Archivio tag: 2018

Bob Persichetti, Peter Ramsey, Rodney Rothman

Spider-Man – Un nuovo universo

USA, 2018
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Ricorda, ciò che ti rende diverso è ciò che ti rende Spider-Man!

Un film avvincente e bellissimo!
Vi si racconta la stupefacente avventura di Miles Morales, adolescente di origine portoricana che, mentre si addentra nei cunicoli della città di New York, viene accidentalmente morso da un ragno radioattivo. Da quel momento Miles viene catapultato in una realtà parallela, trovandosi a vestire i panni di Spider-Man!
Il padre di Miles – ignaro della doppia vita del figlio – sogna per lui un futuro migliore del proprio. Per questo lo iscrive ad una scuola di prim’ordine dove Miles stenta però ad ambientarsi.
Si trova invece a proprio agio con lo zio Aaron, con il quale condivide la passione per l’arte e la vita di strada.
Nelle vicende del film, Miles fa i conti con tutti i dubbi e le incertezze del suo essere adolescente, cui fa però da contraltare la responsabilità di affrontare criminali antagonisti, personaggi oscuri determinati a far trionfare la malvagità sul Bene.

Una pellicola di grandissima qualità, in cui mai si ha la sensazione del “già visto”.
La grafica è spettacolare ed assolutamente originale. La storia – tratta dall’omonimo fumetto del 2011 – è talmente bella da lasciare in più occasioni senza fiato.
La colonna sonora, evocativa, poetica, a tratti esaltante, rispecchia fedelmente la trama e le emozioni della visione.

Locandina Spider-Man Un nuovo universo

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Spider-Man: Homecoming – Jon Watts
Avengers. Infinity War – Anthony e Joe Russo
X-Men – Bryan Singer
Logan. The Wolverine – James Mangold

ed ascolta anche la colonna sonora del film

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Caroline Solé

La giovane scrittrice, la star e l’assassino

Pelledoca, 2018, 135 p.
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Ma perché sono qui? Perché hanno trovato la corda nella mia stanza, è per quello? E allora? Non si ha il diritto di essere depressi?
Non è poi così difficile da individuare una ragazza inadeguata alla vita: ho dipinto i muri della mia stanza di nero, ho ucciso il mio coniglio per mancanza di cure, me ne frego dei miei rotolini di ciccia come dei jeans bucati, e i miei capelli unti non sono certo un omaggio ai rasta. Niente riesce a catturare la mia attenzione. Mi fisso davanti a uno schermo senza trovarci mai nulla di trascendentale (per trascendentale intendo: che meriti di farmi alzare al mattino). E non mi venga a parlare della crisi adolescenziale, la sento da quando sono nata, o quasi.

Tre protagonisti, tre punti di vista su una stessa storia.

Il romanzo di Caroline Solé è un insieme di tre lunghi monologhi nei quali i personaggi del titolo si raccontano e si svelano.

Cheyenne è una quindicenne depressa che ha pianificato il proprio suicidio ma decide di concedersi ancora qualche giorno di vita quando la sua attenzione viene catturata dal misterioso ragazzo che abita nella casa di fronte alla sua.
In realtà, il lussuoso appartamento appartiene ad una giovanissima star del cinema, diventata famosa grazie ad un ruolo in un film di grande successo.
Cheyenne vede il ragazzo seppellire il cadavere di un bambino nel giardino della casa ma decide di non denunciarlo e, con il passare del tempo, è sempre più affascinata da questo presunto assassino che spia dalla finestra della propria camera e con il quale inizia a comunicare a distanza.

Tristano è un diciannovenne sbandato, senza famiglia e abituato a sopravvivere nonostante un incidente gli abbia causato un danno permanente ad una gamba. Il ruolo di custode della casa della giovane attrice è per lui un’ultima possibilità di riscattarsi e di prendere le distanze dal suo triste passato.

L’attrice ci racconta una storia che tutti noi possiamo immaginare: il successo improvviso e inaspettato, una madre che diventa manager e smette di essere sostegno e conforto, una vita frenetica su cui non ha alcuna possibilità di controllo. In tutto questo, è testimone della nascita dell’amicizia (o forse dell’amore) tra gli altri due protagonisti, specchio di una libertà d’azione che a lei non è concessa.

