Archivio tag: albert camus

Emmanuel Carrère

Baffi

Theoria, 1987, 164 p.
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Articolo di Beatrice Pavesi

Presa nella rete della pazzia, si dibatteva, cercava di farlo capire: aveva inventato tutta quella complicazione, da due giorni, quell’assurda storia di baffi, come avrebbe potuto urlare, fare smorfie dietro un vetro opaco, insonorizzato, per attirare la sua attenzione, chiedergli aiuto.

Tutto ha inizio quasi per gioco, per una di quelle puerili provocazioni che gli innamorati mettono in scena contro la noia e la routine quotidiana.
Lui è in bagno, sdraiato nella vasca: ha appena finito di tagliarsi i baffi, di cui andava orgoglioso da tanti anni, e già immagina la reazione della moglie Agnès e dei suoi amici.

Ma nessuno si accorge della sua piccola ma fatale trasformazione.
Quello che doveva essere un semplice gioco diventa un incubo atroce, una graduale discesa nella follia.

Ma è davvero lui il pazzo o c’è una congiura contro di lui? Chi è dalla parte della ragione?

Pian piano le sue convinzioni non trovano più riscontro negli altri e le persone con cui ha convissuto fino a quel momento diventano di colpo diverse, l’anonimo protagonista si rende implicitamente conto di come la definizione di sé, la propria esistenza non dipendano da lui, ma dall’immagine che di lui proiettano le altre persone.

I dubbi lo attanagliano in maniera inesorabile e l’unica soluzione fattibile sembra la fuga, una fuga per riscoprire se stesso, lontano, dove forse troverà la risposta.

In questo romanzo breve, Carrére dimostra indubbie qualità di narratore, offrendo uno spaccato lucido e impietoso della psicopatologia della vita quotidiana.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche..
L’avversario- Emmanuel Carrère
Lo straniero- Albert Camus
Uno, nessuno, centomila- Luigi Pirandello

… guarda anche…
L’amore sospetto- Emmanuel Carrère

…e ascolta anche…
Nowhere man- Beatles

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Radu Mihaileanu

Vai e vivrai

Francia - Israele, 2005
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Vai, vivi e diventa

Non puoi arrivare senza fretta come il Messia?

La solitudine e lo smarrimento nel sentirsi catapultati in avvenimenti più grandi di sé sono i veri protagonisti di questo film.
Insieme alla dominante ed onnipresente voglia di vivere, di crescere, di essere liberi.
È la storia di una madre, quindi è la storia di suo figlio: entrambi cristiani, senza più nessun legame con la terra d’origine, si ritrovano in un campo profughi del Sudan dove vivono ebrei di etnia Falasha.
C’è un’unica cosa da fare: fingersi due di loro per potersi recare in Israele e poter sperare in un futuro migliore. Questo fa Shlomo, dietro insistenza della madre, lasciandola al suo pressoché ineluttabile e tristo destino.
Siamo davanti ad una persona in cerca di identità, che coglie un’opportunità seppur controvoglia per migliorare la sua vita e ne resterà parecchio traumatizzato.
E solo.
Disperatamente solo.
Seppur estremamente drammatica, la vicenda ha una drammaticità quasi poetica: faticando per adattarsi ad un modo di vita diversissimo dal suo (e non riuscendoci mai completamente) Shlomo costruisce una gabbia interiore dove rifugiarsi ripensando al passato, alla madre, ritrovando l’introverso bambino divenuto adulto passando per un problematico adolescente.
Sentimentalismi gridati si intersecano a momenti di intimità narrativa che si intersecano a loro volta nella grande lotta del protagonista: ritrovare se stesso.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Julian Schnabel – Miral
Nadine Labaki – E ora dove andiamo?
Deniz Gamze Ergüven – Mustang

… e leggi anche
Janne Teller – Immagina di essere in guerra
Albert Camus – La peste
Orson Scott Card – Il gioco di Ender

…e ascolta anche
Vai e Vivrai – Colonna Sonora

Regia :  Radu Mihaileanu
Sceneggiatura : Alain-Michel Blanc – Radu Mihaileanu
Fotografia : Rémy Chevrin
Musica : Armand Amar
Durata: 153’

Interpreti e personaggi principali:
Moshe Agazai: Shlomo (bambino)
Moshe Abebe: Shlomo (ragazzo)
Sirak Sabahat: Shlomo (adulto)
Yael Abecassis: Yael Harrari
Roschdy Zem: Yoram Harrari

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Eels

Shootenanny!

