Frank Spotniz

The Man in the High Castle

2016, Amazon Studio
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Non ho paura di morire, solo di una morte senza onore.

The Man in the High Castle è la serie di Frank Spotniz prodotta dagli Amazon Studios che immagina cosa sarebbe accaduto se le potenze dell’Asse avessero vinto la II Guerra Mondiale. La Germania e l’Impero Giapponese si sono spartiti gli Stati Uniti d’America e una terra senza legge (la Zona Grigia) fa da cuscinetto tra le due potenze. Le mire espansionistiche del Reich, forte di tecnologie avanzate e di un potente arsenale nucleare, sono tenute a freno solo dalla volontà del Führer di mantenere la pace con Tokyo, ma le ambizioni personali dei gerarchi tedeschi e le pulsioni nazionaliste tra quelli giapponesi minano questo delicato equilibrio. In questo contesto, un gruppo di rivoluzionari si oppone ai vincitori e cerca di recuperare dei pericolosi e misteriosi film, fulcro dell’intera serie e desiderati da ognuna delle fazioni. L’enigmatica figura dell’Uomo nell’Alto Castello sembra intimamente legata ai film, che potrebbero mettere completamente in discussione lo status quo.

The Man In The High Castle è basata sul romanzo ucronico (cioè fanta-storico) di Philip K. Dick La Svastica sul Sole. La serie risulta, tuttavia, essere molto più complessa del libro e si regge sulla profondità e la caratterizzazione dei personaggi. Per la resistenza abbiamo Giuliana figura enigmatica e risoluta, camaleontica sempre in bilico fra il dovere e il sentimento e dall’altra il manipolatore Obergruppenführer John Smith, che riesce più di ogni altro a farci entrare nell’intimità della mente del suo personaggio. Gli altri tre protagonisti sembrano invece cristallizzati nelle loro espressioni di sorpresa e dolore, completamente smarriti mentre si muovono a tentoni sulla scacchiera cieca.

The Man in The High Castle è anche una metafora sulla potenza della creatività, sulla grande suggestione che hanno le immagini nella nostra vita e su come l’arte agisca nella realtà attraverso la percezione che abbiamo di essa.

Magistrale.

Per la violenza delle tematiche proposte è un prodotto destinato alla visione di maggiori di 14 anni.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Robert Zemechicks – Allied. Un’ombra nascosta

Leggi anche: P.K.Dick – La svastica sul sole 

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Regista: Frank Spotniz
Genere: Distopico ucronico
Cast: Alexa Davalos, Rufus Sewell, Luke Kleintank, Cary-Hiroyuki Tagawa, Joel de la Fuente

 

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Bradley Walsh

Il calendario di Natale

USA, 2018
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Il Calendario di Natale (The Holiday Calendar) è uno dei titoli attuali proposti su Netflix durante questo periodo natalizio. Il film è del 2018 e vede comparire nel cast alcuni attori già conosciuti, soprattutto nelle serie televisive guardate dai più giovani: Kat Graham  (che ha recitato nel rulo di Bonnie in The Vampire Diaries), Quincy Brown e Ron Cephas Jones ( apparsi in This is us) e Ethan Peck (che ha recitato nella serie 10 cose che odio di te, tratta dall’omonimo film anni ’90).

La protagonista Abby (Kat Grahm) è una giovane aspirante fotografa, disillusa, che non è ancora riuscita a sfondare e si mantiene scattando ritratti di famiglie e bambini  in un grande centro commerciale durante il periodo natalizio. Abby riceve in dono dal nonno un antico calendario dell’avvento, appartenuto alla cara nonna, deceduta da poco. Questo oggetto però è magico, infatti riesce a prevedere per qualche assurda ragione il futuro: ogni notte una delle finestrelle del calendario si apre regalando alla nostra protagonista un piccolo oggetto natalizio che in qualche modo sembra predire quanto si avvererà il giorno dopo nella vita di Abby. Quindi inizia a pensare che l’incontro con il dottor Ty (Ethan Peck), papà single, super corteggiato e ambito da tutte le donne single della piccola cittadina, sia stato predetto dal calendario magico.
Abby persa nell’interpretazione dei segni del destino, non si accorge che il suo migliore amico Josh, fotoblogger, apprezzatissimo, dopo anni di sola amicizia si è innamorato di lei.
Abby continuerà a raccogliere i doni mandati dal suo caro calendario o imparerà a guardare al suo migliore amico con gli occhi dell’Amore? Nessun Natale sarà più per Abby, magico come questo.