Cosa spinge i tre personaggi a raccontarsi? La polizia trova il cadavere di un bambino scomparso e, per una serie di ragioni, le indagini portano proprio ai ragazzi le cui vite si sono da poco intrecciate. Il romanzo si snoda attraverso le deposizioni che questi fanno alla polizia. Poco importa che ciò che viene svelato non abbia a che fare con l’omicidio ma con i sentimenti dei tre protagonisti.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Io e te all’alba- Sanne Munk Jensen, Glenn Ringtved
Raccontami di un giorno perfetto- Jennifer Niven
La farfalla tatuata- Philip Pullman
Tredici- Jay Asher

…guarda anche…
Remember Me- Allen Coulter
Noi siamo infinito- Stephen Chbosky
Città di carta- Jake Schreier

…e ascolta anche…
Fallen- Evanescence

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Anastasio

La Fine Del Mondo

Sony, 2018
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“E non ho manco sonno ma se mi alzo torno ad affrontare il mondo / e sono tempi bui, il gioco lo conosco a fondo / sono debole e lui cambia le regole a suo piacimento”

Marco Anastasio in arte Anastasio è il giovanissimo vincitore di X Factor e “La fine del mondo”, nome anche del pezzo inedito che ha portato Anastasio alla vittoria è l’EP che rappresenta il suo esordio discografico sulla scena musicale italiana.

L’EP è composto da sei tracce: 5 inediti e la cover di “Generale” di Francesco De Gregori riletta in chiave personale dal rapper. Il disco si apre con  ”La fine del mondo”, il pezzo principale, totalmente scritto da Marco Anastasio e prodotta dal produttore discografico e rapper italiano Don Joe. Si apre con il piano in sottofondo, ha un bel ritmo nelle strofe, un fraseggio molto articolato, ed un ritornello coinvolgente ed esplosivo. È un pezzo di forte impatto, da parole e suoni forti, dalle atmosfere molto cupe che ricordano a tratti alcuni pezzi del più famoso rapper, sempre giovanissimo, Ultimo.
Nel mini-album troviamo oltre alla già citata  cover di “Generale” di De Gregori reinterpretata da Anastasio, altri quattro brani inediti: “Ho lasciato le chiavi”, “Un adolescente”, “Autunno” (scritta e cantata insieme ai Bowland, gruppo concorrente  incontrato sul palco di X-Factor) e “Costellazioni di kebab”.

Lo sconvolgimento interiore dell’artista trova sfogo in questi 6 brani dove attraverso una grande forza comunicativa, decisa e ribelle  ci narra il punto di vista di un “emarginato”. Una scrittura matura, cruda e di forte impatto se pensiamo che questo ragazzo ha 20 anni.

Ascolta i brani di Anastasio:
La fine del mondo
 Generale
Autunno (featuring Bowland)

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Ernia

68

Island Records - Universal
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Paranoia mia, sai mi chiedo quasi se
Sarei la stessa persona pure senza te
All’alba tu vai via sul mio fondo di caffè
Quando viene sera poi ti corichi con me, eh

a cura di Claudio D’Errico

Ernia, al secolo Matteo Professione, cantante rap milanese, dedica il titolo del suo ultimo lavoro (e del suo singolo piu’ noto) alla linea 68, autobus della ATM, che collega la periferia al centro di Milano.

Di durata inferiore ad un’ora, l’album e’ composto da dodici bei brani, che lasciano tracce sottopelle grazie alla qualità dei testi ed al perfetto amalgama con la musica rap, che sconfina in piu’ di una canzone in vera poesia.
Tra le varie canzoni segnaliamo No pussy, Paranoia mia, Un pazzo, in cui è evidente il richiamo a De Andrè.

Per stile e percorso artistico Ernia si differenzia volutamente dal genere trap, tanto inflazionato di questi tempi, distinguendosi quindi nel panorama del cantautorato italiano.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Lunga vita a Sto – Ghali

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Samantha Cristoforetti

Diario di un’apprendista astronauta

La Nave di Teseo, 2018
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Residenti e custodi dell’avamposto dell’umanità nello spazio, abbiamo abitato corpi senza peso e maneggiato oggetti senza peso, abbiamo sperimentato la forza liberatoria e rinvigorente dei sogni che si realizzano, insieme alla responsabilità di meritare ogni giorno un privilegio riservato a pochi: rappresentare l’umanità nello spazio, l’ultima frontiera.

