Nightwish

Endless Forms Most Beautiful

2015, UE, Nuclear Blast
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There is grandeur in this view of life, with its several powers, having been originally breathed by the Creator into a few forms or into one; and that, whilst this planet has gone circling on according to the fixed law of gravity, from so simple a beginning endless forms most beautiful and most wonderful have been, and are being evolved.

E’ difficilissimo trasformare la scienza in arte, o far parlare l’arte nel linguaggio della scienza e Endless Forms Most Beautiful è un’opera profondamente riuscita. Abbiamo precedenti illustri come il teatro ottocentesco, quello di Brecht e alcuni episodi musicali, spesso legati al mondo metal, come il celebre disco degli Haggard Eppur si muove. Ad aprire il disco è infatti Richard Dawkins, celebre divulgatore scientifico, biologo britannico, come narratore nel disco e delle scoperte darwiniane circa l’evoluzione della nostra specie. Il mood è appunto raccontare gli eventi che hanno permesso l’evolversi della razza umana verso la conoscenza, soprattutto quella scientifica, e celebrare la potenza della vita nel suo incessante cambiamento. Il ritmo di Shudder Before the Beautiful è quello tipico dei Nightwish, che abbiamo imparato ad ascoltare negli ultimi 15 anni, elegante e sofisticato. La potente e aggressiva Weak Fantasy apre definitivamente l’atmosfera a cori e ritmi, a cui il disco capolavoro Once ci ha abituati. Il concetto élan vital, presente in molte teorie spiritualistiche, parapsicologiche e religiose sviluppato in particolare da Henri Bergson nel suo libro Evoluzione creativa dove lo slancio vitale rimanda di nuovo ad una forza innata verso la vita; viene tradotto nel  brano Élan con una melodia fresca quasi leggera e pop. Eco all’altrettanto piacevole è My Walden, pezzo non lineare dai sapori e dalle atmosfere folk, di nuovo con un ritornello quasi danzato ed orecchiabile con ampi spazi ai flauti ed alle cornamuse. Alpenglow, dedicata al fenomeno dell’enrosadira, tipico colore rossastro che assumono le montagne ed il cielo circostante all’alba ed al tramonto, ha un ottimo ritmo con l’assolo incrociato di chitarra e flauto. The Eyes of Sharbat Gula, ispirata da una famosissima foto del fotoreporter americano Steve McCurry,è un brano strumentale che ricorda la foto della giovane ragazza afghana dai grandi occhi, con le sue melodie orientali e le voci bianche. La chiusura viene affidata al brano lunghissimo e articolato The Greatest Show on Earth simbolo di un lentissimo risveglio. Il brano ci conduce attraverso quattro minuti di pianoforte, cori, splendida voce lirica della Jansen e cornamuse, all’origine del nostro pianeta: 4,5 miliardi di anni fa. Il tempo accelera, sempre con la melodia portante che crea il giusto senso di dispersione e straniamento: segue la nascita della vita nella sua forma cosmica e primordiale. Come sempre i Nightwish non producono solo un disco ma producono un mondo che rimanda ad atmosfere e ad altre opere con estrema efficacia e potenza.

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