Cartoomics 2019

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Dall’8 al 10 marzo la Fiera di Milano Rho ospita la ventiseiesima edizione di Cartoomics, vero e proprio paradiso per gli amanti di fumetti, giochi, cosplay, fantasy, fantascienza…

Come ogni anno, oltre al tradizionale dispiegamento di stand, sarà possibile incontrare autori, assistere ad anteprime e spettacoli o anche solo lasciarsi coinvolgere dall’atmosfera unica della fiera.

L’ospite d’onore per la sezione comics di questa edizione sarà Max Bunker, autore assieme a Magnus di Alan Ford, arrivato al suo cinquantesimo anniversario.

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Ti piacciono i fumetti? Allora visita anche…
Supereroi e non. Divinità di una moderna mitologia

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Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman

Spider-Man – Un nuovo universo

USA, 2018
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Ricorda, ciò che ti rende diverso è ciò che ti rende Spider-Man!

Un film avvincente e bellissimo!
Vi si racconta la stupefacente avventura di Miles Morales, adolescente di origine portoricana che, mentre si addentra nei cunicoli della città di New York, viene accidentalmente morso da un ragno radioattivo. Da quel momento Miles viene catapultato in una realtà parallela, trovandosi a vestire i panni di Spider-Man!
Il padre di Miles – ignaro della doppia vita del figlio – sogna per lui un futuro migliore del proprio. Per questo lo iscrive ad una scuola di prim’ordine dove Miles stenta però ad ambientarsi.
Si trova invece a proprio agio con lo zio Aaron, con il quale condivide la passione per l’arte e la vita di strada.
Nelle vicende del film, Miles fa i conti con tutti i dubbi e le incertezze del suo essere adolescente, cui fa però da contraltare la responsabilità di affrontare criminali antagonisti, personaggi oscuri determinati a far trionfare la malvagità sul Bene.

Una pellicola di grandissima qualità, in cui mai si ha la sensazione del “già visto”.
La grafica è spettacolare ed assolutamente originale. La storia – tratta dall’omonimo fumetto del 2011 – è talmente bella da lasciare in più occasioni senza fiato.
La colonna sonora, evocativa, poetica, a tratti esaltante, rispecchia fedelmente la trama e le emozioni della visione.

Locandina Spider-Man Un nuovo universo

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Spider-Man: Homecoming – Jon Watts
Avengers. Infinity War – Anthony e Joe Russo
X-Men – Bryan Singer
Logan. The Wolverine – James Mangold

ed ascolta anche la colonna sonora del film

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Supereroi e non. Divinità di una moderna mitologia

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Dai capolavori The Dark Knight e Watchmen alle saghe che hanno ispirato Hollywood per i blockbuster degli ultimi anni, dai titoli delle due major alle pubblicazioni delle principali etichette indipendenti con un focus su personaggi non propriamente definibili supereroi ma certamente afferenti a questo modello, porteremo il visitatore per mano in un mondo che è prepotentemente entrato nell’immaginario collettivo moderno.

Dal 9 febbraio al 31 marzo, Cremona celebra gli autori del fumetto supereroistico con una mostra che raccoglierà tavole originali e e riproduzioni di una selezione di storie pubblicate da DC, Marvel e altre case editrici nordamericane.

Partendo dal 1986, anno che ha segnato una vera e propria svolta nella storia del fumetto con la pubblicazione di capolavori come Maus di Art Spiegelman, Watchmen di Alan Moore e The Dark Knight di Frank Miller, la mostra giunge fino al boom degli ultimi anni.
Film, videogiochi e serie televisive hanno segnato una rinascita dell’interesse per questo genere.

La mostra sarà allestita presso Santa Maria della Pietà (in Piazza Giovanni XXIII).

