Perfume Genius

Too Bright

Matador, 2014
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no family is safe when I sashay

Che il terzo album a nome Perfume Genius, Too Bright, sarebbe stato un tentativo di allontanarsi dalle opere precedenti, lo si era già capito dal singolo Queen: una delle pop song dell’anno, dall’arrangiamento scintillante – bassi imponenti ed esplosioni corali – che affrontava il gay panic prendendo l’omofobia di petto, in modo diretto e sarcastico come mai prima. Lontanissimo, per intenderci, dalla timidezza di quella All Waters in cui Mike Hadreas immaginava di stringere la mano del proprio ragazzo in una strada affollata.
Alle tenui miniature pianistiche del passato si preferiscono spesso tinte sintetiche quasi violente, canzoni pop illuminate da una visione grottesca e inquietante – il falsetto distorto di My Body, il ticchettare a orologeria di Grid, la voce che si fa strumento a fiato in I’m A Mother – che non stonerebbero in una qualsiasi pellicola di Nicolas Winding Refn. Si incontra perfino un numero come Fool: giocoso, da musical, ritmato dallo schioccare delle dita.
Con straordinaria coerenza queste canzoni vanno a inserirsi in una scaletta divisa con brani più classici, a partire da I Decline fino all’avvolgente chiusura di All Along. Proprio al centro, poi, Don’t Let Them In si spoglia di ogni cosa fino a rimanere un’eco lontana per voce e piano, immersa in un’atmosfera che fa pensare alle parole che Luca Sofri scelse per introdurre il capolavoro a fumetti di Craig Thompson, Blankets: “non è che manchino i suoni, ma proprio si sentono i silenzi: [...] silenzi nella neve, nei luoghi appena abbandonati, nel dopo dei rumori”.

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