Metallica

Metallica (Black Album)

Elektra Records, 1991
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So close, no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Dopo dieci anni di attività, quattro album uno più bello dell’altro con cui hanno fatto nascere un genere, i Metallica non sono ancora contenti, e vogliono osare di più.
Con una produzione travagliata, complice il nuovo produttore Bob Rock, il perfezionismo dei Metallica e i tempi che correvano per la musica metal, il gruppo viene sfibrato di ogni forza personale, ma il risultato è uno dei migliori album di sempre.

Lasciandosi alle spalle il Thrash Metal che li ha sempre caratterizzati, le canzoni di questo album risultano molto più mature e studiate. Basti vedere la prima traccia Enter Sandman, diventata ormai un loro classico, o la ballad amata/odiata Nothing Else Matters, con arpeggi di chitarra molto efficaci e linee vocali davvero ben eseguite.
I bpm elevatissimi sono ormai un ricordo, e Sad but True è lì per ricordarlo: pesantissima e lentissima, si riconosce immediatamente per il suo ritmo sincopato.
Le sperimentazioni si fanno particolarmente sentire con Wherever I May Roam, che si apre con un riff di Sitar, per poi essere riproposto in chiave Metal.
Molti brani si caratterizzano anche per i testi ricercati e più adulti, come per The God That Failed che parla dei complicati rapporti del cantante James Hatfield e la religione, o la già nominata Nothing Else Matters.

Nel complesso questo è un album che eccelle in ogni campo.
Odiato perché ritenuto un tradimento dai metallari della vecchia guardia o perché è l’inizio di quello che sarà il periodo più mediocre della band; amato perché le canzoni sono eccezionali e registrate con una qualità superlativa.
Comunque sia, non si può non ascoltarlo almeno una volta, perché la storia della musica passa anche da qua.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Hardwired… To Self-Destruct – Metallica
Leggi anche: Per chi suona la campana – Ernest Hemingway
Vedi anche: A Year And A Half In The Life of Metallica

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Francesco De Gregori

Il bandito e il campione

1993, Serraglio Edizioni
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Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni e nelle pieghe della mano,
una linea che gira
e lui risponde serio “E’ mia”;
sottintende la vita.
E la fine del discorso la conosci già,
era acqua corrente un po’ di tempo fa
e ora si è fermata qua.
(Pezzi di vetro)

Il bandito e il campione prende il proprio nome dal brano scritto da Luigi Grechi, dedicato alla storia di Sante Pollastri e Costante Girardengo, amici d’infanzia che si trovano a percorrere strade molto diverse: mentre il primo diventerà un fuorilegge, il secondo sarà destinato ad una brillante carriera nel ciclismo.

L’album contiene 19 tracce registrate durante il tour del 1993 di Francesco De Gregori attraverso l’Italia. Si tratta di alcune tra le canzoni più note dell’artista a cui sono affiancate due cover: Vita spericolata di Vasco Rossi e Sfiorisci bel fiore di Enzo Jannacci.

Trovano qui posto Titanic e I muscoli del capitano, due delle canzoni della trilogia sul Titanic, originalmente contenute nell’album che prende il nome dallo sfortunato transatlantico (manca L’abbigliamento di un fuochista) e alcuni tra i brani romantici più significativi di De Gregori, come la bellissima Pezzi di vetro.

Come sempre avviene con i lavori di questo artista, ogni testo è una descrizione vivissima e dettagliata di una storia dalla forte valenza simbolica.

Niente riesce a rendere in modo più efficace l’atmosfera di questo album delle parole di De Gregori stesso:
“Un disco dal vivo in fondo è quanto di meno definito e definitivo possa pubblicare un autore di canzoni. O un cantante. Non un’antologia, non un riepilogo; né tanto meno, un autoritratto; solo il maldestro tentativo di fermare qualcosa che col passare del tempo (nei mesi e negli anni, ma anche sera dopo sera) si modifica continuamente, sfugge, si disperde, ritorna. Le canzoni cambiano nella testa di chi le ha scritte molto di più e molto più velocemente di quanto non accada nella memoria di chi le ascolta. Questo disco, perciò, potrebbe essere paragonato in qualche modo ad una foto perfettamente a fuoco ma anche perfettamente mossa. O ad uno specchio in movimento. E al suo autore non resta che correre il rischio, come capitò ad Alice nel Paese delle Meraviglie, di passare involontariamente attraverso questo specchio nel quale (lo giura) ha soltanto desiderato vedere per un attimo il proprio riflesso.”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
gli altri album di Francesco De Gregori

… leggi anche…
I luoghi più lontani- Per Petterson
La ragazza delle arance- Jostein Gaarder
Mi chiamo Lucy Barton- Elizabeth Strout

..e guarda anche…
Brooklyn- John Crowley

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Led Zeppelin

Led Zeppelin IV – Led Zeppelin

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When all are one and one is all
To be a rock and not to roll.
And she’s buying a stairway to heaven.

