Wynton Marsalis, Eric Clapton

Wynton Marsalis and Eric Clapton Play the Blues – Live from Jazz at Lincoln Center

Reprise, 2011
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What’ll you do when you get lonely
And nobody’s waiting by your side?

Eric Clapton, ovvero “Slowhand”, “The man of the blues”, “God”, è uno dei musicisti più influenti di sempre. Nella sua lunga carriera ha suonato ogni tipo di genere musicale, sempre dando una venatura blues.
Wynton Marsalis è un trombettista jazz che ha saputo sposare perfettamente il jazz con la musica classica. È stato il primo musicista jazz a vincere il premio Pulitzer, nel 1997, con in triplo cd “Blood on the Fields”.

Questi due giganti della musica, nel 2011, hanno deciso di unirsi per un concerto all’insegna del jazz. Vengono proposti brani standard blues, ma riarrangiati in chiave jazz di New Orleans.
Ray Charles, Louis Armstrong, Howlin’ Wolf ed altri vengono ribaltati e riforniti di nuova linfa con trombe, tromboni, tastiere e clarinetti. Il grande talento dei due musicisti protagonisti viene perfettamente supportata dalla Jazz at Lincoln Center Orchestra (di cui Marsalis è direttore artistico). Un susseguirsi di virtuosismi ed improvvisazioni accompagnano l’ascolto brano dopo brano.

Il piccolo gioiello di questo album è, ancora una volta, Layla. Il famoso brano di Clapton viene suonato su insistenza della band pur non essendo in programma. Il risultato è meraviglioso: la complessità dell’arrangiamento non fa pesare la canzone, ma la veste invece di un nuovo abito che sembra fatto su misura.


Se ti è piaciuto ascolta anche: Kind of Blue – Miles Davis
Wynton Marsalis - Wynton Marsalis

Guarda anche: Midnight in Paris – Woody Allen

Leggi anche: Come il jazz può cambiarti la vita – Wynton Marsalis
L’autobiografia – Eric Clapton

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JP Cooper

Raised Under Grey Skies

2017, Island Records
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She’s on my mind, she’s on my mind
She’s on my mind, she’s on my mind
I can’t sleep at night
Cause she ain’t by my side

John Paul Cooper è un cantautore autodidatta trentenne di Manchester, che ha sorpreso per la sua voce calda e versatile. L’album d’esordio di J.P. Cooper si è fatto molto attendere, il primo contratto è del 2014, ma dopo alcuni EP, bisogna aspettare il 2017 perchè venga pubblicato Raised Under Grey Skies.

Le canzoni sono piene dei riferimenti all’Indie, al Brit-Pop e ai cori gospel, in cui lo stesso Cooper ha cantato nei primi anni di formazione.
La concezione stessa che sta alla base della sua opera è che la musica sia per l’anima: i testi delle canzoni parlano di amore, amicizia e di quanto sia difficile distaccarsi da chi si è tanto amato.

Ascolta tre brani del disco:
She’s on my mind
September song
Passport Home

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Allora ascolta anche:
Ed Sheeran, X
Jonas Blue featuring JP Cooper, Perfect Strangers

 

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Dunk

Dunk

Sony Music, 2018
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Noi non siamo
siamo in quello che ci manca
tu lasciati tu
dunque nell’abbandono
le cose che non sono.

a cura di Claudio D’Errico

Dunk è un’eccezionale formazione costituita dai componenti di diversi gruppi musicali: Ettore e Marco Giuradei, Luca Ferrari (Verdena) e Carmelo Pipitone (Marta sui Tubi).

L’avventura dei Dunk inizia nello scorso Settembre (2017) con questo primo album che promette di non essere l’ultimo: un lavoro in cui risuonano atmosfere indie, rock e pop di alto livello.

Il mix di influenze ed esperienze dei diversi membri della band rende questo lavoro davvero interessante.
La scaletta del cd contiene undici brani.
Intro, il primo, apre ad un labirinto musicale di colori e atmosfere. Spiccano poi pezzi pregiati come Mila, E’ altro, Stradina e Noi non siamo, forse il pezzo migliore del disco.

Il viaggio si chiude con Intermezzo: l’uscita dal tunnel ed il ritorno ad una vita normale.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche La Repubblica del Sole – Ettore Giuradei

allora leggi anche L’invenzione della solitudine – Paul Auster

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Pink

Beautiful Trauma

2017, RCA Records
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 Sticks and stones they may break these bones
But then I’ll be ready, are you ready?

