Mastodon

Leviathan

USA, 2004
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This ivory leg is what propels me
Harpoons thrust in the sky
Aim directly for his crooked brow
And look him straight in the eye
White whale, holy grail
White whale, holy grail

Leviathan è il secondo album della band metal statunitense Mastodon.
La band unisce in questo lavoro discografico le sonorità quasi speed care ai fan dei Metallica a momenti prog che strizzano gli occhi (o meglio le orecchie) ai Rush. Si passa, da una battuta all’altra, da cavalcate funeste ed impetuose a momenti acustici e più di ampio respiro.
Il disco è un gran tributo al libro “Moby Dick” di Herman Melville; difatti ogni canzone riprende momenti e sensazioni che vengono trattati nel libro.

Il disco parte decisamente a mille con “Blood and Thunder“, forse la canzone più riuscita dell’album, che ricorda i primi lavori dei Metallica ma con sonorità più moderne. Si passa poi sempre scapocciando tra “I Am Ahab” e “Seabeast“. “Iron Tusk” e “Aqua Dementia” si stagliano talmente bene nell’immaginario del libro che sembra essere su una baleniera. Infine “Hearts Alive” è un pezzo di quasi quattordici minuti, e risulta essere il pezzo più elaborato e alto artisticamente di questo album.

I Mastodon sono un gruppo di musicisti che fanno felici sia i metallari classici, sia quelli moderni e questo album ne è la prova.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Hardwired… to Self Destruct - Metallica
leggi anche: Moby Dick – Herman Melville
guarda anche: The Terror – David Kajganich

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Propagandhi

Victory Lap

Epitaph,2017
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God, are you there? It’s me. In the denim jacket
Are you receiving my prayers through the noise and cosmic static?
God, are you there?!
Can you confirm I’m on the right goddamn planet?!

I Propagandhi sono un gruppo melodic punk hardcore canadese che si caratterizza per l’impegno politico che porta avanti con la propria musica fin dalla nascita della band dalla metà degli anni ottanta. Tornano sulla scena a settembre del 2017 con il settimo album album: Victory Lap  (Epitaph), a 5 anni dall’ultimo album studio Failed States  (Epitaph).

Dopo trent’anni di carriera, i Propagandhi, maturati e in ottima forma, ci regalano un punk melodico coinvolgente, con testi sempre molto attuali e in linea con gli avvenimenti contemporanei.
In “Victory Lap” ritroviamo saldi i temi politici e i valori fondamentali che caratterizzano da sempre testi e musica della band canadese. Non manca tuttavia una nuova ventata  di aria fresca e sonorità sperimentali rispetto al passato, dando vita a tracce che spaziano dal pop punk più soft a brani più aggressivi.
Oltre ai testi di denuncia contro  situazioni politiche del momento  e fatti di attualità, ci ritroviamo di fronte a una band che deve iniziare a fare i conti con l’età che avanza con conseguente crescita personale, aprendosi quindi ad argomenti più introspettivi, come nei due pezzi “When All Your Fears Collide” e “Nigredo” dove si affrontano esperienze traumatiche e disperazione esistenziale.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Dead Kennedys – Bedtime for Democracy
NoFx – Punk in drublic
No Use for a Name – The Feel Good Song of the Year

Leggi anche:
La Rabbia – Autori vari, tra cui Zerocalcare e Bambi Kramer
Il gruppo – Joseh O’Connor

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Morcheeba

Blaze Away

Fly Agaric Records, 2018
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Your needs are covered by me
Know that I see you weep
Our blood runs deep
Your mind could change the game
I won’t let you go insane
With severed veins

a cura di Claudio D’Errico

E’ appena uscito – dopo 5 anni di silenzio – l’album “Blaze away” della band londinese Morcheeba. Alla pubblicazione del cd, farà seguito una ricca stagione di festival, che li vedrà suonare dal vivo nel Regno Unito, in Francia ed in Germania, ma anche in Portogallo, Russia, Brasile, Cile e Argentina.

Con “Blaze Away”, i Morcheeba tornano allo stile dei primi tempi. Senza modelli predefiniti. “Essere sempre in tour in giro per il mondo, capendo cosa funziona meglio su un palco, ci ha dato la determinazione per sperimentare», dichiara Ross Godfrey, anima del gruppo. “Nella realizzazione dell’album abbiamo attinto molto alle influenze dei primi album dei Morcheeba, dal blues anni Cinquanta all’hip hop anni Novanta, passando attraverso rock psichedelico, dub reggae ed elettronica. Molte delle parti vocali sono stati registrate dal vivo, in estemporanea con ospiti quasi improvvisati”.

