Maneskin

Chosen

2017
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I started when I was 17 and now I’m here brah
you don’t even know what it means so let me explain yah
I go far very far from my dreams and now I believe ya
but I don’t need no money in my jeans to be an artist

a cura di Claudio D’Errico

Maneskin, la band romana arrivata in finale a X Factor, composta da ragazzi di età compresa tra i 16 e i 18 anni, è la rivelazione discografica di questi ultimi mesi.
Il loro primo ed unico album “Chosen” sembra il prodotto di una rock band di caratura internazionale. Eppure sono ragazzi ancora alle prese con i problemi quotidiani della scuola ed una maturità da affrontare.
Tuttavia ora come un treno a grande velocità, il successo è esploso loro tra le mani, proiettandoli verso una fama della quale forse non si rendono ancora conto.
Maneskin in danese significa ‘chiaro di luna’ ed è il nome scelto da Victoria, la bionda bassista che vanta origini danesi.
“Vogliamo distinguerci” amano ripetere, “abbiamo partecipato a X Factor per farci conoscere” ed ora tutto si attua, probabilmente oltre le loro più rosee aspettative.
Ma veniamo all’album “Chosen”, un piccolo gioiello ove l’energia e il carisma del frontman Damiano conquistano dalle prime note. Ritmo e rock trascinano e non lasciano indifferenti.
Un prodotto eccentrico, in cui la voce di Damiano guida con sprezzante irriverenza.
L’album contiene la cover “Beggin” ed altri inediti interpretati sempre a gran ritmo ed energia.
La sensazione è che i Maneskin abbiano appena iniziato il loro viaggio musicale verso un futuro sicuramente pieno di buone premesse.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Back to the future – Soul System

e guarda anche
The School of Rock – Richard Linklater
Leningrad Cowboys go America – Aki Karusmaki

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Dean Lewis

Same Kind Of Different

2017, Island records
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Through the wind
Down to the place we used to lay when we were kids
Memories of a stolen place
Caught in the silence
An echo lost in space

Dean Lewis è un giovane cantautore australiano originario di Sidney che si è affermato sulla scena musicale internazionale fin dal suo primo singolo, Waves, pubblicato il 7 aprile del 2017 e seguito dall’album Same Kind Of Different che, dall’uscita il 12 maggio 2017, ha già collezionato cinque nominations Aria Award.

Da questo Ep di sei canzoni sono stati tratti tre singoli: Waves, inserita come colonna sonora in alcune serie televisive come per esempio Suits, Riverdale e Shadowhunters; Need you now e Lose my mind.

Le canzoni sono contraddistinte dall’attenzione ai testi, che si presentano quasi come versi poetici, perfettamente incastonati in una melodia malinconica ma al tempo stesso ritmata.
Anche la versione acustica dell’album, pubblicata lo scorso novembre, ha riscosso un successo degno di nota.

Ascolta tre brani dell’album:
Waves
Lose my mind 
Chemicals (acustica)

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Aurora, All my demons greeting me as a friend
Train, Drops of Jupiter
The Wind and The Wave, Chasing Cars

E guarda anche:
Shadowhunters

 

 

 

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Imany

Shape of a Broken Heart

2011, Time Records
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It breaks my heart ‘cos I know you’re the one for me
Don’t you feel sad that never was a story obviously
it’ll never be And you will never know I will never show

Nadia Mladjao, modella francese originaria delle isole Comore dismette nel 2011 i panni dell’alta moda per recarsi a Parigi e dare una svolta alla propria vita artistica. Dopo sette anni passati a New York in qualità di top model vola in Europa con  una demo autoprodotta che contiene sei dei suoi brani – e la sua nuova identità: da Nadia Mladjao a Imany, cantautrice con una splendida voce unica al mondo.

Il produttore Malick N’Diaye  le propone subito un contratto per un disco. E nasce così Shape of a Broken Heart, album di debutto che contiene il singolo  You Will Never Know che le regala un successo immediato e planetario. Imany si distingue per quel tocco di soul che le dona un’espressione vellutata e fluida, ma soprattutto per un grande controllo vocale, che le permette di essere sempre precisa e misurata in tutte le espressioni.

