Gillian Flynn

Sulla pelle

Piemme, 2008, 316 p.
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La faccia che mostri al mondo dice al mondo come trattarti.

Camille Preaker è una giornalista di scarso successo. Il suo carattere cupo e solitario sembra andare a genio solo al direttore del giornale per cui lavora, che l’ha presa sotto la sua ala protettiva.

E’ proprio lui ad affidarle il compito che mai avrebbe voluto: scrivere un articolo sugli omicidi di due bambine, avvenuti nella cittadina dove Camille è cresciuta e dove vivono ancora la sua ossessiva madre (da cui ha fatto di tutto per allontanarsi), il suo patrigno e la sua sorellastra.

Ricca proprietaria di una fabbrica ereditata dai genitori, sua madre Adora ha sempre avuto un rapporto morboso con le figlie, reso ancora più malsano dalla morte della sua secondogenita.

Camille porta letteralmente impresso sulla pelle il suo disagio: fin da quando era una ragazza, si incide sulla pelle delle parole.

La sua non sembra, però, essere la sola famiglia a nascondere dei segreti. Ostacolata dalla polizia, allontanata dai genitori delle bambine uccise, la giornalista non può che rassegnarsi ad immergersi nuovamente nell’ambiente della piccola cittadina di provincia da cui ha fatto di tutto per fuggire.

Schiacciata dalla presenza della madre da una parte e dall’impossibilità di portare a termine il compito affidatole dall’altra, Camille sembra risprofondare nella depressione da cui era così faticosamente uscita.
La scoperta di chi ha realmente ucciso le due bambine porterà alla luce numerosi altri segreti che coinvolgono non solo la sua famiglia ma l’intera comunità.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Rosso il sangue- Salla Simukka
Te la sei cercata- Louise O’Neill
La verità sul caso Harry Quebert- Joel Dicker
Due o tre cose che avrei voluto dirti- Joyce Carol Oates

…e guarda anche…
Thirteen Reasons Why- Brian Yorkey
Gone girl. L’amore bugiardo- David Fincher

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Brian Selznick

La Stanza delle Meraviglie

Mondadori, 2012, 649 p
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Giacciamo tutti nel fango, ma alcuni di noi guardano le stelle

Dopo il grande successo di La straordinaria invenzione di Hugo Cabret, Brian Selznick torna a proporre la forma del “romanzo per parole e immagini” in cuisi alternano normali parti scritte a tavole puramente illustrative.
Ai disegni è affidato il compito di raccontarci la storia di Rose, una ragazza non udente il cui mondo è creato da sole immagini. Suo padre non riesce a capire il suo disagio, sua madre ha lasciato la famiglia per fare l’attrice, così Rose decide di scappare e di avventurarsi a New York. E’ il 1927.
Cinquant’anni dopo inizia la storia di Ben, nato sordo da un orecchio e sta passando davvero un brutto periodo: ha appena perso sua mamma, non ha mai conosciuto suo padre e a causa di un incodente  sfortunato ha appena perso l’udito anche dall’orecchio buono. Pur essendo costretto come Rose a vivere in un mondo senza suoni  il  suo legame col mondo sonoro è ancora molto forte e per questo motivo  la sua storia è raccontata con le parole e non con le immagini.
Ben vuole un nuovo inizio, vuole delle risposte, vuole cercare suo padre. Di lui ha solo la foto in un medaglione e un indirizzo di New York.
Qui, dopo molti incontri e peripezie, conoscerà Rose e scoprirà quanto siano intrecciate le loro vite.

Brian Selznick anche questa volta ci immerge in un mondo pieno di sentimenti, le sue tavole sono potenti ed evocative, di grande bellezza.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Brian Selznick, Il segreto di Houdini
Anthony Doerr, Tutta la luce che non vediamo

E guarda anche:
Martin Scorsese, Hugo Cabret
Eric Lartigau, La famiglia Belier

E ascolta anche:
Taylor Swift, Enchanted

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Helena Janeczek

La ragazza con la Leica

Guanda, 2017, 333 p.
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Articolo di Laura Festari

Oggi nessuno sa più chi è Gerda Taro. Si è persa traccia persino del suo lavoro fotografico, perché Gerda era una compagna, una donna, una donna
coraggiosa e libera, molto bella e molto libera.

