J.R. Moehringer

Il bar delle grandi speranze

Piemme, 2007, 486 p.
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Molto prima di avermi come cliente, il bar mi ha salvato. Mi ha ridato fiducia quand’ero bambino, si è preso cura di me quand’ero adolescente e mi ha accolto quand’ero un giovane uomo. Anche se siamo attratti, temo, da cio’ che ci abbandona, o promette di abbandonarci, alla fine credo che sia quel che ci accoglie a segnarci. Naturalmente io ho ricambiato l’abbraccio del bar, finchè una notte il bar mi ha messo alla porta, e abbandonandomi mi ha salvato la vita.

 

Ognuno di noi ha un luogo sacro, dove il suo cuore è più puro, la sua mente più lucida. Così il giovane Moheringer in questo romanzo autobiografico descrive il bar Dickens, dove trascorre la propria infanzia e gioventù. Chiassoso, strano, amatissimo, il Dickens è un luogo speciale, rifugio di umanità, antidoto alla solitudine. Ad otto anni Moheringer è infatti un bambino sognatore, che, privo della figura paterna, cerca e trova in Steve (saggio e carismatico barista ) e negli avventori del Dickens una sorta di seconda famiglia, dalla quale impara la vita, nella quale sperimenta le emozioni, l’amicizia, l’amore ed anche il dolore.
Una storia divertente, sorprendente, calda, che parla di empatia e comprensione.
 
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