Imany ricorda moltissimo la voce con la quale si è fatta conoscere Tracy Chapman,  quella impostazione leggera e soul all’epoca sconosciuta. In Pray for Help Imany dà dimostrazione della versatilità e dell’estensione della sua voce. Brani che sfilano uno dietro l’altro, sempre con la chitarra come accompagnamento, nei quali esplora le possibilità musicali, passando da Shape of a Broken heart, l’intensa ballad che dà il titolo all’album, alle suggestioni retrò di Kisses in the Dark e Slow Down.

Se ti è piaciuto questo disco ascolta anche il suo ultimo disco: The Wrong kind of war 

Leggi anche: K.L. Going , Una voce di piombo e oro 

Guarda anche:  Il diritto di contare Theodore Melfi 

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Lindsey Stirling

Lindsey Stirling

Bridge Tone, 2012
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Lindsey Stirling è una vera e propria artista in tutti i sensi ed ha uno stile e una tecnica tutta sua: è riuscita a fondere il suono del violino e il timbro della musica classica all’elettronica moderna e all’hip hop, accompagnandolo con coreografie eseguite da lei stessa.
[ Mariano Trissati ]

Lindsey Stirling prima ancora di essere un’artista, è un folletto.
Sembra un personaggio uscito da un manga giapponese: quando si esibisce balla e saltella sul palcoscenico per tutta la durata dello spettacolo, si contorce in mille moine in una maniera tale che si fatica a capire se sia reale o sia un artefatto di gommapiuma.
Lei è una scenografia vivente.
Dopo questo si nota e ci si compiace di quanto sia virtuosa col violino, pare un’estensione di lei: in questo album eponimo è un brivido costante la bravura con la quale imbastisce note e sensazioni, melodie e stati d’animo.
Lindsey ha creato qualcosa di veramente unico, raffinato, che strizza l’occhio alla musica classica unendo però tutta la forza della musica contemporanea con spruzzate di elettronica, ritmi dance, dubstep.
Insomma crossover, ma di classe.
Non annoia nei live, anzi, si ascolta piacevolmente nella nostra sala audio privata; si potrebbe forse obbiettare che forse è ancora un’artista un poco di nicchia.
Ma crediamo resterà tale ancora per poco.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Electric Daisy Violin, Minimal Beat, Crystallize.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
David Garrett – Rock Symphonies
Vanessa Mae – Storm (Vivaldi Techno)
Valentina Giovagnini – Il passo silenzioso della neve

… e leggi anche
Paolo D’Antonio – Paganini
Enzo Porta – Il violino nella storia
Uto Ughi – Quel diavolo di un trillo

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
Milos forman – Amadeus

… e visita anche
Il Museo del Violino di Cremona

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Cesare Cremonini

Possibili scenari

Trecuori, 2017
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Dalle ultime ricerche di mercato
Si dice che la gioia è ancora tutta da inventare
E poi succede che ci sentiamo bene
Senza nessun perché

a cura di Claudio D’Errico

Possibili scenari, ovvero come Cesare Cremonini vede il mondo. Tanti punti di vista in questo album, tanti colori. Il cantautore bolognese ha dedicato alla sua realizzazione energie, fatica e sacrifici, ma il risultato è davvero notevole: dai testi agli arrangiamenti. Un lavoro che effonde calore umano, vita, emozioni: una sorta fotografia termica, come in copertina.
Il brano che apre la tracklist dà il titolo all’album: “Possibili scenari”. Qui Cremonini ci conduce su sonorità assolutamente convincenti, difficili da classificare tra pop, rock e molto altro. Nell’album spicca anche Poetica: una canzone delicata e lirica, accompagnata in punta di piedi da un piano, alcune chitarre e dagli archi, scelta da Cremonini per annunciare l’uscita del nuovo lavoro. Apprezzabile il coraggio di ricorrere ad un brano così non convenzionale ed intimo: l’accoglienza del pubblico ha premiato la scelta.
Altre canzoni arricchiscono questo album tra cui Al tuo matrimonio in salsa pop-rock, e la sorprendente Kashmir-Kashmir, con richiami alla disco anni ’70. Questo brano parla di integrazione attraverso la storia di un ragazzo che – al di là della propria storia, provenienza e fede – vuole solo ballare.
Tra i tanti ritmi presenti nell’album da segnalare anche la suite finale, La macchina del tempo, una storia d’amore raccontata al contrario, dalla fine all’inizio.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Amore che torni – Negramaro
… vedi anche Sliding Doors – Peter Howitt
e leggi anche Jack Frusciante è uscito dal gruppo – Enrico Brizzi

