Archivio tag: 1989

Alice Cooper

Trash

1989, Epic Records
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Your cruel device
Your blood like ice
One look could kill
My pain, your thrill

Alice Cooper, (nome d’arte per Vincent Damon Furnier Detroit, 4 febbraio 1948), è noto per Ia spettacolarità dei suoi concerti macabri e cruenti, grazie all’uso di oggetti scenici come ghigliottine, forche, bambole decapitate e alla presenza di animali, come ad esempio un boa attorcigliato al collo.
I testi delle canzoni, spesso ispirati dalla narrativa horror, e il make up cadaverico definito “corpse paint”, si abbinano perfettamente al genere shock rock.

Dopo un lungo periodo di essenza dalle scene musicali,  Alice decise di abbandonare le scelte stilistiche dark e sperimentali dei primi anni di carriera e di seguire un filone più pop-metal. Per riuscire nel progetto Cooper realizzò l’album con l’aiuto del celebre compositore Desmond Child  e invitando alcuni ospiti speciali a collaborare, tra cui Steven Tyler, Joe Perry, Steve Lukather, Michael Anthony, così come Kane Roberts, il chitarrista con cui aveva realizzato i due album precedenti (Constrictor e Raise Your Fist and Yell). Alla scrittura dei brani parteciparono artisti  come Joan Jett, Diane Warrent, Jon Bon Jovi, Richie Sambora e lo stesso Desmond Child.

Le scelte si dimostrarono azzeccate e fecero di Trash uno dei più grandi successi del cantante; l’orecchiabilità dei singoli Poison, Bed of Nails e House of Fire, garantirono a Cooper la scalata alle classifiche.
All’album fu seguito da un tour mondiale documentato nel concerto Trashes the World.

Ascolta tre canzoni dell’album
Poison
Bed of Nails

House of Fire

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche…
Bon Jovi, Bed of Roses (contenuta nell’album Keep the Faith)
Alice Cooper, Constrictor
Alice Cooper, Raise Your Fist and Yell
Diamanda Galas, The Litanies of Satan

e guarda anche…
Frank Darabont, The Walking Dead
Daniel Myrick- Eduardo Sanchez, The Balir Witch Project

e leggi anche…
Dan Simmons, Drood
Amanda Stevens, The Restorer

 

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Pixies

Doolittle

4AD, 1989
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Con l’esordio Surfer Rosa, i Pixies avevano creato praticamente dal nulla uno stile originale, basato su asprezze noise e stralunate melodie pop; con il Doolittle dell’anno successivo il focus si sposta sulle canzoni, mai così immediate e cantabili. Quindici brani su cui si formeranno legioni di musicisti, a partire da Kurt Cobain.
Debaser presenta tutti i tratti tipici della Pixies-song perfetta: basso metronomico, batteria eccitatissima, chitarre slabbrate debitrici tanto del rock alternativo quanto dei sixties. E poi le voci: l’urlo maniacale di Black Francis e i soavi controcanti di Kim Deal (alzi la mano chi non si è innamorato almeno una volta della sua versione giovane) a sputare versi nonsense che citano Luis Bunuel e il suo Un Chien Andalou.
Il miracolo si ripete nei pezzi successivi, dalla melodia cristallina di Wave Of Mutilation alla tensione enfatica che chiude l’album con Gouge Away, dall’ironico giocattolino pop La La Love You alla pura nevrosi declinata di volta in volta con toni hard (No 13 Baby), punk (Crackity Jones), perfino ska (Mr.Grieves) e blues (Silver).
Proprio nel mezzo, quasi nascosti, stanno i due capolavori assoluti della raccolta: Here Comes Your Man, ariosa di chitarre surf e cori sguaiati, e Monkey Gone To Heaven, scura e fascinosa, resa immortale dagli inserti d’archi e dal consueto blaterare di Black, questa volta a tema più o meno religioso (“if man is 5 and the devil is 6, then God is 7”). Una canzone davvero iconica, che offre lo spunto per la splendida copertina e ha finito per rappresentare nell’immaginario collettivo una delle band più influenti di sempre.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Sliver – Nirvana
A Good Idea – Sugar
Cannonball – Breeders
Tired Of Sex – Weezer

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Emily Bronte

Cime tempestose

1989, Mondadori, 352 p.
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Articolo di Marta Meli

Il mio amore per Linton è come il fogliame dei boschi: il tempo lo muterà, lo so bene, come l’inverno muta gli alberi. Il mio amore per Heathcliff è simile alle rocce eterne ai piedi degli alberi; fonti di poca gioia visibile, ma necessarie. Nelly, io sono Heathcliff!