Nel cd si trovano tanti ingredienti diversi: da “Love Dub” al brano più funky che intitola l’album Blaze Away, alla soft Sweet L.A., alla sensuale “Paris sur Mer” che pare richiamare le vecchie canzoni di chansonniers francesi.

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche In Wonderland – Hooverphonics

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Glasvegas

EUPHORIC /// HEARTBREAK \

Columbia, 2011
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Heartbreak, I’m not holding your hand any more
Why can’t you understand?
Euphoria, take my hand
Euphoria

Right time, wrong line
Myself, I’m alien
I swear to god, lies and bad thoughts
1, 2, 3, 4, let go

Ecco i Glasvegas che dalla bruma dell’impavida Scozia riemergono per regalarci il loro secondo album, non da festival della canzone, ma intimistico.
A farla da padrone è “Euphoria, Take My Hand”, pezzo che ti si cuce addosso fino alle ossa, quasi un deliquio sonoro. Da qui parte un’indagine sugli stati d’animo, così complessi, veritieri, brutali e anche personali: ricordiamo che il front-man, James Allan, è passato per un’overdose quasi letale a fine 2009. C’è voglia di rinascita e si sente: si sussegue in una catena ininterrotta di riflessioni, mai smielate, su come coltivare al meglio la vita e affrontando anche il tema dell’omosessualità senza pietismi o déjà vu, ma con imprevedibilità e un’ingenua voglia di fare del bene. Gli undici brani hanno il culmine in Change, pezzo che non rimpiange “quello che è stato ma sarebbe potuto essere”, ma invece rivede gli eventi con equilibrio e slancio verso il futuro. Un album lustrato con U2 e Depeche Mode, che ha una chiara e propria riconoscibilità grazie alle innate capacità canore del cantante, raffinate e ricercate anche quando si scatenano in una galoppata rock.
Insomma, una cernita di emozioni, un sorso di Scottish Pop da godere stesi sull’amaca del nostro vivere migliore.

Ascolta tre brani tratti dall’album
Euphoria, Take My Hand, Whatever Hurts You Through The Night, Change

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Ultravox – A Friend I Call Desire
Cocteau Twins – Heaven Or Las Vegas
Echo & The Bunnymen – With a Hip
The Joy Formidable – Wolf’s Law
The Jesus And Mary Chain – Almost Gold

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Lissie

Castles

2018, Cooking Vinyl / Lionboy Records
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Somewhere we are together
Somewhere in the stars
Imagine we are together
in a world that isn’t ours

Lissie,  nome d’arte per Elisabeth Corrin Maurus è una cantautrice trentacinquenne dell’Illinois. Alcune sue canzoni sono comparse in serie televisive come Doctor House, Twin Peaks  e Veronica Mars, senza contare importanti collaborazioni come il duetto Losers con Robbie Williams.
Castles è il quarto album dell’artista statunitense che, dopo My wild west, lascia la California e torna alle origini della sua musica pop-folk ritirandosi nella campagna del midwest per liberare la sua arte da ciò che è superfluo ed arrivare al centro della ricerca della felicità senza frenesia.
Un lavoro sicuramente introspettivo, dai tempi dilatati e risultato di una serie di bilanci personali, da cui ripartire per il proprio futuro.
Ne esce un album in cui la voce della cantante è la parte essenziale, l’asse portante.

Ascolta tre canzoni dell’album:
Castles
Somewhere
Crazy girl 

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Lissie, My wild west
DJ Harry, All my life
Sia, 1000 forms of fear 

E leggi anche:
Jack Cheng, Arrivederci tra le stelle

E guarda anche:
Miyazaki, Il castello errante di Howl

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Ministri

Fidatevi

Woodworm, 2018
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Signore e signori, analisti e dottori, abbiamo nuovi pensieri, abbiamo nuovi dolori che non potete capire, non potete intuire, non potete sentire quindi fidatevi

Dopo due anni dall’ultimo disco, il 9 Marzo 2018 è uscito “Fidatevi” il sesto album dei Ministri,  gruppo milanese che domina da anni la scena alternative-rock italiana.
12 tracce (con una durata complessiva di circa un’ora di ascolto) per ritrovare la band in forma più che mai: la voce di Davide Autelitano (sempre inconfondibile), le chitarre di Federico Dragogna e la batteria di Michele Esposito.