Un film dolce e leggero sullo spirito del Natale e i buoni sentimenti da seguire senza impegno, per passare una serata spensierata immersi in un atmosfera davvero magica.

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Regia: Bradley Walsh, USA 2018
Genere: sentimentale
Cast:  Kat Graham, Ron Cephas Jones, Quincy Brown, Genelle Williams, Laura de Carteret, Ethan Peck

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Stephen Chbosky

Wonder

01 Distribution, USA, 2017
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Se non ti piace quello che vedi, cambia il tuo modo di guardare.

 

Wonder (2017), tratto dall’omonimo romanzo di R. J. Palacio è il film del regista Stephen Chbosky (regista anche di Noi siamo infinito).

Narra le vicende di August (Jacob Tremblay), un ragazzino di 10 anni, nato con una rarissima sindrome che rende il suo volto completamente deforme e sfigurato. Nella sua giovanissima vita ha già dovuto subire 27 interventi chirurgici per cercare di mitigare questa sua deformità; soprattutto per riuscire a recuperare vista e udito altrimenti impossibili. Ha due genitori sensibili e attenti: Isabel (Julia Roberts) e Nate (Owen Wilson) che non si sono mai scoraggiati e hanno dato ad Auggie (come viene chiamato August) affetto, disciplina e cultura. August ha sempre studiato a casa e quando esce fuori dalle mura di casa indossa un casco da astronauta per evitare di ricevere gli sguardi dei curiosi, fino a quando i genitori decidono di mandarlo a scuola per potergli far vivere un’infanzia come gli altri bambini nonostante la sua apparente differenza. August nella nuova scuola si  trova faccia a faccia con un preside intelligente e sensibile, ma come prevedibile, una volta tolto il suo casco da astronauta si scontrerà di petto con la superficialità e immaturità di alcuni compagni di classe proprio a causa delle sue deformità, e tra episodi di bullismo vari si troverà anche a fare i conti anche con il dolore per essere stato tradito da qualcuno che si finge un amico.

Wonder non è solo un film dove i bulli prendono di mira l’elemento fragile. August è un ragazzino simpatico e intelligente che con la sua gentilezza e bontà conquisterà l’amicizia dei compagni e la stima e il rispetto di tutta la scuola, rendendo i suoi genitori molto orgogliosi.
I genitori sono due persone straordinarie, che hanno educato un  figlio ancora più straordinario, dove nessuno si lascia sopraffare da questa enorme tragedia ma uniti si cerca di non crollare sotto il peso degli eventi ma di reagire, sempre con energie positive.

Ottima prova di recitazione per Julia Roberts, Owen Wilson e Jacob Tremblay nonostante il pesante trucco sul volto.
La pellicola è ambientata in una New York con una fotografia splendida che mette in risalto i colori primaverili e autunnali ed è accompagnato da una musica di qualità.
Wonder è un manifesto contro la paura del diverso e ci spinge a cambiare modo di guardare gli altri e a non avere pregiudizi, anche se rimane una delle cose più difficili da fare guardare con gli occhi del cuore.

