Archivio tag: 1980

Ray Bradbury

Cento racconti

Mondadori,2013
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Il signor Spallner si copri il viso con le mani.
C’era la sensazione di muoversi nello spazio, l’urlo incredibile della tortura, l’impatto e il rotolare dell’auto sul muro, attraverso il muro, oltre e di sotto come un giocattolo e lui che veniva lanciato fuori. Poi… silenzio.
La folla arrivò correndo. Là dove giaceva, lui la sentì venire.

“Quello che voglio è divertirmi con le idee, gettarle in aria come coriandoli e poi correrci sotto e farmele piovere sulla testa. Scrivere è la gioia e la pazzia più squisita della mia vita” (Ray Bradbury, 1976).

Leggere un storia di Bradbury significa esporsi senza filtri a fantasia e poesia, ma anche ad inquietudine e cambi di scena inaspettati, che stordiscono ed affascinano.

Bradbury è maestro nel creare in poche pagine un’atmosfera di totale coinvolgimento: il suo genere è la fantascienza, permeata di mistero ed irrequietezza, con rimandi horror, focalizzata più sugli aspetti psicologici che su quelli tecnologici.

Nei suoi racconti prevale lo sguardo sull’essere umano, sul suo sentire, sulle sue emozioni e reazioni.
Bradbury è maestro assoluto nel delineare scenari, personaggi ed eventi sempre in bilico tra il possibile e l’inverosimile.

In questa autoantologia pubblicata per la prima volta nel 1980, lo stesso Bradbury ha selezionato cento racconti che seguono quasi quarant’anni della sua vita, dal 1943 al 1980.
Difficile scegliere i migliori: sono tutti entusiasmanti!
Sicuramente una menzione speciale meritano “Il lago”, “La bara”, “La falce”, “La folla”, “Rumore di tuono”.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Fahrenheit 451 – Ray Bradbury
Cronache marziane – Ray Bradbury
La guerra dei mondi – H.G. Wells
I racconti – Edgar Allan Poe
1984 – George Orwell

e vedi anche
Fahrenheit 451 – Francois Truffaut
Black Mirror – serie televisiva

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Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
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Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Ludovico Einaudi – Divenire
Wim Martens Ensemble – Struggle for pleasure
Ludovico Einaudi – In a time lapse

… e leggi anche
La pianista – Elfriede Jelinek
Alessandro Baricco – Novecento
Manuela Stefani – La stanza del pianoforte

… e guarda anche
Scott Hicks – Shine
La leggenda del pianista sull’oceano – Giuseppe Tornatore
Il pianista – Roman Polanski

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Janus Metz Pedersen

Borg McEnroe

Svezia, Danimarca, Finlandia 2017
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Cosa ne sapete voi di cosa significhi giocare a tennis? Quando sono in campo do tutto me stesso, tutto, tutto quello che ho dentro di me resta su quel maledetto campo!

A volta basterebbe spingere lo sguardo oltre le apparenze per scoprire che dietro le luci patinate della ribalta sportiva si nascondono spesso esistenze difficili, permeate di rabbia e frustrazioni.
Sono i casi in cui lo sport diviene occasione di riscatto, tramutando in folle determinazione il timore di non essere all’altezza delle aspettative, fino quasi all’annullamento di sé.
“Borg McEnroe” è un film molto bello. Racconta la storia di due grandi atleti (Bjorn Borg e John McEnroe), che hanno animato ed entusiasmato la scena tennistica (e non solo) degli anni ’70 ed ’80.
Stessa disciplina sportiva, caratteri opposti: introverso ai limiti del patologico Borg, collerico e detestabile McEnroe.
Eppure accomunati da una vita vissuta in una strenua lotta contro le proprie fragilità. Entrambi del tutto immolati al raggiungimento della vetta sportiva, come strumento per l’affermazione di se stessi.
Per trovare – nonostante tutto – un posto nel mondo.
Il film ruota attorno alla sfida della finale del prestigioso Torneo di Wimbledon, avvenuta il 5 Luglio 1980, rimasta nella storia del tennis come una delle partite più belle ed entusiasmanti di sempre.
Inevitabile il parallelo con la storia di Andrè Agassi, per molti aspetti simile, raccontata nel libro “Open”, già recensito su ExtraTimeBlog.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche
Non puoi dire sul serio – John McEnroe
Open – Andrè Agassi
Bjorn Borg e John McEnroe. Le due stelle rivali – Roberto D’Igiullo (ebook)

borg-1

Regia: Janus Metz Pedersen
Durata: 100′

Personaggi ed interpreti:
Bjorn Borg – Sverrir Gunadson
John McEnroe – Shia Labeouf