Il disco si apre con“Tra Le Vite Degli Altri”, che raccontai come seguire i propri sogni nonostante le opinioni altrui. Proseguiamo nell’ascolto con “Fidatevi“, traccia che da il nome all’album, dalle sonorità stoner, per passare alla drammatica e cupa “Spettri“. “Crateri” è forse il brano con il testo più disperato ed emozionante dell’intero disco: ci racconta del dolore lacerante che si prova quando si perde qualcuno che ci lascia nel cuore dei buchi grandi come crateri. Si passa poi a pezzi dolci e sentimentali:“Tienimi che ci perdiamo” e “Mentre fa giorno”.. “Memoria breve” è una ballata malinconica, che esprime la facilità con cui si finisce per commettere gli stessi errori. Si urla e si grida di rabbia con “Usami”, mentre “Un dio da scegliere” è un pezzo (solo voce e chitarra) che mette in luce la difficoltà di trovare un senso all’esistenza, messaggio ridondante anche in“Due desideri su tre” che ci parla della nuova generazione di giovani troppo disillusi per credere nei sogni. “Nella battaglia”, si parla in maniera ruvida delle battaglie quotidiane che dobbiamo affrontare tutti ogni giorno.

Sul finale si torna a toni più leggeri con “Dimmi che cosa”, la traccia che chiude ”Fidatevi”, che cerca di lasciarci almeno una speranza per un futuro migliore.

Questi  testi che cercano di esorcizzare ansie angosce e paure dei giovani d’oggi: le nuove generazioni, che nonostante il pessimismo cosmico e l’odio che avanza bisognerebbe imparare a fidarsi.

Tre brani dell’album:
Fidatevi
Tra le vite degli altri
Crateri

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:
Terra – Le luci della centrale elettrica
Francesco Motta – La Fine dei Ventanni
Afterhours – Padania

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Eddie Vedder

Music from the Motion Picture: Into the Wild

J Records, 2007
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Leave it to me as I find a way to be Consider me a satellite for ever orbiting
I knew all the rules but the rules did not know me
Guaranteed
Chi meglio di Eddie Vedder poteva scrivere la colonna sonora per questo magnifico film? (che tra l’altro, questo è anche il suo disco d’esordio come solista!)
Le corde delle chitarre acustiche vibrano sotto gli accordi, i mandolini suonano bellissime armonie, il banjo fa assaporare le venature country e la voce canta di natura e libertà.
Il poliedrico Eddie suona tutti gli strumenti: percussioni, basso  e organo, più quelli sopracitati.
La libertà di Setting Forth combacia perfettamente con la fiducia per sè stessi di Rise. Mentre i dubbi le difficoltà vengono a galla con Long Nights Society. La natura è tutt’uno con la musica mentre si ascolta Toulumne o la primitiva The wolf.
Le due perle che narrano l’essenza della pellicola sono Hard Sun Guaranteed: l’amore per una donna e l’amore per la libertà di fondono, narrando con delicatezza la difficoltà di amare sia l’una che l’altra.L’album perfetto per un viaggio in macchina, guidando col finestrino abbassato e il gomito all’infuori.

Se ti è piaciuto leggi anche: Nelle terre estreme – Jon Krakauer
guarda anche: Into the wild – Sean Penn
ascolta anche: Ukulele Songs – Eddie Vedder

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Eels

The Deconstruction

EWorks, PIAS Recordings, 2018
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The reconstruction will begin / only when there’s nothing left

Gli Eels  sono una band indie-rock californiana fondata nel 1995 dal cantante, compositore e polistrumentista Mark Oliver Everett (figlio di Hugh Everett III, fisico teorico della teoria dei quanti), conosciuto con il nome d’arte Mr. E.

Dopo ben quattro anni dall’ultimo album degli Eels, il 6 aprile 2018 viene pubblicato il loro dodicesimo album: The Deconstruction. Come per gli album precedenti, ritroviamo nel disco le tematiche che contraddistinguono da sempre Everett, amore, dolore, famiglia (influenzate sicuramente dalle vicende drammatiche della vita privata e familiare vissute dal cantante), anche se in questo album si intravede qualche spiraglio di positività leggibili tra le righe dei 15 brani che lo compongono. Già a partire dal titolo dell’album veniamo introdotti in quelle che sarà la tematica del disco: ovvero distruggere per ricostruire. Guidati dalla voce inconfondibile di Everett  apprendiamo quanto sia necessario distruggere tutto quello che ci causa del dolore per avere una nuova possibilità di aprirci alla bellezza. Ci invita traccia dopo traccia a “smantellare” tutto ciò che ci immobilizza nei ricordi passati e non ci fanno aprire a nuove possibilità. L’album è diviso in tre parti separate da intermezzi che ci introducono alla parte successiva, quasi come se fosse un libro. Nonostante non ci siano molte variazioni sul tema trattato, l’album non risulta mai noioso grazie alla composizione dei pezzi che prevede l’alternarsi di strumenti come flauti e violini, chitarre distorte, chitarre arpeggiate, theremin e clavicembali  in grado di creare un’atmosfera decisamente coinvolgente e necessaria per rappresentare le emozioni del cantante.

