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Daniel Kraus

L’estate del coprifuoco

Einaudi, 2011, 216 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

“La porta della stanza di James si aprì, poi si richiuse. Reggie contò fino a cinquanta prima di introdursi nella stanza attraverso la finestra. Sfoggiò un sorriso.
-Ehi,- disse James, lasciandosi cadere sul copriletto arruffato. Alla cieca, infilò la mano sotto le lenzuola ammucchiate e tirò fuori il berretto da baseball (…) con una mano tormentava il bordo della visiera, sporca di terra, di sudore e di molte estati.
-Me lo dici?- Domandò Reggie.
-Cosa?
-Hai detto a tuo padre che mi avresti detto qualcosa.
-Ah, giusto.
-Dice che non dovremmo andare troppo in giro,- disse James.
-Soprattutto di sera, dice. Soprattutto di sera, non dovremmo andarcene troppo in giro. (…) Non so cos’abbia in testa veramente. Ma tu non preoccuparti, va bene? Non importa cosa dice. E’ estate.”

L’estate è sempre stata una delle migliori stagioni, fatta di quei giorni che ti rimangono addosso come il caldo ed il frenetico ghermire delle foglie dei boschi. Durante l’adolescenza, quando ci ritroviamo smarriti in un paesino che pare chiudere i battenti, dove le auto si mettono in viaggio senza meta, un gruppetto di ragazzi di dodici anni, James, Reggie e Willie, sembra aver già compreso tutto della vita.
Situazioni familiari complesse, il desiderio di essere all’altezza delle aspettative degli altri e di poter sognare sempre come se nessun tempo passasse realmente e come se nulla fosse fugace, sono le storie che uniscono e, allo stesso tempo, distanziano questi ragazzi vogliosi di avventura.

E’ estate quando sembra che una sorte macabra si sia accanita su di loro e su quella cittadina.
Un membro del gruppo viene investito da un furgone di passaggio, nello stesso tempo in cui un altro ragazzo del paese viene ucciso apparentemente dallo stesso veicolo.

Si diffonde un acuto timore e quell’afa estiva comincia a non essere più solo afa, ma anche paura ed apprensione.
Viene dato il coprifuoco, e l’istinto adolescenziale di Reggie, James e Willie li spinge ad aggregarsi e a dare inizio ad un’avventura fatta di grandi emozioni e di fughe notturne, che li porterà ad intensificare il loro legame, e ad imparare a vivere la vera vita, quella che li segnerà nel profondo e che, in un certo senso, li manterrà uniti fino alla fine, in un’amicizia fatta di dolore, di felicità, e impregnata della fragranza dolce e bruciante del sole caldo dopo una pioggia estiva. Sapere che ci sono altre cose ad attenderli oltre l’essere ragazzi rende la loro estate una sorta di rito di passaggio, attraverso il quale apprenderanno ad essere adulti e a scegliere il loro percorso, in un mondo dove le estati diverranno solo momenti di pausa da un lavoro stressante e da un’esistenza frenetica, e dove le scorribande nei boschi con il vento che soffia e la pioggia che scroscia violenta saranno solo la memoria e la traccia degli uomini che saranno divenuti.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il buio oltre la siepe- Harper Lee
Stand By Me (racconto contenuto in Stagioni diverse)- Stephen King
Il signore delle mosche- William Golding
L’età dello tsunami- Alberto Pellai e Barbara Tamborini

…e guarda anche:
Stand by me. Ricordo di un’estate- Rob Reiner
Charlie Bartlett- Jon Poll
Ragazzi perduti- Joel Schumacher
Breakfast Club- John Hughes

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Matteo Rovere

Veloce come il vento

2016, Italia
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Nostro Signore del sangue che corre nel buio delle vene, reggi le mie braccia sul volante e regola la forza dei miei piedi su acceleratore e freno, dissolvi i demoni che abitano il cuore, proteggimi e fa che niente mi accada.

Giulia De Martino. Viene da una famiglia che da generazioni sforna campioni di corse automobilistiche. Anche lei è un pilota, un talento eccezionale che a soli diciassette anni partecipa al Campionato GT, sotto la guida del padre Mario. Ma un giorno tutto cambia e Giulia si trova a dover affrontare da sola la pista e la vita. A complicare la situazione il ritorno inaspettato del fratello Loris, ex pilota ormai totalmente inaffidabile, ma dotato di uno straordinario sesto senso per la guida e saranno obbligati a lavorare insieme.

Veloce come il vento è un prodotto nuovo e di grande respiro per il cinema italiano. Dinamico e girato con tecniche innovative è un’ottima prova di Matteo Rovere che ci regala una storia agrodolce dal sapore romagnolo. La vita racconta Rovere la devi vivere prendendoti dei rischi, correndo veloce e anticipando gli ostacoli senza però rischiare una paralisi emotiva. Il contraccolpo della velocità è la consapevolezza della paura, dell’istinto che non riesce a superare quell’atavico senso di autoconservazione. La velocità è l’unica protagonista di questa favola: gli adulti che fuggono, i figli che vivono fra mille ostacoli e lanciati in corsa verso un futuro vuoto. Di lato c’è chi ha scelto di non correre, il fratello Loris, che invece prova a resistere avvolto da un torpore drogato e inutile. Quale sia la marcia giusta per affrontare la vita, Rovere non ce lo dice, ma ci mostra quanto l’esistenza valga la pena di essere vissuta nella sua adrenalinica follia.

Degna di nota è l’estrema cura nella fotografia di Michele D’Attanasio che ha curato la produzione di film come: Lo chiamavano Jeeg Robot, Gomorra (la serie tv), In grazia di Dio.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Cinquemila chilometri al secondo – Manuele Fior

Ascolta anche:

The Book of Souls – Iron Maiden

Guarda anche:

Rush – Ron Howard

veloce come il vento

 

Sceneggiatura e Regia: Matteo Rovere
Genere: Azione
Produzione: Fandango
Fotografia: Michele D’Attanasio
Cast: Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli

 

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