Silvana Condemi, FranÇois Savatier

Mio caro Neandertal. Trecentomila anni di storia dei nostri fratelli

Bollati Boringhieri 2018, 211 p.
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Gli abitanti dell’Eurasia condividono non meno del 20% del loro DNA nucleare con il Neandertal, anche se ognuno di loro ne ha meno del 3% nei suoi geni. L’ibridazione tra sapiens e neandertaliani è avvenuta davvero!

Questo saggio, scritto da una paleoantropologa e da un giornalista scientifico, ci guida nelle gelide pianure dell’Era Glaciale, a caccia di bisonti e mammut, nel viaggio affascinante di quello che gli autori definiscono il nostro fratello Neandertal.
Il mento sfuggente, la fronte bassa, la corporatura tozza sono caratteristiche che accentuano la sua bestialità, ma si trattava di adattamenti al difficile clima europeo. In realtà il Neandertal era intelligente, seppelliva i morti e si prendeva cura dei membri anziani e deboli del suo gruppo, oltre ad avere sviluppato un pensiero simbolico.
Negli spazi sconfinati dell’Eurasia, si muovevano radi clan di neandertaliani che, per di più, si riproducevano poco. Eppure, riuscirono a sopravvivere per trecentomila anni, fino a quando arrivarono i Sapiens e, in tempi relativamente brevi, colonizzarono quell’immenso territorio grazie alla loro espansione demografica e alla maggiore flessibilità culturale. Cosa sia accaduto non è ancora chiaro, ma probabilmente Neandertal non fu sterminato da Sapiens; piuttosto, in parte si mescolò ai nuovi arrivati, per poi scomparire nella preponderanza dell’altra specie. Ma ancora oggi noi portiamo tracce della sua esistenza del nostro DNA.
Il libro, di lettura non semplicissima ma intrigante, stuzzica la curiosità e il desiderio di sviluppare maggiori conoscenze sul nostro remoto passato.

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