Molti leggendo il titolo penseranno al classico romanzo inglese di epoca vittoriana farcito di storie d’amore che si concludono sempre con un lieto fine. Ma non è affatto così. Qui il tema principale è la vendetta disperata per un amore impossibile da realizzarsi nella vita terrena, quello fra Heathcliff, il “nowhere boy” adottato dalla famiglia Earnshaw, e Cathrine, la sorella adottiva che nutre fin dall’inizio simpatia e attrazione nei confronti del misterioso trovatello, ridotto ormai alla servitù dal prepotente fratello di lei, Hindley. Cathrine, data la condizione degradata di Heathcliff, pur sapendo di andare contro il suo cuore, decide di sposare il ricco Edgard Linton, causando la fuga del giovane servo, che tornerà dopo qualche anno notevolmente arricchito ed istruito e con in mente un piano diabolico per vendicarsi sulle famiglie che a suo dire gli hanno rovinato la vita.
Un’opera sicuramente anticonvenzionale per l’epoca in cui è stata scritta, in quanto l’amore tra i due protagonisti viene descritto da Brontë come un sentimento ossessivo e oscuro,capace solo di generare sofferenza. Un romanzo unico nel suo genere, da non perdere.

Ti è piaciuto questo libro allora leggi anche…
Espiazione – Ian McEwan

e guarda anche…
Wuthering Heights – Peter Kosminsky
Anna Karenina – Joe Wright

Quella che noi abbiamo letto e indicato è un’edizione Mondadori del 1989, ma Cime Tempestose è stato pubblicato per la prima volta nel 1847. Significa quindi che il libro si può trovare liberamente disponibile in rete: ad esempio, su Project Gutenberg ne trovate la versione in lingua originale in vari formati.

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Peter Weir

L’attimo fuggente

USA, 1989
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Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita.

 

Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana; e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento; ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita.

 

L’Attimo Fuggente crea un pathos come pochi altri film nella storia del cinema.
Autunno del 1959: il professor Keating arriva alla Welton Academy e sconvolge l’atmosfera severa, ossequiosamente e ossessivamente tradizionalista del college.
Lui, così brillante, umano e anticonformista inculca ai suoi allievi l’amore per la poesia, ma soprattutto li esorta a pensare e ragionare con la propria testa, a non credere a stereotipi imbalsamati.
Con il suo fare rassicurante e confidenziale vuole che colgano ogni attimo della loro vita e lo rendano colmo di profondità e di libertà, lasciandosi guidare dalla passione e dalle proprie aspirazioni.
I “suoi” ragazzi gli rendono onore e la stupenda scena finale è il loro ringraziamento per avergli insegnato l’unica cosa che non s’impara sui banchi di scuola: la vita.

 

 

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche:
Will Hunting. Genio ribelle di Gus Van Sant

 

… e ascolta anche …
Sinfonia N°9 di Ludwig van Beethoven
Rainbow Voice di David Hykes
Let’s have a party di Wanda Jackson

 

… e leggi anche …
O Capitano! Mio Capitano di Walt Whitman

 

L'attimo fuggente

Regia: Peter Weir
Sceneggiatura: Tom Schulman
Fotografia: Wendy Stites
Musiche: Maurice Jarre
Durata: 130′

 

Interpreti e personaggi principali:
Robin Williams: John Keating
Ethan Hawke: Todd Anderson
Norman Lloyd: il signor Nolan
Robert Sean Leonard: Neil Perry

 

 

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