Archivio tag: Alternative Rock

Imagine Dragons

Evolve

2017, Interscope Records
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Kids were laughing in my classes
While I was scheming for the masses
Who do you think you are?
Dreaming ’bout being a big star
You say you’re basic, you say you’re easy
You’re always riding in the back seat
Now I’m smiling from the stage while
You were clapping in the nose bleeds

Terzo album in carriera per la band americana degli Imagine Dragons, che rispetto al precedente “Smoke +Mirrors”  presenta una decisa virata: abbandonate sia le atmosfere Indie degli esordi e le sonorità rock, la band sembra orientarsi verso un album più pop.

Forse quest’album di transizione manca un po’ di una direzione precisa, ma le canzoni sono indubbiamente orecchiabili. Anche se non ha ricevuto molti riconoscimenti dalla critica, l’album ha ricevuto un sicuro apprezzamento dal pubblico internazionale tanto da meritarsi il secondo posto nella Billboard 200 (la classifica dei 200 nuovialbum ed EP più venduti negliStati Uniti, dalla rivista Billboard) e, sommando il successo del precedente singolo Radioactive a quelli dei singoli Believer, Thunder e Whatever It Takes, gli Imagine Dragons sono stati incoronati gruppo di maggior successo della Billboard Rock Songs.

Il 5 ottobre è stato annunciata l’uscita di un nuovo album, Origins, concepito per essere direttamente collegato ad Evolve.

Ascolta tre canzoni dall’album:
Whatever it takes
Believer
Thuder

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Radioactive
OneRepublic, Oh my my
Bastille, Pompeii

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Zen Circus

Il fuoco in una stanza

La Tempesta Dischi, Woodworm, 2018
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Non trovo gli accordi e neanche le parole Il tempo viaggia sempre e solo in una direzione Mentre in quella opposta trovi solo le macerie I vecchi lo san bene, lì è meglio non andare

Gli Zen Circus sono una band toscana molto acclamati sulla scena dell’indie-rock italiano ormai da parecchio tempo. “Il fuoco in una stanza” è il decimo album degli Zen Circus, pubblicato lo scorso marzo 2018 e Il cantante Andrea Appino è un fiume in piena pronto a raccontarci, come sempre, tantissime storie ironiche, amare e sempre molto reali.  Non manca una certa innovazione rispetto ai dischi precedenti e delle sonorità nuove e sperimentali.

Il disco è composto da 13 tracce che raccontano dei rapporti umani, in particolare dei legami e conflitti familiari.
Il pezzo in apertura all’album è “Catene”; un brano introspettivo che parla delle catene che ci bloccano e imprigionano nella vita e nei rapporti con gli altri.
Un brano malinconico e dal retrogusto dolce e amaro è invece “La stagione” dove  la calda voce di Appino canta narra come affrontare alcune difficoltà tipiche del mondo dei giovani. “Il fuoco in una stanza,” quinta traccia che dà il nome all’album (in contrapposizione in maniera piuttosto evidente al “Cielo in un stanza” di Gino Paoli), è una ballata romantica, la cui sonorità rimanda un po’ a “L’anima non conta”, traccia contenuta nel disco precedente.
Si continua l’ascolto del disco soffermandoci su “Low cost ” traccia forte, veloce e dal ritmo trascinante, dove un Appino sempre più arrabbiato ci urla frustrazione, paura, sofferenza e amore. Non manca però anche dolcezza e l’intimità come in “Caro Luca” dedicata ad un vecchio amico, e il pezzo decisamente anni ’60, “Il mondo come lo vorrei” dal sapore retrò.
Le tracce rimanenti sono tutte imbevute di malinconia agrodolce, realismo, racconti di vita, fragilità umane e critica sociale, tutte tematiche da sempre care a questa immensa band, ormai simbolo dell’indie-rock italiano.

Se ti è piaciuto ascolta anche:
L’equilibrista – Marta Sui Tubi
Vent’anni – Zen Circus & Brian Ritchie
Alle anime perse – Tre allegri ragazzi morti

leggi anche:
Quando siete felici, fateci caso - Kurt Vonnegut
Tutte le famiglie sono psicotiche - Douglas Coupland
Una cosa divertente che non farò mai più – David Foster Wallace

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Ministri

Fidatevi

Woodworm, 2018
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Signore e signori, analisti e dottori, abbiamo nuovi pensieri, abbiamo nuovi dolori che non potete capire, non potete intuire, non potete sentire quindi fidatevi

Dopo due anni dall’ultimo disco, il 9 Marzo 2018 è uscito “Fidatevi” il sesto album dei Ministri,  gruppo milanese che domina da anni la scena alternative-rock italiana.
12 tracce (con una durata complessiva di circa un’ora di ascolto) per ritrovare la band in forma più che mai: la voce di Davide Autelitano (sempre inconfondibile), le chitarre di Federico Dragogna e la batteria di Michele Esposito.