 

 

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Noi siamo infinito - Jacob Tremblay

e leggi anche
Elogio alla bruttezza – Loredana Frescura
Wonder – R. J. Palacio
Il libro di Julian. A wonder story – R. J. Palacio
Il libro di Charlotte. A wonder story – R. J. Palacio

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Durata: 113′
Regia: Stephen Chbosky

Cast:
Jacob Tremblay
Owen Wilson
Julia Roberts
Daveed Diggs

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Chris Columbus, Alfonso Cuaron, Mike Newell, David Yates

Harry Potter – La Saga

2001-2011 Regno unito, Usa
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Dopo tutto questo tempo Severus?
Sempre.

E’ sempre difficile iniziare ma questa citazione è quanto mai precisa. Sono passati vent’anni dalla prima pubblicazione di Harry Potter e la pietra filosofale e lo celebriamo ancora come se non fosse passato un giorno dalla sua comparsa in libreria. Harry Potter è parte di noi. E’ una saga universale perché duella con la morte sin dalle prime righe del libro La pietra Filosofale fino all’epica conclusione cinematografica. I film sono stati concepiti sin da subito come un corredo complementare per dare forma a quell’immaginario epico che traspare dall’inchiostro di J.K Rowling.

La prima osservazione da fare in merito è sui quattro film che aprono la saga. Il tono è diametralmente diverso rispetto agli altri quattro perchè svolgono una funzione precisa: dare corpo ad un universo narrativo e uno stile visivo necessario per generare gli scenari madre su cui si dipana l’intera storia. Si è partiti con il registro scanzonato del primo e del secondo film, La pietra filosofale e La camera dei segreti, entrambi diretti da quel Chris Columbus che negli anni ’90 aveva conquistato bambini e adulti con film come Mamma ho perso l’aereo e Mrs. Doubtfire. Entrambi risultano quasi fiabeschi, lontanissimi dai toni cupi degli ultimi film che abbiamo imparato a conoscere.  La vera mente dietro ai tutti gli otto film della saga è però quella di Steve Kloves sceneggiatore di alto livello oltre che un ottimo lettore della saga, della sua evoluzione ma soprattutto colui che ha saputo leggere al meglio la crescita dei personaggi capendo cosa tagliare e cosa mantenere rispetto all’universo della Rowling.

Il terzo episodio è il più dark della saga e se vogliamo quello meno commerciale del gruppo. Il Prigioniero di Azakaban apre con un siparietto comico, ma si avverte subito il sottile senso di disagio e inquietudine che impregna i cieli ora plumbei. E la successiva apparizione del dissennatore sull’Hogwarts Express è il segnale definitivo che qualcosa è cambiato. Il regista che stavolta prende le redini è Alfonso Cuaron e compie una scelta di rottura coraggiosa: inizia a mostrare il duello dei nostri protagonisti con la morte, incarnata dai mostruosi esseri che succhiano anima e felicità ai nostri amatissimi amici. Poco tratteggiata la storia dei Malandrini che viene compresa a pieno solo attraverso i libri creando un grave errore di regia.

Per  Il Calice di Fuoco abbiamo un cambio di regia Mike Newell che ottiene il difficile compito di ritrarre l’episodio più divertente e centrale di tutta la saga: il Torneo Tre Maghi. L’adolescenza fa incursione nel nostro trio portando con sé i primi amori e i primi balli studenteschi. Le sfide avvincenti lasciano il passo ad presagio di morte sempre più concreto. Il tragico, bellissimo doppio finale della rinascita di Voldemort e della morte di Cedric Diggory  traccia con decisione la strada da percorrere da ora in avanti. Dopo quattro film inizia a delinearsi con chiarezza la cifra stilistica che contraddistinguerà tutta la seconda metà della saga potteriana: la morte è infine giunta.