I primi due album hanno creato un genere musicale.
Il terzo è esattamente il loro opposto.
Tutti e tre sono uno più bello dell’altro, ma i Led Zeppelin non sono ancora contenti. Vogliono ancora cercare di creare l’album perfetto.
E registrano il loro quarto.
Non gli danno neanche un nome. Verrà chiamato in tanti modi differenti dai fan.
Non mettono neanche il nome della band in copertina.
Sarà infarcito di messaggi, stranezze, simboli e metafore, musicali e non.
Sarà anche oggetto di pesanti critiche per presunti messaggi satanici.
L’apice della più grande rock band di sempre è raggiunto qui.

IV si apre con Black Dog, un hard-blues tutto accelera e frena con la voce di Plant che riempie bene le orecchie e prosegue con Rock and Roll, il brano che tira avanti come un treno grazie alla batteria di Bonham che non si riposa neanche un secondo.
Si passa poi alla tranquilla The Battle of Evermore, un bellissimo brano folkeggiante incorniciato da mandolini con testi che richiamano le ambientazioni Tolkeniane, che lascia il posto alla ormai tanto agognata e mai raggiunta artisticamente Stairway to Heaven: l’apice della musica rock in otto minuti. (Vi linko anche la versione delle Heart che hanno suonato in onore ai Zeppelelin al Kennedy Center Honors: ascoltala premendo qui)
Con Misty Mountain Hop John Paul Jones mette in mostra il suo polistrumentismo passando alle tastiere, mentre in Four Sticks è Bonham a sperimentare, usando quattro bacchette della batteria invece delle canoniche due.
Con Going to California si ritorna alle sonorità folk e a dediche a Joni Mitchell, mentre When the Levee Breaks, che conclude l’album, vede la batteria perfettamente ispirata di Bonham che spiana la via per l’ultima canzone di questo album capolavoro.

Da qui in poi i Led Zeppelin continueranno a sfornare ottimi album, senza mai però riuscire ad eguagliare la bellezza e l’importanza del loro quarto lavoro.
E noi rockettari stiamo ancora aspettando chi sarà in grado di farlo.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin, Led Zeppelin II, Led Zeppelin III

Guarda anche: The Song Remains the Same, Led Zeppelin

Leggi anche: Mattatoio n. 5 o la Crociata dei Bambini, Kurt Vonnegut

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Depeche Mode

Spirit

Sony BMG, 2017
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You’ve been kept down
You’ve been pushed ’round
You’ve been lied to
You’ve been fed truths
Who’s making your decisions?
You or your religion
Your government, your countries
You patriotic junkies

Where’s the revolution
Come on, people
You’re letting me down
Where’s the revolution
Come on, people
You’re letting me down

Bentornati Depeche Mode.
Bentornata atmosfera elettronica potente, stratificata: grassi turbinii di bassi evocativi, spettacolari beat su più registri e naturalmente sintetizzatori e campionatori a go-go che fanno erompere carezze per le orecchie. Sperimentale come sempre.
Bentornate alle canzoni che sembrano parlano direttamente a chi ascolta: a volte ambigue, a volte dirette, a volte arrabbiate. Personalità si intrecciano e si mescolano tra i brani, dicono quello che devono dire senza mezzi termini, mai fuori luogo perfino quando paiono protestare contro il vuoto evocativo della vita stessa. È chiaro il loro pensiero e anche il suo contrario, le loro verità e le loro antitesi.
Bentornata alla pirotecnica attenzione compositiva costante e quasi maniacale, ben intessuta e furibonda di un impasto sonoro talvolta imprevedibile: ti si cuce addosso fino alle ossa, quasi un deliquio sonoro.
Bentornata alla voglia di rinascita, si sussegue in una catena ininterrotta di indagini sugli stati d’animo, così complessi, veritieri, brutali, personali, imprevedibili. Ci si rivede negli eventi con equilibrio e slancio verso il futuro
Bentornati Depeche Mode.
…ah! L’ho già scritto?