Spesso si dice che dietro ad una grande uomo c’è sempre una grande donna.
Credo proprio che sia vero. Non fosse stato per una donna, Robert Capa non sarebbe mai esistito. La domanda sorge spontanea: chi è Robert Capa?
Ma soprattutto: chi è la donna “dietro” di lui?
Helena Janeczek ricostruisce la storia, le emozioni e gli ideali della fotoreporter Gerda Taro, morta tragicamente all’età di ventisette anni a Brunete durante la Guerra Civile Spagnola.
Attraverso il ricordo, più o meno romanzato, di Willy, Ruth e George la figura di Gerda emerge e prende forma tra le pagine. La sua energia, la sua voglia di
fare, di vivere, di amare, di combattere, di catturare la realtà anche a costo della vita sempre con la sua Leica al collo ti avvolgono in modo così dirompente
che è inevitabile rimanere affascinati.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Istantanea di un amore di Susana Fortes
Il mondo di Steve McCurry- a cura di Gianni Riotta

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Florence Thinard

MENO MALE CHE IL TEMPO ERA BELLO

Camelozampa, 2018, 220 p.
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Ben più tardi, quella stessa notte, Sarah scrisse nel diario di bordo:
Martedì 19 febbraio, ottavo giorno navigazione, 3:30.
Il vento ha girato e soffia, regolare, da nord est.
La nostra velocità è di 4 nodi.
A bordo va tutto bene. Per quanto possa sembrare strano , abbiamo fatto una festa e trascorso una splendida serata.
I ragazzi sono tutti magnifici per vitalità, coraggio, umorismo.
Non stiamo sopravvivendo, stiamo vivendo.

E’ un normalissimo martedì pomeriggio quando, probabilmente a causa di un fortissimo temporale, la biblioteca Jacques Prévert si stacca dal continente per prendere il largo verso l’oceano.

A bordo di quest’insolita imbarcazione ci sono la giovane bibliotecaria Sarah, il serissimo direttor Patisson, la signora Perez, addetta alle pulizie, la 1°F accompagnata dal professor Doubigny, insegnante di tecnologia e Said Hussein, vivace e tormentato teppista di quartiere.
La terraferma non si vede più e questa improbabile squadra di marinai non ha altra scelta che cavarsela come può, senza acqua, cibo e protezione ma con i libri della biblioteca a guidarli in un’incredibile avventura per la sopravvivenza.

In questo viaggio verso la libertà i protagonisti dovranno fare i conti con ogni sorta di avversità ma soprattutto con loro stessi e il naufragio diventerà l’occasione per riflettere, crescere, collaborare e, per qualcuno, addirittura innamorarsi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Robinson Crusoe – D. Defoe
L’isola del tesoro – R.L. Stevenson
Moby Dick – H. Melville

…e guarda anche…
Jurassic Park III – Joe Johnston
Jumanji – Joe Johnston
Alla ricerca dell’isola di Nim – J. Flackett, M. Levin

…e ascolta anche…
Only time – Enya
Paradise – Coldplay

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Mary Shelley

Frankenstein o il Prometeo moderno

Prima edizione del 1818
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Il mondo per me era un mistero da scoprire. Curiosità, bruciante volontà di impadronirmi delle leggi segrete della natura, e una felicità vicina all’estasi quando esse mi si svelavano: queste sono le prime sensazioni che riesco a ricordare.

Uno dei molti pregi del romanzo, scritto da Mary Shelley tra il 1816 e il 1817 è il folgorante inizio: Robert Walton, impegnato in una fallimentare missione scientifica al Polo Nord, racconta in una lunga lettera alla sorella l’incontro con un uomo misterioso, trovato solo e sperduto tra i ghiacci.

La storia narrata è il racconto di Viktor Frankenstein, giovane dottore dalla profonda passione per la scienza, che esplora i limiti estremi della natura umana. Il suo folle progetto è quello di dare vita ad un essere umano, assemblando parti di cadaveri.

L’esperimento ha successo ma ciò che ne nasce è una creatura primordiale, resa violenta dalla paura per il mondo ignoto che la circonda.

Viktor, terrorizzato dalla sua creazione, la abbandona al suo destino. Ma le loro vite sono destinate ad intrecciarsi. La creatura sviluppa una sorprendente capacità di apprendere che la rende consapevole della sua unicità. Da questo, scaturisce il desiderio di avere una compagna, una sua simile con cui condividere la scoperta del mondo.

Nonostante si renda conto della profondità dell’animo del suo mostro, Viktor rifiuta di ripetere l’esperimento che gli ha dato vita, suscitando la sua vendetta: la creatura strapperà a Viktor tutto ciò che ha di più caro, fino a fargli sperimentare la sua stessa solitudine.