Nel frattempo L’ordine della fenice libro vende in meno di 24 ore ben 5 milioni di copie in tutto il mondo.  Il film ha sulle spalle il compito difficilissimo di dare una svolta alla saga cinematografica reggendo il peso di un libro eccezionalmente complesso. Abbiamo ordini sovversivi, profezie, attentati, manipolazione dei media e controllo dell’opinione pubblica,  sino alla grande resistenza portata avanti in segreto dall’Ordine della Fenice.  Alla macchina da presa parte Michael Goldenberg che lascia il compito a metà assegnato poi al regista David Yates, che diventerà poi la mente cinematografica più amata dalla Rowling a cui affiderà anche il famosissimo prequel Animali Fantastici e dove trovarli che prosegue nelle nostre sale in questi giorni e di cui abbiamo recensito qui il secondo capitolo . Il sesto film, Il Principe Mezzosangue,  è il trionfo del signore oscuro: la morte giunge alle porte della casa magica più amata: Hogwarts. Draco Malfoy vivrà il suo momento più doloroso e tragico, mentre ad Harry spetta il più penoso dei compiti quello di accompagnare un amico fra le braccia della sua fine. Ron ed Hermione assistono impotenti agli eventi mentre una determinatissima Ginny Weasly inizia ad imporsi nel cuore compromesso di Harry.

Da qui Yates prende una strada ben precisa volendo raccontare l’evolversi del rapporto di amicizia che lega i tre del Golden Trio. Divide I Doni della morte, il libro che ha venduto più copie della storia della letteratura mondiale,  in due parti. La rischiosa decisione di raccontare la storia dell’ultimo capitolo in due film solleva diverse perplessità sull’effettiva possibilità di poter spezzare in due un unico arco narrativo.I doni della morte – Parte  I regge bene al colpo. Il film riporta l’attenzione sul nucleo emotivo dei tre personaggi principali, vero punto di forza e motore dell’atto finale. Incanta anche per l’emozionante ricerca degli Horcrux frammenti di anima dello stesso Voldermort aggrappati ad oggetti magici di straordinaria portata che, se non distrutti, gli consentono la vita eterna. Hermione è l’unica ad aver compreso il senso ultimo della loro missione (e che nel film non viene spiegato): l’anima frammentata negli Horcrux non resta umana, è solo un espediente mostruoso per tenere in vita un corpo privo di ogni emozione realmente positiva. Un Horcrux è l’opposto dell’anima, è il patto con il diavolo per poter restare aggrappati ad una vita ormai completamente priva di senso. Bisogna, quindi, fermare il male assoluto che si annida nella paura stessa della morte. Più si ha vissuto una vita miserabile, e senza affetti , più si avrà paura di morire al punto da vendere la propria anima in cambio dell’illusione di una vita eterna. Voldemort può morire perché è intriso di paura. In contrasto abbiamo l’evoluzione dell’amicizia messa profondamente in crisi dalla caccia all’uomo che i nostri sono costretti a subire.

I doni della morte – Parte II si rivela essere il secondo atto, appunto, di un unico grande film. Non si preoccupa di riagganciarsi col precedente, se non per una brevissima scena iniziale, ma ne è la prosecuzione diretta. L’ultimo capitolo arricchisce retroattivamente l’intera saga, non solo chiarendo i punti oscuri della trama, ma suggerendo sfumature di grande suggestione e carica emotiva. Giunti alla fine, lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi ha una dimensione epica, intima e grandiosa allo stesso tempo. Harry subisce l’evoluzione più forte segnando il proprio destino, Hermione e Ron maturano e diventano inesorabilmente adulti attraverso il dolore e la perdita di persone amate in quella che sarà ricordata come la Seconda Guerra magica. Meravigliosa una scena della battaglia finale dove i nostri rivivono retroattivamente tutti  i mostri che hanno incontrato durante tutta la saga (nell’esatto ordine Harry salva Hermione da morte certa per mano di un Troll – i Ragni della foresta proibita nella camera dei segreti- Grey il lupo mannaro – i disennatori – ed infine Voldemort):

Ho cercato in rete fanvideo che potessero riassumere al meglio l’evoluzione del nostro Trio, in questo anniversario ventennale, proprio attraverso la mente e il cuore di chi li ha amati di più:

Harry Potter

Ronald Weasly 

Hermione Granger

The Golden Trio 

E qui il saluto del cast durante l’ultimo giorno di ripresa de I doni della morte parte II .

