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The Hotelier

Home, like noplace is there

Tiny Engines, 2014
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I searched for a way out. Don’t we all?

Ci vogliono tre minuti e mezzo di chitarre soffuse e pianoforte, prima che An Introduction To The Album lasci esplodere la disperazione nella voce di Christian Holden. E sono tre minuti e mezzo di pura teatralità melodica che rappresentano, come da titolo, una perfetta introduzione al rollercoaster emozionale Home, Like Noplace Is There, secondo album degli americani Hotelier.
Così tanto da dire che il tempo non sembra mai abbastanza e ogni parola porta con sé l’attesa ansiosa della successiva: tutte le lettere mai spedite e le telefonate mai fatte, tutte le persone perdute e le ferite ancora aperte, condensate in nove tracce capaci di sposare immediatezza punk-pop e catarsi emo.
Canzoni come The Scope Of All Of This Rebuilding, la struggente Your Deep Rest o il malinconico cullare di Among The Wildflowers scuotono nel profondo: puoi far finta di non percepire l’intensità dei testi, ma in certi casi è il suono a farsi parola e a raccontarti tutto, portando la tensione all’estremo e poi rilasciandola in dolcissime sospensioni, come accade in ogni buona storia.
Per capirlo, basta ascoltare l’uno-due conclusivo: Discomfort Revisited tesse sognanti arpeggi di chitarra prima di abbandonarsi alle scariche elettriche del ritornello, mentre un’agile batteria sembra imitare un cuore agitato; Dendron, a chiudere, è un crescendo pop in cui la voce vola tanto alta da bruciarsi le ali, per poi ripiegarsi nel tenero bozzolo di un finale sottovoce.

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Picture Of A Tree That Doesn’t Look Okay – The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die
Rory – Foxing

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Addio, Chunky Rice – Craig Thompson

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Noi Siamo Infinito – Stephen Chbosky
L’Amore Che Resta – Gus Van Sant

L’album è pubblicato su Bandcamp con una licenza libera, questa, che dice che potete condividere e riutilizzare liberamente il materiale secondo quanto stabilito dalla licenza, semplicemente attribuendolo all’autore.

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Craig Thompson

Addio, Chunky Rice

Rizzoli, 2012, 126 pag.
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Dandel. Sono una tartaruga. Casa mia è il mio guscio. E tuttavia ho la sensazione che la casa più vera che mai avrò è il punto in cui le nostre strade si sono unite e hanno corso insieme per un po’. Probabilmente sbaglio ad andarmene.
 

Chunky Rice e Dandel siedono sulla spiaggia per gli ultimi momenti insieme prima che lui, una piccola tartaruga, intraprenda un viaggio necessario, ma dalla destinazione ancora ignota.
Dal giorno successivo, all’amica topolina non resterà altro che scrivere e scrivere, sperando che anche da lontano l’eco delle sue parole possa farli sentire ancora vicini a guardare quella meraviglia d’oceano che ora le pare tanto vuota.
Costretto dal capitano Charles ad abbandonare ogni cosa tranne uno zainetto e una bussola, Chunky si troverà a camminare al fianco di strambi personaggi, sviluppati in dolenti istantanee che cadono come foglie secche tra le pagine scritte (lo sconvolgente trauma infantile di Solomon e della sua cagnetta Stomper; la morte della moglie di Charles).
Dedicato da Craig Thompson agli amici di Milwaukee che aveva lasciato per trasferirsi a Portland dopo una delusione sentimentale, Addio Chunky Rice è una commovente lettera d’amore a un amico lontano, un messaggio in bottiglia in balìa delle onde che fa percepire il calore di un abbraccio a chi abbia dovuto mai abbandonare qualcuno, senza per questo dimenticarlo.
 
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Abacus – Fionn Regan
 
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