Un libro che si vorrebbe non finisse mai!
Nel suo “Diario di un’apprendista astronauta” Samatha Cristoforetti ci conduce in un meraviglioso, appassionante viaggio nei luoghi senza confini dello spazio e dell’animo umano: un’esperienza esaltante, un inno alla scienza ed all’Uomo che lascia un segno profondo in chi legge.

Attraverso il racconto di Samantha vivrete gli anni di preparazione al lancio spaziale che l’ha portata – nel Novembre 2014 – sulla Stazione Spaziale Internazionale in qualità di ingegnere di bordo, in orbita attorno alla Terra, a 400 km di distanza dal suolo, per quasi sette mesi.

Conoscerete da vicino una comunità scientifica mirabilmente viva, un mondo senza frontiere in cui ciò che conta è la condivisione del sapere, il razionale, tenace, continuo slancio verso la conoscenza ed il superamento dei limiti umani.

Sognerete ad occhi aperti immaginando le entusiasmanti – ed estenuanti – simulazioni nel Johnson Space Center di Houston e le giornate di studio nella “Città delle Stelle” nello Yuri Gagarin Cosmonaut Training Center, abitato unicamente da cosmonauti, scienziati e ricercatori. Parteciperete alle operazioni di lancio e di rientro sulla Terra a bordo del veicolo spaziale Soyuz.

Il racconto di Samantha si sviluppa in un equilibrio perfetto tra un punto di vista rigorosamente scientifico e uno slancio che solo una passione viscerale può spiegare.
Questo diario ci restituisce l’immagine di una figura umana completa, che nel clima asfittico di questi ultimi tempi, rappresenta una preziosa boccata di aria fresca!

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Guida galattica per gli autostoppisti – Douglas Adams
Carrying the fire: An Austronaut’s Journeys – Michael Collins (in inglese)
Volare. 166 giorni con @astro_luca – Luca Parmitano
Le cosmicomiche – Italo Calvino
Il Piccolo Principe – Pilota di Guerra / Antoine De Saint-Exupery

vedi anche
Astrosamantha. La donna dei record nello spazio – Gianluca Cerasola
Eva23 – Docufilm
Volare sulla Stazione Spaziale – Rai Scuola
Star Trek – serie televisiva
Gravity – Alfonso Cuaron
2001 Odissea nello spazio – Stanley Kubrik
The last man on the moon – Marc Craig
Guida galattica per autostoppisti – Garth Jennings
The Martian – Ridley Scott

ed ascolta anche
Space Oddity – David Bowie/Chris Hadfield
Futura – Lucio Dalla
Amelia – Joni Mitchell

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Bradley Walsh

Il calendario di Natale

USA, 2018
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Il Calendario di Natale (The Holiday Calendar) è uno dei titoli attuali proposti su Netflix durante questo periodo natalizio. Il film è del 2018 e vede comparire nel cast alcuni attori già conosciuti, soprattutto nelle serie televisive guardate dai più giovani: Kat Graham  (che ha recitato nel rulo di Bonnie in The Vampire Diaries), Quincy Brown e Ron Cephas Jones ( apparsi in This is us) e Ethan Peck (che ha recitato nella serie 10 cose che odio di te, tratta dall’omonimo film anni ’90).

La protagonista Abby (Kat Grahm) è una giovane aspirante fotografa, disillusa, che non è ancora riuscita a sfondare e si mantiene scattando ritratti di famiglie e bambini  in un grande centro commerciale durante il periodo natalizio. Abby riceve in dono dal nonno un antico calendario dell’avvento, appartenuto alla cara nonna, deceduta da poco. Questo oggetto però è magico, infatti riesce a prevedere per qualche assurda ragione il futuro: ogni notte una delle finestrelle del calendario si apre regalando alla nostra protagonista un piccolo oggetto natalizio che in qualche modo sembra predire quanto si avvererà il giorno dopo nella vita di Abby. Quindi inizia a pensare che l’incontro con il dottor Ty (Ethan Peck), papà single, super corteggiato e ambito da tutte le donne single della piccola cittadina, sia stato predetto dal calendario magico.
Abby persa nell’interpretazione dei segni del destino, non si accorge che il suo migliore amico Josh, fotoblogger, apprezzatissimo, dopo anni di sola amicizia si è innamorato di lei.
Abby continuerà a raccogliere i doni mandati dal suo caro calendario o imparerà a guardare al suo migliore amico con gli occhi dell’Amore? Nessun Natale sarà più per Abby, magico come questo.

