Archivio tag: abbandono

Sarah Crossan

Apple e Rain

2016, Feltrinelli, 269 pagine
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Pensavo che amiche per sempre volesse dire per sempre insieme,
per sempre, per sempre sincere.
Ora so che vuol dire “fin quando”.

Apple ha quasi quattordici anni e da undici vive con la severa nonna detta “Nana”, dopo che sua madre Annie è scappata in America per fare l’attrice, senza lasciare più traccia. Il padre di Apple è sempre stato presente più per salvare le apparenze che per un reale interesse per la figlia. Si è risposato con l’odiosa Trish e stanno per avere un figlio, per cui il tempo che dedica ad Apple è limitato. Apple ha una sola amica, Pilar, che però recentemente la snobba per passare la maggior parte del tempo con la popolare Donna, che nei confronti di Apple è sempre antipatica e velenosa. Un giorno improvvisamente sua madre torna dall’America per riallacciare i rapporti con la figlia, ma ha dimenticato di rivelarle un importante segreto: ha una sorellina più piccola, di nome Rain, che è davvero un po’ particolare e a causa delle scelte a volte irresponsabili di sua mamma, Apple dovrà prendersene cura.
Ad uscire da questa brutta situazione ci pensano un nuovo amico, Del, ed il professor Gaydon che le insegnerà ad esprimere le sue emozioni tramite la poesia.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Fabio Geda, Anime scalze
Virginia Mac Gregor, Quello che gli altri non vedono
Garcia Kami, La sedicesima luna
Vanessa Diffenbaugh, Le ali della vita

E guarda anche:
Makoto Shinkai, Il giardino delle parole

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Holly Black

La fata delle tenebre

Mondadori, 2005, 665 pagine
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Si fermò in un parcheggio e girò verso di sé lo specchietto di un’auto in modo da potersi guardare. I capelli, bagnati di pioggia, erano un groviglio in mezzo al quale si intravedevano ramoscelli e foglie. Notò che il colore della sua pelle era dello stesso verde scuro del muschio.[...] Le orecchie erano più lunghe del normale, le spuntavano dai capelli e le arrivavano fino in cima alla testa. Le guance erano incavate e affilate, e gli occhi, scuri e a mandorla, di un nero brillante con un unico puntino bianco al centro della pupilla

Kaye è una ragazza ribelle dalla vita sregolata: non va a scuola, non si integra con i suoi coetanei che la giudicano stramba. Buona parte della sua diversità è dovuta al fatto che fin da bambina lei riusciva a vedere ciò che ai più è precluso. le creature fatate.
La protagonista è cresciuta giocando con fate e folletti, ma i suoi amici erano visibili solo a lei e quando provava a parlarne con sua madre o con qualche suo coetaneo veniva derisa, tuttavia grazie al suo carattere forte non si lascia ingannare: sa di non essere una visionaria, sa che le creature fatate vivono in mezzo a noi, si nascondono in bella vista, si mascherano e si celano ai nostri occhi, ma misteriosamente non ai suoi.
Una notte incontra un personaggio bello  e dannato, una creatura fatata costretta ad obbedire alla regina delle tenebre. Kaye con furbizia riesce a scoprire il suo nome, Robein, e da quel momento i loro destini sono legati alla lotta senza esclusione di colpi tra il Regno delle Tenebre e quello della Luce.
La fata delle tenebre è il primo libro di una serie Urban Fantasy a tratti cruda, in cui la narrazione diretta e schietta di Holly Black non si cela dietro finti buonismi.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Holly Black, Doll bones
Holly Black, Magisterium
Cassandra Clare, Shadowhunters

E guarda anche:
Robert Styrmberg, Maleficient
Richard LaGravenese, Beautiful Cretures-La sedicesima luna

 

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Fabio Geda

Nel mare ci sono i coccodrilli

B.C. Dalai editore, 2010, p. 155
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Pakistan, Senegal, Marocco, Egitto. Tanti pensano che i talebani siano afghani, Fabio, ma non è così. Ci sono anche afghani, tra di loro, ovvio, ma non solo: sono ignoranti di tutto il mondo che impediscono ai bambini di studiare perchè temono che possano capire che non fanno ciò che fanno nel nome di Dio, ma per i loro affari.

Nel mare ci sono i coccodrilli è la storia vera di Enaiatollah Akbari, un ragazzo afghano che fugge dal suo paese d’origine e arriva in Italia, dove finalmente trova un posto da chiamare casa: un posto in cui ci sono persone che ti vogliono bene e ci tengono a te. Uscito nel 2010, ma più che mai attuale, i coccodrilli è una sorta di biografia di un tratto di vita di Enaiat; suddiviso in sei capitoli con i nomi degli stati che il protagonista ha attraversato per giungere fino in Italia.

