Archivio tag: 1987

Emmanuel Carrère

Baffi

Theoria, 1987, 164 p.
avatar

Postato da
il

Articolo di Beatrice Pavesi

Presa nella rete della pazzia, si dibatteva, cercava di farlo capire: aveva inventato tutta quella complicazione, da due giorni, quell’assurda storia di baffi, come avrebbe potuto urlare, fare smorfie dietro un vetro opaco, insonorizzato, per attirare la sua attenzione, chiedergli aiuto.

Tutto ha inizio quasi per gioco, per una di quelle puerili provocazioni che gli innamorati mettono in scena contro la noia e la routine quotidiana.
Lui è in bagno, sdraiato nella vasca: ha appena finito di tagliarsi i baffi, di cui andava orgoglioso da tanti anni, e già immagina la reazione della moglie Agnès e dei suoi amici.

Ma nessuno si accorge della sua piccola ma fatale trasformazione.
Quello che doveva essere un semplice gioco diventa un incubo atroce, una graduale discesa nella follia.

Ma è davvero lui il pazzo o c’è una congiura contro di lui? Chi è dalla parte della ragione?

Pian piano le sue convinzioni non trovano più riscontro negli altri e le persone con cui ha convissuto fino a quel momento diventano di colpo diverse, l’anonimo protagonista si rende implicitamente conto di come la definizione di sé, la propria esistenza non dipendano da lui, ma dall’immagine che di lui proiettano le altre persone.

I dubbi lo attanagliano in maniera inesorabile e l’unica soluzione fattibile sembra la fuga, una fuga per riscoprire se stesso, lontano, dove forse troverà la risposta.

In questo romanzo breve, Carrére dimostra indubbie qualità di narratore, offrendo uno spaccato lucido e impietoso della psicopatologia della vita quotidiana.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche..
L’avversario- Emmanuel Carrère
Lo straniero- Albert Camus
Uno, nessuno, centomila- Luigi Pirandello

… guarda anche…
L’amore sospetto- Emmanuel Carrère

…e ascolta anche…
Nowhere man- Beatles

Leggi tutto ►

Gabriel Axel

Il pranzo di Babette

Danimarca, 1987
avatar

Postato da
il

Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…
Un artista non è mai povero.

Le stelle sono venute più vicine.
Forse verranno più vicine ogni sera.

Il pranzo di Babette fa parte di quella ristretta cerchia di lungometraggi la cui visione stimola cerebralmente lo spettatore a pensare ed al pensiero.
Basterebbe questo per giustificare la vincita del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1988.
Siamo in un piccolo paese adagiato lungo la costa della Danimarca. I giorni si svolgono gli uni appresso gli altri, senza cambi di marcia, monotoni, austeri, senza qualsivoglia novità informale a spezzare la routine: qui vivono Filippa e Martina, sorelle, cresciute dal padre verso una vita religiosa rigida, senza piaceri. Sono solo due esempi degli abitanti che troveremo in questo borgo costiero.
Babette, rinomata cuoca d’oltralpe, giungerà e risveglierà la comunità da quel torpore quasi auto inflitto e farà riscoprire l’arte ad esempio oppure l’amore oppure la bellezza dello stare assieme.
Riuscirà a farlo attraverso il cibo, metafora materica della famosa “corrispondenza d’amorosi sensi”: il pranzo diventa un’allegoria, grazie alle portate che paiono saziare i bisogni temporali e concreti ed al vino che mesce l’umore all’allegrezza, tutti gli attriti della comunità paiono attenuati e assai meno importanti.
In definitiva non si tratta di un film, ma quasi di una favola dalla veloce lentezza tipica dell’atmosfera dei paesi nordici, che lascia spiazzati per la sottile conclusione, benché plausibile avendo a che fare con gli umani.