Un film dolce e leggero sullo spirito del Natale e i buoni sentimenti da seguire senza impegno, per passare una serata spensierata immersi in un atmosfera davvero magica.

calendario-de-navidad

Regia: Bradley Walsh, USA 2018
Genere: sentimentale
Cast:  Kat Graham, Ron Cephas Jones, Quincy Brown, Genelle Williams, Laura de Carteret, Ethan Peck

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Muse

Simulation theory

2018, Uk
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The pressure is growing exponentially
I’m trying to keep up to speed with you
Your lane changing is oscillating me

Il trio britannico riesce ancora una volta a sorprendere per la metamorfosi continua a cui si sottopongono ad ogni disco. Già la copertina di questo “Simulation Theory” (realizzata da Kyle Lambert, autore della locandina della serie-tv “Stranger Things”) apre a una dimensione del tutto nuova per il gruppo britannico abituato a impronte molto più cupe e molto più rock. Il gruppo ci catapulta in un disco dai toni fortemente distopici, ironici, crudeli che tanto caratterizzano il fenomeno cyberpunk.

Simulation Theory rientra nel filone iniziato con Drones,  con ormai i consueti riff e assoli e l’enfatico rock elettronico suonato a massimo volume sperimentando, però, nuovissimi territori. I Muse in questo lavoro hanno usato diversi stili dal pop all’hip-hop generando nuove prospettive sonore. Accompagnato da una copertina che strizza l’occhio alla retro mania lanciata da Netflix e Ready Player One, con richiami a film sci-fi e fantasy anni ’80, “Simulation theory” è il disco più pop dei Muse. Le atmosfere sono meno cupe rispetto ai precedenti lavori, lo stato d’animo meno pessimista, è più semplice e leggero. “The dark side”, ad esempio, si apre con un ritmo e una frase di tastiera da synth pop anni ’80, mentre “Break it to me” ha il carattere essenziale del pop contemporaneo, con l’aggiunta di un riff meccanico ed echi mediorientali. È più radicale l’esperimento di “Propaganda” con il team di Timbaland.

“Simulation theory” descrive una parabola che va dalle visioni claustrofobiche di “Algorithm”, che su un ritmo meccanico e note ascendenti di sintetizzatore ci descrive come intrappolati in mondo di algoritmi, al messaggio di speranza di “The void”, accompagnato da un arpeggio classicheggiante di pianoforte. Il disco prende la tecnologia come un dato di fatto, cerca di raccontare come cambia la nostra identità e i nostri rapporti con il mondo senza però sfociare nell’apologetica distopica.

Un risultato sorprendente per una band storica che ha deciso di buttarsi completamente nella più pura sperimentazione.

Se ti è piaciuto guarda:

Stranger Thinghs Stagione 1 e Stagione 2

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Stephen Chbosky

Wonder

01 Distribution, USA, 2017
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Se non ti piace quello che vedi, cambia il tuo modo di guardare.

 

Wonder (2017), tratto dall’omonimo romanzo di R. J. Palacio è il film del regista Stephen Chbosky (regista anche di Noi siamo infinito).