Il disco si apre con“Tra Le Vite Degli Altri”, che raccontai come seguire i propri sogni nonostante le opinioni altrui. Proseguiamo nell’ascolto con “Fidatevi“, traccia che da il nome all’album, dalle sonorità stoner, per passare alla drammatica e cupa “Spettri“. “Crateri” è forse il brano con il testo più disperato ed emozionante dell’intero disco: ci racconta del dolore lacerante che si prova quando si perde qualcuno che ci lascia nel cuore dei buchi grandi come crateri. Si passa poi a pezzi dolci e sentimentali:“Tienimi che ci perdiamo” e “Mentre fa giorno”.. “Memoria breve” è una ballata malinconica, che esprime la facilità con cui si finisce per commettere gli stessi errori. Si urla e si grida di rabbia con “Usami”, mentre “Un dio da scegliere” è un pezzo (solo voce e chitarra) che mette in luce la difficoltà di trovare un senso all’esistenza, messaggio ridondante anche in“Due desideri su tre” che ci parla della nuova generazione di giovani troppo disillusi per credere nei sogni. “Nella battaglia”, si parla in maniera ruvida delle battaglie quotidiane che dobbiamo affrontare tutti ogni giorno.

Sul finale si torna a toni più leggeri con “Dimmi che cosa”, la traccia che chiude ”Fidatevi”, che cerca di lasciarci almeno una speranza per un futuro migliore.

Questi  testi che cercano di esorcizzare ansie angosce e paure dei giovani d’oggi: le nuove generazioni, che nonostante il pessimismo cosmico e l’odio che avanza bisognerebbe imparare a fidarsi.

Tre brani dell’album:
Fidatevi
Tra le vite degli altri
Crateri

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:
Terra – Le luci della centrale elettrica
Francesco Motta – La Fine dei Ventanni
Afterhours – Padania

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Pearl Jam

Backspacer

Island Records - 2009
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Nothing you would take
Everything you gave
Hold me ’till I die
Meet you on the other side

Backspacer è il nono album del gruppo di Seattle, pubblicato nel 2009.
L’album debutta subito con qualche bel pezzo rock n’ roll suonato e cantato in modo eccelso dai Pearl Jam: Gonna See my Friend prende spunto qualche passaggio dal rock n’ roll classico stile Chuck Berry, mentre Got Some rallenta nelle strofe per poi scatenarsi nel ritornello che difficilmente non vi rimarrà in testa.
Con The Fixer la voce di Eddie Vedder fa sognare chiunque la ascolti. Johnny Guitar sembra essere scritta apposta per farla seguire, dal tanto bene che lega con il precedente pezzo.
Gli animi si tranquillizzano definitivamente e l’album comincia a diventare riflessivo e malinconico con Just Breathe, splendida ballad scritta e suonata da Eddie Vedder che avrete sentito sicuramente da qualche parte. Impossibile non notarla. Un piccolo gioiello nella discografia dei Pearl Jam.
Con Amongst the Waves e Unthought Know si tocca l’apice dell’album in fatto di testo, profondi e intimi quanto basta per renderli eccellenti.
Il rock riprende piede con Supersonic, sfuriata ininterrotta diretta da una batteria magistrale che il gruppo deve aver scritto e registrato solo per divertirsi un po’; il risultato è proprio quello.
Con le ultime tre canzoni, Speed of Sound, Force of Nature e The End i testi diventano più introspettivi che mai, con un picco artistico nell’ultima traccia che vede Eddie Vedder solo, con la sua chitarra, che parla della vita di un uomo che riflette sulla sua vita, degli errori che ha fatto e dei dolori con cui ha dovuto convivere, chiedendo per un’ultima volta aiuto.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Yield - Pearl Jam
leggi anche: Il Richiamo della Foresta – Jack London
guarda anche: Water on the Road – Eddie Vedder