“The Deconstuction”  è un album introspettivo che racconta il difficile rapporto del frontman della band con il suo tormentato background e la ricerca di un cambiamento necessario per uscire da questo tunnel di dolore. Everett ci regala un flusso di coscienza in musica che arriva direttamente a noi ascoltatori, e per molti versi, cerca di offrire anche soluzioni ai turbamenti della vita

Tre brani dell’album:
Be hurt
The Deconstruction
Bone dry

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:
Electro-Shock Blues – Eels
Shootenanny! – Eels

Guarda anche:
American Beauty

Leggi anche:
Rock, amore, morte, follia e un paio d’altre sciocchezze che i nipotini dovrebbero sapere – Mark O. Everett

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Wynton Marsalis, Eric Clapton

Wynton Marsalis and Eric Clapton Play the Blues – Live from Jazz at Lincoln Center

Reprise, 2011
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What’ll you do when you get lonely
And nobody’s waiting by your side?

Eric Clapton, ovvero “Slowhand”, “The man of the blues”, “God”, è uno dei musicisti più influenti di sempre. Nella sua lunga carriera ha suonato ogni tipo di genere musicale, sempre dando una venatura blues.
Wynton Marsalis è un trombettista jazz che ha saputo sposare perfettamente il jazz con la musica classica. È stato il primo musicista jazz a vincere il premio Pulitzer, nel 1997, con in triplo cd “Blood on the Fields”.

Questi due giganti della musica, nel 2011, hanno deciso di unirsi per un concerto all’insegna del jazz. Vengono proposti brani standard blues, ma riarrangiati in chiave jazz di New Orleans.
Ray Charles, Louis Armstrong, Howlin’ Wolf ed altri vengono ribaltati e riforniti di nuova linfa con trombe, tromboni, tastiere e clarinetti. Il grande talento dei due musicisti protagonisti viene perfettamente supportata dalla Jazz at Lincoln Center Orchestra (di cui Marsalis è direttore artistico). Un susseguirsi di virtuosismi ed improvvisazioni accompagnano l’ascolto brano dopo brano.

Il piccolo gioiello di questo album è, ancora una volta, Layla. Il famoso brano di Clapton viene suonato su insistenza della band pur non essendo in programma. Il risultato è meraviglioso: la complessità dell’arrangiamento non fa pesare la canzone, ma la veste invece di un nuovo abito che sembra fatto su misura.


Se ti è piaciuto ascolta anche: Kind of Blue – Miles Davis
Wynton Marsalis - Wynton Marsalis

Guarda anche: Midnight in Paris – Woody Allen

Leggi anche: Come il jazz può cambiarti la vita – Wynton Marsalis
L’autobiografia – Eric Clapton

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JP Cooper

Raised Under Grey Skies

2017, Island Records
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She’s on my mind, she’s on my mind
She’s on my mind, she’s on my mind
I can’t sleep at night
Cause she ain’t by my side

John Paul Cooper è un cantautore autodidatta trentenne di Manchester, che ha sorpreso per la sua voce calda e versatile. L’album d’esordio di J.P. Cooper si è fatto molto attendere, il primo contratto è del 2014, ma dopo alcuni EP, bisogna aspettare il 2017 perchè venga pubblicato Raised Under Grey Skies.

Le canzoni sono piene dei riferimenti all’Indie, al Brit-Pop e ai cori gospel, in cui lo stesso Cooper ha cantato nei primi anni di formazione.
La concezione stessa che sta alla base della sua opera è che la musica sia per l’anima: i testi delle canzoni parlano di amore, amicizia e di quanto sia difficile distaccarsi da chi si è tanto amato.

Ascolta tre brani del disco:
She’s on my mind
September song
Passport Home

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Ed Sheeran, X
Jonas Blue featuring JP Cooper, Perfect Strangers

 

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