Chris Columbus, Alfonso Cuaron, Mike Newell, David Yates

Harry Potter – La Saga

2001-2011 Regno unito, Usa
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Dopo tutto questo tempo Severus?
Sempre.

E’ sempre difficile iniziare ma questa citazione è quanto mai precisa. Sono passati vent’anni dalla prima pubblicazione di Harry Potter e la pietra filosofale e lo celebriamo ancora come se non fosse passato un giorno dalla sua comparsa in libreria. Harry Potter è parte di noi. E’ una saga universale perché duella con la morte sin dalle prime righe del libro La pietra Filosofale fino all’epica conclusione cinematografica. I film sono stati concepiti sin da subito come un corredo complementare per dare forma a quell’immaginario epico che traspare dall’inchiostro di J.K Rowling.

La prima osservazione da fare in merito è sui quattro film che aprono la saga. Il tono è diametralmente diverso rispetto agli altri quattro perchè svolgono una funzione precisa: dare corpo ad un universo narrativo e uno stile visivo necessario per generare gli scenari madre su cui si dipana l’intera storia. Si è partiti con il registro scanzonato del primo e del secondo film, La pietra filosofale e La camera dei segreti, entrambi diretti da quel Chris Columbus che negli anni ’90 aveva conquistato bambini e adulti con film come Mamma ho perso l’aereo e Mrs. Doubtfire. Entrambi risultano quasi fiabeschi, lontanissimi dai toni cupi degli ultimi film che abbiamo imparato a conoscere.  La vera mente dietro ai tutti gli otto film della saga è però quella di Steve Kloves sceneggiatore di alto livello oltre che un ottimo lettore della saga, della sua evoluzione ma soprattutto colui che ha saputo leggere al meglio la crescita dei personaggi capendo cosa tagliare e cosa mantenere rispetto all’universo della Rowling.

Il terzo episodio è il più dark della saga e se vogliamo quello meno commerciale del gruppo. Il Prigioniero di Azakaban apre con un siparietto comico, ma si avverte subito il sottile senso di disagio e inquietudine che impregna i cieli ora plumbei. E la successiva apparizione del dissennatore sull’Hogwarts Express è il segnale definitivo che qualcosa è cambiato. Il regista che stavolta prende le redini è Alfonso Cuaron e compie una scelta di rottura coraggiosa: inizia a mostrare il duello dei nostri protagonisti con la morte, incarnata dai mostruosi esseri che succhiano anima e felicità ai nostri amatissimi amici. Poco tratteggiata la storia dei Malandrini che viene compresa a pieno solo attraverso i libri creando un grave errore di regia.

Per  Il Calice di Fuoco abbiamo un cambio di regia Mike Newell che ottiene il difficile compito di ritrarre l’episodio più divertente e centrale di tutta la saga: il Torneo Tre Maghi. L’adolescenza fa incursione nel nostro trio portando con sé i primi amori e i primi balli studenteschi. Le sfide avvincenti lasciano il passo ad presagio di morte sempre più concreto. Il tragico, bellissimo doppio finale della rinascita di Voldemort e della morte di Cedric Diggory  traccia con decisione la strada da percorrere da ora in avanti. Dopo quattro film inizia a delinearsi con chiarezza la cifra stilistica che contraddistinguerà tutta la seconda metà della saga potteriana: la morte è infine giunta.