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Toadies

Heretics

Kirtland Records, 2015
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I wish I could tell you The way that I feel
I know that I failed you
So I make my appeal
I wish I could tell you
What’s on my mind
But my heart won’t let me be so cold
So honest and unkind
Are we still blind
Are we still blind
Chasing our demons and
Feeding the fire inside

a cura di Claudio D’Errico

Con Heretics i Toadies – band modern rock che nel 1994 entrò nelle classifiche USA con Rubberneck – ci portano in Texas.
Si tratta di un album particolarmente acustico, a differenza del loro stile, solitamente più grunge e post punk. Sono presenti sonorità rock alternative. Durante l’ascolto pare quasi di trovarsi su una decapottabile ed attraversare la Ruote 66, fermandosi alle classiche stazioni di rifornimento, nel cuore profondo degli USA.
L’album si apre con il brano In the Belly of a Whale, letteralmente ‘Nel ventre di una balena’. Il titolo ricorda la scena del personaggio di Collodi, Pinocchio, che appunto nel ventre della balena ritrova Geppetto.
Il richiamo pare tuttavia quasi inconsapevole. Nel video dei Toadies, infatti, protagonista è l’immagine di una baraccopoli che si muove nel mare, dentro ad una balena. Ambientazione assurda, all’interno della quale il gruppo musicale suona – prevalentemente in acustica – ed altri personaggi festeggiano e ballano. Non si capisce se barcollino più per le onde o perché sotto effetto dell’alcool.
Nel cd viene coraggiosamente riproposta anche la versione acustica di Possum Kingdom, brano che ha ottenuto in passato un buon successo commerciale.
Tra le tracce si nascondono poi vere e proprie perle musicali, come Rattler’s Revival, con il proprio emozionante crescendo da acustica a versione elettrica distorta.
Un album da scoprire e da gustare che sicuramente piacerà a molti.

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche Head Carrier – Pixies

e leggi anche Oltre il confine – Cormac McCarthy

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The Cranberries

Bury the Hatchet

1999, Island Records
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Oh, all the promises we made
All the meaningless and empty words
I prayed, prayed, prayed

The Cranberries sono una band irlandese di celtik-rock composta da Dolores O’Riordan (voce, chitarra, tastiera), Noel Hogan ( chitarra, cori), Mike Hogan (basso) e Fergal Lawler (batteria e percussioni)

Bury the Hatchet è il quarto album del gruppo irlandese ed è stato pubblicato in una prima versione del 1999 contenente 14 tracce, seguita poi dalla ripubblicazione del 2002 con l’aggiunta di altre cinque canzoni.
la copertina dell’album è stata disegnata da Storm Thorgerson e si ispira al romanzo Grande Fratello di George Orwell.

Il disco ha incontrato un discreto successo, pur non raggiungendo i risultati di No need to argue, che rimane il disco don i maggiori riscontri di critica e di vendite della band. Alterna, in puro stile Cranberries, canzoni più ritmiche e rock, ad altre più melodiche, si passa dall’aspra invettiva alla più dolce cantilena. Il tutto partendo da robuste radici celtiche e folcloristiche.

Ascolta tre brani del disco:
Promises
Just my imagination
Animal Instinct

Ti è piaciuto questo album?
Allora scolta anche:
The Cranberries, No need to argue
Eluveitie, The call of the mountains
U2, The Joshua tree
Enya, The memories of trees

E leggi anche:
Goerge Orwell, Il grande fratello

 

 

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Negramaro

La rivoluzione sta arrivando

2015, Sugar Music
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La rivoluzione sta arrivando
E tu da che parte stai?
Lo scenario sta cambiando, si disegna un nuovo sfondo
E tu quale ombra sei?
Con la testa tra le mani
Mentre il cielo sta virando verso colori nuovi
Sono I colori degli umani

La Rivoluzione sta arrivando è il sesto album in Studio della band salentina, e come ogni loro progetto è curato nei minimi dettagli: la copertina dell’album, secondo il batterista Ermanno Carlà, è stata pensata come una sorta di Jolly Rogers, in cui si fronteggiano i due stati d’animo di felicità per la vita e di paura per la morte.
E proprio sui contrasti tra vita e morte si basa tutto l’album, in un sottile equilibrio che indaga i sentimenti umani e che riesce ad esprimere una malinconia comunque speranzosa.

Il disco è nato dal dolore del cantante Giuliano Sangiorgi per il padre, ed è proprio il tema del dolore e della perdita che permeano tutto l’album, a volte affrontati con un andamento leggero come nella canzone Il posto dei santi.
Sei tutti i limiti che superi descrive bene la prova che i Negramaro si impegnano ad affrontare nel futuro.

