Paul Torday

La ragazza del ritratto

Elliot, 2010, pag. 275
avatar

Postato da
il

Siamo tutti cacciatori: nessuno può separarci dalle nostre origini. La civilizzazione ha sviluppato la parte sociale del nostro cervello e ci ha insegnato a sfruttare altre abilità. Ma sotto quella patina, da qualche parte sul fondo del cervello resta la traccia genetica di un antico cacciatore che teneva agguati ad animali molto grossi, forse uri, forse mammut, forse altri umani. Siamo tutti cacciatori, che ci piaccia o no.

Del corposo romanzo di Paul Torday, autore inglese di discreta fama, possiamo certamente annoverare “La ragazza del ritratto” come la sua opera gotica. Ambietato tra Londra e la Scozia i protagonisti di questa vicenda si scambiano continuamente la narrazione del racconto, parlando in prima persona della loro vita, dal momento in cui Michael Gascogne (il marito) interrompe la routine della loro vita di coppia, “cambiando” o meglio tornando alle origini di sè stesso.

Un romanzo che inizia in sordina, con ritmo tranquillo e pacato, acquista sempre più velocità e cattura nel suo vortice il lettore. I temi trattati sono molti, mascherati da elementi nel contesto della storia, ma in realtà sapientemente utilizzati per sollevare il lettore a pensieri che vanno oltre il racconto in sè.

Senza svelare il finale davvero imprevedibile, possiamo sottolineare come sia interessante la visione del protagonista della vita da “società elitaria”, della contaminazione delle razze, come appaia per certi versi relativamente importante seguire le regole. Si tratta poi di una malattia molto grave, la schizofrenia, la si descrive nei sintomi e nella sua storia conosciuta fino all’incirca ai giorni nostri. Un romanzo avvincente nella trama, e profondo nel suo messaggio.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Pesca al salmone nello Yemen

… e guarda anche
Il pescatore di sogni

Torna a ► leggo