Lorde

Pure Heroine

Universal, 2013
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And we’ll never be royals
It don’t run in our blood
That kind of lux just ain’t for us, we crave a different kind of buzz
Let me be your ruler
You can call me queen bee
And baby I’ll rule, I’ll rule, I’ll rule, I’ll rule
Let me live that fantasy

Prima ancora di sentire la sua voce, sono gli occhi di Ella Maria Lani Yelich-O’Connor, in arte Lorde, che colpiscono: per la schiettezza e per la profondità, la stessa del mare che circonda la sua terra, la Nuova Zelanda.
E da questa profondità arrivano note musicali che non t’aspetti: se gli occhi hanno un magnetico mistero indecifrabile, la voce no. La voce è chiara, quasi una lama di coltello che intaglia l’aria con quell’uno-due nato dall’accoppiata di un ritmo dal beat vellutato ma che cattura l’attenzione, unito ad un timbro vocale suadente, talvolta modulato tramite vocoder.
Lorde da il meglio di sè in Royals, non a caso scelto come singolo d’esordio: sound quasi arido, essenziale, senza tante arie mainstream eppure capace di giocare con chi lo ascolta.
Tutto l’album strega il pubblico, sempre sorretto dalle spire intriganti del timbro vocale della cantante neozelandese, riconoscibilissimo e che la rende artista completa.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Royals, Tennis Court, Glory and Gore

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