Ascolta tre canzoni dell’album:
Sei tu la mia città
Attenta
Il posto dei santi

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
U2, The Joshua tree
Negramaro, Una storia semplice

E leggi anche:
Giuliano Sangiorgi, Lo spacciatore di carne

 

 

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Maieutica

Logos

De Fox - Heart Of Steel, 2012
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Restate immobili tra celle solide, rivoluzioni immaginarie
su letti comodi tra gabbie insolite, prigioni con finestre aperte,
come cadaveri, teatranti in replica, tuo figlio non si chiederà,
evaporare poi fuggire poi fuggire di qua.

Articolo di Arianna Mossali

Caspita se fanno sul serio i Maieutica, rockers padovani col
pallino della filosofia e del teatro: con quel nome, e il
consequenziale titolo ”Logos”, devono aver fatto drizzare i
capelli in testa a tutti i maturandi all’ascolto. Diamine, il buon
vecchio Socrate in versione rockstar è praticamente la sintesi
dei nostri peggiori incubi di liceali lavativi (con tanto di capello
incolto e T-shirt d’ordinanza delle band preferite).
Ma no, tranquilli: è vero che la musica dei Maieutica è
impregnata di materia grigia e di appassionata ricerca
intellettuale, ma il risultato è piacevole oltre che di assoluto
pregio, e sapete benissimo che non è facile coniugare le due
cose.
I Maieutica definiscono la propria musica “Rock Pensante”, una
definizione sicuramente calzante se si considera non solo la
loro scrupolosa ricerca lirica, ma la stringente logica che
emerge dalla strutturazione del pensiero espresso nei testi. La
maieutica, infatti, altro non è che la tecnica socratica di
estrapolazione del concetto e della ragione (il ‘logos’, appunto)
da uno scambio di ragionamenti tra i due interlocutori.
L’eloquio della band padovana è un acceleratore di particelle
cerebrali, un propellente di idee guizzanti, un potente motore
di riflessione, un gioco e una sfida intellettuale continua. Quello
che fa strano, è che questo vortice di splendente ingegno è
innestato su tonanti riff hard rock, addirittura con qualche
sfuriata metal, che scongiurano il temuto effetto “ecco-unaltro-gruppo-di-snob-finti-rockers-alternativi-con-la-puzzasotto-il-naso”, a vantaggio dell’accessibilità dell’album.
Il primo singolo Sinestetica Apparenza è incalzante e ricco di
virtuosismi tecnici, molto carico e drammatico. In Preda Alla
Fuga è un brano dalla struttura sfalsata e irregolare, una
metafora dell’irrequietezza della mente umana. A.D.I.D.M. è
l’unico esempio di brano socialmente impegnato all’interno
dell’album. La Teoria Delle Stringhe presenta parti chitarristiche
più ampie e distese e spezza un po’ il ritmo forsennato, che
però riappare subito nella tiratissima L’Oracolo. Curiosa
l’orientaleggiante Tre, complessa e variegata La Scelta con
l’inserimento di diversi ambienti musicali.
Particolarmente interessante e polimorfa la suite conclusiva
Natale di S’Odio + Primaneve, che riafferma la propensione
della band a un tipo di spettacolo crossover, incentrato tanto
sulla musica quanto sulla rappresentazione delle emozioni e
sulla valenza teatrale dei brani.
Un consiglio? Non lasciatevi spaventare dal peso della cultura…
Vale davvero la pena dedicare qualche minuto di attenzione
incondizionata a questo album bello, aggressivo e profondo
senza essere troppo astratto, in cui chiunque può trovare una
parte di sè.

Ascolta tre brani dell’album:
Sinestetica apparenza, Il suono del pensiero, Natale di s’odio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
I nastri – I nastri
Dream Theater
Tool – Lateralus

… e leggi anche:
Fabio Rossi – Quando il rock divenne musica colta
Riccardo Storti – Rock map
Alessandro Gaboli, Giovanni Ottone – Progressive italiano

…e guarda anche:
Alejandro Amenabar – Agora
Maurizio Ferraris racconta Socrate, Platone, Aristotele e la scuola di Atene
Franco Battiato – Perduto amor

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Casino Royale

Sempre più vicini

Black Out, 1995
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1995 punto è l’anno astrale
E questo è l’equipaggio che continua a cercare
Come fare, come comunicare
Come ti dico dico, devi decodificare il mio messaggio
Che, verso il 2000 resta “pronti al peggio”
E io! e io trasmetto dal secondo medioevo
Bip, bip, capitan Kirk, sono qui, riportami su!
Forme di intelligenza non ne vedo più
Random! Ora ti sto cercando
Se senti il mio messaggio allora sei al mio fianco!