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The Clash

London Calling

Epic
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London calling to the faraway towns
Now war is declared and battle come down
London calling to the underworld
Come out of the cupboard, you boys and girls
London calling, now don’t look to us
Phony Beatlemania has bitten the dust
London calling, see we ain’t got no swing
‘Cept for the ring of that truncheon thing

London Calling è il quarto album della popolare band punk The Clash.
L’album, per la precisione doppio, spicca per la sua complessità compositiva ed eterogeneità dei brani; nessun brano può essere classificato come puro punk (come ad esempio lo erano i Sex Pistol), ma ogni brano ha un suo ramo compositivo e sonoro che attinge da vari generi: lo Ska di Rudie Can’t Fail, il Pop di Lost in the supermarket, il Reggae di The Guns of Brixton, spaziando poi dal jazz al Rhythm and Blues, toccando punte qualitative elevatissime con London Calling e Train in Vain.

Il cantante, chitarrista e compositore Joe Strummer, coadiuvato dall’altro chitarrista Mick Jones, crea un capolavoro universalmente riconosciuto, facendolo entrare a pieno diritto nell’Olimpo degli artisti immortali: ogni canzone è ben identificabile, ognuna con un ritornello azzeccatissimo, testi profondi e di protesta, suonata da musicisti ottimi che sperimentano col punk come non succederà più.
La vera ciliegina sulla torta è la cover dall’album: una foto del bassista Paul Simonon che sfascia il proprio strumento durante un concerto a New York; foto che verrà poi definita “La più grande fotografia rock di tutti i tempi”.
Molto Punk.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Rocket to Russia – Ramones
Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols – Sex Pistol
Raw Power – The Stooges

Leggi anche: La Rabbia (Fumetto) – Autori vari, tra cui Zerocalcare e Bambi Kramer

Vedi anche: Stranger Things – Matt e Ross Duffer

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Samuele Bersani

Che vita!

2002, Ricordi
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Potrei ma non voglio fidarmi di te
io non ti conosco e in fondo non c’è
in quello che dici qualcosa che pensi
sei solo la copia di mille riassunti

Nel panorama del cantautorato italiano degli anni Novanta, sicuramente un posto di rilievo spetta a Samuele Bersani.
Artista eclettico e fuori dagli schemi, la vera forza del suo successo risiede proprio nelle parole, nei testi delle canzoni oltre ovviamente alla loro musicalità. Ciò che è peculiare delle sua canzoni è la capacità di creare un microuniverso personale, ma condivisibile da chiunque in cui ogni parola si incastra come le tessere di un mosaico.
Non a caso, il suo mentore è stato nientemeno che Lucio Dalla, con cui Bersani ha scritto Canzone, che della propria particolarità aveva fatto un elemento di forza.

La raccolta Che Vita riunisce i maggiori successi di Bersani pubblicati nei primi quattro album, con l’aggiunta di tre inediti: Che vita!Milingo e Le mie parole, una cover di Pacifico.

Dopo aver ascoltato l’album,vi ritroverete a canticchiare durante la giornata i ritornelli di canzoni come Freak o Coccodrilli; altre sono poesia in musica come Giudizi universali o Spaccacuore, interpretata anche da Laura Pausini.

Sito ufficiale

Ascolta tre canzoni:
Giudizi universali
Pescatore di asterischi
Coccodrilli

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Lucio Dalla, Canzone
Samuele Bersani-Pacifico-Guccini, Le storie che non conosci

E leggi anche:
Marco Ranaldi, Chiedi un autografo all’assassino

E guarda anche:
Enzo D’Alò, La gabbianella e il gatto

 

 

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Eddie Vedder

Ukulele Songs

Monkeywrench Records, 2011
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I wanna shake, I wanna wind out
I wanna leave this mind and shout
I’ve lived all these lives
Like an ocean in disguise
I won’t live forever
Oh, you can’t keep me here

Eddie Vedder, storico cantante dei Pearl Jam, dopo essersi cimentato nel suo primo ottimo album solista, ci riprova quattro anni dopo, sorprendendo un po’ tutti.
Ukulele Songs è un bel tributo che il cantautore americano fa rispetto ad uno strumento spesso sottovalutato; l’ukulele uno se lo immagina suonato solo da hawaiani con le collane di fiori al collo, mentre sempre più artisti internazionali lo stanno riscoprendo e usando per i più disparati motivi. E questo lavoro ne è un chiaro esempio.

