PJ Harvey

Let England Shake

2011, Island Records
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“In the fields and in the forests,
under the moon and under the sun
another summer has passed before us,
and not one man has,
not one woman has revealed
the secrets of this world.”

Polly Jean Harvey ha scelto come location di registrazione del suo penultimo lavoro, Let England Shake,  una chiesa rimarcando così la potenza di questo lavoro rispetto ai precedenti. Filo conduttore delle tracce è un tema profondamente attuale (oggi esattamente come nel 2011 anno in cui venne ultimato il lavoro): raccontare la guerra in tutte le sue forme. Guerra è sinonimo di deserto asciutto che invade una terra gloriosa che altrimenti sarebbe carica di caos e di vita. Non c’è traccia di sensualità nei racconti in musica di PJ Harvey, a differenza dei suoi altri lavori, ma solo intimismo e profondissimo senso di malinconia mischiato a una ironia soffice e mai sguaiata. I testi sono piccoli capolavori che ricordano il volume di poesie americane (forse le più  famose al mondo) de l’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters.  Gli eventi si susseguono senza sosta in una discesa che attraversa le trame del mistero,  quello che lo stesso Nick Cave ha definito “il sale del mondo che si manifesta nel dubbio umano”. Il dubbio di star facendo la cosa giusta, la paura di non riuscire a proteggere chi amiamo, di smarrire noi stessi.

Visto il tema trattato si potrebbe pensare ad atmosfere profondamente cupe invece il disco è un singolare alternarsi di luci e ombre, come se le guerre riuscissero a tirare fuori i contrasti umani in ogni struttura molecolare. Le atmosfere più malinconiche sono sorrette da trame folk, mentre alcune canzoni risultano essere quasi scanzonate o buffe. Il paradosso della vita che si fa strada anche nelle situazioni estreme sembra essere il tema originario che affianca la guerra; appunto in un carnevale che sembra senza fine. Le atmosfere più scure le incontriamo nella turbinosa  All And Everyone seguita dalla arrabbiata e travolgente Bitter Branches.  Il brano centrale In The Dark Places è carico delle suggestioni frutto delle collaborazioni passate con Nick Cave, il quale ha affermato di essersi ispirato a questo brano per dare vita alla sua ’ultima fatica con  i Bad Seeds Push the Sky Away. Esattamente come PJ Harvey, Nick Cave vuole che il cielo con tutte le sue elucubrazioni e tentazioni religiose, sia spinto lontano a favore del caos e della ricerca di noi stessi sulla terra, e non altrove.

Anche l’album Let England Shake vuole richiamare un’attenzione alla terra e sull’importanza estrema della nostra responsabilità verso di essa e quindi verso gli altri.  Per questa ragione si chiude con la bellissima The Colour Of The Heart che legata alla musicale The Glorious Land sembra volerci richiamare a un ideale di pace (molto fisica e poco spirituale) in cui gli uomini hanno la possibilità di non ferirsi fisicamente ma di scoprire il caos emozionale che altrimenti non avrebbero mai assaporato se la loro vita fosse stata continuamente minacciata. Noi cresciamo solo nella pace, l’unica che ci permette di coltivare quel ribollire interiore che alimenta il nostro scopo sulla terra, qualunque esso sia.

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