Per informazioni:
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Sito del Centro Fumetto Andrea Pazienza

Siete appassionati di supereroi? Ecco una selezione di film che potrebbero piacervi:
Avengers. Infinity War- Anthony e Joe Russo
Wolverine, L’immortale- James Mangold
Justice League- Zack Snyder
Birdman (o l’imprevedibile virtù dell’ignoranza)- Alejandro Gonzalez Inarritu
Chronicle- Josh Trank
Kick-Ass- Matthew Vaughn
Logan. The Wolverine- James Mangold
Iron Man- Jon Favreau
X-Men- Bryan Singer

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Queen

Innuendo

1991, Parlophone
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 “…to the end of time”.

Il 1991 è un anno di svolta. La caduta del muro di Berlino, il crollo degli imperi socialisti, la vittoria (solo temporanea) degli Stati Uniti quali unica grande potenza mondiale.  I Queen avevano assorbito come spugne i cambiamenti in atto. Da gruppo di punta del glam- rock, con gli ’80 si erano via via spostati su piani di maggior successo. La band di culto ne era uscita trasformata, tant’è che moltissimi fan si sentirono come traditi dal cambio radicale di musica molto più indirizzata alla sperimentazione pop. Inoltre Freddie Mercury divenne una vera e propria icona gay con capello corto, canotta e baffo virile.  Nel 1989 Freddie scopre di essere affetto da HIV. Mercury si toglie la maschera. L’autenticità delle cose che scrive raggiunge vette mai sfiorate in precedenza. Gli anni ’90 cominciano anche nel mondo dei Queen, portando in esso la loro rivoluzione. Musicalmente i pezzi mantengono l’intensità dei dischi precedenti, ma con durezza e grazia inedite. Innuendo fu l’ultimo vero album dei Queen, una sorta di “testamento” ideale del gruppo.  L’album inizia non a caso con un pezzo dal sapore epico, che si propone come l’ ideale successore di Bohemian Rhapsody. In sei abbondanti minuti, Innuendo rispolvera le potenzialità della band con il celebre break spagnoleggiante in mezzo, e un testo ermetico ed enfatico al punto giusto. Meno memorabili, ma più godibili, sono invece i più prevedibili anthems Headlong e Hitman.

L’aspetto più evocativo dell’album emerge invece nei momenti in cui lo spettro della malattia di Mercury mostra la sua ombra più cupa. These Are The Days Of Our Lives. Bijou è l’omaggio di May all’amico Freddie, ed è una summa del suo stile chitarristico. E, infine, The Show Must Go On, forse il brano quintessenziale del gruppo inglese: retorico e kitsch come da copione, con l’impianto glam che si evolve in parti strumentali e vocali complesse.

Ascolta anche:

Queen – Bohemian Rhapsody

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Jessica Fellowes

L’assassinio di Florence Nightingale Shore

2017, Neri Pozza, 396 pagine
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Sbirciarono nello scompartimento stretto, dove le lampade a gas gettavano fasci di luce circolari,  dando a Guy l’impressione di trovarsi su un palcoscenico. Gli ci volle qualche istante per abituarsi alla penombra. Due uomini vestiti da lettighieri stavano caricando una donna su una barella. Indossava una pelliccia, che, aperta, mostrava l’abito crespo nero di foggia antiquata, e stivaletti di vernice con i lacci. La testa si riversò di lato, lasciando vedere una striscia di sangue scuro, rappreso. La bocca era socchiusa, i capelli in disordine.

E’ il 12 gennaio 1920, l’infermiera Florence Nightingale Shore sale sull’ultimo vagone del treno per Warrior Square da Victoria Station a Londra. Questa è l’ultima volta che sarà vista viva.

Il romanzo, primo di una serie di gialli ambientati negli anni Venti, parte da un omicidio realmente accaduto e mai risolto, ipotizzando una soluzione.

