Kim Slater

Smart

il Castoro 2015, 231 p.
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Qualche volta, se fai finta di non vedere le cose, riesci a dimenticartene. È come se non le avessi neppure viste. Ma non potevo farlo, perché quei lividi erano troppo grossi.

Kieran è un ragazzino autistico che abita in un quartiere degradato di Nottingham; da quando la madre convive con un uomo violento che maltratta entrambi e li ha allontanati dall’amata nonna, la sua esistenza non è più serena. Anche se ha difficoltà a rapportarsi con gli altri, Kieran è un ottimo osservatore e disegna molto bene: tali doti gli saranno utili il giorno in cui verrà ritrovato il cadavere di un barbone, amico  di Jean, una senzatetto cui Kieran è legato. Nonostante la morte stia per essere archiviata come accidentale, Kieran e Jean si ostinano a cercare il colpevole di quello che ritengono un omicidio.
Partendo da questa vicenda, si entra nel mondo del protagonista: la scuola con l’insegnante di sostegno che è un importante punto di riferimento, la mamma resa sempre più fragile dalle violenze subìte, i bulletti del quartiere che infastidiscono Kieran e un sottobosco di piccoli criminali e poveracci che vivono alla giornata. Ma per fortuna non tutto va male.
Apparentemente indirizzato a un pubblico di preadolescenti, il libro in realtà descrive situazioni molto dure, specie riguardo ai maltrattamenti in famiglia, che spingono a consigliarlo anche a lettori più adulti.

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