Haper Lee

Il buio oltre la siepe

Universale Economica Feltrinelli, 2014, pag. 247
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Volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo con un fucile in mano. Aver coraggio significa sapere di essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare ugualmente e arrivare sino in fondo, qualsiasi cosa succeda.

Uno splendido romanzo di Harper Lee, Il buio oltre la siepe racconta dell’infanzia di Scout e Jem fratelli orfani di madre, che crescono in un paesino della provincia americana, nel sud, negli anni in cui la segregazione razziale è molto forte e continua a mietere vittime d’ingiustizia.

Il padre Atticus Finch, genitore anziano per l’epoca, svolge la professione di avvocato, e si ritrova a difendere un nero da un’accusa di violenza sessuale, che in realtà non ha palesemente commesso. Non sarà certamente l’esito del processo il colpo di scena di questo romanzo, la sua bellezza è in altro. La correttezza d’animo di Atticus; che oltre alla citazione ad incipit di questa recensione, si ritrova in molti altri momenti del romanzo, in cui insegna ai figli come si deve affrontare la vita, anche le ingiustizie. Ma sopratutto questo libro racconta del “buio”, del pregiuzio, dell’ignoranza che probabilmente stanno appena oltre il nostro sguardo.

Quello che vuol dirci è di non lasciar prevalere mai il buio, nonostante le circostanze, nonostante i condizionamenti esterni. Restate sempre nel lume della ragione, pensate: non potreste mai far del male alla quieta ghiandaia che non fa altro che cantare amabilmente. Un libro scritto con una finezza e delicatezza indimenticabili, probabilmente insuperato anche dall’autrice stessa.

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