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Avete ancora dei dubbi sulla maratona cinematografica di questo Natale 2018?

 

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David Yates

ANIMALI FANTASTICI: I CRIMINI DI GRINDELWALD

2018, USA- Regno Unito
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Ti ammiro più di qualsiasi altro uomo. Tu non cerchi il potere, ti chiedi soltanto se una cosa è giusta.

Ultimo imperdibile appuntamento per gli amanti di Hogwarts, è ora nelle sale Animali fantastici- I crimini di Grindelwald.

Grindelwald, prevedibilmente astuto e potente, riesce a sfuggire alla detenzione a cui era stato condannato alla fine della pellicola precedente e inizia il reclutamento di una banda di scagnozzi purosangue che lo assecondino nelle sue malvagie intenzioni di sottomettere il mondo dei non maghi.
Nel tentativo di fermarlo ritroviamo Newt con i suoi fantastici animali, Tina, Jacob e Queenie ma non mancano numerosi nuovi enigmatici personaggi.

Nel secondo film della saga i legami con il mondo di Harry Potter si fanno più intensi e frequenti; i personaggi passeggiano per i corridoi di Hogwarts, si intravede una giovane professoressa McGranitt e soprattutto fa il suo ingresso nella trama Albus Silente stesso, qui giovane ma già fortemente autorevole e carismatico.

Gli effetti speciali sono sensazionali e un grande colpo di scena finale lascerà lo spettatore col fiato sospeso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Harry Potter – la saga
Pirati dei Caraibi – la saga

… leggi anche…
Gli animali fantastici: dove trovarli – Newt Scamander
Il quidditch attraverso i secoli – Kennilworthy Whisp

…ascolta anche…
Whatever it takes – Imagine Dragons
Believer – Imagine Dragons
Free the animal – Sia

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Regia: David Yates
Sceneggiatura: J.K.Rowling
Fotografia: Philippe Rousselot
Montaggio: MarK Day
Musiche: James Newton Howard
Durata: 134′

Interpreti e personaggi:
Eddie Redmayne: Newt Scamander
Katherine Waterston: Tina
Dan Fogler: Jacob
Alison Sudol: Queenie
Ezra Miller: Credence
Johnny Depp: Grindelwald
Jude Law: Albus Silente

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Ian Samuels

Sienna Burgess è una sfigata

USA, 2018
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Lascia le insicurezze nello specchio del bagno

Non vi fermate al titolo, scontato e bruttino. Prendete invece in considerazione il film: per nulla banale!

Sienna Burgess ha diciassette anni: è simpatica, sensibile, sognatrice, curiosa ed affidabile. Una bella persona, insomma. La sua bellezza però non rispecchia gli stereotipi: Sienna non è filiforme, non veste secondo i canoni della moda del momento e non appartiene agli ambienti più trendy del collage.
Verrebbe da dire che Sienna è “solo” meravigliosamente se stessa!

Vittima di uno scherzo crudele, intraprende una fitta e piacevole amicizia telefonica con Jamey, ragazzo della scuola, capitano della squadra di football.
Anche Jamey non risponde al prototipo dello sportivo tutto muscoli e niente cervello. Attento ed empatico, in una ragazza cerca molto più dell’avvenenza fisica: cerca affinità, vicinanza, intelligenza e complicità anche mentale.
Trova tutto questo in Sienna, senza però in realtà sapere che si tratta di lei.

La forza di questa commedia consiste proprio dal fuggire da ogni soluzione facile, da ogni prevedibile lieto fine.
Sienna non diventerà la ragazza più avvenente della scuola in seguito ad un provvidenziale trattamento estetico. Non si trasformerà in una leader carismatica. Non godrà di plateali rivincite su chi l’ha maltrattata.
Semplicemente Sienna scoprirà di essere bella, scoprirà che esistono persone in grado di andare oltre alle apparenze. Imparerà ad andare lei stessa oltre il pregiudizio. Ed imparerà anche a concedersi un po’ di felicità!