Per gli appassionati ecco il menu del pranzo: brodo di tartaruga, blinis demidoff, quaglie en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises (pinolate, frollini, amaretti).
Vini: Amontillado bianco ambra, Clos de Vougeot, champagne Veuve Clicquot.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Lasse Hallstrom – Buon compleanno Mr. Grape
Mangia prega ama – Ryan Murphy
Damian Szifron – Storie Pazzesche

… e leggi anche
Karen Blixen – Il pranzo di Babette
Cristiano Cavina – La pizza per autodidatti
Elizabeth Gilbert – Mangia prega ama
Allegra Alacevich – A pranzo con Babette

…e ascolta anche
Wolfgang Amadeus Mozart – Là ci darem la mano
Giorgio Gaber – Barbera e champagne
Francesco De Gregori – Dammi da mangiare

babette

Regia : Gabriel Axel
Sceneggiatura : Gabriel Axel
Fotografia : Henning Kristiansen
Musica : Per Norgard
Durata: 103′

Interpreti e personaggi principali:
Stéphane Audran : Babette Harsant
Vibeke Hastrup : Martine giovane
Brigitte Federspiel : Martine vecchia
Hanne Stensgaard : Filippa giovane
Bodil Kjer : Filippa vecchia
Preben Lerdorff Rye : Il Capitano
Bibi Andersson : La signora Svedese
Bendt Rothe : Il vecchio Nielsen

Leggi tutto ►

Stephen King

Stagioni diverse

Sperling & Kupfer, 1987
avatar

Postato da
il

Le cose più importanti sono le più difficili da dire. Sono quelle di cui ci si vergogna, poiché le parole le immiseriscono – le parole rimpiccioliscono cose che finché erano nella vostra testa sembravano sconfinate, e le riducono a non più che a grandezza naturale quando vengono portate fuori. Ma è più che questo, vero? Le cose più importanti giacciono troppo vicine al punto dov’è sepolto il vostro cuore segreto, come segnali lasciati per ritrovare un tesoro che i vostri nemici sarebbero felicissimi di portare via.

In alcune di queste storie, la terza in particolare, ci sono pagine definite dalla critica come le migliori mai scritte sull’adolescenza. Non è un caso quindi che ben tre delle quattro novelle contenute nell’opera siano poi diventate pellicole cinematografiche. Iniziamo da “L’eterna primavera della speranza – Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank”, fonte di ispirazione, per il regista Frank Darabont nel 1994, del film “Le ali della libertà”, nel cui cast figurano Tim Robbins e Morgan Freeman; poi “L’estate della corruzione – Un ragazzo sveglio”, diventato nel 1998 “L’allievo” per mano del regista Bryan Singer e infine “L’autunno dell’innocenza – Il corpo”, nel 1986 “Stand by me – Ricordo di un’estate” grazie al regista Rob Reiner. Solo la quarta storia, “Una storia d’inverno – Il metodo di respirazione”, è rimasta solo una novella.

Il libro risulta essere, quindi, una raccolta di quattro racconti, leggibili anche in ordine sparso. La ciclicità delle stagioni, le diverse nature umane sembrano l’unico filo rosso dietro a questo spettacolare affresco avvincente e divorante.  Abbiamo Todd che trova le riviste naziste del padre, e non sa come reagire. Un assassino che si professa innocente ma deve scontare l’intera vita dietro le sbarre. Uno scrittore adulto racconta un episodio della sua adolescenza mai sopito: la scoperta del cadavere di un coetaneo, un ragazzino scomparso da qualche giorno mentre andava a raccogliere i mirtilli.L’ultimo racconto è estremamente suggestivo: la storia di una donna che partorisce in circostanze surreali e inimmaginabili. La paura e le emozioni più primordiali sono affrontate in questo racconto da Stephen King, che le lega una all’altra e ne spiega le cause.

I personaggi sono ritratti con profonda e minuziosa attenzione al punto di essere veri più del vero. Non vi sono esseri sovrannaturali ad animare le storie, ma individui in carne e ossa, che spaventano e lasciano emergere un’intera gamma di emozioni, e, fra queste, alcune sono davvero crudeli. Un percorso di crescita che si amplifica nella relazione con l’altro e non sempre modifica in meglio: a volte, un incontro ti distrugge. E proprio per questo che il più grande dei protagonisti è il senso di responsabilità, quello che nutriamo nei confronti degli altri ma soprattutto verso noi stessi.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche le altre opere di Stephen King disponibili sul nostro Opac

 

 

Leggi tutto ►