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ACϟDC

Back in Black

1980, Atco Records
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Back in black
I hit the sack
I’ve been too long I’m glad to be back
Yes, I’m let loose
From the noose
That’s kept me hanging about
I’ve been looking at the sky
‘Cause it’s gettin’ me high
Forget the hearse ’cause I never die
I got nine lives
Cat’s eyes
Abusin’ every one of them and running wild

Il riff della title track Back in Black è uno dei mirabili capolavori di Malcolm Youngscomparso sabato 18 novembre 2017, a soli 64 anni.
Lui e la sua chitarra ritmica, Brian Johnson e la sua voce, Angus Young e la sua chitarra solista, Cliff Williams e il suo basso, Phil Rudd e la sua batteria hanno creato 10 tracce entrate nella leggenda e di conseguenza hanno creato l’album capolavoro degli ACϟDC, indiscutibilmente il miglior album della loro carriera.
Questi “terribili ragazzi” sono sempre stati dei mostri musicali nel creare canzoni dal grande ritmo e in quest’album hanno portato la creazione a livelli mai visti.
Spudoratamente meraviglioso il cantato, con quella voce cartavetrata di Brian, accattivante ed umoristica al tempo stesso, con tratti perfino in tonalità blues.
Si potrebbe concludere dicendo che gli ACϟDC siano la band migliore del mondo (sarebbe sbagliato?) oppure si potrebbe concludere che questo lavoro è un punto di riferimento definitivo nella storia dell’hard rock, un classico indiscusso ed indiscutibile (non sarebbe sbagliato)…
…non si concluderà in nessun modo: la loro musica è infinita e tale continuerà a risuonare.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Back to Black, Hells Bells, You Shook Me All Night Long

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Album degli ACϟDC presenti in Opac RBBC
Motorhead – Ace of Spades
Alice Cooper – Trash
Metallica – Metallica (Black Album)

… e leggi anche
Phil Sutcliffe – ACϟDC
Jesse Fink – La dinastia Young
Murray Engleheart : Arnaud Duriex – ACϟDC

… e guarda anche
Concerti degli ACϟDC presenti in Opac RBBC

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Edoardo Bennato

Sono solo canzonette

1980, Ricordi
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Seconda stella a destra
questo è il cammino,
e poi dritto fino al mattino
poi la strada la trovi da te,
porta all’isola che non c’è.

Il disco nasce come un concept album ispirato alla storia di Peter Pan, in cui la fantasia dei bambini e la ragione degli adulti si continuano a fronteggiare. Bennato è diviso a metà tra la sua razionalità di uomo adulto e la volontà di non perdere la capacità di sognare tipica dei bambini.
Lo stile delle canzoni è quello tipico di Bennato, che consente loro di risultare inconfondibili, orecchiabili ed intramontabili, al punto che anche Alex Britti decise di inserire la propria versione de L’Isola che non c’è  nel suo MTV Unplugged del 2008.
Questo album ha due primati curiosi: promuovendolo Bennato è stato il primo artista italiano a riempire lo stadio di San Siro ed è stato pubblicato a soli quindici giorni di distanza da un altro Album di Bennato, intitolato Uffà Uffà.
Sulla copertina ufficiale, oltre al primo piano dell’artista di fronte ad un metronomo, è presente Capitan Uncino, disegnato dallo stesso Bennato.

Sito ufficiale

Ascolta tre canzoni dell’album:
L’isola che non c’è
Sono solo canzonette
Il rock di Capitan Uncino

TI è piaciuto questo album?
Allora Ascolta anche:
Edorado Bennato, Il gatto e la volpe
Dj, Francesco, La canzone del capitano
Enrico Ruggeri, Peter Pan

E leggi anche:
James Matthew Barrie, Le avventure di Peter Pan

E guarda anche:
Steven Spielberg, Hook, Capitan Uncino
P.J. Hogan, Peter Pan

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Motorhead

Ace of Spades

Bronze Records, 1980
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You know I’m born to lose
and gamblin’s for fools,
but that’s the way I like it, baby,
I don’t wanna live forever…
And don’t forget the joker!