Nel frattempo L’ordine della fenice libro vende in meno di 24 ore ben 5 milioni di copie in tutto il mondo.  Il film ha sulle spalle il compito difficilissimo di dare una svolta alla saga cinematografica reggendo il peso di un libro eccezionalmente complesso. Abbiamo ordini sovversivi, profezie, attentati, manipolazione dei media e controllo dell’opinione pubblica,  sino alla grande resistenza portata avanti in segreto dall’Ordine della Fenice.  Alla macchina da presa parte Michael Goldenberg che lascia il compito a metà assegnato poi al regista David Yates, che diventerà poi la mente cinematografica più amata dalla Rowling a cui affiderà anche il famosissimo prequel Animali Fantastici e dove trovarli che prosegue nelle nostre sale in questi giorni e di cui abbiamo recensito qui il secondo capitolo . Il sesto film, Il Principe Mezzosangue,  è il trionfo del signore oscuro: la morte giunge alle porte della casa magica più amata: Hogwarts. Draco Malfoy vivrà il suo momento più doloroso e tragico, mentre ad Harry spetta il più penoso dei compiti quello di accompagnare un amico fra le braccia della sua fine. Ron ed Hermione assistono impotenti agli eventi mentre una determinatissima Ginny Weasly inizia ad imporsi nel cuore compromesso di Harry.

Da qui Yates prende una strada ben precisa volendo raccontare l’evolversi del rapporto di amicizia che lega i tre del Golden Trio. Divide I Doni della morte, il libro che ha venduto più copie della storia della letteratura mondiale,  in due parti. La rischiosa decisione di raccontare la storia dell’ultimo capitolo in due film solleva diverse perplessità sull’effettiva possibilità di poter spezzare in due un unico arco narrativo.I doni della morte – Parte  I regge bene al colpo. Il film riporta l’attenzione sul nucleo emotivo dei tre personaggi principali, vero punto di forza e motore dell’atto finale. Incanta anche per l’emozionante ricerca degli Horcrux frammenti di anima dello stesso Voldermort aggrappati ad oggetti magici di straordinaria portata che, se non distrutti, gli consentono la vita eterna. Hermione è l’unica ad aver compreso il senso ultimo della loro missione (e che nel film non viene spiegato): l’anima frammentata negli Horcrux non resta umana, è solo un espediente mostruoso per tenere in vita un corpo privo di ogni emozione realmente positiva. Un Horcrux è l’opposto dell’anima, è il patto con il diavolo per poter restare aggrappati ad una vita ormai completamente priva di senso. Bisogna, quindi, fermare il male assoluto che si annida nella paura stessa della morte. Più si ha vissuto una vita miserabile, e senza affetti , più si avrà paura di morire al punto da vendere la propria anima in cambio dell’illusione di una vita eterna. Voldemort può morire perché è intriso di paura. In contrasto abbiamo l’evoluzione dell’amicizia messa profondamente in crisi dalla caccia all’uomo che i nostri sono costretti a subire.

I doni della morte – Parte II si rivela essere il secondo atto, appunto, di un unico grande film. Non si preoccupa di riagganciarsi col precedente, se non per una brevissima scena iniziale, ma ne è la prosecuzione diretta. L’ultimo capitolo arricchisce retroattivamente l’intera saga, non solo chiarendo i punti oscuri della trama, ma suggerendo sfumature di grande suggestione e carica emotiva. Giunti alla fine, lo spettacolo che abbiamo davanti agli occhi ha una dimensione epica, intima e grandiosa allo stesso tempo. Harry subisce l’evoluzione più forte segnando il proprio destino, Hermione e Ron maturano e diventano inesorabilmente adulti attraverso il dolore e la perdita di persone amate in quella che sarà ricordata come la Seconda Guerra magica. Meravigliosa una scena della battaglia finale dove i nostri rivivono retroattivamente tutti  i mostri che hanno incontrato durante tutta la saga (nell’esatto ordine Harry salva Hermione da morte certa per mano di un Troll – i Ragni della foresta proibita nella camera dei segreti- Grey il lupo mannaro – i disennatori – ed infine Voldemort):

Ho cercato in rete fanvideo che potessero riassumere al meglio l’evoluzione del nostro Trio, in questo anniversario ventennale, proprio attraverso la mente e il cuore di chi li ha amati di più:

Harry Potter

Ronald Weasly 

Hermione Granger

The Golden Trio 

E qui il saluto del cast durante l’ultimo giorno di ripresa de I doni della morte parte II .

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