La genesi del romanzo è divenuta essa stessa leggenda: Mary Shelley è a Ginevra con il compagno Percy Bysshe Shelley, la sorellastra e Lord Byron. Il maltempo costringe i quattro in casa. Dalla passione condivisa per le storie dell’orrore e, in particolare, di fantasmi, nasce l’idea di una sfida di scrittura. Da questo episodio, ha origine il racconto che darà vita al romanzo che tutti noi conosciamo.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Mary e il mostro- Lita Judge
Cuore nero- Dean Koontz

…e guarda anche…
Mary Shelley. Un amore immortale-Haifaa Al-Mansour
La forma dell’acqua-Guillermo Del Toro
Stranger things- Matt e Ross Duffer

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J. K. Rowling

Harry Potter- La serie

Salani, Dal 1998
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I romanzi di Harry Potter sono stati tanto significativi, per noi della redazione di ExtratimeBlog, che, per anni, non ce la siamo sentita di parlarne.
In questo 2018, con i festeggiamenti per i suoi primi venti anni, era per noi essenziale celebrarli.
Per questo, abbiamo deciso di creare un post particolare: non una recensione ma una raccolta dei nostri pensieri sulla serie di romanzi di J.K.Rowling.

Ecco cosa Harry Potter è stato per noi.

L’Harry Potter di Elena

Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità.
(Silente in Harry Potter e la Camera dei Segreti.)

Harry Potter è un personaggio sicuramente complesso e straordinario. E’ un eroe, ed in quanto tale è dotato di innumerevoli qualità.
La mia preferita, quella che ho sempre apprezzato di più, è la sua determinazione.
Che si tratti di vincere una partita di Quiddich, di affrontare un pericoloso nemico, di imparare un nuovo incantesimo, di mettersi nei pasticci con Ron ed Hermione, l’atteggiamento di Harry non cambia.
Indipendentemente da quale sia la prova di fronte a lui, l’unica cosa importante è  buttare il cuore oltre l’ostacolo e superarlo.

L’Harry Potter di Roberta

Giuro solennemente di non avere buone intenzioni.
(Frase da dire per far comparire la Mappa del Malandrino, pronunciata per la prima volta in Harry Potter e il Prigioniero di Azkaban da George Weasley)

E’ davvero difficile descrivere quanto sia incredibile e magico leggere Harry Potter. J.K. Rowling ha un talento unico nel trasportare il lettore all’interno di un mondo, tanto simile al nostro da farci sospettare che sia al cento per cento reale.
Una volta presi in mano i libri, non si torna indietro: si fa parte di quella dimensione a tratti bellissima, a tratti terribile, ricca di personaggi di cui ci si innamora per tutta la vita.
Chi non vorrebbe far parte della famiglia Weasley, avere come amici Ron ed Hermione o avere un professore come Lupin?
Insomma, non ringrazierò mai abbastanza J.K. Rowling per avermi dato la possibilità di entrare nel suo incredibile universo.

L’Harry Potter di Paola

Certo che sta succedendo dentro lo tua testa. Ma perché diavolo dovrebbe voler dire che non è vero?
(Albus Silente in Harry Potter e i Doni della Morte)

Dopo aver letto i libri di Harry Potter e aver visto e rivisto i film chiederai di ricevere anche tu un mantello dell’Invisibilità per Natale, lascerai la squadra di pallavolo per iscriverti ad un torneo di Quidditch e, di notte, ti eserciterai per accendere la luce sussurrando Lumos anziché tirando il braccio fuori dalle coperte.
Ti accorgerai di quanto la tua prof. più antipatica assomiglia alla Umbridge… anche se questo purtroppo non aumenterà le possibilità che il tuo preside abbia qualcosa in comune con Albus Silente.
E poi, siamo sicuri che i nargilli non esistano? Perché per me esistono e gironzolano soprattutto il lunedì mattina.

L’Harry Potter di Cinzia

Non bisogna soffermarsi sui sogni e dimenticare di vivere.
(Albus Silente in Harry Potter e la Pietra Filosofale)