Ci sono picche e picche.
Ad esempio, c’è il due di picche che, ahinoi, abbiamo tutti ricevuto almeno una volta.
E poi c’è l’asso di picche, Ace of Spades, album quintessenza dei Motorhead.
Classica la formazione: batteria sotto le sapienti bacchette di Phil “Philthy Animal” “Philthy Phil” Taylor, chitarra accarezzata da Edward “Fast” “Eddie” Clarke e dulcis in fundo basso e voce di Ian “Lemmy” Fraser Kilmister.
Voce che resterà scolpita nelle nostre orecchie per sempre.
Il titolo del disco è preso dalla traccia omonima: 2’e 49” di musica e parole diventati leggenda, incarnazione generazionale, splendidamente folle, di moltitudini di metallari e non.
Con altri due lavori della band inglese, Overkill e Bomber, Ace of Spades può essere considerato la base della NWOBHM con i suoi riff di chitarra impetuosi, melodie spiazzanti e travolgenti.
Lemmy, nel libro autobiografico La sottile linea bianca, dice: “Le canzoni di Ace Of Spades sono considerate dei classici dai fan dei Motörhead e, devo dire, sono davvero eccellenti. Ci divertimmo un sacco ad inciderle. Erano bei tempi; eravamo giovani e vincenti e ci credevamo davvero”.
Noi ci crediamo ancora.
Note come pugni che accarezzano i timpani, pugni gentili diventati dei classici.

Ascolta tre brani dell’album:
Ace Of Spades, (We Are) The Road Crew, The Chase Is Better Than the Catch

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Motorhead
Tool – Lateralus
Amon Amarth – Deceiver of the Gods

… e leggi anche:
La sottile linea bianca : autobiografia – Lemmy Kilmister (con Janiss Garza)
Io sono Ozzy – Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)
Tolkien rocks : viaggio musicale nella Terra di Mezzo – Fabrizio Giosuè

… e guarda anche:
Richard Linklater – The School of Rock
Richard Curtis – I Love Radio Rock
Suroosh Alvi & Eddy Moretti – Heavy Metal in Baghdad

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Radu Mihaileanu

Il concerto

Russia, Francia, Italia, Belgio, Romania, 2009
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Questo concerto è come una confessione, un grido, Anne-Marie! In ogni nota c’è la vita e tutte le note ricercano l’armonia, la felicità…

Negli anni ’80, Andrei Filipov, celebre direttore d’orchestra, viene espulso dal Bolshoi perchè accusato di opposizione al regime di Breznev. Si è infatti rifiutato di allontanare dall’orchestra i musicisti ebrei. Viene costretto a lavorare come uomo delle pulizie nello stesso teatro e proprio durante il lavoro ad Andrei si prospetta la possibilità di riscattarsi dall’umiliazione subita, organizzando con la vecchia orchestra una rocambolesca trasferta a Parigi.
Il film oscilla piacevolmente tra romanticismo, umorismo, suspence e grottesco ed affronta in modo sottile e leggero una drammatica pagina della storia dell’Unione Sovietica.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Trein de Vie – Radu Mihaileanu
Shine – Scott Hicks

e ascolta anche
Concerto in Re maggiore per violino ed orchestra – P.I. Tchaikovsky

locandina concerto

Regia: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Matthew Robbins
Fotografia: Laurent Dailland
Montaggio: Ludovic Troch
Musiche: Armand Amar
Durata: 120′

Interpreti e personaggi principali:
Aleksei Guskov: Andrei Filipov
Melanie Laurent: Anne-Marie Jacquet
Dmitri Nazarov: Sacha Grossman
Valeri Barinov: Ivan Gavrilov

 

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John Landis

The Blues Brothers

USA, 1980
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Sono 126 miglia per Chicago. Abbiamo un serbatoio pieno, mezzo pacchetto di sigarette, è buio e portiamo gli occhiali da sole…

Non ci prenderanno: siamo in missione per conto di Dio.

Bisogna rimettere insieme la band.
Elwood Blues non ci pensa due volte: insieme al fratello Jake e a bordo della Bluesmobile setaccia tutto lo stato dell’Illinois in cerca degli ex-musicisti.
Bisogna rimettere insieme la band.
Solo così potranno esibirsi e mettere insieme 5.000$ per salvare l’orfanotrofio nel quale sono cresciuti e che rischia la chiusura per un debito fiscale. Il blues può evitarlo.
Ma tra il dire e il suonare c’è di mezzo … di tutto! Inseguimenti della polizia, attacchi con un bazooka, raduni di fantomatici nazisti dell’Illinois, fidanzate armate di M-16, e ancora roboanti inseguimenti … Che dire? Una commedia musicale che ha fatto ed è storia del cinema, una marea di frasi e citazioni indimenticabili, un cast da pelle d’oca: un film intriso di amicizia, ingenuità, banalità (eh sì, la vita sa essere stupendamente banale), genialità, semplicità e di una comicità assurda e sbalorditiva che fa vibrare.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Blues Brothers – il mito continua di John Landis
Animal house di John Landis 
The School of Rock di Richard Linklater

