Archivio tag: 2013

Tony Sandoval

Doom Boy

Tunuè, 2013
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Chi è Doomboy?
Se lo domandano tutti nella piccola città dove abita D. Nessuno lo sa. Tutti però lo ascoltano, alla radio, su una frequenza trovata per caso, tutti i venerdì verso le cinque. E’ spettacolare la musica di Doomboy.

D, è il protagonista di Doom Boy, la graphic novel di Tony Sandoval, edita in italia dalla case editrice Tunuè. In questo romanzo grafico viene narrata la storia struggente di un adolescente e del sul dolore per la morte improvvisa del suo unico grande amore: Anny che ha lasciato al biondo protagonista un buco immenso al centro del petto colmato solo dal potere della musica.
Nella malinconica vita del protagonista l’unico sollievo è dato dalla sua chitarra, anestetico per la sua sofferenza.
La musica suonata da Doom Boy colpisce al cuore di tutte le persone che sentono la sua musica per caso.
Tony Sandoval in questo piccolo gioiello illustrato narra con eleganza, poesia e delicatezza una vicenda toccante che sa fare emozionare lettori di tutte le età, facendo vibrare corde che sono presenti in ognuno di noi.
L’autore cerca di spiegare attraverso meravigliosi disegni onirici e visionari il dolore della perdita per una persona cara, che prende forma attraverso una moltitudine di mostri da affrontare e domare, che sono reali e presenti nel nostro io interiore.

Tony Sandoval da voce al dolore, alla musica e alla rabbia adolescente di Doom Boy con dei disegni dai colori delicati ed evanescenti che permettono di alleviare tutto il dolore che Doom Boy si porta dentro senza trovare pace.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche:
Un anno senza te di Luca Vanzella e Giopota
Il blu è un colore caldo di Julie Maroh

Ascolta anche:
La mia vita senza te – Tre allegri ragazzi morti

e guarda anche:
La vita di Adèle di Abdellatif Kechiche

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Paola mastrocola

Non so niente di te

Einaudi 2013, 334 p.
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Quella linea spezzata continua, solo che continua da un’altra parte, in un altro modo, e va bene lo stesso perché comunque quella linea è nata da te, da voi, viene da lì…

Filippo Cantirami è il rampollo di una agiata famiglia torinese e sta seguendo un prestigioso corso di studi in economia, preludio a una altrettanto prestigiosa carriera. I suoi pensano che il ragazzo frequenti un master a Stanford, negli Stati Uniti. Invece, la mattina del 9 novembre 2011, Filippo si materializza a Oxford per tenere un seminario con un compagno di studi. Il problema è che si presenta in università accompagnato da centinaia di pecore che si dispongono nell’aula fra lo stupore dei presenti. Da quel momento, si apre un mistero: i familiari di Filippo, venuti a conoscenza del fattaccio, cercano di contattarlo per capire cosa stia succedendo, ma lui è irreperibile. Inizia una ricerca che tocca le due sponde dell’Atlantico e che sconvolge un’intera famiglia. Dov’è finito Filippo? Quali meccanismi hanno portato un ragazzo tranquillo e dal destino tracciato fin dall’infanzia a ribellarsi ai progetti dei genitori? Perché il punto è proprio questo: viene il momento in cui un individuo può fermarsi e decidere di rifiutare la strada che altri hanno scelto per lui. E così, anche le persone più vicine, scoprono di non sapere niente di lui.
Tra ironiche descrizioni dei tic della classe benestante italiana, acute osservazioni sulla situazione politica ed economica di questi anni e annotazioni su quanto sia sbagliato caricare di troppe aspettative i nostri figli, Paola Mastrocola scatta un’istantanea della società attuale.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
L’esercito delle cose inutili – Paola Mastrocola
Cambio vita – Lorraine Fouchet

…e guarda anche…
Pane e tulipani – Silvio Soldini

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The National

Trouble Will Find Me

2013, 4AD, New York
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There’s some things that I should never
Laugh about in front of family
I’ll try to call you from the party
It’s full of punks and cannonballers
I need my girl
I need my girl

Trouble Will Find Me è un disco spartiacque che anticipa con lungimiranza l’ultimo singolo della band uscito poche settimane fa: Guilty Party.