Tra i personaggi incontriamo sia persone realmente esistite, come Nancy Mitford e tutta la sua famiglia, sia di invenzione, come la protagonista: si chiama Looisa Cannon, ha diciotto anni e cercando di scappare da uno zio violento trova lavoro a casa Mitford, trovandosi immischiata nell’indagine sulla morte misteriosa di Florence Nightingale Shore, insieme ad un giovane ed allampanato agente della polizia ferroviaria, Guy Sullivan.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Jessica Fellowes, Morte di un giovane di belle speranze

E guarda anche:
Assassinio sull’Orient Express
Mr Holmes il mistero del caso irrisolto

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Ray Bradbury

Cento racconti

Mondadori,2013
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Il signor Spallner si copri il viso con le mani.
C’era la sensazione di muoversi nello spazio, l’urlo incredibile della tortura, l’impatto e il rotolare dell’auto sul muro, attraverso il muro, oltre e di sotto come un giocattolo e lui che veniva lanciato fuori. Poi… silenzio.
La folla arrivò correndo. Là dove giaceva, lui la sentì venire.

“Quello che voglio è divertirmi con le idee, gettarle in aria come coriandoli e poi correrci sotto e farmele piovere sulla testa. Scrivere è la gioia e la pazzia più squisita della mia vita” (Ray Bradbury, 1976).

Leggere un storia di Bradbury significa esporsi senza filtri a fantasia e poesia, ma anche ad inquietudine e cambi di scena inaspettati, che stordiscono ed affascinano.

Bradbury è maestro nel creare in poche pagine un’atmosfera di totale coinvolgimento: il suo genere è la fantascienza, permeata di mistero ed irrequietezza, con rimandi horror, focalizzata più sugli aspetti psicologici che su quelli tecnologici.

Nei suoi racconti prevale lo sguardo sull’essere umano, sul suo sentire, sulle sue emozioni e reazioni.
Bradbury è maestro assoluto nel delineare scenari, personaggi ed eventi sempre in bilico tra il possibile e l’inverosimile.

In questa autoantologia pubblicata per la prima volta nel 1980, lo stesso Bradbury ha selezionato cento racconti che seguono quasi quarant’anni della sua vita, dal 1943 al 1980.
Difficile scegliere i migliori: sono tutti entusiasmanti!
Sicuramente una menzione speciale meritano “Il lago”, “La bara”, “La falce”, “La folla”, “Rumore di tuono”.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
Cronache marziane – Ray Bradbury
La guerra dei mondi – H.G. Wells
I racconti – Edgar Allan Poe
1984 – George Orwell

e vedi anche
Fahrenheit 451 – Francois Truffaut
Black Mirror – serie televisiva

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Muddy Waters

Hard again

Blue Sky Records, 1977
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Everythin’, everythin’, everythin’s gonna be alright this mornin’

Dopo la chiusura della Chess Records, ovvero la più importante casa discografica del blues che ha fatto incidere tutti i più grandi artisti dell’epoca, nel 1975 venne chiusa. Questo lasciò un solco profondo nel blues, che negli anni ’70 aveva già i suoi problemi. Una nuova speranza si fece vedere con la Blue Sky Records, etichetta fondata da Steve Paul. Uno dei primi artisti che fece incidere questa etichetta fu Muddy Waters.
Muddy è considerato il più grande chitarrista elettrico blues; alcune delle sue canzoni sono sinonimo di blues.
Dopo tanti anni in sordina, tornò alla ribalta proprio grazie alla Blue Sky Records, con il suo album Hard Again.

Il primo pezzo, forse quello più rappresentativo di Muddy, è Mannish Boy: un riff semplice che si ripete per tutti i 5 minuti che dura la canzone, ma che acquista man mano spinta e durezza. Un classico tra i più intramontabili del blues moderno. Si prosegue poi con Bus Driver: blues lunghissimo di sette minuti dove l’improvvisazione trova più ampio respiro. Troviamo poi un altro grande classico, scritto da Willie Dixon, I Want to be Loved, passando poi per Jealous Hearted Man e un altro classico, I Can’t Be Satisfied. I restanti quattro brani vengono trovano la loro luce grazie all’incredibile band che accompagna Muddy in questo capolavoro blues, in primis l’armonicista James Cotton, che risalta più degli altri.