… e leggi anche …
John Belushi – Boo Williams 

… e ascolta anche …
The Blues Brothers – Peter Gunn Theme
Can’t Turn You Loose – Otis Redding 
Everybody Needs Somebody To Love – The Blues Brothers

Locandina del film The Blues Brothers

Regia: John Landis
Sceneggiatura: John Landis – Dan Aykroyd
Musiche: Ray CharlesAretha FranklinJames BrownCab CallowayJohn Lee HookerThe Blues Brothers
Fotografia: Stephen M. Katz
Durata: 133′

Interpreti e personaggi principali:
Aretha Franklin : la padrona del ristorante
Cab Calloway : Curtis
Carrie Fisher : la fidanzata di Jake Blues
Charles Napier : Tucker McElroy
Dan Aykroyd : Elwood Blues
Henry Gibson : il capo dei nazisti dell’Illinois
James Brown : il reverendo Cleophus James
John Belushi : Jake “Joliet” Blues
John Candy : comandante di polizia Burton Mercer
John Landis : il poliziotto a cavallo Trooper La Fong
John Lee Hooker : Slim, il cantante di strada
Kathleen Freeman : sorella Mary Stigmata (la Pinguina)
Ray Charles : il proprietario del negozio di strumenti musicali
Steven Spielberg : impiegato dell’ufficio della tasse

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Bruce Springsteen

The River

Sony, 1980
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That’s why I’ll keep searching till I find my special one

Queste non sono canzoni, semplici canzoni da quattro minuti; sono romanzi, film, intere esistenze racchiuse in magie rauche e sussurrate, rabbiose e sognanti.
The River è forse il più grande capolavoro del Boss e una sequenza di venti classici che si succedono senza che ci sia tempo di prender fiato: è il rock’n'roll scalmanato da urlare in faccia al dolore, alla provincia, ai giorni sempre uguali; sono gli anni ’50 ubriachi di sogni a occhi aperti, balli scolastici e cuori palpitanti, ballate d’asfalto, di amori infranti o di quelli che ogni volta è la prima; è un saluto all’adolescenza con le lacrime agli occhi.
Per questo le parole in musica di The Ties That Bind, Sherry Darling, Drive All Night, Independence Day, Out In The Street, Point Blank, Hungry Heart potrebbero essere le vostre vite; e vale la pena di viverle per ascoltarle.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The River, Hungry Heart, Drive All Night, Out In The Street
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Patti Smith – Gloria
Dream Syndicate – Merrittville
Tom Petty & The Heartbreakers – American Girl
 
Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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Steven Lisberger- Joseph Kosinski

Tron- Tron Legacy

USA, 1982- USA, 2010
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  Il caos è un’ottima cosa

 

Il creatore di videogiochi Kevin Flynn, grazie ad un laser sperimentale, viene trasportato in un mondo virtuale popolato da programmi antropomorfi, governati da un potente computer che ha sviluppato coscienza umana anche nel mondo reale. Trent’anni dopo, il figlio di Flynn si ritrova nello stesso mondo nel tentativo di cercare e liberare il padre scomparso.  Tron era stato un film geniale per la sua epoca e aveva creato le basi per quel modo di pensare la realtà virtuale che avrebbe poi dato vita ad altri film cult come Wargames e Matrix. Tron Legacy riesce a stupire tanto lo spettatore neofita quanto chi ha amato il primo film per l’uso intelligente del 3D nelle sole scene all’interno della realtà virtuale, rispecchiando l’effetto che nel 1982 era stato creato con luci e colori virati al grigio. Due grandi film su ciò che potrebbe accadere ad una tecnologia ormai divenuta un Frankenstein del tutto privo di controllo.

Ti sono piaciuti questi film? Allora guarda anche…
EXsistenz- David Cronenberg

e leggi anche…
Ma gli androidi sognano pecore elettriche?- Philip K. Dick

Tron Legacy

Tron
Regia: Steven Lisberger
Sceneggiatura: Steven Lisberger
Interpreti e personaggi:
Jeff Bridges: Kevin Flynn/ Clu
Bruce Boxleitner : Alan Bradley / Tron
Durata: 96’

Tron Legacy
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Adam Horowitz , Richard Jefferies e Edward Kitsis
Interpreti e personaggi:
Jeff Bridges : Kevin Flynn/ Clu
Garrett Hedlund : Sam Flynn
Olivia Wilde : Quorra

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