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
A.S.S.O nella manica – Ari Sandel
Stranger Things – Matt e Ross Duffer

e leggi anche
Una vita allo sbando – Anne Tyler
Elogio alla bruttezza – Loredana Frescura

Locandina Sienna Burgess

Durata: 105′
Regia: Ian Samuels

Personaggi ed interpreti:
Sienna Burgess – Shannon Purser
Jamey – Noah Centineo
Veronica – Kristine Froseth

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Roberto Aguirre-Sacasa

Le terrificanti avventure di Sabrina

netflix, 2018
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Le terrificanti avventure di Sabrina è il titolo della nuova serie (horror/commedia) partita su Netflix dallo scorso mese di ottobre.
Ci troviamo di fronte ad una serie molto più spaventosa e inquietante della serie andata in onda negli anni ’90 Sabrina,vita da strega Le tinte sono forti e più che una simpatica strega pasticciona con un gatto parlante di nome Salem, la nuova Sabrina Spellman è una strega che ci porta  dritti nel mondo della magia nera e dell’oscurità.

La serie (come anche quella anni’90) è ispirata al personaggio omonimo a fumetti edito dalla casa editrice americana Archie Comics , creata nel 1962 dal fumettista Dan Decarlo, su soggetto di George Gladir. Sabrina Spellman è una strega sedicenne che vive a Greendale con le zie Hilda  e Zelda (entrambe streghe), ha un fidanzato di nome Harvey Kinkle totalmente all’oscuro della sua vera natura. Sabrina è per metà umana , e questa dicotomia le crea non pochi problemi e conflitti interiori, affrontando i drammi di vita quotidiani di una normale teenager e le difficoltà causate dalla sua vita magica. La storia si complica  quando secondo antiche tradizioni, una volta compiuti i sedici anni, una strega deve rinunciare alla sua vita umana per consacrarsi completamente alle forze oscure e dedicarsi totalmente alle arti oscure. Ovviamente Sabrina non vuole rinunciare alla sua vita da giovane liceale, è una femminista, combattiva che non ha paura di esprimere la sua opinione e di percorrere una strada diversa  da quella già delineata per lei.

Siamo trascinati in una Greendale fuori dal tempo dal fascino anni ’60 in cui dominano atmosfere horror e i fenomeni soprannaturali sono all’ordine del giorno. Ci troviamo di fronte ad una ragazza indipendente e forte che ricorda un’altra eroina dei telefilm anni ’90, Buffy the vampire slayer di Joss Whedon.
Viene da dire tremate, tremate le streghe sono tornate ma questa volta sono più combattive che mai.

 

Se ti è piaciuto leggi anche:
L’ora delle streghe – Anne Rice
Le streghe – Roald Dahl

Guarda anche:
Sabrina vita da strega
Buffy, the vampire slayer

sabrina

Ideatore: Roberto Aguirre-Sacasa
Musiche: Adam Taylor
Episodi: 10
Cast: Richard Coyle, Lucy Davis, Tati Gabrielle, Michelle Gomez, Ross Lynch, Miranda Otto, Chance Perdomo, Bronson Pinchot, Kiernan Shipka, Jaz Sinclair, Lachlan Watson, Abigail F. Cowen, Adeline Rudolph, Darren Mann, Christopher Rosamond

V.M. 14 anni

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Haifaa Al-Mansour

Mary Shelley, un amore immortale

2018, Parallel Film, Regno Unito
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Ognuno di noi scrive una storia, una storia di fantasmi. Guardate oltre!

Siamo davanti alla nuova prova cinematografica di Haifaa al-Mansour che dopo l’avvincente La bicicletta verde torna a parlare di donne dalla carica rivoluzionaria.