Si parte dall’Aghanistan, Enaiat è un bambino di circa dieci o undici anni quando la madre lo abbandona, e poi seguiamo la sua storia fino al suo arrivo, ormai quindicenne. In questi anni di viaggio, e di spostamento, capiamo le condizioni di un popolo costretto alla fuga e alla rassegnazione. Passando dal Pakistan all’Iran, in cui Enaiat lavora per diversi anni come manovale in cantiere, insieme a tanti ragazzi come lui: spesso come clandistini vengono riportati dall’altra parte del confine e sono costretti a pagarsi il viaggio. Poi in Turchia, dove spera, il nostro protagonista di poter trovare lavoro e fermarsi, ma capisce di non avere possibilità e si vede costretto a ripartire, questa volta quindi per la Grecia ed è proprio qui che incontra la paura dei coccodrilli, esplicitata per la prima volta dai suoi compagni di viaggio.

I coccodrilli non sono altro che le difficoltà e le paure ancestrali dei ragazzi costretti a spostarsi, ad approdare in una terra che non conoscono e che non sanno che accoglienza gli riserverà. La paura ha mosso un mondo, e l’ignoranza gli ha fatto credere che forse, probabilmente i coccodrilli ci sono anche nel mare, ma se non hai una guida, una famiglia che ti insegna la via, come puoi saperlo?

Un libro molto intenso ma di facile lettura, una storia vera che ci aiuta ad aprire gli occhi e a conoscere meglio certi territori; ma soprattutto a vederli con occhi diversi.

Se vi è piaciuto questo libro leggete anche… L’estate alla fine del secolo e Per il resto del viaggio ho sparato agli indiani e Berlin

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Lamberto Sanfelice

Cloro

2015, Italia
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Io da qui me ne devo andare

Jenny è un’adolescente con una sola e grande passione: il nuoto sincronizzato, sport che richiede dedizione e passione. Attività che sarà però costretta ad arrestarsi. Jenny e il suo fratellino Fabrizio sono infatti costretti ad allontanarsi dal mare di casa e a trasferirsi nelle fredde e desolate montagne Abruzzesi, assieme al padre. Jenny e il piccolo Fabrizio hanno perso la madre e la loro casa è stata confiscata dalla banca dopo che il papà Alfio, oramai in profonda crisi depressiva, ha perso il lavoro. Trovano aiuto nello zio Tondino, che li ospiterà in una vecchia baita in montagna. Jenny spera ancora di poter tornare ad Ostia, perché li ci sono gli allenamenti, la sua compagna di doppio sincro in coppia, Flavia, i campionati di nuoto sincronizzato, la piscina, insomma, la sua vita. Lontano da casa però Jenny dovrà imparare ad essere madre e non più figlia, prendendosi cura del fratellino e del padre. Una prospettiva che cambierà mostrando all’orizzonte solo il lavoro di cameriera nel semivuoto Hotel Splendor, ma che le strapperà piano piano le forze per portare avanti il suo sogno.

Cloro segna l’esordio alla regia di Lamberto Sanfelice. E’ un film seducente che utilizza il montaggio per raccontare il movimento sincronizzato del destino che piega i suoi protagonisti contrapponendoli al silenzio irreale delle montagne innevate o delle profondità marine. E’ un film che come il nuoto sincronizzato si muove per contrasto: acqua/movimento, silenzio/ritmo, cloro/natura selvaggia, sogno/ destino. I due movimenti cardine si alternano senza pietà nei personaggi che come avvolti da una trance compiono scelte difficilissime e potenti in grado di condizionare e cambiare la propria vita. Il grande protagonista è il cloro, un disinfettante che agisce nell’acqua delle piscine rendendole agibili, diventando una metafora del perdono. Il perdono è l’elemento che permette di disinfettare il torto mostruoso che il padre compie a se stesso e ai propri figli annebbiato dalla malattia e dalla dipendenza, quella forza spirituale che spinge la giovanissima Jenny a prendersi cura dei propri famigliari senza per questo odiarli o odiare la vita avvolta in quella certezza granitica di chi è certo di amare a prescindere nonostante l’ingiustizia a cui è sottoposto. Difficile eguagliare il cuore di questa straordinaria ragazza che vive un passaggio drammatico verso l’età adulta ma che si dimostra all’altezza del compito della vita mentre gli adulti si perdono in una chimica stravolta vinta da egoismi, dolori e strazianti rimpianti.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Alice Rohrwacher, Corpo Celeste

Leggi anche:

Simona Binni – Silverwood lake

Ascolta anche:

Aurora – All my demons getting me as a friends

cloro

Regia: Lamberto Sanfelice
Sceneggiatura: Elisa Amoruso, Sara Lazzaro, Lamberto Sanfelice
Fotografia: Michele Paradisi
Montaggio: Andrea Maguolo
Cast: Sara Serraiocco, Ivan Franek, Giorgio Colangeli, Anatol Sassi, Andrea Vergoni

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Simona Binni

Silverwood Lake

Tunué , 2016
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Vado via di mia spontanea volontà, non cercatemi.