Harry Potter fece il suo esordio nel 1997 ma lo conobbi solo nel 1999, all’età di dodici anni quasi tredici, a ridosso dell’uscita del secondo volume La Camera dei Segreti.
Devo ad Harry Potter moltissime cose, la prima fra tutte quella di avermi risolto la più grande crisi di lettura della vita.
All’età di dodici anni non avevo più stimoli; i classici ormai me li ero giocati e le nuove uscite non suscitavano in me alcun interesse. Per puro caso vidi un’edizione intonsa nella biblioteca del mio paese recante sulla copertina un bambino con uno strano cappello intento a giocare a scacchi. Amandoli alla follia ho preso il libro in prestito completamente all’oscuro della trama.
Fu una folgorazione: una scuola di magia, incantesimi, bacchette, un castello incantato, libri misteriosi e un mondo celato oltre a quello che conosciamo.
Sono cresciuta nell’attesa spasmodica del libro successivo che giungeva a Natale in un intervallo di due o tre anni.
Harry cresceva inesorabile cacciandosi nei guai più disparati (come disse Lupin “hai una enorme propensione per i guai”), Ron combatteva contro le proprie profonde contraddizioni ed Hermione cercava disperatamente di sconfiggere la sua natura babbana duellando con la morte.
Cambiavano desideri, passioni, si subivano lutti, perdite, si creavano eserciti resistenti al male più estremo ma soprattutto si imparava ad amare anche nel buio pesto. Harry, Ron ed Hermione uscirono poi dall’adolescenza ed io con loro. Passavo giorni senza smettere di leggere e di notte sotto le coperte mi munivo di una torcia per poter andare avanti fino alla fine del libro (la agitavo con tanto di incantesimo Lumos Maxima nella speranza di non crollare in un sonno immeritato).
All’uscita de I Doni della Morte avevo ormai vent’anni. Nel frattempo erano usciti anche i film che avevano sedimentato nella mente di tutti le immagini del Golden Trio scatenando un fenomeno mondiale di fanfiction, fandom, forum di discussione senza precedenti. Potrei raccontare di quanto la saga sia un universo meraviglioso ma preferisco dire che senza Harry Potter sarei una persona diversa. La saga ha segnato la mia vita in modo definitivo: devo alla Rowling il mio amore infinito per la lettura, l’immaginazione, ma anche la strenua convinzione che la libertà sia un dono meraviglioso, anche nelle avversità più estreme, e che sia nostra responsabilità difenderla ad ogni costo.

Immagine di copertina

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Fiona Davis

La casa delle bambole

2017, HarperCollins, 406 p.
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Articolo di Laura Festari

La casa delle bambole… è così che chiamiamo il Barbizon Hotel, la pensione per signorine, perché è piena zeppa di graziose bamboline. Proprio come te.

Rose è una giornalista a cui la vita ha giocato brutti scherzi, Darby un’anziana signora dal passato segreto.
Cosa hanno in comune?
Solo due cose: New York e il Barbizon Hotel.
Proprio il mistero che si nasconde tra le mura del Barbizon porta Rose da Darby e, solo dopo infinite ricerche, drink in jazz club, abiti in stile anni ‘50 e colpi di scena, la giornalista scoprirà cosa accadde lì sessantaquattro anni prima.

Come in una macchina del tempo si viene trasportati dal 2016 nel lontano 1952.
Pagina dopo pagina si riuscirà a sentire qualche nota di bebop di un jazz club sulla Cinquantaduesima strada oppure la scia di profumo di qualche signora ingioiellata.

Ti è piaciuto questo libro? Allora ascolta anche…
Bebop – Charlie Parker

… leggi anche…
L’ombra del silenzio- Kate Morton

…e guarda anche…
Grand Budapest Hotel- Wes Anderson

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Thomas Ott

Cinema Panopticum

2015, Logos, 104 pagine
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Il mio lavoro esorcizza le mie paure, è una terapia, ciò che faccio è liberare i miei timori verso la vita, il mondo, il futuro, le metto su carta per non portarle dentro di me. (Thomas Ott)

Una  bambina entra in un lugubre luna park, ma non ha abbastanza soldi per permettersi nessuna delle attrazioni presenti, finchè non trova l’insegna Cinema Panopticum: dietro un pesante tendone nero le si presenta una spoglia stanzetta arredata solo con cinque schermi, ognuno dei quali le mostrerà una storia al costo di un soldo.
Si aprono così i successivi capitoli, ognuno dedicato ad una delle sequenze inquietanti del Cinema Panopticum: The hotel, in cui uomo in giacca e cravatta entra in un albergo deserto per passare la notte, The champion, in cui wrestler messicano riceve un biglietto da un corvo nero, The experiment, dove un uomo con una vista molto fioca incontra un medico pronto a risolvere il suo problema, The prophet, in cui seguiamo un  visionario che vede ovunque i segnali di una minaccia aliena, ma nessuno gli crede.
Le cinque storie sembrano non avere nulla in comune, ma in realtà sono tutte collegate ,e all’occhio attento del lettore, non sfuggiranno le citazioni che Ott nasconde in bella vista nelle tavole.