Trouble Will Find Me è un disco del 2013 ma sembra essere attualissimo per atmosfere e sonorità che ci catturano in tempi inquieti e velocissimi.  E’ un viaggio nei demoni che ci colgono proprio quando siamo distratti, dispersi oppure siamo noi stessi a chiamarli mentre il mondo sembra scivolarci dalle mani.  Nel 2013 inizia la nuova fase della band di Cincinnati. Matt Berninger inizia un approccio nuovo con i testi vivendoli con immediatezza e confidenza, accantonando i giri di parole e la retorica fatta di immagini visive per abbandonarsi a una scrittura quasi da diario, a tratti in modo eccentrico (Pink Rabbits e Don’t Swallow The Cap), esplicita sia quando parla d’amore (I Need My Girl) che quando si addentra nell’analisi introspettiva e personale (Demons).

Insomma i National abbandonano una retorica che sembrava averli catturati nel precedente album, soprattutto musicale, per potersi dedicare alla profondità e l’introspezione sperimentando dimensioni nuove ma senza rinunciare mai alla propria formazione e vocazione.  Il punto più alto raggiunto dalla band nel 2007 con Boxer ha segnato un lungo processo di maturazione artistica in cui i ragazzi di Cincinnati hanno scelto di dialogare con i propri ascoltatori per abbattere ogni resistenza nei testi ma soprattutto ogni distanza. La sensazione di questo disco è forse il punto più alto di svolta in cui si assiste a una conversazione intima (quasi unplugged in Hard to Find) dove sacrificando un ritmo aggressivo  i National scivolano accanto alle vite di ognuno di noi.

Il disco ospita anche collaborazioni più o meno silenti con gli Arcade FireSt. Vincent.

Ascolta il nuovo singolo: Guilty Party
Leggi anche: Paolo Cognetti – Le otto montagne
Guarda anche: Cloro

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Tetsurō Araki

L’attacco dei giganti

2013, Giappone, Wit Studio
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“Perchè nonostante fosse la cosa più pericolosa in assoluto sei voluto uscire nel mondo esterno Eren?
“Perchè in questo mondo ci sono nato, mi appartiene!”

Diverse centinaia di anni fa, in un medioevo fantastico, la razza umana fu quasi sterminata dai giganti. Sono alti più di venti metri, alcuni esemplari quasi cinquanta, e hanno fattezze antropomorfe. Tuttavia non sembrano essere creature intelligenti e non sono dotati di parola, essi divorano gli esseri umani solo per il gusto di farlo in quanto non hanno alcuni bisogno fisiologico da soddisfare: non mangiano, non dormono e non si riproducono. L’umanità sopravvissuta, quasi un 20%, si raduna in città concentriche e fortificate da mura gigantesche che neanche i giganti riescono a superare: il Wall Maria.
Eren è un adolescente che vive in questa città, dove non si vede un gigante da oltre un secolo. Ma presto un orrore indicibile si palesa alle sue porte, ed un gigante più grande di quanto si sia mai sentito narrare, appare dal nulla abbattendo le mura ed imperversando assieme ad altri suoi simili fra la popolazione. Eren, vinto il terrore iniziale, si ripromette di eliminare ogni singolo gigante, per vendicare l’umanità tutta unendosi al gruppo di ricognizione speciale dotato di armi, come il movimento tridimensionale, per sconfiggere i giganti.

L’attacco dei giganti è nato come manga nel 2009 diventando poi un anime di successo mondiale nel 2013. L’autore Tetsurō Araki ha curato anche la sceneggiatura di 25 episodi. L’attacco dei giganti scava nelle radici e nelle saghe mitiche di tutto il mondo, esattamente come l’umanità sopravvissuta eterogenea nella nazionalità oltre che nella lingua e negli usi. I giganti da sempre sono nemici giurati dell’umanità in tutte le saghe mitiche, compresa quella biblica. Sono simbolo di tutte quelle forze incomprensibili, impossibili da gestire e assimilare: il nemico assoluto che ci mostra la nostra fragilità insanabile di fronte a fenomeni che non possiamo in qualche modo contrastare ma solo subire. Ma se restiamo uniti, sicuramente, troveremo una soluzione per vincere anche chi sembra invincibile.

Un anime fantastico carico di azione, fantasy, horror e splatter senza risultare mai gratuito o scontato.

Dalla serie Anime è stato tratto un film riassuntivo in attesa della seconda stagione dell’anime distribuito dalla Nexo Digital. L’anime è sicuramente più esteso, travolgente e adrenalinico.