Dopo il successo di Greatest Hits…so far!!! del 2010, che ha decretato il punto di svolta della cantante rilanciando una carriera che sembrava in lieve flessione, e l’uscita dell’album The truth about love del 2012, Pink ritorna con un nuovo album, pubblicato ad ottobre del 2017 e preceduto dall’uscita del singolo What about us.

La prima canzone, che dà il nome al disco, si collega perfettamente alle sonorità della precedente raccolta. Nel complesso Pink ci presenta un disco energico, a tratti dance, impreziosito da alcune ballad, riuscendo a declinare la sua versatilità artistica come punto di forza.
Le tematiche presenti sono quelle care all’artista: l’amore, la rabbia e la ribellione, la volontà di lottare per ciò in cui si crede senza arrendersi.

Sito ufficiale

Ascolta tre canzoni:
Beautiful Trauma
What about us
Revenge

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Pink, The truth about love
P
ink, Greatest Hits…So Far!!!

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Davide Van de Sfroos

E sémm partii

Tarantanius, 2001
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l’inchiostro de ogni viagg l’è nel to’ saangh

Davide Van De Sfroos è un tipo un po’ strano. È un cantautore folk a cui piace parecchio anche il punk. Scrive le proprie canzoni in dialetto comasco (il laghée, per essere precisi) ed ha un talento per creare personaggi caratteristici narrando le loro tragicomiche storie.
Nel suo secondo lavoro discografico come solista, “E sémm partíi“, troviamo tutte queste sue caratteristiche.

Partendo propria dalla prima traccia, “El Bestia“, si capisce già il talento sopracitato. Un uomo burbero, sporco, vissuto sulle montagne, che quando è nato “la sciguèta l’ha vusaa e la sua mama l’è scapàda” (La civetta ha urlato e la sua mamma è scappata), ma che, innamorandosi di una fanciulla al lavatoio si rende conto che non potrà mai conquistarla perché “lei era una rosa… e lüü un mazz de  urtiigh” (Lei era una rosa, e lui un mazzo di ortiche).
Si prosegue poi tra le storie di un rapinatore disperato con “occhiali da tafano dell’autogrill di  Fiorenzuola“, ferrovieri sognatori, facchini in hotel lussuosi che trovano un amore non corrisposto, migranti che viaggiano “verso un’orizzonte con il sole al collo, dondolando sempre, ma cadendo  mai.” e un povero contadino innamorato incapace di esprimere il proprio amore, se non con i modi di un uomo semplice; ed allora “sun pioe bon de  giügà a scupa quaand te vedi giò al cunsorzio o al caamp di bucc“ (Non sono più capace di giocare a scopa quando ti vedo al consorzio o al campo di bocce).
Nell’acustica e splendida “L’omm de la tempesta si narra la vita avventurosa di un vecchio lupo di mare, che vaga per il mare senza sosta scappando dal proprio passato, finché una zingara gli preannuncia “Nareet in giir, o furestee, per tütt el muund, ma anca el muund de una quaj paart el finirà.” (Andrai in giro, o forestiero, per tutto il mondo, ma anche il mondo da qualche parte finirà.)

Canzoni che parlano di ricordi passati e viaggi futuri. Canzoni che parlano di vento libero e di situazioni senza via d’uscita. Un ultimo ammonimento di Van de Sfroos, più chiaro di tutti gli altri, arriva diretto ascoltando “Televisiòn“: ”E i naven in sö la loena e i purtàven a cà i sàss e in giir in sö la Téra segütàven a cupàss” (E andavano sulla luna e portavano a casa i sassi, ma in giro sulla Terra continuavano ad ammazzarsi.).
Dopo qualche strofa la frase si ripete, ma con una nota amara: “Perchè i nàven sö la loena e i purtàven a cà i sàss e in giir in sö la Tera segütàven a cupàss” (Perché andavano sulla luna e portavano a casa i sassi, ma in giro sulla Terra continuano ad ammazzarsi).

