Archivio tag: 1974

Kraftwerk

Autobahn

Philips Vertigo, 1974
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Wir fahr’n fahr’n fahr’n auf der Autobahn

Vor uns liegt ein weites Tal
Die Sonne scheint mit Glitzerstrahl

Die Fahrbahn ist ein graues Band
Weisse Streifen, gruener Rand

Jetzt schalten wir ja das Radio an
Aus dem Lautsprecher klingt es dann:
Wir fah’rn auf der Autobahn

Anche i meno avvezzi alla storia della musica hanno sentito almeno una volta il nome Kraftwerk: gruppo che ha influenzato anni di produzioni musicali in tutto il mondo.
Autobahn, il loro quarto album, è ancora più rivoluzionario dei precedenti.
È un non-luogo (fisico prima di tutto: autobahn significa autostrada in tedesco, cioè qualcosa che serve per spostarsi da un luogo all’altro ma che luogo non è); è un non-luogo dove l’elettronica è impulso di vita nascente, coinvolge in una stasi di problemi, perdurando quasi un’ipnosi sinaptica, impulso ad immergersi nella descrizione musicale.
L’eloquenza quasi stilnovista che compenetra i riff ripetuti dei sintetizzatori e delle chitarre sembra creare un’atmosfera trance ante litteram, quasi un premonitorio omaggio del gruppo ad un genere in voga molti anni dopo.
Basterebbe la title track, ma allarghiamo il pensiero a tutto l’album: un intero lavoro che ha gettato i semi dell’elettronica come oggi l’intendiamo, dell’electro-funk, della musica ambient, del synth pop solo per citarne alcuni.
Wirh far’n far’n far’n auf der autobahn” (andiamo andiamo andiamo per l’autostrada) assume una doppia valenza: oltre ad essere parte della canzone, assume il significato di andare oltre, sperimentare, creare unioni di sacro e profano.

Ascolta l’album:
Autobahn

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Robert Zemeckis

The walk

USA, 2015
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Tutto era silenzio. Non vedevo che il filo, una linea retta fluttuare verso l’infinito. E se avessi spostato il mio peso, sarei diventato un funambolo.

Ci siamo già chiesti, recensendo l’omonimo libro, cosa possa aver spinto nel lontano 1974 il funambolo francese Philippe Petit ad osare tanto: tendere un filo tra le Torri Gemelle dell’ormai scomparso World Trade Center di New York e percorrerlo a 400 metri di altezza. Un coup tanto pericoloso da sembrare impossibile.

Durante la visione di questo bel film, che alterna suspence e tempi lenti, si oscilla (letteralmente) tra una sensazione di estraneità ad un così folle progetto e un’intensa partecipazione.
E’ una storia di sfida personale, di determinazione, di insicurezza che spinge ad osare l’impossibile. Si percepisce a volte l’assurdità dell’impresa, ma mai se ne avverte l’inutilità.

Segno che nella vicenda di Philippe Petit c’è qualcosa di più di un gioco, di un record da conquistare : c’è la vita e l’atavico, poetico desiderio dell’uomo di superarne i limiti.

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Toccare le nuvole – Philippe Petit
Trattato di funambolismo – Philippe Petit

Layout 4

Regia: Robert Zemeckis
Sceneggiatura: Robert Zemeckis, Christopher Browne, Philippe Petit
Fotografia: Dariusz Wolski

Personaggi ed interpreti:
Philippe Petit – Joseph Gordon Levitt
Papà Rudy – Ben Kigsley

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Philippe Petit

Toccare le nuvole (The Walk)

Ponte Alle Grazie, 2003
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In bilico fra tangibile ed effimero, mi sorprendo a riflettere: tranne che un pazzo essere bicefalo, mezzo ingegnere e mezzo poeta, chi mai oserebbe imbarcarsi di proposito in una tale avventura? Sono schiavo del mio sogno.

Cosa spinge un uomo a tentare un’impresa tanto pericolosa ed impossibile quanto quella progettata ed attuata dal funambolo francese  Philippe Petit? Certo non incoscienza o istinto di autodistruzione.
Esibizionismo, spasmodico desiderio di apparire ed essere ammirati, sicuramente: ma non basta.

Petit inizia a programmare la traversata dei sessanta metri che separa(va)no le Torti Gemelle del World Trade Center il 6 Gennaio 1974 a Parigi e la porta a termine il 7 Agosto dello stesso anno.
Attraverso fasi alterne di entusiasmo e sconforto, coinvolge nell’impresa amici ed esperti : tutti uomini e donne affascinati dal coup, ciascuno con una propria competenza, e tutti legati a Philippe dalla passione per le imprese impossibili.

Ciò che alimenta la determinazione di Philippe in ogni minuto della preparazione del coup e’ la sfida, verso se stesso, verso il limite umano. Il consapevole riconoscimento delle proprie ineguagliabili capacita’ di progettazione, delle proprie conoscenze ingegneristiche (da autodidatta), del controllo assoluto del proprio corpo.

Il racconto della preparazione del “colpo” è appassionante.
La descrizione della traversata di quel pezzo di cielo ad oltre 400 metri di altezza assolutamente poetica ed esaltante.

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Trattato di funambolismo – Philippe Petit

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The Walk – Robert Zemeckis
Man on the wire – James Marsch

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Mel Brooks

Frankenstein Junior

USA, 1974
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Lupu ulula.
Lupululà?
Là!
Cosa?
Lupu ululà e castello ululì!
Ma come diavolo parli?
È lei che ha cominciato.
No, non è vero!
Non insisto. È lei il padrone.

La parodia perfetta.
Solo così si può definire Frankestein Junior: l’inimitabile genio di Mel Brooks e Gene Wilder da vita ad un film dall’umorismo mai scontato, sempre vivace, senza cadere nel deja vu.
Frederick Frankenstein riceve il testamento del nonno: si reca quindi in Transilvania per prendere possesso del castello di famiglia. Qui, a contatto con l’atmosfera del passato, riprende gli studi di anatomia cominciati dal nonno per cercare di riportare in vita una “creatura”.
Questa la storia.
Il resto è un’amalgama di raffinata estetica fotografica data dall’uso del bianco&nero unito ad un cast nel quale tutti gli attori sembrano nati per i loro ruoli: fin da subito ha catturato migliaia di fan in tutto il mondo, con tributi come questo o quest’altro. Un film diventato a pieno titolo un cult, dove la comicità ha una suggestione e una forza che rimane inalterata nel tempo.

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Per favore non toccate le vecchiette (The Producers) di Mel Brooks
Una pallottola spuntata di David Zucker

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Baciami come uno sconosciuto – Gene Wilder

Locandina

Regia: Mel Brooks
Sceneggiatura: Mel Brooks – Gene Wilder
Musiche: Mel Brooks – John Morris
Fotografia: Gerald Hirschfeld
Durata: 106′

Interpreti e personaggi principali:
Gene Wilder :  dottor Frederick Frankenstein
Marty Feldman : Ygor
Peter Boyle : La Creatura
Teri Garr : Inga
Cloris Leachman : Frau Blucher
Gene Hackman : Cieco

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