Ascolta quattro brani tratti dall’album
Where’s the Revolution, Scum, Poison Heart, So Much Love

Ascolta i remixes
Where´s The Revolution (Dominatrix Remix)
Scum (Difference electric remix)
Poison Heart (Tripped Mix)
So Much Love (Master Beat Remix)

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Album dei Depeche Mode
Wicked Expectation – Visions
Royksopp – Melody A.M.

… e leggi anche
Jonathan Miller, Jonathan – Stripped : i Depeche Mode messi a nudo
Laura Gerevasi – Le canzoni dei Depeche Mode

… e guarda anche
Depeche Mode. 101
Depeche Mode – Touring the angel

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Led Zeppelin

Led Zeppelin III

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We come from the land of the ice and snow,
From the midnight sun where the hot springs blow
The hammer of the gods
Will drive our ships to new lands,
To fight the horde, singing and crying,
Valhalla, I am coming.

Dopo due album pubblicati uno dopo l’altro e una tournée di 15 mesi, i Led Zeppelin decidono di respirare e rilassarsi.
Mentre John Bonham e John Paul Jones passano le vacanze in famiglia, Robert Plant e Jimmy Page decidono di prendersi una vacanza presso lo sperduto villaggio di Bron-Yr-Aur, in Galles. L’ispirazione dei due musicisti però non dà loro tregua, e in poco tempo compongono e registrano quello che sarà l’esoscheletro del terzo album dei Led Zeppelin: data la mancanza di elettricità nella casa dove soggiornavano, Plant e Page furono costretti a riscoprire le chitarre acustiche, il banjo, il mandolino, il contrabbasso e, in generale, la cultura folk.

L’album però si apre con una canzone che definirla rock è ancora troppo poco: Immigrant Song è un brano che pone le basi per la nascita del Thrash Metal circa un decennio dopo: veloce e diretta, giusto un paio di accordi e testi che parlano di vichinghi urlati nel microfono: perfetto.
Friends e Celebration Day iniziano a far assaporare la campagna del Galles.
La canzone successiva è il vero capolavoro del gruppo (me ne perdoni Stairway to Heaven): Since i’ve Been Loving You. Un blues di quelli lenti, struggenti e nostalgici che fanno venire i brividi; uno degli assoli di chitarra più belli di sempre; tutti e quattro i Led Zeppelin nella miglior forma possibile che fanno incantare chiunque ascolti questa canzone. Un gioiello.
Gallows Pole, canzone tradizionale riarrangiata, precede Tangerine, dolcissima ballata che fa innamorare.
Ancor più delicata è la seguente That’s the Way; Bron-Y-Aur Stomp è un festoso tributo di Plant al paese di campagna, mentre Hats Off to (Roy) Harper chiude l’album con il blues che i Zeppelin amano tanto.

Ultimo album dei Zeppelin prima del capolavoro, che riunirà in 8 canzoni il meglio dei tre album precedenti.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin II, Led Zeppelin
Guarda anche: Into the Wild, Sean Penn
Leggi anche: Uomini e topi, John Steinbeck

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Mannarino

Apriti Cielo

Unversal Music Italia, 2017
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Ma come sei finita, amore all’incontrario?
È così che tu te chiami per davvero:
eri giovane e ridevi della vita,
poi hai creduto alla bucia de un mercante forestiero
e der magnaccia de la compagnia

a cura di Claudio D’Errico

Con Apriti Cielo Mannarino, giovane cantautore, inizia un nuovo viaggio musicale che parte dalle sua città di origine, Roma. L’album si apre con sonorità da film western un po’ decadente, segno di nostalgia del proprio glorioso passato.
Il cd si presenta come la valigia di un viaggiatore, che contiene ricordi di paesi lontani e malinconici.
Il percorso prende avvio da Roma, per poi allontanarsi su ritmi diversi e melodie dal sapore a tratti sudamericano (Arca di Noè Babablù, “Vivo”).
In fondo alla valigia del viaggio si trovano autentiche perle come “Le rane”, ballata dall’atmosfera country.
Chiudendo gli occhi durante l’ascolto del brano “La frontiera” pare di vivere la scena di un film western, ispirata alle composizioni di Morricone per Sergio Leone.
Divertente è l’evoluzione del testo in “Gandhi”: si parte con un blues sonnecchiante e si prosegue in un crescendo che sfocia in un finale teatrale, di effetto.
Mannarino termina il suo viaggio con Un’Estate, canzone piena di nostalgia per la sua terra ed i parenti lontani.