Diego Lane viene svegliato ad una telefonata che cambierà la sua vita per sempre. Ricompare così il padre che dopo 17 anni di completa latitanza chiede aiuto al figlio o meglio è la sua condizione di senza tetto a indurlo a chiedere soccorso. Diego lo odia e non vuole cedere alle sue responsabilità così come pensa che suo padre si sia sottratto alle sue. Grazie all’aiuto dell’amica Patty, però, Diego è spinto a compiere un viaggio alla scoperta delle ragioni del genitore e, più in generale, di chi decide di lasciare tutto e ricominciare da zero, studiando da vicino la comunità di senzatetto che stanzia a Silverwood Lake.

Silverwood Lake è una graphic novel di formazione malinconica e potentissima. Disegnata magistralmente con un tono poetico quasi dimesso conduce in un limbo perfetto e isolato dal mondo in cui il protagonista sperimenterà l’empatia verso il prossimo e la conoscenza profonda dell’altro abbattendo pregiudizi e falsi miti del politicamente corretto. La rabbia, la frustrazione e l’impulso vendicativo lasciano spazio alla comprensione per trovare una la forza in grado di spogliare la verità dalle apparenze e mostrarla per quello che è. Il delicato equilibrio tra genitori e figli viene analizzato e superato grazie all’intervento dell’amore per la vita che pulsa dentro Diego, e in ognuno di noi. Ancora una volta il vero protagonista è il tempo che obbliga i personaggi a confrontarsi con la propria esistenza, aspirazioni e desideri spingendo alla concretizzazione della propria identità e delle proprie scelte. Simona Binni con Silverwood Lake realizza un’opera eccellente, un manifesto luminoso sulla vita e sulle mille possibilità che ci offre.

Simona Binni è brava anche nel gestire una rosa ampia di protagonisti che offre ulteriori spunti di approfondimento per una tematica complessa come quella della vita di strada. Grazie all’utilizzo dei flashback, infatti, riesce a presentare in maniera chiara la storia dietro a ogni personaggio e a scavare a fondo nel dolore degli avvenimenti che hanno caratterizzato il loro passato.

Se ti è piaciuto leggi anche:

La casa di Paco Roca

Ascolta anche:

The Cranberries – Bury the Hatchet

Guarda anche:

L’arte della felicità di Alessandro Rak

 

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Richard Ford

Canada

Feltrinelli, 2013
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Nei loro volti – molti di essi erano belli, ma sciupati – ho visto i resti della persona che erano quasi riusciti a diventare ma che non avevano potuto essere, prima di diventare se stessi. È una teoria del destino e del carattere che non mi piace e alla quale non voglio credere. Ma è lì, dentro di me, come un minaccioso promemoria. In effetti, non vedo mai un uomo così conciato senza dirmi silenziosamente: Ecco mio padre. Mio padre è quell’uomo. Lo conoscevo.

La storia di Canada si apre in Montana, nel 1960. La racconta Dell Parsons, figlio di un pilota di aereo in pensione e di una maestra di scuola. I genitori per ragioni economiche (o così vogliono far credere) si sono trasformati in sfortunati rapinatori di banca, presto catturati e mandati in carcere. Dell ha anche una sorella gemella, Berner per cui ha un amore e odio viscerali. Tutta la vicenda è presentata dalle voci perfettamente fuse del Dell adulto, che è un insegnante d’inglese in pensione, e del Dell quindicenne, che è stato testimone del crollo della sua famiglia in mille pezzi.

Richard Ford  affronta un tema delicatissimo, universale quasi scientifico: come le cose, e con esse le nostre vite, possano subire le svolte più drammatiche da eventi apparentemente insignificanti. Canada diviene il simbolo del nostro confine fra ciò che possiamo controllare e ciò che subiamo senza poterci ribellare, fra il nostro destino e ciò che ci tocca come parte della nostra via verso quella terra promessa ma che, in fondo , non vogliamo raggiungere. È la storia trionfale di una normalità affidata ai ragazzi “che riguardo alla normalità la sanno più lunga di tutti noi” e che cercano di sanare le crepe di un tradimento, di una promessa di vita, di un sogno chiamato famiglia. Tutta la prima parte del libro si snoda come un fiume lento attraverso una semplicissima  domanda: come sono arrivate due persone normali a diventare due rapinatori? Nella seconda parte vi e un lungo e commovente impatto con la realtà, laddove si diventa adulti quando si capisce che “i fatti non sono quelli che inventi”.

