Fabio Barovero

Sweet Limbo

Felmay, 2010
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Un buon disco, dalle sfumature contemporanee.
Ascoltandolo emergono naturalmente immagini e campiture cromatiche.
Specialmente in questo periodo, abbiamo bisogno di musica sensibile. Musica che possa aiutarci a superare il “noise-continuum” della vita quotidiana.
[commento del pubblico]

“Sweet Limbo”: due parole che immediatamente mettono d’accordo mente e corpo.
Un album che catapulta in una dimensione onirica, un misto di coscienza impercettibile e spontaneità soffusa, dove ci si muove fra sogni e realtà: sogni ammorbiditi dal moto delle onde marine e realtà di mistero ed avventure.
Fabio Barovero descrive perfettamente l’ensemble compositivo: <<Opere che nascono in totale libertà e finiscono per abitare un luogo senza nome >>. Tocca a noi definire il luogo senza nome, un luogo indefinito ed indefinibile che si raggiunge solo attraverso i brani della tracklist, che divengono una sorta di mappa evocativa di sensazioni.
Ci avvolgono così suoni quasi freddi generati da synth, come se fossero alla ricerca di una loro identità, raggiunti poi da chitarre elettriche quasi stridenti nel contrastare il pianoforte e la sua semplicità di note.
Un disco dal suono a volte distorto, ma sempre in un crescendo di sostanza sonora, un percorso che espande il pubblico di questo particolare genere musicale.
Una scelta certamente di coraggio e solo da ammirare.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Anatomia 2, La Pietà, Sweet Limbo low

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