Se ti piace allora guarda Il buono, il brutto, il cattivo – Sergio Leone

Se ti piace allora ascolta Marinai, profeti e balene – Vinicio Capossela

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Led Zeppelin

Led Zeppelin II

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If the sun refused to shine, I would still be loving you.
When mountains crumble to the sea, there will still be you and me.

Esiste un attacco migliore per un album del riff di chitarra di Whole Lotta Love?
Se esiste, io non l’ho ancora trovato.

Dopo l’entusiasmante debutto, i Led Zeppelin vengono costretti dalla casa discografica a registrare un secondo album, tra una pausa del tour e l’altra, di città in città. Il risultato è considerato, ancor più del primo, una pietra miliare nella musica.
Whole Lotta Love è una delle grandi canzoni rock, di quelle immortali, di quelle che hanno chiarito la stessa definizione di rock, di quelle che a distanza di quasi 50 anni continuano a far innamorare i ragazzi della musica (compreso il sottoscritto).
What Is and What Should Never Be è un brano che si discosta dalle sonorità tipiche degli anni ’70, risultando quasi spagnoleggiante.
The Lemon Song è abbellita dall’assolo di basso di John Paul Jones, mentre Thank You è una bellissima e romanticissima ballad scritta da Robert Plant e dedicata alla moglie.
Con Heartbreaker è Jimmy Page a diventare protagonista, con un assolo pieno di virtuosismi che ha fatto scuola (Eddie Van Halen ha scoperto e reinterpretato la tecnica del tapping cercando di emularne l’assolo da ragazzino)
Living Loving Maid (She’s Just a Woman) è un tipico pezzo hard rock che trova nel blues le sue radici, mentre Ramble On alterna parti soffici e folkloreggianti con pezzi più hard rock. Questo brano è altrettanto famoso per il testo, basato sul capolavoro di Tolkien Il Signore Degli Anelli.
Con Moby Dick finalmente è la batteria di John Bonham a diventare la protagonista. Un assolo destinato a rimanere negli annali: la versione studio dura 4 minuti, ma, in vero stile Led Zeppelin, dal vivo poteva essere allungato fino a mezzora. La più chiara dimostrazione di cosa vuol dire suonare la batteria.
La canzone che chiude l’album è un blues di Willie Dixon, Bring It on Home, riproposto dai Zeppelin in chiave più hard rock.

I Led Zeppelin raddoppiano il successo del già primo amato album, dimostrando a tutti che vogliono fare sul serio.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin I
Disraeli Gears – Cream

Leggi anche: Il Signore Degli Anelli – J.R.R. Tolkien

Guarda anche: Led Zeppelin Live 1970

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The XX

I See You

2017, Young Turks
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I’m in love with it
Intoxicated
I’m in rapture
From the inside I can feel that you want to
Way up high on it
Feeling suspended
I’m enamoured
Way up in the sky I could see that you want to

I’ve been a romantic for so long
All I’ve ever heard are love songs

Dopo cinque anni i The XX tornano alla carica con un album curatissimo sia a livello vocale sia musicale. A differenza dei precedenti XX e Coesist che sono stati registrati esclusivamente in studio a Londra, I see you è un album itinerante che si apre su cinque metropoli differenti: New York, Marfa TX, Reykjavik, Los Angeles e Londra.

E’ questa la differenza di base che segna una crescita e una maturazione definitiva per la band. E’ un album aperto verso il mondo esterno, molto meno introspettivo ma aperto alla ricerca di una sonorità in grado di accogliere sfumature diverse e opposte fra loro senza rinunciare al tratto tipico del gruppo e la particolare ricerca vocale e atmosferica dei pezzi più caratteristici.