Un capolavoro destinato a diventare un classico intramontabile.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:

La casa tonda, Lousie Erdrich

Ascolta i Sea Wolf in particolare questa

Guarda anche Boyhood, Linklater Richard

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Virginia Mac Gregor

Quello che gli altri non vedono

2014, Giunti, 396 pagine
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Con l’indice e il pollice formò un cerchietto, si trascinò sul letto finché non arrivò fino ad Al e poi glielo mise all’altezza degli occhi.
“Guarda qui dentro.”Al si piegò verso la mano di Milo, strizzando l’altro occhio.
“Ecco come vedo io. Una specie. Anche peggio.”
“Wow. Dev’essere incredibile.”
Milo alzò le spalle. “Insomma.”
“Voglio dire, ti fa concentrare meglio,no? Scommetto che vedi un sacco di particolari che agli altri sfuggono.”

Nel giro di un anno la vita di Milo è andata letteralmente a gambe all’aria: prima gli viene diagnosticata la Retinite Pigmentosa, una malattia degli occhi che lo costringe a vedere il mondo come se guardasse attraverso un forellino, poi suo padre decide di trasferirsi ad Abu Dhabi con la sua amante e la loro bambina appena nata, gettando la mamma di Milo in uno sconforto infinito. Ed infine la sua amata e adorata bisnonna novantaduenne, che vive con loro e di cui Milo si occupa con grande affetto, è costretta ad essere trasferita in una casa di cura, perchè ha bisogno di un’assistenza più specializzata di quella che può offrirle il nipotino. A Milo la nonna manca tantissimo, la sua famiglia si sgretola e gli rimane solo Amleto, il suo porcellino nano da compagnia. A casa Milo e la nonna erano una coppia affiatata: Milo non vede molto bene e la nonna non parla, è lei ad avergli insegnato a sopperire al disagio visivo puntando di più sugli altri sensi. Ed é sempre grazie a lei che Milo ha imparato a cogliere dei particolari che a tutti gli altri sfuggono.
Per questo quando Milo va a trovare la nonna alla casa di riposo, si accorge subito che qualcosa non quadra: la severa infermiera Thornhill è gentile e premurosa quando ci sono dei visitatori,  ma non lo è per niente con gli anziani ospitati nella casa quando è lontana dagli sguardi dei parenti. Le stanze sono fredde ed il cibo immaginabile.
Milo decide di salvare la nonna e far arrestare la crudele infermiera Thornhill, ma per farlo avrà bisogno dell’aiuto di Tripi, un ragazzo siriano che lavora in cucina, di Cloud, un reporter sotto copertura, cugino di suo padre  che ha preso in affitto la vecchia camera della nonna, nonché di tutte le arzille vecchiette della casa di riposo Nontiscordardimè.

 

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Anthony Doerr, Tutta la luce che non vediamo 
Banana Yoshimoto, Andromeda Heights
Silvia Tesio, Piacere, io sono Gauss 

E guarda anche:
Cristina Comencini, Va dove ti porta il cuore

E ascolta anche:
Zucchero, Diamante 

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Brad Silberling

Lemony Snicket – Una serie di sfortunati eventi

Usa, 2004
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A volte il mondo può sembrare un luogo ostile e sinistro. Ma credeteci quando diciamo che ci sono più cose buone che cattive. Dovete osservare con attenzione. E quella che magari appare una serie di sfortunati eventi, può, di fatto, essere il primo passo di un viaggio.

Tre ragazzi dall’evocativo cognome “Baudelaire”, Violet, Klaus e Sunny, perdono entrambi i genitori in un incendio che li obbligherà ad essere affidati legalmente ai parenti più prossimi. Eredi di una ragguardevole somma diventeranno oggetto della cupidigia del perfido conte Olaf, l’unico parente prossimo dei ragazzi. Olaf cercherà in ogni maniera di eliminarli e con loro gli altri successivi tutori che si faranno avanti per crescerli e proteggerli. Ma i tre fratelli si distinguono per capacità al di fuori del comune, cosa che darà ad Olaf del filo da torcere.