Se ti è piaciuto l’anime leggi anche il manga da cui è tratta la serie.

Guarda anche: Rouge One – A Star Wars Story. Perché la fine non può segnare che l’inizio di altre epiche battaglie.

Ascolta: Amon Amarth Deceiver of the Gods

lattacco_dei_giganti_anime

 

Regia: Tetsurō Araki
Musiche: Hiroyuki Sawano
Produzione: Studio Wit Studio, Production I.G
Distribuzione italiana: Rai 4, Netflix italia

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Kate Morton

L’ombra del silenzio

Sperling & Kupfer, 2013, 540 p.
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Eppure. Mentre la vita dei suoi famigliari era tornata alla normalità, quella di Laurel era rimasta sospesa. La sensazione di essere separata dagli altri si era fatta sempre più profonda e lei sempre più inquieta. Continuava a rivedere nella sua mente la scena del coltello, e la consapevolezza del ruolo che la sua testimonianza aveva assunto nelle indagini- ciò che aveva detto ma soprattutto ciò che non aveva detto- le mozzava il respiro. (…) I ricordi la inseguivano dappertutto, non le davano tregua, ed erano ancora più terribili perché il fatto che li aveva causati era inspiegabile.

In una giornata d’estate dell’inizio degli anni ’60, la sedicenne Laurel si rifugia nella casa sull’albero, nel giardino della fattoria dove vive con la sua famiglia.
Laurel, sente sempre più il desiderio di stare sola, lontana dai suoi chiassosi fratelli, e ha la sensazione di non appartenere del tutto al luogo in cui è cresciuta.

Quel pomeriggio di solitudine la rende testimone di un fatto inspiegabile: la sua amata e affetuosissima mamma Dorothy viene aggredita da uno sconosciuto in giardino e lo uccide con una coltellata. Da quanto Laurel sente e vede si rende conto che la mamma conosce l’uomo assassinato e lo vede come una minaccia.
Questo evento misterioso segna definitivamente il distacco di Laurel dalla sua famiglia.

Molti decenni dopo, diventata una nota attrice, Laurel si trova a dover fare i conti con il passato. Sua mamma sta morendo e, proprio nei suoi ultimi giorni, sembra essere tormentata da qualcosa avvenuto nel suo passato, prima di incontrare suo marito e di formare con lui una famiglia.
Il desiderio di Dorothy di riappacificarsi con il proprio passato si unisce all’esigenza di Laurel di spiegare quanto avvenuto tanti anni prima.

Così il racconto di Laurel si intreccia con quello di Dorothy e si lega alla storia della misteriosa Vivien, arrivata bambina dall’Australia e diventata la moglie di un noto scrittore. In una serie di continui balzi tra i giorni nostri, l’infanzia delle tre protagoniste e gli anni della Seconda Guerra Mondiale, durante i quali Dorothy e Vivien sono state vicine di casa a Londra, l’autrice tesse una narrazione ricca di mistero.

Con L’ombra del silenzio Kate Morton ci fa riflettere su quanto poco le persone che abbiamo accanto, e soprattutto i genitori, ci svelino di loro stesse.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Abbiamo sempre vissuto nel castello- Shirley Jackson
I luoghi più lontani- Per Petterson
La ragazza del treno- Paula Hawkins
Mi chiamo Lucy Barton- Elizabeth Strout
La pioggia prima che cada- Jonathan Coe
La ragazza delle arance- Jostein Gaarder

…guarda anche…
Espiazione- Joe Wright
Brooklyn- John Crowley
Molto forte incredibilmente vicino- Stephen Daldry

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Giulio Giorello, Ilaria Cozzaglio

La filosofia di Topolino

2013, Guanda, 253 pagine
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Topolino non cessa ancor oggi di rivelarsi un maestro di libertà creativa, proprio là dove non si accontenta della costellazione di norme e dogmi ricevuti,ma al tempo stesso non si dimentica del richiamo dell’esperienza che ne fa uno di tutti noi.

L’arma di Topolino è quella dell’ironia e del paradosso

18 novembre 1928, questa è la data della prima apparizione di Topolino. E da allora è un successo continuo.Ma perché Topolino piace tanto? Perché non è un semplice personaggio dei fumetti,ma, come direbbe Cartesio, un vero e proprio “topo pensante”.