Mary Shelley era figlia di un filosofo, editore e della protofemminista, Mary Wollstonecraft, autrice del magnifico A Vindication of the Rights of a Woman (La rivendicazione dei diritti della donna). Questa morì di setticemia a pochi giorni dal parto, mentre il padre introdusse Mary al latino, al greco, e le trasferì l’amore per la lettura. La coltissima Mary inizia a scrivere sin da giovanissima ma senza risultati soddisfacenti. Decide di abbandonare le opere classiche per connettersi a quello sentiva proprio: un profondo senso del gotico, dell’orrore, la passione per la meccanica e la scienza e la profonda fame di passione. Inizia così a concepire l’immortale romanzo Frankenstein. Il racconto confinato nella gioventù ha però uno sviluppo dopo la conoscenza del poeta Percy Shelley, la liaison illegittima perché il poeta era sposato, l’incontro con Polidori, Byron e infine la tormentata stesura definitiva del suo Frankestein, o il moderno Prometeo.

Haifaa Al-Mansour prosegue con Mary Shelley la sua ricerca personale sull’esclusione. Sensibile e in prima linea per la causa femminile, il suo sguardo questa volta si rivolge al passato, travalicando l’Europa gotica e vittoriana il cui ambiente esplosivo ha permesso di ritrarre una donna dall’enorme propensione rivoluzionaria. Mary trova la sua voce intima e la mette su carta, firmando la sua arte personalmente cosa più unica che rara all’epoca, superando così i limiti dello spazio e del tempo gettando le basi per quello che sarà il genere del romanzo di fantascienza.  Mary Shelley è un film sulfureo (come i suoi poeti) che racconta di un mito orrorifico e di un figlio ‘mostruoso’ nato da una relazione vulcanica e di un gioco di società. I protagonisti sopraffatti da una morale artificiale e crudele sposano l’immaginazione come unica risorsa per un gruppo di giovani artisti “in collera” che si scopriranno indifesi ed esposti alla distruzione nonostante il lusso sfrenato e le possibilità economiche delle loro famiglie.

Il film prosegue a tratti altalenante con leggere sfumature idealizzazione romantica ma nel complesso restituisce un ritratto pieno e sgargiante della sfortunata e magnifica Mary Shelley. Magnifica Elle Fanning  perfetta nel ruolo della scrittrice inquieta.

Se ti è piaciuto leggi anche:

Lita Judge, Mary e il mostro

Guarda anche:

Jane Campion, Bright star
Julian Jarrold, Becoming Jane

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Regia: Haifaa al-Mansour
Sceneggiatura: Emma Jensen, Haifaa al-Mansour
Fotografia: David Ungaro
Montaggio: Alex Mackie
Effetti speciali: Ken Fitzke
Musiche: Amelia Warner
Cast: Elle Fanning, Douglas Booth, Tom Sturridge, Bel Powley, Stephen Dillane, Ben Hardy, Maisie Williams, Joanne Froggatt

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Mick Jackson

La verità negata

2016, USA- Regno Unito
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Articolo di Paola Vailati

C’è chi sostiene che l’esito del processo minaccerà la libertà di parola.
Io non attacco la libertà di parola, esattamente il contrario.
Io l’ho difesa contro qualcuno che voleva abusarne.
Libertà di parola significa che puoi dire quello che vuoi; ciò che non puoi fare è mentire e aspettarti di non essere tenuto a risponderne.

Il film, ambientato tra il 1996 e il 2000, racconta la battaglia legale, realmente avvenuta, di Deborah Lipstadt contro David Irving.
L’uomo, saggista americano specializzato nella Seconda Guerra Mondiale e in particolar modo nello studio della figura hitleriana, accusa la storica statunitense, ebrea, Deborah Lipstadt e la casa editrice Penguin Books di diffamazione quando lei, in un suo libro, lo definisce un negazionista dell’Olocausto.