Il film nonostante i toni fiabeschi, grotteschi e molto gotici conserva un senso dell’umorismo totale. Le scene spassosissime sono rette da un magistrale Jim Carrey che rende il cattivo una creature assurda, quasi buffa, ma estremamente espressiva di quella bramosia che coglie l’uomo davanti ai tesori più preziosi. Il cast è ricchissimo con Meryl Streep, Jude Law e perfino Dustin Hoffman. Gli attori sono messi in risalto dall’evocativa la fotografia di Emmanuel Lubezki e le scenografie realizzate nei teatri di posa hollywoodiani, in grado di trasportare lo spettatore in un mondo cupo e fatato. I colori fanno vivere i contrasti di tutta la storia passando da colori giallo ocra ai tocchi tetri di notti spettrali.  Il regista Brad Silberling sembra porre un interrogativo molto importante per tutto il film: i mostri sono solo i cattivi o anche gli adulti che non ascoltano i ragazzi?. Il conflitto generazionale è profondissimo dei “grandi” che tradiscono i propri figli senza che questi abbiano l’occasione di affermare se stessi. Ancora più grave però è l’incapacità degli adulti, soprattutto quelli di buona volontà, di credere ai propri ragazzi, prenderli sul serio e vederli come portatori di verità; non solo come piccoli adulti in miniatura con diritti e doveri.

La colonna sonora a cura di un Thomas Newman, già apprezzato in American Beauty, regge l’atmosfera calando gli spettatori in un mondo in cui si fondono i grandi della letteratura fantastica e surreale come Alice nel paese delle Meraviglie o il Mago di Oz o le mirabolanti avventure della Fabbrica di cioccolato.

Se ti è piaciuto il film leggi anche i libri da cui sono tratti, una serie di quattordici volumi di cui il film è solo una breve (seppur gustosa sintesi):

Snicket, Lemony,  Un infausto inizio 

Ransom Riggs – La casa per bambini speciali di Miss Peregrine di cui uscirà il film di Tim Burton il prossimo novembre

Edward Carey – I segreti di Heap House 

Ascolta anche:

The Cranberries – Animal Instinct
Lacuna Coil - Heavens A Lie 

Guarda anche:

Tim Burton – La sposa cadavere
Robert Stromberg – Maleficent
Tim Burton -  Alice in Wonderland 

una serie di sfortunati eventi

Regia: Brad Silberling
Soggetto: Lemony Snicket (romanzi)
Sceneggiatura: Robert Gordon
Fotografia: Emmanuel Lubezki
Musiche: Thomas Newman
Scenografia: Rick Heinrichs
Cast: Jim Carrey, Emily Browning, Liam Aiken, Jude Law, Timothy Spall, Meryl Streep, Billy Connolly, Catherine O’Hara, Dustin Hoffman

 

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Carla Cucchiarelli

Ho ucciso Bambi

0111Edizioni, 2012, 154 pp.
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Voglio sparare a tutti quelli che mi hanno fatto del male. Però adesso che sono qui, in questo letto, sola, non saprei più dire davvero perchè Alessandro mi ha fatto del male. Oddio, forse sono io che ho le idee confuse. E non ho più amici. Voglio dire non ho più amici vivi.

“Ho ucciso Bambi” racconta, sotto forma di diario, la storia di due ragazze di un liceo romano, Silvia e Debora, che decidono di compiere una strage a scuola.  Ne programmano ogni dettaglio nel corso di lunghi pomeriggi a casa, devastate da droga e alcol, totalmente abbandonate a se stesse da famiglie inesistenti. La strage viene compiuta, quattro compagni di classe ed una prof vengono uccisi. Una delle ragazze, Silvia, sopravvive alla sparatoria con la polizia, finisce in stato di coma irreversibile,  e proprio in questa angosciante condizione  rivede la propria vita e si racconta. La storia e’ inventata, ma appare  quasi reale grazie alla grande  capacita’ dell’autrice di delineare psicologicamente la personalita’ delle ragazze e dei compagni di classe e di riportare eventi e riflessioni in modo crudo e del tutto verosimile. E’ una storia di bullismo, di adulti assenti ed incapaci di cogliere segnali e richieste di aiuto: e’ un libro sulla “banalita’” del male. Soprattutto e’ un libro molto equilibrato, che indaga sulle dinamiche dei gesti estremi, senza tuttavia mai giungere a giustificarli.

Ti e’ piaciuto questo libro? Allora leggi anche Kill all enemies – Melvine Burgess

… vedi anche
Bowling a Columbine – Michel Moore
Elephant – Gus Van Sant

ed ascolta anche
La cura – Franco Battiato
Hai un momento Dio? – Luciano Ligabue
Who killed Bambi? – Sex Pistols
Fata Morgana – Litfiba

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