest’ultimo per lo sviluppo dell’intera sceneggiatura.
Sarà una missione umanitaria compiuta nella Thailandia devastata dallo tsunami a far riscoprire ad una Bethany ormai scoraggiata e decisa a lasciare il surf, la completa fiducia nelle proprie possibilità.

Soul Surfer è un film del 2011 diretto da Sean McNamara basato sulla storia vera della surfista Bethany Hamilton su cui è stato scritto anche il racconto biografico Soul Surfer: a true story of faith, family, and fighting to get back on the board che ha ispirato il titolo della pellicola.

E’ un film che offre importanti spunti di riflessione e regala un finale emozionante con i video della vera Bethany che surfa dopo l’incidente e racconta la propria testimonianza in interviste e apparizioni televisive speciali.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche…
Melody- Sharon M. Draper
Quando tutto diventò blu- Alessandro Baronciani
Colpa delle stelle- John Green

… ascolta anche…
Unstoppable – Sia
Try everything – Shakira

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Regia: Sean McNamara
Sceneggiatura: Sean McNamara, Deborah Schwartz, Douglas Schwartz, Michael Berk
Durata del film: 106 min.

Interpreti e personaggi:
AnnaSophia Robb: Bethany Hamilton
Helen Hunt: Cheri Hamilton
Dennis Quaid: Tom Hamilton
Lorraine Nicholson: Alana Blanchard

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Andrè Aciman

Chiamami col tuo nome

Guanda, 2008, 271 p.
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Articolo di Laura Cavallanti

Se ti ricordi tutto, volevo dirgli, e se sei davvero come me, allora domani prima di partire o quando sei pronto per chiudere la portiera del taxi e hai già salutato gli altri e non c’è più nulla da dire in questa vita, allora, una volta soltanto, girati verso di me, anche per scherzo, o perché ci hai ripensato, e, come avevi già fatto allora, guardami negli occhi, trattieni il mio sguardo e chiamami col tuo nome.

Estate 1983. Elio e Oliver. Elio è un ragazzo di 17 anni, figlio di un professore universitario, amante della musica, maturo per la sua età, che trascorre le giornate estive trascrivendo musica, giocando a tennis, pedalando per le viuzze di campagna e nuotando per cercare un po’ di refrigerio dalla canicola estiva. Oliver è uno studente americano di 24 anni, circondato da un’aura di fascino e sicuro di sé, ospite nella villa dei genitori di Elio per alcune settimane per motivi di studio.
Le vite dei due ragazzi all’improvviso si intrecciano e ciò che ne scaturisce è un sentimento spontaneo, vero, dapprima timido che si affaccia in punta di piedi e teme di non essere corrisposto, poi sempre più prorompente che vuole esplorare i risvolti di un amore sconosciuto che li ha colti entrambi impreparati. E alla fine c’è la consapevolezza dell’unicità di ciò che si è vissuto, che non tornerà mai più.
Lo stile e le numerose descrizioni all’interno di questo romanzo riescono a catapultare il lettore in un’atmosfera che sembra appartenere ad un’altra epoca, fatta di estate, caldo, umidità, zanzare, adolescenza, baci rubati e genitori capaci di osservare senza giudicare, capaci di lasciare il giusto spazio senza prevaricare in nessun modo libertà e possibilità di commettere errori. Nel dialogo tra padre e figlio, verso la fine del romanzo, infatti il professore, parlando del sentimento che ha travolto il figlio, gli dice molto apertamente: “Al posto tuo, se il dolore c’è, lo farei sfogare, e se la fiamma è accesa, non la spegnerei. […]. Non provare niente per non rischiare di provare qualcosa… che spreco!

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
I dolori del giovane Werther- J. W. Goethe
Il giovane Holden- J. D. Salinger

…e guarda anche…
Chiamami col tuo nome di Luca Guadagnino
Io ballo da sola di Bernardo Bertolucci

…e ascolta anche…
Mystery of love di Sufjan Stevens

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Lorenzo Baglioni

Bella, prof!

Ridens Produzioni, 2018
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Se stai attento in classe
sei già a metà dell’opera

a cura di Claudio D’Errico

Lorenzo Baglioni, giovane cantante toscano, ha trovato la popolarità in occasione dell’ultimo Sanremo con Il congiuntivo, brano ironico e decisamente originale rispetto agli standard del palco dell’Ariston.

Questo suo primo album, “Bella, Prof”, ricorda una strana tesina di maturità, in cui le materie scolastiche vengono presentate in modo canzonatorio ed originale, riproponendo gli argomenti dell’istruzione tradizionale in chiave comica ed irriverente.

“Bella, Prof” è composto da 12 tracce dedicate a differenti temi di studio e si diverte a mescolarli ai generi musicali.
Si passa dal Trap di “Logaritmi” alla Dance di “La perifrastica passiva”. C’è poi il rap de “Il teorema di Ruffini” ed il punk per “La classificazione dei silicati”.