Cosa c’entra Topolino con la filosofia e la metafisica? È quello conte ci spiegano Giulio Giorello e Ilaria Cozzaglio in questo saggio. Prendendo in esame 12 storie di Topolino ( più due in appendice) pubblicate la prima volta dal 1935 al 1961, gli autori ci mostrano  i legami tra il topo più famoso al mondo e il pensiero di molti filosofi come Cartesio, Galileo, Kant, Spinoza; ma anche con grandi scrittori e poeti come Verne, Omero, Joyce, Shakespeare e Yeats.
Per esempio, in “Topolino giornalista” (1935) si parla di gangsyer e di corruzione. Nella storia Topolino e l’uomo nuvola (1936)  il professor Enigm ( nel fumetto originalr Einmug, personaggio liberamente ispirato dal fisico Albert Einstein) ha scoperto una nuova e potentissima forma di energia di “allineamento degli atomi”. Pippo, filosofo a suo modo, recita la parte del Candide di Voltaire.

Ma le infinite sfaccettature di un personaggio come Topolino non finiscono certo qui e per chi fosse convinto che in fondo i fumetti sono roba da ragazzini, ricordiamo che tra i numerosi fan di Topolino c’erano anche Ezra Pond e Paul Adrien Maurice Dirac, l’inventore dell’antimateria.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
William Irwin,  I Simpson e la filosofia
Gaspa – Giorello, La scienza tra le nuvole : da Pippo Newton a Mr Fantastic
Jules Verne, Ventimila leghe sotto i mari
Topolino giornalista, Topolino 80 anni insieme
Serie Gli anni d’oro di Topolino 

e guarda (e ascolta) anche:
Walt Disney, Fantasia 

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Richard Ford

Canada

Feltrinelli, 2013
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Nei loro volti – molti di essi erano belli, ma sciupati – ho visto i resti della persona che erano quasi riusciti a diventare ma che non avevano potuto essere, prima di diventare se stessi. È una teoria del destino e del carattere che non mi piace e alla quale non voglio credere. Ma è lì, dentro di me, come un minaccioso promemoria. In effetti, non vedo mai un uomo così conciato senza dirmi silenziosamente: Ecco mio padre. Mio padre è quell’uomo. Lo conoscevo.

La storia di Canada si apre in Montana, nel 1960. La racconta Dell Parsons, figlio di un pilota di aereo in pensione e di una maestra di scuola. I genitori per ragioni economiche (o così vogliono far credere) si sono trasformati in sfortunati rapinatori di banca, presto catturati e mandati in carcere. Dell ha anche una sorella gemella, Berner per cui ha un amore e odio viscerali. Tutta la vicenda è presentata dalle voci perfettamente fuse del Dell adulto, che è un insegnante d’inglese in pensione, e del Dell quindicenne, che è stato testimone del crollo della sua famiglia in mille pezzi.

Richard Ford  affronta un tema delicatissimo, universale quasi scientifico: come le cose, e con esse le nostre vite, possano subire le svolte più drammatiche da eventi apparentemente insignificanti. Canada diviene il simbolo del nostro confine fra ciò che possiamo controllare e ciò che subiamo senza poterci ribellare, fra il nostro destino e ciò che ci tocca come parte della nostra via verso quella terra promessa ma che, in fondo , non vogliamo raggiungere. È la storia trionfale di una normalità affidata ai ragazzi “che riguardo alla normalità la sanno più lunga di tutti noi” e che cercano di sanare le crepe di un tradimento, di una promessa di vita, di un sogno chiamato famiglia. Tutta la prima parte del libro si snoda come un fiume lento attraverso una semplicissima  domanda: come sono arrivate due persone normali a diventare due rapinatori? Nella seconda parte vi e un lungo e commovente impatto con la realtà, laddove si diventa adulti quando si capisce che “i fatti non sono quelli che inventi”.

Un capolavoro destinato a diventare un classico intramontabile.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:

La casa tonda, Lousie Erdrich

Ascolta i Sea Wolf in particolare questa

Guarda anche Boyhood, Linklater Richard

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Fabio Mollo

Il Sud è niente

Italia, 2013
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Nonna, cos’è successo?
Niente gioia mia. Il sud è niente. E niente succede.
Papà non ne parla mai.
Se le cose non le dici, non ti possono fare male.