In questa Graphic Novel la narrazione è affidata esclusivamente alle immagini: nessuna vignetta ci restituisce i pensieri dei protagonisti, ma l’angoscia che li colpisce è comunque palpabile.
La tecnica utilizzata è quella dello scratchboard, che prevede l’incisione della parte superiore nera della tavola per far affiorare il bianco sottostante.
Grazie alla bravura di Thomas Ott ne risulta un’atmosfera gotica inquietante.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Pam Smy, Thornhill
Edgar Allan Poe, Il corvo
Kafka, La Metamorfosi
Edgar Allan Poe, Il corvo
Brian Selznick, La stanza delle meraviglie

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Lorenzo Sartori

ALIENI A CREMA

Plesio, 2018, 225 p.
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Articolo di Paola Vailati

I blindati escono dal cortile sferragliando e immettendosi in via XX Settembre.
Destinazione stadio Voltini.
E’ lì che alle alle venti in punto è previsto l’arrivo degli alieni.

Crema verrà isolata dal resto del mondo da una cupola magnetica che renderà impossibile qualsiasi forma di comunicazione con l’esterno; una misura di sicurezza necessaria dal momento che la città è stata scelta per ospitare per dieci giorni una delegazione di 100 alieni.

Il sindaco Doldi è sbigottito. Perchè gli alieni non hanno scelto Milano, Los Angeles o Tokyo per la loro gita sulla Terra?
Cosa può esserci di interessante per loro in una placida cittadina nella Pianura Padana?
E i cremaschi? Chi li convince a stare senza internet per dieci giorni? Riusciranno a socializzare con gli extraterrestri o sarà una convivenza impossibile?
E chi li rassicura sul fatto che questi stranieri non hanno intenzioni ostili?

Tra i personaggi di questa storia surreale e intrisa di ironia spiccano Kastigo, youtuber irriverente intenzionato a dimostrare l’interesse politico celato dietro a questa accoglienza aliena e Ginevra, tranquilla liceale catapultata da un giorno con l’altro da spensierate feste in piscina alla gestione di problemi ben più grandi.
Ma la vera protagonista del romanzo è Crema. Ogni pagina è una suggestiva scoperta dei suoi scorci e dei suoi palazzi, ogni capitolo vive della sua storia e delle sue tradizioni.

Tra tute spaziali e divertenti divergenze gravitazionali, Alieni a Crema lascia anche lo spazio per una attenta riflessione toccando con efficace ironia l’attuale tema dell’integrazione; questi stranieri intergalattici sono alieni ma sono prima di tutto diversi, così diversi da non tollerare i tortelli cremaschi.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Memory download. La sindrome di Proust – Lorenzo Sartori

…e guarda anche…
E.T. l’extraterrestre – Steven Spielberg
Super 8 – J.J. Abrams
Under The Dome- Serie Televisiva

…e ascolta anche…
Something human - Muse
One - Sleeping At Last

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Dicker, Joel

La scomparsa di Stephanie Mailer

Nave di Teseo, 2018
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Qui comincia la notte buia

Il romanzo “La scomparsa di Stephanie Mailer” è ambientato ad Orphea, una cittadina della provincia americana, dove annualmente si svolge un famoso festival teatrale.
Una giovane giornalista scompare e l’episodio viene ricollegato ad un quadruplice omicidio avvenuto anni prima. La comunità è sconvolta e tutti ripiombano in una tragedia ormai quasi dimenticata.
Le indagini sono affidate a Jesse Rosenberg, capitano di polizia cui mancano pochi giorni alla pensione.

Con La verità sul caso Harry Quebert e Il libro dei BaltimoreJoel Dicker ci ha abituato alle trame appassionanti ed ai colpi di scena.

Il giovane scrittore belga sbroglia il canovaccio dei suoi romanzi gialli in modo impeccabile. Ci conduce quasi per mano nella narrazione, alternando momenti rassicuranti, ad altri in cui volutamente ci disorienta.

Le trame si sviluppano lentamente, quasi sottotraccia, per poi dipanarsi in un evento inaspettato, che cambia tutto e ci spiazza.
Arriviamo ad amare (o odiare) i personaggi dei suoi libri quasi appartenessero alla nostra cerchia di conoscenze: delineati in modo preciso, ma senza toni eclatanti, i personaggi di Dicker finiscono sempre per entrare nel nostro immaginario. Si tratta naturalmente di protagonisti inventati, ma in ognuno di loro si arriva a cogliere qualcosa di forse familiare.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
La verità sul caso Harry Quebert – Joel Dicker
Il libro dei Baltimore – Joel Dicker

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