Se ti è piaciuto ascolta anche: Lo Sciamano – Davide Van de Sfroos
La Strade di Mieç – Luigi Maieron
Tuttapposto - 99 Posse

Guarda anche: Maidentrip - Jillian Schlesinger
Leggi anche: Le Otto Montagne – Paolo Cognetti

E consulta anche questa mappa per conoscere altri cantautori italiani che cantano nel loro dialetto e il sito www.canzoneitaliana.it

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Tori Amos

A Tori Amos collection: Tales of a Librarian

2003, Atlantic, USA
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Il 17 Novembre del 2003 la Atlantic Records rilasciava la prima ed ultima raccolta ufficiale di Tori Amos: un’artista eclettica, fuori dagli schemi, bravissima musicista e sublime autrice di canzoni che hanno fatto di lei una delle più importanti icone femminili della musica  degli  anni Novanta.

Se volessimo dire qualcosa della Amos dobbiamo partire dal fatto che è figlia di un reverendo metodista, questo perchè in buona parte dei suoi testi la cantante affronta il tema della religione, della Chiesa, dell’ipocrisia di quest’ultima, del diritto alla libertà di ciascuno di noi e soprattutto della donna.  A causa di avvenimenti molto tragici nella sua vita i suoi testi rispecchiano una ricerca non solo stilistica ma anche poetica molto profonda. Il timbro della sua voce è capace di rendere al meglio ogni emozione, dalla sofferenza, alla gioia, dall’aggressività alla dolcezza e ha un rapporto strettissimo con gli strumenti che ama suonare con passione in ogni suo live.

Dopo aver cambiato diverse case discografiche nel 2002 Tori Amos firma con la Sony la sua collaborazione più stretta e prolifica. Le canzoni contenute in Tales Of A Librarian sono i suoi successi più conosciuti ed in più ci sono la dolce Snow Cherries From France, una ballata in stile Scarlet’s Walk, che una sottile malinconia ed Angels un’altra ballata pop sullo stile della precedente accompagnata da batteria, basso, chitarra e ovviamente il suo fedele Bosendorfer. Successi immortali come Cornflake girl, Playboy Mommy,  Precius Things rimasterizzata per l’occasione, impreziosiscono una raccolta che segna la fine di un’epoca creativa per la cantautrice. Nella Special Edition di Tales Of A Librarian è presente anche un dvd che contiene tre canzoni live registrate durante il soundcheck di Welcome To Sunny Florida, il 4 Settembre 2003, tra cui: Pretty Good Year, Honey eNorthern Lad. Oltre alle versioni live sono presenti anche quelle strumentali come Mr.Zebra e Putting The Damage On.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Everythings Sucks! di Michael Mohan, Ry Russo-Young. La protagonista è una fan sfegatata della Amos.

Leggi anche:

MI chiamo Lucy Barton, Elizabeth Strouth

Ascolta anche:

PJ Harvey, Let England Shake

 

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Lorenzo Baglioni

Bella, prof!

Ridens Produzioni, 2018
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Se stai attento in classe
sei già a metà dell’opera

a cura di Claudio D’Errico

Lorenzo Baglioni, giovane cantante toscano, ha trovato la popolarità in occasione dell’ultimo Sanremo con Il congiuntivo, brano ironico e decisamente originale rispetto agli standard del palco dell’Ariston.

Questo suo primo album, “Bella, Prof”, ricorda una strana tesina di maturità, in cui le materie scolastiche vengono presentate in modo canzonatorio ed originale, riproponendo gli argomenti dell’istruzione tradizionale in chiave comica ed irriverente.

“Bella, Prof” è composto da 12 tracce dedicate a differenti temi di studio e si diverte a mescolarli ai generi musicali.
Si passa dal Trap di “Logaritmi” alla Dance di “La perifrastica passiva”. C’è poi il rap de “Il teorema di Ruffini” ed il punk per “La classificazione dei silicati”.

Chissà cosa ci proporrà per il prossimo album Lorenzo?
Siamo a vedere se resterà sempre tra i banchi di scuola, questa volta come ripetente!

