Slayer

Reign in Blood

Def Jem Recordings, 1986
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Raining blood
From a lacerated sky
Bleeding its horror
Creating my structure now I shall reign in blood

Correva l’anno 1986. Gli Slayer, gruppo di metallari che più metallari non si può, fecero uscire il loro terzo album: Reign in Blood. Si indignarono e scandalizzarono tutti, dai religiosi ai politici, dai benpensanti alle fazioni politiche di estrema destra e sinistra. TUTTI.
Perché? Perché questo è un album molto scomodo. Sia per i temi trattati sia per la sonorità che per la prima volta nella storia della musica diventa veramente estrema.

L’inizio è affidato a Angel of Death. Canzone che più ha fatto venire incubi per il suo testo che narra le vicende di uno dei pezzi più oscuri e tristi della storia umana.
Impossibile non riconoscerne la grande importanza storica musicale: inizio di un riff di chitarra velocissimo, entra la batteria sui piatti e dopo un fill si staglia l’urlo di Tom Araya che farà scuola. La batteria prosegue con una doppia cassa velocissima ma precisa al nanosecondo e l’Heavy Metal si rinnova ancora una volta.
I pezzi si susseguono velocissimi: Piece by Piece, Necrophobic , l’accoppiata Altar of Sacrifice/Jesus Saves. L’intro di batteria di Criminally Insane è uno dei più tetri di sempre, ma non ci si ferma un secondo: Reborn , Epidemic e per finire Postmortem e Raining Blood che chiude un cerchio ideologico con un temporale che forse vuol purificare l’ascolto dai terribili temi trattati in queste velocissime dieci canzoni.

Un album fondamentale. Ha creato tutti i generi più estremi del Thrash Metal, ha inciso su disco avvenimenti storici terribili sotto forma di canzoni violente e accurate come un documentario farebbe oggi e ha fatto scuola per l’uso dei vari strumenti musicali, mai così tirati e martellanti.
Tutto questo in meno di mezzora.
Ma mi raccomando, non fate l’errore di dare alle canzoni significati diversi da come li hanno pensato gli Slayer: qui si parla di musica metal e avvenimenti purtroppo successi davvero. Qui nessuno vuole omaggiare od osannare nessun’altro, solo raccontare pezzi di storia attraverso la musica. Buon (violento) ascolto.

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