Un album all’apparenza facile e naturale, ma che racchiude dentro sé una grande complessità che caratterizza il sound di Muddy. Un grande lavoro fanno anche i musicisti partecipi, che innalzano ulteriormente il livello qualitativo dell’opera.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Led Zeppelin I – Led Zeppelin
guarda anche: Cadillac Records – Darnell Martin
leggi anche: Chitarra for dummies – Phillips Mark

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Ernia

68

Island Records - Universal
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Paranoia mia, sai mi chiedo quasi se
Sarei la stessa persona pure senza te
All’alba tu vai via sul mio fondo di caffè
Quando viene sera poi ti corichi con me, eh

a cura di Claudio D’Errico

Ernia, al secolo Matteo Professione, cantante rap milanese, dedica il titolo del suo ultimo lavoro (e del suo singolo piu’ noto) alla linea 68, autobus della ATM, che collega la periferia al centro di Milano.

Di durata inferiore ad un’ora, l’album e’ composto da dodici bei brani, che lasciano tracce sottopelle grazie alla qualità dei testi ed al perfetto amalgama con la musica rap, che sconfina in piu’ di una canzone in vera poesia.
Tra le varie canzoni segnaliamo No pussy, Paranoia mia, Un pazzo, in cui è evidente il richiamo a De Andrè.

Per stile e percorso artistico Ernia si differenzia volutamente dal genere trap, tanto inflazionato di questi tempi, distinguendosi quindi nel panorama del cantautorato italiano.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Lunga vita a Sto – Ghali

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Muse

Simulation theory

2018, Uk
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The pressure is growing exponentially
I’m trying to keep up to speed with you
Your lane changing is oscillating me

Il trio britannico riesce ancora una volta a sorprendere per la metamorfosi continua a cui si sottopongono ad ogni disco. Già la copertina di questo “Simulation Theory” (realizzata da Kyle Lambert, autore della locandina della serie-tv “Stranger Things”) apre a una dimensione del tutto nuova per il gruppo britannico abituato a impronte molto più cupe e molto più rock. Il gruppo ci catapulta in un disco dai toni fortemente distopici, ironici, crudeli che tanto caratterizzano il fenomeno cyberpunk.

Simulation Theory rientra nel filone iniziato con Drones,  con ormai i consueti riff e assoli e l’enfatico rock elettronico suonato a massimo volume sperimentando, però, nuovissimi territori. I Muse in questo lavoro hanno usato diversi stili dal pop all’hip-hop generando nuove prospettive sonore. Accompagnato da una copertina che strizza l’occhio alla retro mania lanciata da Netflix e Ready Player One, con richiami a film sci-fi e fantasy anni ’80, “Simulation theory” è il disco più pop dei Muse. Le atmosfere sono meno cupe rispetto ai precedenti lavori, lo stato d’animo meno pessimista, è più semplice e leggero. “The dark side”, ad esempio, si apre con un ritmo e una frase di tastiera da synth pop anni ’80, mentre “Break it to me” ha il carattere essenziale del pop contemporaneo, con l’aggiunta di un riff meccanico ed echi mediorientali. È più radicale l’esperimento di “Propaganda” con il team di Timbaland.

“Simulation theory” descrive una parabola che va dalle visioni claustrofobiche di “Algorithm”, che su un ritmo meccanico e note ascendenti di sintetizzatore ci descrive come intrappolati in mondo di algoritmi, al messaggio di speranza di “The void”, accompagnato da un arpeggio classicheggiante di pianoforte. Il disco prende la tecnologia come un dato di fatto, cerca di raccontare come cambia la nostra identità e i nostri rapporti con il mondo senza però sfociare nell’apologetica distopica.

Un risultato sorprendente per una band storica che ha deciso di buttarsi completamente nella più pura sperimentazione.

Se ti è piaciuto guarda:

Stranger Thinghs Stagione 1 e Stagione 2

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