Amon Amarth

Deceiver of the Gods

Metal Blade, 2013
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Orders needs is anarchy
Balance through calamity

 
Nella storia del metal ci sono sempre stati gruppi che hanno saputo trovare la capacità di comunicare al pubblico forti emozioni, trascendendo dalla ricerca di ridondanti tecnicismi compositivi (il più delle volte anzi completamente assenti) ma proponendo una musica semplice, diretta con caratteristiche che la rendessero però unica e facilmente riconoscibile ed associabile ad un’immagine altrettanto particolare (i Sabbath degli anni con Ozzy e il loro pseudo satanismo o il metal da bikers dei Motorhead)
Il quintetto svedese degli Amon Amarth, con questa loro nona proposta, sembra confermare una volta di più di appartenere a questa ristretta cerchia di fortunati. Il Viking metal di Deceiver of the Gods è, come ci hanno da sempre abituati, un concentrato di ritmiche potenti e precise sulle quali i riff di chitarra cadenzano un mid-tempo aggressivo e possente, al servizio dell’inconfondibile voce di Johan Hegg, una delle migliori proposte growl degli ultimi anni.
I dieci pezzi ci accompagnano, senza un attimo di respiro, fra Dei nordici ed epiche battaglie di uomini ma merita assolutamente una menzione Blood eagle, un inferno sonoro che si pianta in testa e sicuramente è destinata a diventare, cosa rara di questi tempi, un must da concerto.
In conclusione, sarà anche una musica senza novità ma a noi piacciono così: brutti, sporchi e cattivi.
 

 
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