Chissà cosa ci proporrà per il prossimo album Lorenzo?
Siamo a vedere se resterà sempre tra i banchi di scuola, questa volta come ripetente!

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Secondo me – Mircoeilcane

e guarda anche La classe – Laurent Cantet

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Eva Mozes Kor

Ad Auschwitz ho imparato il perdono

Sperling & Kupfer, 2017, 215 p.
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Articolo di Paola Vailati

… ogni volta che, per un motivo o per l’altro, i fantasmi del passato riemergevano, io mi sentivo crollare.
L’odio c’era ancora. Intatto, logorante, con tutta la sua forza distruttiva,
perché la più grande vittima dell’odio è chi lo cova dentro di sé. …

Eva Mozes Kor è una bambina ungherese di dieci anni quando viene deportata ad Auschwitz con la sua famiglia. I genitori e le sorelle maggiori vengono subito condannate alle camere a gas ma non Eva e Miriam che essendo gemelle vengono tenute in vita, destinate a diventare cavie umane nel laboratorio dove Josef Mengele compie i suoi esperimenti genetici. Assistono alla morte di bambini sottoposti a crudeli operazioni e sopravvivono a iniezioni di tifo e malaria che furono per molti letali.

Quando nel 1945 vengono liberate dall’esercito sovietico, Eva e Miriam sono sole e indebolite da una salute ormai compromessa di fronte ad un’esistenza da ricostruire; vivono qualche anno con una zia e a sedici anni Eva si trasferisce prima in Israele e poi, dopo essersi sposata, negli Stati Uniti, dove fonda l’associazione CANDLES (Children of Auschwitz Nazi Deadly Lab Experiments Survivors), museo e centro educativo dell’Olocausto.

Tutto sembra riequilibrarsi nella vita di Eva quando nel 1995 un inaspettato incontro con Hans Munch, medico delle SS ad Auschwitz, fa riemergere il dolore e le sofferenze del passato.
E’ proprio cinquant’anni dopo la sua prigionia e durante il confronto con un ex nazista che Eva intravede la luce di una nuova via da percorrere: il perdono, capace di donare, prima ancora che al colpevole, la libertà alla vittima.

Eva ha lasciato Auschwitz nel febbraio del 1945 ma solo scoprendo la forza del perdono è stata davvero liberata.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche…
Gli anni rubati: le memorie di Settimia Spizzichino, reduce dai lager di Auschwitz e Bergen-Belsen – Settimia Spizzichino, Isa di Nepi Olper

… guarda anche…
Volevo solo vivere: gli italiani di Auschwitz ci raccontano la Shoah – Mimmo Calopresti

…ascolta anche…
May it be – Enya

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Maisie

Maledette rockstar

Snowdonia, 2018
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Noi non abbiamo bisogno di ideologie
Noi non abbiamo bisogno di sindacati
De posto fisso, di case discografiche, di sale cinematografiche
E meno che mai di Dio
Ci siamo sbarazzati di questo vecchiume
Non riposiamoci allora sugli allori,
c’è ancora tanto da fare
non è bellissimo questo mondo nuovo che stiamo costruendo
così efficiente e tecnologico, pieno di opportunità

a cura di Claudio D’Errico

Un disco decisamente poco classificabile, “Maledette rockstar”, non facile, tagliente.
Un progetto eccentrico realizzato dai Maisie – band italiana con 20 anni di storia alle spalle – con il supporto di tanti artisti, guidati dal duo Alberto Scotti e Cinzia La Fauci.

Un album dedicato appunto alla scomparsa delle rockstar, che regala pezzi a volte del tutto politicamente scorretti, come Sono sempre i migliori che se ne vanno dedicata a De Andrè, Gaber e Battisti.

Alcuni brani paiono quasi chiacchiere da bar musicate. Nel complesso danno vita ad una sorta di musical, con tanto di attori in scena a cantare pezzi sempre diversi, tra rock e punk.
Le trentuno canzoni proposte dai Maisie sono colorate fluo, ironiche e critiche verso la società dell’ultimo decennio.
Numerose nell’album le citazioni di brani noti: “Benvenuti in paradiso”, “Dio è morto”, “Siamo solo noi” e “La Canzone di Marinella”, giusto per citarne alcuni.
Un prodotto musicale straripante che come un farmaco si consiglia di assumere a piccole dosi.

Ti è piaciuto questo album? Allora guarda anche Woodstock: tre giorni di pace, amore e musica

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Shlomo Venezia

Sonderkommando Auschwitz

Rizzoli, 2007, 235 p.
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Articolo di Paola Vailati

Noi, nel Sonderkommando, abbiamo probabilmente avuto delle condizioni di sopravvivenza quotidiana migliori, abbiamo avuto meno freddo, più da mangiare, meno violenza, ma abbiamo visto il peggio. Ci eravamo dentro tutto il giorno… eravamo nel cuore dell’inferno.

