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Pizzicato Five

Romantique 96

Columbia, 1995
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asa wa
kegawa no ‘COAT’ de
anata no jiman no kuruma de
‘HOTEL’ ni kaeru

itsuka
shiroi ‘DRESS’ de
kekkonshiki wo ageru no
anata mo kite ne
————————–

morning
in a fur coat
by your car you’re proud of
go back to the hotel

someday
in a white dress
I’ll hold a wedding
please come

Definire la musica dei nipponici Pizzicato Five (in giapponese ピチカート・ファイヴ, pronuncia Pichikaato Faibu) ha un che di sibillino: i generi si mischiano a piacimento e si reincarnano in note che non ti aspetti, con i synth che volteggiano e beat accomodanti.
Un disco dalla natura certamente e piacevolmente eclettica, arrangiamenti intuitivi pur nella singola spazialità di ogni brano, un piccolo mondo a sé stante ma collegato agli altri.
I Pizzicato Five mescolano la pop music degli anni ’60, la disco music degli anni ’70 e la dance degli anni ’80 con un fascino ironico: un album sorprendentemente rilassato, ma dinamico.
Non appena si schiaccia play si sente nell’aria il profumo della parola “Divertitevi!!”
Un album da esplorare in ogni sua parte, euforico e riflessivo, che trasmette voglia di playful life.
In definitiva un disco gioioso.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Good, Triste, Catwalk

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Gli album dei Pizzicato Five in RBBC
The Ting  Tings – We started nothing
Beastie Boys – Hello Nasty
Ryuichi Sakamoto – Three

… e leggi anche
Kawakami Hiromi – Le donne del signor Nakano
Murakami Haruki – Tokyo Blues : Norwegian Wood
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights

… e guarda anche
Takashi Miike – Sukiyaki Western Django
Takashi Miike – Yattaman – Il Film

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Clint Eastwood

Invictus – L’invincibile

USA, 2009
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Non importa quanto angusta sia la porta
quanto impetuosa la sentenza
Sono il padrone del mio destino
il capitano della mia anima.

Ad esattamente 27 anni dalla liberazione di Nelson Mandela proponiamo un film che ripercorre una parte della sua vita, quella immediatamente successiva all’elezione a Presidente del Sudafrica, avvenuta nel 1994.

Nelson Mandela nasce nel 1918 e conosce fin da giovane il segregazionismo razziale. Non accetta le privazioni cui sono sottoposti i neri del Sudafrica. Aderisce così all’A.N.C. (African National Congress, partito allora considerato illegale) e si impegna nella lotta per l’abolizione delle leggi razziste, organizzando proteste ed azioni di sabotaggio. Per questo motivo nel 1962 viene arrestato ed imprigionato. Resterà in carcere fino all’11 Febbraio 1990, quando – anche grazie alla crescente pressione dell’opinione pubblica mondiale – il presidente in carica De Klerk ordina il suo rilascio.

Durante gli anni di prigionia ed isolamento, Mandela sviluppa un proprio pensiero di resistenza pacifica. Matura la consapevolezza che solo superando l’odio, rifiutando la vendetta e spingendo verso l’integrazione sarà possibile assicurare una convivenza non violenta.
L’occasione per propagandare e diffondere il suo pensiero gli si presenta pochi mesi dopo l’elezione a Presidente, quando la nazionale di rugby sudafricana è impegnata nei campionati mondiali. Mandela riesce a muovere attorno alle gesta della squadra il sentimento di appartenenza nazionale di bianchi e neri, stimolando di fatto il percorso di riavvicinamento.

Grazie ad un Morgan Freeman assolutamente perfetto nell’interpretazione, all’eccellente regia di Clint Eastwood e ad un Matt Damon del tutto nella parte, il film riesce a trasmetterci la grandezza di questo protagonista della Storia del secolo scorso, insignito del Premio Nobel per la Pace – insieme a De Klerk – nel 1993.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Long walk to freedom – Justin Chadwick
Lincoln – Steven Spielberg
Selma – Ava DuVernay

… leggi anche
Ama il tuo nemico – John Carlin
Lungo cammino verso la libertà – Nelson Mandela
Invictus – William Ernest Henley

e ascolta anche
Ordinary love – U2
Mandela Day – Simple Minds
Nelson Mandela – The Specials

Invictus

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Anthony Peckham
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Musiche: Kyle Eastwood, Michael Stevens
Durata: 134′

Interpreti e personaggi
Morgan Freeman – Nelson Mandela
Matt Damon – Francois Pienaar
Tony Kgoroge – Jason Tshabalala

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Tim Robbins

Dead man walking

USA, 1995
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Ogni persona vale più della sua peggior azione.