Dangerous, brano che apre il disco, propone un ritmo incalzante e in divenire e introducendoci in un album capace di spiazzare e di coinvolgere in ogni pezzo. Canzoni come Lips e A violent noise segnano una sperimentazione sonora profonda che gioca con il ritmo e la voce soffusa fino a determinare pezzi estremamente incisivi e memorabili. L’intesa tra le voci di Romy Madley Croft (delicata e soave, e al tempo stesso incisiva e unica) e di Oliver Sim (più profonda e calda) è più forte e intensa che mai: perfetti, si alternano e si uniscono in brani come Replica, On Hold e I Dare You. L’approccio più intimo e introspettivo che tanto aveva caratterizzato le precedenti produzioni del trio londinese non è stato però del tutto abbandonato. Lo si ritrova, rinnovato, in canzoni come Performance, Brave For You e Taste Me, brano che chiude in maniera egregia il disco.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

The XX – XX
The XX- Coesist

Guarda anche:

Stranger Things

Leggi anche:

La vita accanto - Mariapia Veladiano 

Leggi tutto ►

Led Zeppelin

Led Zeppelin I – Led Zeppelin

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Communication breakdown
It’s always the same
I’m having a nervous breakdown.
Drive me insane!

Correva l’anno 1968 quando Jimmy Page, chitarrista degli Yardbird, decise di prendere con se un paio di amici per rifondare il gruppo, chiamandolo Led Zeppelin

Dopo appena 36 ore di lavoro in studio, il loro primo album è già scritto, registrato e mixato.
Fu così che quattro ragazzi cambiarono la musica.

L’album, chiamato semplicemente Led Zeppelin, è un miscuglio ben riuscito di generi quali rock, blues e folk popolare, più un pizzico di psichedelia : canzoni come I Can’t Quit You o You Shook Me risaltano per la loro natura fortemente blues e dimostrano che i quattro hanno compreso chiaramente le lezioni dei musicisti del Mississippi; Black Mountain Side è un rifacimento di Jimmy Page di una canzone popolare irlandese; per la prima volta un prototipo di Heavy Metal fa la comparsa nelle casse degli stereo grazie al riff trascinante di Communication Breakdown; Dazed and Confusion passerà alla storia soprattutto per l’assolo di chitarra allucinogeno suonato con un archetto da violino che dal vivo veniva allungato fino a mezzora.

Tra i riff di Jimmy Page e le linee vocali trasgressive di Robert Plant, si incastra perfettamente il suono del basso di John Paul Jones, mentre John Bonham picchia sulle pelli della batteria talmente forte mettendo quasi in secondo piano gli altri membri del gruppo.

Il primo album di un gruppo che fin dalla prima canzone ha deciso di rivoluzione la musica rock.
Da qui in poi, la maturazione artistica dei Led Zeppelin andrà sempre in crescendo fino al loro quarto album: il capolavoro indiscusso della miglior band rock di sempre.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band, Beatles
Leggi anche: Il Martello degli Dei, Stephen Davis
Guarda anche: Celebration Day, Dick Carruthers

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Litfiba

Terremoto

CGD, 1993
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Di notte voglio entrare nei segreti tuoi
E li voglio raccontare alla gente che s’inganna
Di notte voglio ballare nella stanza dei bottoni
staccare tutti i fili delle tue decisioni

Nella vasta produzione musicale dei Litfiba, Terremoto, pubblicato nel 1993, è senza dubbio l’album più rock.
Il ritmo della batteria e le note della chitarra penetrano nelle ossa, veicolando emozioni in modo diretto e quasi necessario.
In ciascuno dei nove brani si percepisce la rabbia di chi non ne può più: di chi ne ha abbastanza dei politici corrotti, delle smanie di successo, della fame di denaro, del giornalismo servile, del conformismo ad ogni costo.
Un grido di ribellione e denuncia, affidato a testi che fanno dell’ironia e della strafottenza armi affilatissime.
Dimmi il nome, Maudit, Sotto il vulcano: impossibile restare fermi durante l’ascolto.
Fata Morgana: un capolavoro di pura poesia, per la musica, per il testo.
Prima guardia: l’inutilità della guerra e del servizio militare, il vuoto, il grido che esplode dentro.
“Terremoto” è un album da ascoltare preferibilmente da soli e ad un volume improponibile: vi entrerà dentro.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
El Diablo – Litfiba
Desaparecido – Litfiba
Eutopia – Litfiba

.. vedi anche No man’s land – Danis Tanovic
I cento passi – Marco Tullio Giordana
La grande scommessa – Andy McKay

e leggi anche Fuori dal coro – Federico Guglielmi

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