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Jessica Hernandez & The Deltas

Secret Evil

Instant Records, 2014
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Live my life like all good people; but I was in never to tell.
God puts yours you got your fever but ended up giving them out.
If you keep your smile unsulking wonder what you’ll advance; to hell…
No! Take me or leave me,
go wise your going to find out somehow and get in my way
When the sun shines don’t cry them brown eyes,
he’s leaving you baby and coming for me.

Jessica Hernandez & The Deltas sembrano quasi invitarci dentro le loro canzoni, come vecchi amici che ci accolgono in casa propria: diretti ed aggressivi come sempre, orecchiabili e con punte di vitalità emozionante sottolineate sia dai testi che dal ritmo.
Secret Evil raggiunge il giusto mix tra indie e pop (c’è persino qualche spruzzata di dance music): percussioni azzeccate, melodie espanse plasmate dalla band e la voce di Jessica che controlla tutto.
Voce che ricorda a tratti Amy Winehouse e a tratti Patty Smith, ma ha la sua identità: suggestiva, sorprendente, incantevole, cambia totalmente da un brano all’altro.
Molto intelligentemente Jessica non strafa, gioca con i toni e si diverte.
Diciamocelo: la sua voce è un motivo più che sufficiente per ascoltare l’album e noi non ci facciamo certo pregare.

Ascolta tre brani dell’album
Sorry I Stole Your Man, Caught Up, Run Run Run

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Alvvays

Alvvays

Polyvinyl Records, 2014
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so honey take me by the hand and we can sign some papers;
forget the invitations, floral arrangements and breadmakers.
Too late to go out, too young to stay in:
they’re talking about us living in sin.
Hey hey, marry me, Archie

Trentadue minuti e nove canzoni: tanto basta ai canadesi Alvvays e al loro splendido esordio omonimo per colorare di tinte pastello un’estate che, per vederla, bisogna davvero inventarsela. Indie-pop di marzapane, luccicante squillare di chitarre jangly e sottile lavorìo di tastiere a incorniciare la dolce voce di Molly Rankin – la sua famiglia è una vera autorità in Canada, in ambito musicale.
Lo spirito è quello della mitologica C86 e della Sarah Records, forse solo più giocoso, twee da ballare abbracciati in una cameretta oppure all’aria aperta, le braccia spalancate e il vento nei capelli. Le composizioni, tutte almeno buone e con punte di eccellenza assoluta, si dividono equamente tra melodie ampie e solari – lo spettacolare dittico d’apertura Adult Diversion/Archie, Marry Me e Atop A Cake, forse la più bella di tutte – e un meditare pensieroso a luci soffuse, che trova la migliore espressione nella meravigliosa Ones Who Love You e negli accordi in minore di Party Police.
Si ballerà forse per una sola stagione, questo disco adorabile, ma di certo questa ci pare quella perfetta.

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