A difesa della donna furono chiamati i migliori avvocati del Regno Unito mentre Irving decise di rappresentarsi da solo; un aspetto affascinante nello sviluppo del processo che conduce gradatamente lo spettatore a un’interessante riflessione sul concetto di abnegazione.
Lo sterminio programmato degli ebrei è il tema necessariamente toccato dalla pellicola ma l’attenzione della sceneggiatura è tutta rivolta allo sviluppo del processo e alla necessità, da parte della squadra legale della Lipstadt, di dimostrare l’apparentemente ovvio provando che l’Olocausto è accaduto e che David Irving ha manipolato i dati per distorcere la realtà.

La verità negata è un’analisi sul potere della parola e una riflessione sull’importanza di agire con scrupolosa razionalità di fronte a chi nega l’evidenza.

Le performance del cast sono mirabili.
Rachel Weisz nei panni di Deborah Lipstadt è intensa e coinvolgente.
Timothy Spall è estremamente convincente nell’interpretazione di David Irving, figura pateticamente sconfitta dall’incapacità di sostenere il peso delle sue stesse affermazioni.
Tom Wilkinson interpreta l’enigmatica personalità dell’avvocato Richard Rampton; la sensibilità e la potenza della sua conduzione del processo travolgono totalmente lo spettatore.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
The reader – Stephen Daldry
Il caso Thomas Crawford – Gregory Hoblit

…leggi anche …
La verità negata: la mia battaglia in tribunale contro chi ha negato l’Olocausto – Deborah Lipstadt
Il processo Eichmann – Deborah Lipstadt
La banalità del male – Hannah Arendt

….e ascolta anche…
Mercury – Sleeping at Last
Secrets – One Republic
Fix You – Coldplay

locandina

Regia: Mick Jackson
Soggetto: Deborah Lipstadt
Sceneggiatura: David Hare
Fotografia: Haris Zambarloukos
Montaggio: Justine Wright
Musiche: Howard Shore
Durata: 109′

Interpreti e personaggi:
Rachel Weisz: Deborah Lipstadt
Timothy Spall: David Irving
Tom Wilkinson: Richard Rampton

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Edoardo Falcone

Se Dio vuole

Italia, 2015
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I miracoli non esistono. Sono stato solo bravo.

Andrea, figlio di un affermato cardiochirurgo romano, frequenta la Facoltà di Medicina. Il suo futuro pare tracciato, almeno fino a quando non incontra Don Pietro, prete del tutto sui generis, che lo appassiona alla Fede tanto da convincerlo a divenire lui stesso sacerdote.
Il padre di Andrea, Tommaso, ateo convinto, sconvolto dalla notizia decide che farà di tutto per smascherare don Pietro, di cui scopre un passato non proprio edificante.
Non esiterà quindi ad elaborare piani e trabocchetti esilaranti per incastrarlo.

La trama del film si sviluppa mantenendo un tono leggero, grazie ad una regia che rifiuta soluzioni semplici e lascia spazio a riflessioni tutt’altro che superficiali.

Marco Giallini è semplicemente perfetto nella parte di Tommaso ed Alessandro Gassmann (don Pietro) conferma le sue grandi doti di attore in un ruolo molto diverso dai soliti.

“Se Dio vuole” è un film dalla grande carica umoristica, spassoso, coinvolgente, ma per nulla banale.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Caterina va in città – Paolo Virzì
I nostri ragazzi – Ivano De Matteo
Dio esiste e vive a Bruxelles – Jaco Van Dormael

e leggi anche
Ritrattino di Kant a uso di mio figlio – Massimo Piattelli Palmarini
Ciò che inferno non è – Alessandro D’Avenia
A volte ritorno – John Niven

Locandina film "se Dio vuole"

Locandina film “se Dio vuole”

Durata: 87′
Regia: Edoardo Falcone

Personaggi ed interpreti:
Tommaso: Marco Giallini
Don Pietro: Alessandro Gassmann
Carla: Laura Morante

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