Torno sulla base del pianeta Royale
Sincronizzo tutto sopra il ritmo in levare
Durante questi anni ho visto poco la casa
Ed alcuni di noi si sono persi per strada
Teen – teenager, rock – rockstar
La vita che accompagna la tua musica
La musica accompagna la mia vita
Questa sfida non e’ ancora finita

Rolling Stone Italia inserisce Sempre più vicini nella classifica dei 100 dischi italiani più belli di sempre, alla posizione 34.
Non si può che essere d’accordo: nella metà degli anno ’90 i Casino Royale hanno gettato le basi per molta, moltissima musica che ascoltiamo tuttora e che abbiamo ascoltato, anticipando e influenzando gran parte della scena musicale italiana.
Questo disco quasi non trova paragoni talmente fa sua la prerogativa della musica: essere lingua universale.
Una miriade di generi sapientemente miscelati passano da una canzone all’altra in un continuum sonoro spaventosamente entusiasmante: reggae velato di elettronica, ska sfumato di trip-hop, rock steady venato di nu-jazz.
Ma. C’è un ma. Non solo musica, ma anche la voce è importante…e allora il ma si vaporizza.
Giuliano Palma e Alioscia Bisceglia sono le voci perfette da accoppiare alle note intessute dal gruppo.
Giuliano dall’avvolgente tono dal sapor di lentezza cadenzata e melodica in contrasto con la sincopata metrica di Alioscia buttata quasi a caso e quindi perfetta al primo colpo.
In definitiva i Casino Royale hanno viaggiato nello spazio-tempo del prima, del durante e del dopo della musica, incuranti di aver creato un piccolo grande capolavoro.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Sempre più vicino, Anno Zero, Pronti al peggio

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Casino Royale
Bluvertigo – Metallo non Metallo
P. J. Harvey – To Bring You My Love
The Smashing Pumpkins – Mellon Collie And The Infinite Sadness

… e leggi anche
Banana Yoshimoto – Andromeda Heights
Jonathan Coe – La banda dei brocchi
David Foster Wallace – Infinite Jest

… e guarda anche
Fulvio Ottaviano – Cresceranno i carciofi a Mimongo
Gabriele Salvatores – Nirvana
Clint Eastwood – Million Dollar Baby

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The Police

Outlandos d’Amour

A&M Records/CBS, 1978
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Welcome to this one man show
Just take a seat they’re always free
No surprise no mystery
In this theatre that I call my soul
I always play the starring role

Album d’esordio della band inglese, Outlandos d’Amour viene pubblicato nel 1978. Caratterizzato da sonorità punk rock e reggae, definisce da subito lo stile del gruppo, che verrà confermato nei dischi successivi. The Police è un trio di musicisti costituito da Sting (basso e voce, che vivrà anche una fortunata carriera da solista), Stewart Copeland (batteria) e Andy Summers (chitarra). Nati nel 1977 e scioltisi (anche se non ufficialmente) nel 1984, i Police si sono distinti come una delle band più grintose degli anni Ottanta. Già in questo primo disco troviamo alcuni dei loro successi, in particolare Roxanne, storia di un uomo che si innamora di una prostituta, che diventerà un pezzo famosissimo. Anche So lonely e Can’t stand Losing You raggiungeranno grande notorietà. All’album seguiranno Reggatta the Blanc, Zenyatta Mondatta, Ghost in the Machine, Synchronicity, che contengono tutti canzoni indimenticabili, tra le quali Message in a Bottle, Walking on the Moon, Don’t Stand So Close to Me, King of Pain, per citarne alcune. Echi punk, ritmi rock, suoni reggae in declinazione bianca, la grande capacità tecnica di Copeland e Summers insieme alla voce acida e ai bei testi di Sting sono gli elementi che hanno permesso alla band di lasciare un segno nella storia del rock.

Ascolta alcuni brani dal disco
Roxanne
So Lonely
Can’t Stand Losing You

Ti è piaciuto?
Allora ascolta anche…
Message in a Bottle – The Police
King of Pain – The Police
Rock the Casbah – The Clash

E leggi anche…
Il gruppo – Joseph O’Connor

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