Nel marzo del 1940, Shlomo Venezia fu deportato nel campo di sterminio di Auschwitz- Birkenau e assegnato all’unità speciale del Sonderkommando assistendo così ogni giorno alla morte di migliaia di persone.

Diversamente dalla maggior parte delle testimonianze di sopravvissuti allo sterminio nazista, che raccontano la straziante sfida quotidiana fatta di violenze e privazioni all’interno dei lager, i racconti di Shlomo fanno luce su un altro aspetto della crudele realtà dei campi di sterminio: le ultime ore di vita di anziani, donne e bambini che furono selezionati per essere mandati a morire.

L’unicità del testo è rappresentata dal fatto che l’autore fu uno dei pochissimi sopravvissuti del Sonderkommando a raccontare quanto visto nelle camere a gas e nei forni crematori.

Le pagine di questo libro sono una testimonianza incisiva e coinvolgente, da leggere perché “se comprendere è impossibile, conoscere è necessario” (Primo Levi).

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Ho vissuto mille anni – Livia Bitton Jackson
Il coraggio di vivere – Nedo Fiano

… ascolta anche…
Angel by the wings – Sia

…guarda anche…
Schindler’s List – Steven Spielberg

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Maneskin

Chosen

2017
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I started when I was 17 and now I’m here brah
you don’t even know what it means so let me explain yah
I go far very far from my dreams and now I believe ya
but I don’t need no money in my jeans to be an artist

a cura di Claudio D’Errico

Maneskin, la band romana arrivata in finale a X Factor, composta da ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, è la rivelazione discografica di questi ultimi mesi.
Il loro primo ed unico album “Chosen” sembra il prodotto di una rock band di caratura internazionale. Eppure sono ragazzi ancora alle prese con i problemi quotidiani della scuola ed una maturità da affrontare.
Tuttavia ora come un treno a grande velocità, il successo è esploso loro tra le mani, proiettandoli verso una fama della quale forse non si rendono ancora conto.
Maneskin in danese significa ‘chiaro di luna’ ed è il nome scelto da Victoria, la bionda bassista che vanta origini danesi.
“Vogliamo distinguerci” amano ripetere, “abbiamo partecipato a X Factor per farci conoscere” ed ora tutto si attua, probabilmente oltre le loro più rosee aspettative.
Ma veniamo all’album “Chosen”, un piccolo gioiello ove l’energia e il carisma del frontman Damiano conquistano dalle prime note. Ritmo e rock trascinano e non lasciano indifferenti.
Un prodotto eccentrico, in cui la voce di Damiano guida con sprezzante irriverenza.
L’album contiene la cover “Beggin” ed altri inediti interpretati sempre a gran ritmo ed energia.
La sensazione è che i Maneskin abbiano appena iniziato il loro viaggio musicale verso un futuro sicuramente pieno di buone premesse.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Back to the future – Soul System

e guarda anche
The School of Rock – Richard Linklater
Leningrad Cowboys go America – Aki Karusmaki

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Cesare Cremonini

Possibili scenari

Trecuori, 2017
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Dalle ultime ricerche di mercato
Si dice che la gioia è ancora tutta da inventare
E poi succede che ci sentiamo bene
Senza nessun perché

a cura di Claudio D’Errico

Possibili scenari, ovvero come Cesare Cremonini vede il mondo. Tanti punti di vista in questo album, tanti colori. Il cantautore bolognese ha dedicato alla sua realizzazione energie, fatica e sacrifici, ma il risultato è davvero notevole: dai testi agli arrangiamenti. Un lavoro che effonde calore umano, vita, emozioni: una sorta fotografia termica, come in copertina.
Il brano che apre la tracklist dà il titolo all’album: “Possibili scenari”. Qui Cremonini ci conduce su sonorità assolutamente convincenti, difficili da classificare tra pop, rock e molto altro. Nell’album spicca anche Poetica: una canzone delicata e lirica, accompagnata in punta di piedi da un piano, alcune chitarre e dagli archi, scelta da Cremonini per annunciare l’uscita del nuovo lavoro. Apprezzabile il coraggio di ricorrere ad un brano così non convenzionale ed intimo: l’accoglienza del pubblico ha premiato la scelta.
Altre canzoni arricchiscono questo album tra cui Al tuo matrimonio in salsa pop-rock, e la sorprendente Kashmir-Kashmir, con richiami alla disco anni ’70. Questo brano parla di integrazione attraverso la storia di un ragazzo che – al di là della propria storia, provenienza e fede – vuole solo ballare.
Tra i tanti ritmi presenti nell’album da segnalare anche la suite finale, La macchina del tempo, una storia d’amore raccontata al contrario, dalla fine all’inizio.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Amore che torni – Negramaro
… vedi anche Sliding Doors – Peter Howitt
e leggi anche Jack Frusciante è uscito dal gruppo – Enrico Brizzi

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