Narra le vicende di August (Jacob Tremblay), un ragazzino di 10 anni, nato con una rarissima sindrome che rende il suo volto completamente deforme e sfigurato. Nella sua giovanissima vita ha già dovuto subire 27 interventi chirurgici per cercare di mitigare questa sua deformità; soprattutto per riuscire a recuperare vista e udito altrimenti impossibili. Ha due genitori sensibili e attenti: Isabel (Julia Roberts) e Nate (Owen Wilson) che non si sono mai scoraggiati e hanno dato ad Auggie (come viene chiamato August) affetto, disciplina e cultura. August ha sempre studiato a casa e quando esce fuori dalle mura di casa indossa un casco da astronauta per evitare di ricevere gli sguardi dei curiosi, fino a quando i genitori decidono di mandarlo a scuola per potergli far vivere un’infanzia come gli altri bambini nonostante la sua apparente differenza. August nella nuova scuola si  trova faccia a faccia con un preside intelligente e sensibile, ma come prevedibile, una volta tolto il suo casco da astronauta si scontrerà di petto con la superficialità e immaturità di alcuni compagni di classe proprio a causa delle sue deformità, e tra episodi di bullismo vari si troverà anche a fare i conti anche con il dolore per essere stato tradito da qualcuno che si finge un amico.

Wonder non è solo un film dove i bulli prendono di mira l’elemento fragile. August è un ragazzino simpatico e intelligente che con la sua gentilezza e bontà conquisterà l’amicizia dei compagni e la stima e il rispetto di tutta la scuola, rendendo i suoi genitori molto orgogliosi.
I genitori sono due persone straordinarie, che hanno educato un  figlio ancora più straordinario, dove nessuno si lascia sopraffare da questa enorme tragedia ma uniti si cerca di non crollare sotto il peso degli eventi ma di reagire, sempre con energie positive.

Ottima prova di recitazione per Julia Roberts, Owen Wilson e Jacob Tremblay nonostante il pesante trucco sul volto.
La pellicola è ambientata in una New York con una fotografia splendida che mette in risalto i colori primaverili e autunnali ed è accompagnato da una musica di qualità.
Wonder è un manifesto contro la paura del diverso e ci spinge a cambiare modo di guardare gli altri e a non avere pregiudizi, anche se rimane una delle cose più difficili da fare guardare con gli occhi del cuore.

 

 

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Noi siamo infinito - Jacob Tremblay

e leggi anche
Elogio alla bruttezza – Loredana Frescura
Wonder – R. J. Palacio
Il libro di Julian. A wonder story – R. J. Palacio
Il libro di Charlotte. A wonder story – R. J. Palacio

wonder

Durata: 113′
Regia: Stephen Chbosky

Cast:
Jacob Tremblay
Owen Wilson
Julia Roberts
Daveed Diggs

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Dutch Nazari

Ce lo chiede l’Europa

Undamento, 2018
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L’economia ha un movimento oscillante, ogni tanto dà un contraccolpo
Come un barcone nel mare con trecento persone a bordo
Qualcuno strilla “Chiudete il porto!”
E intanto suo figlio è in un aeroporto
E ha in una mano un biglietto di solo andata per Toronto
E nell’altra un passaporto

“Ce lo chiede l’Europa”: una frase fatta, un titolo provocatorio per l’ultimo album di Dutch Nazari, cantautore padovano.
Parole con le quali per lungo tempo si è cercato di gestire il malcontento dell’opinione pubblica di fronte a scelte sgradite: una scusa per scrollarsi di dosso la responsabilità politica. E così l’Europa è stata spesso ridotta a capro espiatorio, sminuita nella sua valenza aggregante, di stimolo alla conoscenza reciproca ed allo scambio tra nazioni.

L’album di Dutch Nazari veicola proprio questo messaggio: parla di incertezza, perdita di fiducia nel futuro, contraddizioni, conflitto tra generazioni, ma anche di sogni, ricordi, speranza.
Emozioni e riflessioni presentate attraverso tredici brani: istantanee appese in una bacheca ideale, tutte diverse, alcune allegre, altre acide, altre ancora sfocate e caotiche.

Il genere musicale è hip-hop, rap.

Di grande impatto è il brano di apertura Calma le onde: parole importanti per un messaggio forte.
Bellissima poi la canzone “Girasoli”, dedicata al fratello che vive a Londra: parole di una dolcezza disarmante, molto evocative.
Il brano “Mirò” ci descrive il mondo come un quadro astratto, che pare svelarsi agli occhi del cantante come il luogo in cui tutto è possibile: uno spazio in cui sperare che i propri sogni si realizzino, astratti o concreti che siano.

Ti è piaciuto questo album? Allora leggi anche Generazione Erasmus – Davide Faraldi

e vedi anche L’appartamento spagnolo – Cedric Klapisch

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