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Secondo me – Mircoeilcane

e guarda anche La classe – Laurent Cantet

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Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
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Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einaudi – Divenire
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure
Ludovico Einaudi – In a time lapse

… e leggi anche
La pianista – Elfriede Jelinek
Alessandro Baricco – Novecento
Manuela Stefani – La stanza del pianoforte

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore
Il pianista – Roman Polanski

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Lord Huron

Strange Trails

Iamsound, 2015
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I’m leaving this place behind
And i’m heading out on the road tonight
I’m off for the winter lands
Where i’m known to have taught you to stand
Before…

Strange Trails è il secondo album (Iamsound Records, 2015) della band americana indie-folk Lord Huron (il loro primo  l’album è Lonesome Dreams del 2012). Già a partire dalla copertina di Strange Trails, che ricorda quella di un vecchio disco, ci si immerge in una malinconica atmosfera pronti ad affrontare un viaggio attraverso terre selvagge alla ricerca di qualcosa fuori e dentro se stessi. L’album  composto da 14 tracce, narra brevi racconti di vita e d’amore che colpiscono dritto al cuore, senza inutili giri di parole, travolgendo e risvegliando i sentimenti più profondi grazie alla voce dolce e intensa, del leader della band, Ben Schneider, solitario menestrello di un libro senza tempo. Apre l’album la traccia “Love Like Ghosts” dove il cantante racconta la storia di un uomo che ha perso il suo amore ed è ossessionato dai fantasmi del suo ricordo. Ci soffermiamo poi su “Hurricane (Johnnie’s Theme)” che con la sua melodia graffiante ci riporta direttamente agli anni cinquanta. “I get a thrill outta playing with fire / ‘Cause you hold your life when you hold that flame”.
In “La Belle Fleur Sauvage“, si parla dell’amore provato per una donna bellissima e del sogno di poterla trovare al proprio fianco.
Fool for Love” si tinge di tinte più romantiche che ricordano le ballate di Bruce Springsteen con quella punta di  ottimismo che riequilibra in maniera divina il sapore malinconico del disco.
Torniamo a  farci cullare dalla malinconia con la canzone in stile vecchio West “The World Ender“.
Ci perdiamo nella selva  oscura  in ”Meet Me in the Woods, dove vengono  affrontati i demoni di un mondo sconosciuto e inquietante radicato misteriosamente dentro la nostra anima, “The truth is stranger than my own worst dreams”.

Chiude l’album la canzone “The Night We Met“, che troviamo in un episodio della famosa serie prodotta da Netflix “13 Reasons Why” perfettamente adatta al “mood” della serie tv. La canzone si apre con una chitarra lenta e una voce dolce per poi scoppiare in un ritornello disperato “I had all and then most of you, some and now none of you take me back to the night we met

Strange Trails è incantevole, ci porta in un mondo malinconico dal gusto incredibilmente “dolceamaro”, rendendolo l’album perfetto per chi ama l’avventura  fuori e dentro di sé.
Consigliato ai fan di “13” e a tutti i romantici vagabondi.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Born to run – Bruce Springsteen
Mumford & Sons – Babel
Bon Iver, For Emma, Forever Ago

… Leggi anche
13 di Jay Asher

…Guarda anche
Thirteen Reasons Why

 

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Maisie

Maledette rockstar

Snowdonia, 2018
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Noi non abbiamo bisogno di ideologie
Noi non abbiamo bisogno di sindacati
De posto fisso, di case discografiche, di sale cinematografiche
E meno che mai di Dio
Ci siamo sbarazzati di questo vecchiume
Non riposiamoci allora sugli allori,
c’è ancora tanto da fare
non è bellissimo questo mondo nuovo che stiamo costruendo
così efficiente e tecnologico, pieno di opportunità

a cura di Claudio D’Errico

Un disco decisamente poco classificabile, “Maledette rockstar”, non facile, tagliente.
Un progetto eccentrico realizzato dai Maisie – band italiana con 20 anni di storia alle spalle – con il supporto di tanti artisti, guidati dal duo Alberto Scotti e Cinzia La Fauci.

Un album dedicato appunto alla scomparsa delle rockstar, che regala pezzi a volte del tutto politicamente scorretti, come Sono sempre i migliori che se ne vanno dedicata a De Andrè, Gaber e Battisti.

Alcuni brani paiono quasi chiacchiere da bar musicate. Nel complesso danno vita ad una sorta di musical, con tanto di attori in scena a cantare pezzi sempre diversi, tra rock e punk.
Le trentuno canzoni proposte dai Maisie sono colorate fluo, ironiche e critiche verso la società dell’ultimo decennio.
Numerose nell’album le citazioni di brani noti: “Benvenuti in paradiso”, “Dio è morto”, “Siamo solo noi” e “La Canzone di Marinella”, giusto per citarne alcuni.
Un prodotto musicale straripante che come un farmaco si consiglia di assumere a piccole dosi.

Ti è piaciuto questo album? Allora guarda anche Woodstock: tre giorni di pace, amore e musica

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