Pena di morte: semplicemente non si può girare la testa dall’altra parte e fingere di non vedere, di non sapere. La coscienza ne trarrebbe vantaggio, ma l’umanità vacillerebbe sotto una comoda, pesante indifferenza.
Quante volte la cronaca ci restituisce notizie di giustiziati risultati poi innocenti: errori immani, che non sarà mai più possibile sanare. Ma non è questo il punto. Questo film – di cui non anticipiamo volutamente elementi che possano compromettere il piacere della visione – parla di odio e violenza, comprensione, pietà, forse, non di perdono.

Parla di un sistema che si arroga il diritto di decidere delle vite altrui, mascherando dietro l’alibi della giustizia ciò che null’altro è se non il più primitivo istinto di vendetta. O forse l’illusione che la soppressione fisica del colpevole vaccini la comunità dagli impulsi più distruttivi dell’uomo: quasi che uccidendo un uomo si estingua il  “seme” del male.
Una soluzione comunque che nei fatti si è  rivelata anche assai poco efficace, quindi tragicamente inutile.

Grandi le interpretazioni di Sean Penn (il condannato a morte) e Susan Sarandon (la suora che gli starà vicino negli ultimi giorni di vita).
Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Il miglio verde – Frank Darabont
Fuga da Alcatraz – Don Siegel
Nel nome del padre – Jim Sheridan
Le ali della libertà – Frank Darabont

e leggi anche Il miglio verde – Stephen King

dead man walking

Regia: Tim Robbins
Sceneggiatura: Tim Robbins
Musiche: Bruce Springsteen , David Robbins
Durata: 102′

Interpreti e personaggi
Susan Sarandon: Suor Helen Prejean
Sean Penn: Matthew Poncelet
Robert Prosky – Hilton Barber

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Death

Symbolic

Roadrunner Records, 1995
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I close my eyes
And sink within myself
Relive the gift of precious memories
In need of a fix called innocence

Articolo di Michele Provezza

Da quando ascolto musica ho apprezzato dischi che possono tranquillamente essere definiti storici e fondamentali per la storia della musica Metal ma raramente mi è capitato di poter definire un disco semplicemente perfetto.
Eppure tutte le volte che ho ascoltato Symbolic dei Death, fin dalla prima volta ormai circa venti anni fa, l’unico aggettivo che mi sembra appropriato è proprio perfetto.
Il cd scorre, per tutti i nove pezzi, senza una minima battuta d’arresto (cosa assai rara per un disco) in un mix perfetto di tecnica e aggressività. I riff e gli assoli nell’inconfondibile stile dei Death rispecchiano tutta la maturità stilistica e compositiva raggiunta da Chuck Schuldiner, vero deus ex machina del gruppo, così come le linee vocali cantante nel growl più convincente che lo stesso Schuldiner sia riuscito a proporre in carriera e con testi che, ben lontani dalle trite tematiche sataniste e di violenza del genere, toccano in maniera egregia temi che spaziano dalla politica alla filosofia.
Il tutto sostenuto e impreziosito dal lavoro dietro pelli e piatti di un immenso Gene Hoglan che, invece di proporre il solito tappeto di batteria iperveloce e brutale di tanti suoi colleghi, preferisce giocare di fioretto alternando aggressività a lavori di fino, intessendo un pizzo sonoro da lasciare a bocca aperta (godetevi il lavoro che fa con i piatti per capire cosa intendo).
Certo sono consapevole che la perfezione è concetto assolutamente soggettivo e sono altrettanto conscio del fatto che, a livello puramente tecnico, ci sono dischi probabilmente superiori (Individual Thought patterns degli stessi Death, ad esempio), ma non trovo sinceramente altro modo per definire quanto Symbolic riesca a veicolare a livello istintivo ed emotivo.
Capirete perché allora, ogni volta che ascolto questo gioiello “perfetto” non faccia che crescere il rammarico per aver perso a soli trentaquattro anni per un tumore colui che io non mi vergogno a definire un gigante nella storia di questa musica, Chuck Schuldiner.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Gli altri dischi dei Death
The Fragile Art of Existence- Control Denied

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Casino Royale

Sempre più vicini

Black Out, 1995
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1995 punto è l’anno astrale
E questo è l’equipaggio che continua a cercare
Come fare, come comunicare
Come ti dico dico, devi decodificare il mio messaggio
Che, verso il 2000 resta “pronti al peggio”
E io! e io trasmetto dal secondo medioevo
Bip, bip, capitan Kirk, sono qui, riportami su!
Forme di intelligenza non ne vedo più
Random! Ora ti sto cercando
Se senti il mio messaggio allora sei al mio fianco!