Grazia è un’adolescente introversa senza alcun dialogo con il padre e in grossa difficoltà con il mondo che la circonda. Siamo in un piccolo paese del sud Italia, nella costa più estrema ed isolata che, infatti, sembra essere rimasta inalterata nel tempo. Grazia ha un aspetto mascolino che la rende oggetto di bullismo da parte dei compagni di classe. Complici anche le sue ripetute assenze dalle attività scolastiche per dedicarsi alla pescheria di famiglia, la bocciatura sembra essere dietro l’angolo facendo svanire l’unica possibilità della ragazza di salire a Torino per frequentare l’Università e fuggire dal vero e proprio nulla che la circonda. Il padre Graziano, pescatore silenzioso e attraversato dal lutto recente dell’altro figlio Pietro a cui Grazia era profondamente legata, subirà le pressioni del boss locale per la cessione della sua attività. La sagra del paese sta arrivando e Grazia scorge tra la folla la sagoma del fratello creduto morto scatenando una caccia all’uomo serrata, quanto improvvisata, aiutata da un ragazzo proprietario di una piccola bancarella di dolciumi. Il tutto scorre in un silenzio quasi costante rotto solo dalle emozioni che rischiarano il nulla e il buio in cui questa famiglia era precipitata.

È ciò che ci manca a determinare la nostra identità; così un saggio buddista apriva la sua lunga riflessione su come l’ambiente riesce a plasmare una persona senza in realtà distruggerla. Grazia brilla sotto la luce del lutto, del sud magico e superstizioso dell’amata nonna – che attende Pietro con dei biscotti per saziare il suo spirito che ha viaggiato verso il mondo dei vivi. Il sud ritratto nel film è un luogo immobile e avvolto nel silenzio, nell’assenza della civiltà urbana della cultura e della vita sociale. Proprio per questo risulta essere la culla di un viaggio ancestrale come quello di Grazia verso la sua identità, nel lutto profondo, nell’imparare a lasciare andare verso la corrente del mare la barca della sua vita. Grazia risulta in questo modo una moderna Penelope che si libera della tela e afferra essa stessa la barca e affronta la sua odissea personale. Il nulla che l’avvolge è il motore profondo per un viaggio girato con una poesia rara nel panorama cinematografico italiano, è quel Nulla ancestrale leopardiano che però da possibilità e quindi sostanza alle nostre esperienze. Le inquadrature ricordano un sogno onirico, le luci sbiadite e i colori che esaltano la corsa di Grazia verso la maturità confezionano un prodotto meraviglioso e carico di suggestione.

Presentato al Festival Internazionale di Toronto e al Festival di Cannes iha incantato la critica e il pubblico segnando l’inizio della promettente carriera cinematografica del calabrese Fabio Mollo e della straordinaria attrice Miriam Karlkvist.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Gabriele Salvatores – Come dio comanda
Allessandro Rak – L’arte della felicità
Jillian Schlesinger -Maidentrip

Leggi anche:

Zero Calcare – Dimentica il mio nome

Ascolta anche:

Train – Drops of Jupiter
Ludovico Einaudi – Night

il sud è niente

Regia: Fabio Mollo
Sceneggiatura: Fabio Mollo, Josella Porto
Distribuzione: Rai Cinema
Cast: Vinicio Marchioni, Miriam Karlkvist, Valentina Lodovini, Andrea Bellisario, Alessandra Costanzo

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Ludovico Einaudi

In a time lapse

Decca, 2013
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“La cosa più difficile, ma non impossibile, è tentare di cogliere la
bellezza nei dettagli del mondo, con gli stessi occhi di quando, da piccoli, si
scopre tutto per la prima volta. Con la stessa attenzione alle cose, e
l’esigenza di non smettere mai di “guardare”, veramente”.

Le sonorità di Ludovico Einaudi da tempo ci regalano una sorprendente commistione fra classica, elettronica e sonorità minimaliste. Einaudi si è  sempre interrogato sulle tre variabili Tempo Spazio e Percezione, ma in questo disco ci propone una vera e propria sintesi della sua visione del mondo. Ci addentriamo in un viaggio che è un flusso fra istinto e materia, emozioni e logica, scoperta e l’immobilità essenziale.