Universal, 2003
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Got my cares
Wrapped-up all nice and neat
In my suitcase
I’ll take it down the street
To a place with plenty of space for me
I am a lone wolf

Ascoltare un album degli Eels è come fare un balzo in un universo parallelo (non è tanto per scrivere ad effetto: sapete chi era il padre del leader? Leggete qui).
Ed appunto Mark Oliver Everett e la sua voce sono diventati un mito in ogni universo: causticamente umorista, un’improbabile zio che ti aiuta nel momento del bisogno con strampalati consigli che però funzionano.
Shootenanny! è considerato, a secondo dei punti di vista, un insieme di canzoni da ascoltare a ripetizione oppure da centellinare, da sorseggiare una sola volta per poi assaporarne il ricordo, le sensazioni, i guizzi di genio.
Rock Hard Times cattura con il suo power-pop simpaticamente spigliato, Love Of The Loveless tintinna un loop ipnotico vincente e delicatissimo, scartavetrato dalla voce di mister E.
Lone Wolf è quasi un’autobiografia dolente che ammicca al cuore, stringendolo in un abbraccio galeotto e solitario.
Questi tre brani spiccato e insieme a tutta la soundtrack creano un senso chiaroscurale, una mistura di pop, indie e rock intrisa di malinconicità esistenziale che sbocca in una pigrizia da fine settimana, quando vuoi fare tutto sapendo che non farai niente.
Piacevolmente niente.

Ascolta tre brani dell’album
Lone Wolf, Rock Hard Times, Love of the Loveless

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche
Hozier – Hozier
Weezer – Everything Will Be Alright In The End
Jack White – Lazaretto
Blur – Think Tank

E leggi anche
Lo straniero – Albert Camus
Educazione Siberiana – Nicolai Lilin 

E guarda anche
Cloud Atlas – Lana Wachowski, Andy Wachowski, Tom Tykwer
Storie Pazzesche – Damian Szifron

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Albert Camus

La peste

Bompiani 1994, 246 p.
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Ma lei sa, io mi sento più solidale coi vinti che coi santi. Non ho inclinazione, credo, per l’eroismo e per la santità. Essere un uomo, questo m’interessa.

Tutto comincia con una gran moria di topi nelle strade e sulle scale dei palazzi. Poi, totalmente inaspettata, a Orano, prefettura francese della costa algerina, scoppia una pestilenza gravissima che falcia migliaia di vite umane. Mentre le autorità isolano la città dal resto del mondo, un gruppo di uomini tenta di arginare il contagio: il dottor Rieux, che con altri medici presta senza tregua soccorso ai malati cercando disperatamente una cura; il bonario Jean Tarrou, che organizza le squadre di volontari a sostegno di medici e polizia, l’impiegato Grand, che tiene un meticoloso registro dell’andamento del morbo, il giornalista Rambert, che inizialmente cerca di scappare per raggiungere la donna amata. Il panorama urbano si fa sempre più straniante: sotto un sole implacabile che fa bollire i muri e le strade vuote nei lunghi mesi estivi, con un vento gelido che sferza i viali nel desolato autunno e soffia lungo un inverno ormai senza speranze, mentre il bollettino dei decessi si fa sempre più tragico e non si sa più come seppellire i morti, si svolge un dramma che è metafora della condizione umana. La lotta fra la peste e chi la affronta, pur nella consapevolezza della propria fragilità, è il simbolo dell’incessante conflitto fra bene e male vissuto dall’uomo.
Un libro commovente, che fotografa la nostra debolezza, ma anche l’eroismo di chi va avanti nonostante tutto, perché “la grandezza dell’uomo è nella decisione di essere più forte della sua condizione.”

Ti è piaciuto? Allora leggi anche
Lo straniero – Albert Camus
I promessi sposi -Alessandro Manzoni

E guarda anche
La peste – Luis Puenzo

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