Torno sulla base del pianeta Royale
Sincronizzo tutto sopra il ritmo in levare
Durante questi anni ho visto poco la casa
Ed alcuni di noi si sono persi per strada
Teen – teenager, rock – rockstar
La vita che accompagna la tua musica
La musica accompagna la mia vita
Questa sfida non e’ ancora finita

Rolling Stone Italia inserisce Sempre più vicini nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, alla posizione 34.
Non si può che essere d’accordo: nella metà degli anno ’90 i Casino Royale hanno gettato le basi per molta, moltissima musica che ascoltiamo tuttora e che abbiamo ascoltato, anticipando e influenzando gran parte della scena musicale italiana.
Questo disco quasi non trova paragoni talmente fa sua la prerogativa della musica: essere lingua universale.
Una miriade di generi sapientemente miscelati passano da una canzone all’altra in un continuum sonoro spaventosamente entusiasmante: reggae velato di elettronica, ska sfumato di trip-hop, rock steady venato di nu-jazz.
Ma. C’è un ma. Non solo musica, ma anche la voce è importante…e allora il ma si vaporizza.
Giuliano Palma e Alioscia Bisceglia sono le voci perfette da accoppiare alle note intessute dal gruppo.
Giuliano dall’avvolgente tono dal sapor di lentezza cadenzata e melodica in contrasto con la sincopata metrica di Alioscia buttata quasi a caso e quindi perfetta al primo colpo.
In definitiva i Casino Royale hanno viaggiato nello spazio-tempo del prima, del durante e del dopo della musica, incuranti di aver creato un piccolo grande capolavoro.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Sempre più vicino, Anno Zero, Pronti al peggio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Casino Royale
Bluvertigo – Metallo non Metallo
P. J. Harvey – To Bring You My Love
The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness

… e leggi anche
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights
Jonathan Coe – La banda dei brocchi
David Foster Wallace – Infinite Jest

… e guarda anche
Fulvio Ottaviano – Cresceranno i carciofi a Mimongo
Gabriele Salvatores – Nirvana
Clint Eastwood – Million Dollar Baby

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Richard Linklater

Prima dell’alba

Usa, 1995
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Se c’è una qualsiasi magia in questo mondo, dev’essere nel tentativo di capire qualcuno condividendo qualcosa.

Jesse è in treno verso Vienna dove l’indomani lo aspetta l’aereo di ritorno per gli Stati Uniti. Celine è sullo stesso treno e sta tornando a Parigi. Si conoscono per caso, cominciano a parlare e da subito si mostra naturale la loro connessione. Arrivati alla stazione di Vienna, Jesse convince Celine a scendere insieme a lui, per non lasciarsi sfuggire l’occasione di condividere un viaggio intimo e personale, seppur breve. I due cominciano a girare per la capitale, tra i locali e le strade tenendo sotto controllo il tempo che marcia, tuttavia, in direzione ostinata e contraria alla loro.