L’album si alterna tra canzoni più vivaci e movimentate, come Can’t Keep, a canzoni più lente e sentite, come Sleeping by Myself, passando per piccoli capolavori come Broken Heart o Longing to Belong. La voce di Eddie si sposa perfettamente con il suono dell’ukulele, creando una bella atmosfera folk intima e molto personale; l’ennesima (e molto originale) prova di un grande artista che non sbaglia un colpo.

Link di Ukulele Songs su Spotify

Se ti è piaciuto ascolta anche: Colonna sonora di Into the Wild – Eddie Vedder
guarda anche: Captain Fantastic – Matt Ross
leggi anche: Le Otto Montagne – Paolo Cognetti

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ACϟDC

Back in Black

1980, Atco Records
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Back in black
I hit the sack
I’ve been too long I’m glad to be back
Yes, I’m let loose
From the noose
That’s kept me hanging about
I’ve been looking at the sky
‘Cause it’s gettin’ me high
Forget the hearse ’cause I never die
I got nine lives
Cat’s eyes
Abusin’ every one of them and running wild

Il riff della title track Back in Black è uno dei mirabili capolavori di Malcolm Youngscomparso sabato 18 novembre 2017, a soli 64 anni.
Lui e la sua chitarra ritmica, Brian Johnson e la sua voce, Angus Young e la sua chitarra solista, Cliff Williams e il suo basso, Phil Rudd e la sua batteria hanno creato 10 tracce entrate nella leggenda e di conseguenza hanno creato l’album capolavoro degli ACϟDC, indiscutibilmente il miglior album della loro carriera.
Questi “terribili ragazzi” sono sempre stati dei mostri musicali nel creare canzoni dal grande ritmo e in quest’album hanno portato la creazione a livelli mai visti.
Spudoratamente meraviglioso il cantato, con quella voce cartavetrata di Brian, accattivante ed umoristica al tempo stesso, con tratti perfino in tonalità blues.
Si potrebbe concludere dicendo che gli ACϟDC siano la band migliore del mondo (sarebbe sbagliato?) oppure si potrebbe concludere che questo lavoro è un punto di riferimento definitivo nella storia dell’hard rock, un classico indiscusso ed indiscutibile (non sarebbe sbagliato)…
…non si concluderà in nessun modo: la loro musica è infinita e tale continuerà a risuonare.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Back to Black, Hells Bells, You Shook Me All Night Long

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Album degli ACϟDC presenti in Opac RBBC
Motorhead – Ace of Spades
Alice Cooper – Trash
Metallica – Metallica (Black Album)

… e leggi anche
Phil Sutcliffe – ACϟDC
Jesse Fink – La dinastia Young
Murray Engleheart : Arnaud Duriex – ACϟDC

… e guarda anche
Concerti degli ACϟDC presenti in Opac RBBC

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Miles Davis

Kind of Blue

Columbia Records - 1959
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Miles Davis è un trombettista jazz considerato come uno dei musicisti più influenti del XX secolo. Dotato di uno stile subito riconoscibile, è stato per tre decadi punto chiave dell’evoluzione del jazz. Dopo essere stato parte della rivoluzione bebop, fu ideatore di parecchi stili jezzistici; la sua fama e influenza si sono estese a tutti i generi musicali che gli sono susseguiti, partendo dal rap e arrivando al rock.

Nel 1959 esce Kind of Blue, considerato il suo capolavoro. Grazie ad una formazione senza eguali (Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Jimmy Cobb e Paul Chambers), le sei tracce presenti sull’album sono ognuna considerata un piccolo capolavoro musicale. Particolare è anche il metodo di registrazione: infatti, i brani non furono mai provati dai musicisti, che invece al momento di registrare avevano solo ricevuto da Davis delle linee guida da seguire. Nonostante questo, la grande fluidità con qui i brani scorrono è davvero unica.

Un grande album, immenso.
Consigliato soprattutto ai neofiti che vogliono avvicinarsi al jazz, o solamente a quelli che non l’hanno mai ascoltato, o a quelli a cui non piace. Nonostante un orecchio attento riesca a cogliere tantissimi passaggi di eccelsa qualità, Kind of Blue si presta anche a chi non è ferrato in campo musicale o a chi vuole solo un sottofondo musicale.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Giant Steps – John Coltrane
leggi anche: Kind of Blue – Ashley Kahn
guarda anche: La La Land – Damien Chazelle

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