In a time lapse Einaudi ferma il tempo. Lo sospende. Il pianoforte ci accompagna nella discesa fra le stagioni in cui cambiano i toni, i colori, le forme di ogni sensazione. Gli attimi non sono mai uguali a loro stessi ma ci vengono mostrati sotto prospettive sonore diverse. È necessario sospendere la vita, la propria identità per alcuni attimi – se non per alcune stagioni – per potersi rinnovare come gli alberi d’inverno.  Attraverso la concitata Life o l’emozionante Walk entriamo nel cambiamento mentre tutto sembra ruotare intorno a noi che cerchiamo di osservare il mondo scivolare impazzito. Attraverso sonorità che stridono accompagnando il pianoforte in un ambiente quasi soft rock approdiamo in atmosfere distanti fra loro che ricordano quelle degli Radiohead o dei Depeche Mode. I quattordici brani variano fra loro molto più che in passato si nutrono di importanti convivenze sonore che generano una vera epica del tempo e del suo valore per la crescita e l’esperienza umana. La presenza del grande violinista Daniele Hope segna un vero e proprio cambio di rotta del grande pianista italiano.

Già famoso per diverse colonne sonore, la più famosa di questo disco Brothers diviene colonna sonora di un film ormai cult This is Engalnd a cui presterà ancora la voce durante la realizzazione delle serie TV dedicate a questo prodotto. In particolare la serie TV si conclude con una terza stagione dove Experience segna la fine di questa odissea contemporanea. È  un disco nuovo e complesso. Va assaporato con estrema calma e desiderio di scoperta lasciando alle spalle tutto ciò  che sappiamo di Einaudi e della sua opera.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

Giovanni Allevi – Joy
Ludovico Einaudi – Divenire 

Leggi anche:

 Valeria Parrella – Lo spazio bianco

Guarda anche:

J.E Cohen –  A proposito di Davis

 

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Graeme Manson, John Fawcett

Orphan Black

2013, BBC America
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Si bè, a me preoccupano più gli scienziati che la scienza

Mettiamo un mix tra fantascienza, distopia, black humor, commedie americane e avremo Orphan Black, una serie tv tanto affascinante quanto attuale. Non si riesce ad inquadrare il genere essendo un cocktail esplosivo e una citazione più o meno velata di altre serie tv cult. La trama è articolata e il prologo ci introduce senza mezzi termini sulla scena. Ignari di tutto esattamente come la protagonista Sarah Manning, ci ritroviamo in una stazione ad assistere al suicidio di una donna identica alla stessa Sarah. Di lì un furto d’identità spalancherà la ragazza in un mondo che fino a quel momento le era stato risparmiato. Nuove persone entreranno nella vita di Sarah, ognuna di esse uguale nell’aspetto, ma completamente differente nel carattere, nell’estrazione sociale, addirittura nella nazionalità. Si potrebbe pensare, in primo momento, che il nucleo della storia sia la ricerca della verità, ma riusciamo ad andare oltre vivendo tante verità differenti finendo per farci travolgere dall’apprensione per tutte le protagoniste e le loro tribolazioni.

Orphan Black vive grazie ad una complicazione costante della trama. È un divertente thriller fantascientifico nel quale il tema della clonazione non è il punto d’arrivo, ma quello di partenza. I protagonisti interpretati dalla medesima attrice sono credibili e retti da una bravura straordinaria che le permette di differenziare i cloni attraverso i dettagli caratteriali, l’accento, la lingua di provenienza, l’atteggiamento e le fobie e non solo attraverso il cambio di look. Siamo quindi  impegnati a conoscere i vari cloni, dalla apparente pacata Alison, alla nerd e brillantissima genetista Cosima, alla killer Helena e le loro costellazioni di personaggi. Tatiana Maslany è talmente brava da farci dimenticare che i personaggi sono interpretati dalla stessa attrice grazie anche ad un intelligente lavoro di costruzione dei caratteri estremizzati e ipercaricati per accentuarne le differenze ma senza eccedere.

Un prodotto originale e denso di fascino, unico nel suo genere.

Se ti è piaciuta questa serie tv allora leggi anche:
Non lasciarmi – Ishiguro Kazuo
Roberto Recchioni – Orfani

Ascolta anche:
Iron Maiden – The book of souls 

Guarda anche il film:
Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer – Cloud Atlas

OrphanBlack-cover

Regista e sceneggiatore: Graeme Manson, John Fawcett
Produttore: BBC America
Genere: Fantascienza, Thriller
Stagioni: 4 – in corso
Interpreti: Tatiana MaslanyDylan BruceJordan GavarisMichael MandoMaria Doyle KennedyEvelyne Brochu

 

 

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