Prima dell’alba, Before Sunrise, non è un semplice film. Inaugura la Trilogia della vita concepita da Richard Linklater un vero e proprio documentarista della quotidianità e delle passioni umane. Il regista di Boyhood ci regala una perla cinematografica già nel lontano 1995, ma la bellezza di questa pellicola sta nella sua straordinaria freschezza e attualità.  Con Richard Linklater nasce un nuovo naturalismo. Prima dell’alba, Before Sunset – Prima del tramonto e Before Midnight sono un’unica opera realizzata nell’arco di 18 anni. Come in Boyhood, anche qui vediamo i personaggi crescere, maturare, invecchiare, mutare aspetto, sentimenti e visione del mondo. Focus della trilogia è l’amore che “perseguita” questi due sconosciuti nel corso delle loro esistenze. La verità – ovvero l’amore nel senso più alto del termine quasi fosse un destino –  li segue come un fantasma fino a mostrarli sotto un prisma che ne rivela ogni sfaccettatura attraverso le stagioni della loro relazione.  Il destino, infatti, si rivela attraverso lo sguardo imbarazzato di Jesse mentre ascolta “Come here” di Kath Bloom in un negozio di dischi, è nel sorriso incantato di Celine quando si convince a scendere dal treno e in tutti quei “bye” dettati dalla fretta di lasciarsi tutto alle spalle.  La vera rivoluzione di Richard Linklater è estremamente semplice: trasformare i personaggi in persone ed esaltarne le paradossali imperfezioni, ma soprattutto farci credere che nella vita basti davvero poco, una piccola spintarella dettata da una massiccia dose di coraggio, ed il nostro futuro è cambiato per sempre.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Before Sunset – Prima del tramonto
Before Midnight
Boyhood

prima dell'alba locandina

 

Titolo originale: Before Sunrise
Regia: Richard Linklater
Sceneggiatura: Richard Linklater e Kim Krizan
Fotografia: Lee Daniel
Montaggio: Sandra Adair, Sheri Galloway
Musiche: Fred Frith
Cast e attori principali: Ethan Hawke, Julie Delpy

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P. J. Harvey

To Bring You My Love

Island, 1995
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Climbed over mountains
Travelled the sea
Cast down off heaven
Cast down on my knees
I’ve laid with the devil
Cursed god above
Forsaken heaven
To bring you my love

Se state leggendo questa frase, vi siete già resi conto, qualche riga più su, dell’artista di cui si parlerà adesso.
E state già sorridendo.
Semplicemente: è impossibile non aver mai ascoltato, anche solo di sfuggita, To bring you my love dell’incommensurabile Polly Jean Harvey: brani che ad ogni ascolto disvelano nuovi turbamenti emozionali, gli stessi provati durante la lavorazione dell’album.
Difatti, c’è una continua ricerca di sonorità, una ricerca terribilmente affascinante fra musica e parole. Ogni canzone è un pezzo dell’unicum musicale e umano di Polly, reso dalla sua voce che definire sognante, sofferta, ispirata e sexy è dire poco. Il primo singolo estratto, Down by the water, è l’emblema del connubio note-testo, della luce tenebrosa che poco a poco si eclissa lasciando spazio agli echi ammaliatori di Working for the man. Una forma di malinconia soffusa impera in tutte le canzoni, forse più evidente nelle prime tracce, ma non c’è assolutamente tristezza: c’è la voglia grezza di resistere alle intemperie del vivere, il torbido splendore che attornia la Harvey.
Come se da un deserto fattosi foglio si leggesse la vita.
“So long day, so long night/Oh Lord, be near me tonight/Is he near ? is he far ?/Bring peace to my black and empty heart”

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
To Bring You My Love, Down By The Water, Meet Ze Monsta, Working For The Man

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Mourn – Mourn
Heike Has The Giggles – Crowd Surfing
Sleater-Kinney – The Woods

… e leggi anche
PJ Harvey : la sirena del rock – Elisa Manisco
The Hollow of the Hand – P.J. Harvey

… e guarda anche
Moon – Duncan Jones
The Prestige – Christopher Nolan

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The Smashing Pumpkins

Mellon Collie And The Infinite Sadness

Virgin Records, 1995
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Che nella testa non ancora completamente calva di Billy Corgan si nascondesse il capolavoro, era chiaro fin dall’inizio. Questo album ne fu la dimostrazione.
Ventotto meravigliose canzoni che narrano lo straordinario e fantasioso casino dell’adolescenza nel bel mezzo degli anni ’90, con le chitarre che piangono urlano accarezzano stridono sopra testi indimenticabili, una voce nasale e capricciosa e una batteria (Jimmy Chamberlin) che apre voragini nel pavimento. E quei video…
Gli Smashing Pumpkins non saranno mai più gli stessi, dopo questo album; ma la loro missione di cambiare la vita di molta gente era già stata compiuta: ascoltatelo e il mondo, almeno per un po’, non sembrerà più un vampiro.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Tonight, Tonight, Bullet With Butterfly Wings, 1979
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Silversun Pickups – Lazy Eye
Trail Of Dead – Caterwaul
My Bloody Valentine – Sometimes

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