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Keith Haring. About Art

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Sono stato un preminente artista statunitense, i cui lavori rappresentano la cultura di strada della New York degli anni ’80. Non ho mai smesso di credere che l’arte fosse capace di trasformare il mondo, poiché attribuivo un’influenza positiva sugli uomini.

Dal 22 febbraio al 28 giugno Palazzo Reale ospita la mostra “Keith Haring. About Art”, una fantastica retrospettiva dedicata al padre del graffitismo.

La mostra si compone di 110 capolavori, alcuni mai esposti in Italia e di dimensioni monumentali. Nelle opere di Keith Haring oltre a percepire il suo impegno sociale nel portare alla luce temi quali droga, razzismo, aids, alienazione giovanile, discriminazione si possono notare forti influenze avute da altri artisti sia contemporanei che del passato. Per questo si è deciso di suddividere la mostra in “stanze tematiche” dove argomenti come la tradizione classica, l’arte tribale, i cartoons vengono affrontati affiancando le opere dell’artista con altre di epoche e autori diversi. Possiamo così trovare dipinti di Jackson Pollock, Paul Klee e Jean Dubuffet, ma anche calchi della Colonna Traiana, le maschere delle Culture del Pacifico e i dipinti del Rinascimento Italiano.

Keith Haring, nato a Kutztown (Pennsylvania, USA) il 4 maggio 1958, dimostra fin da subito una particolare predilezione per il mondo dell’arte. Dopo la scuola superiore frequenta l’Ivy School of Professional Art di Pittsburgh; nel ’76 decide di girare gli Stati Uniti in autostop per confrontarsi con il movimento culturale dell’epoca. Rientrato  frequenta l’università e tiene la sua prima importante esposizione al Pittsburgh Arts and Crafts Center. Nel 1978 entra alla School of Visual Arts di New York, diventando noto per i suoi murales realizzati nelle metropolitane e per i suoi lavori esposti in vari club e locali della città. Keith Haring, figlio della cultura di strada, inventa un nuovo linguaggio urbano. Nelle sue immagini semplici e molto colorate, che ricordano i cartoons, unisce tematiche sociali quali razzismo, droga, aids, alienazione giovanile con altre correnti artistiche sia del passato che contemporanee. Nel 1988 scopre di avere l’AIDS e decide di annunciarlo al mondo con un intervista alla rivista Rolling Stone. Prima della sua morte fonda la Keith Haring Foundation, che si propone tuttoggi di continuare la sua opera di supporto alle organizzazioni a favore dei bambini e della lotta all’aids.

Keith Haring muore il 16 febbraio 1990 all’età di 32 anni. Il successo delle sue opere ha indubbiamente contribuito al diffondersi dell’arte negli spazi pubblici. Immediate, semplici e dirette, le sue composizioni attirano facilmente l’attenzione del pubblico e si possono leggere a più livelli, che possono andare da quello superficiale del semplice umorismo e divertimento ad uno più profondo di riflessione.

Per maggiorni informazioni sulla mostra clicca qui.

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Jean Michel Basquiat

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This is a song for the genius child.
Sing it softly, for the song is wild.
Sing it softly as ever you can -
Lest the song get out of hand.
Nobody loves a genius child.
Can you love an eagle,
Tame or wild?
Can you love an eagle,
Wild or tame?
Can you love a monster
Of frightening name?
Nobody loves a genius child.
Kill him – and let his soul run wild.

Con 140 capolavori realizzati tra il 1980 e 1987 il Mudec ci presenta un’emozionante retrospettiva su uno degli artisti più controversi del ‘900: Jean Michel Basquiat.

“In modo diretto e apparentemente infantile Basquiat e’ stato in grado di portare all’attenzione del grande pubblico tematiche essenziali sull’identità umana e sulla questione dolorosa e aperta della razza.”

Jean Michel Basquiat nasce a Brooklyn, New York, il 22 dicembre 1960 da padre haitiano e madre portoricana. Fin da piccolo, grazie anche all’influenza della mamma che lo porta per musei, Basquiat dimostra un forte interesse per l’arte. A 17 anni, inizia a dipingere per le strade di New York e a provare droghe con l’amico Al Diaz, si firmavano SAMO.

Dalla fine degli anni ’70 il nome SAMO e la carriera di Basquiat iniziano a prendere piede. Nel 1980 partecipa all’esposizione collettiva The Time Square Show, conosce e diventa amico di artisti celebri quali Keith Haring, Andy Warhol e avrà anche una breve relazione con la cantante Madonna. Le opere di Basquiat vengono apprezzate in tutto il mondo, così si trova ad esporre in molte città. La sua arte ha come protagonista la storia e la condizione degli afroamericani: figure semplici spesso accompagnate da parole e frasi. Il successo però non ha cancellato quell’ombra scura che da sempre ha accompagnato Basquiat, composta da droghe, depressione e paranoia. Droghe come cocaina ed eroina che il 12 agosto 1988, a soli 27 anni, hanno ucciso l’artista.

Per orari e informazioni visita il sito.

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Caparezza

Museica

2014, Universale Music Group
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Museica è il mio museo, la mia musica, il mio album numero 6. [...] È un album ispirato al mondo dell’arte, l’audioguida delle mie visioni messe in mostra. Ogni brano di Museica prende spunto da un’opera pittorica che diventa pretesto per sviluppare un concetto. Non esiste dunque una traccia che possa rappresentare l’intero disco, perché non esiste un quadro che possa rappresentare l’intera galleria. In pratica questo album, più che ascoltato, va visitato.

Il punto focale dell’intero di album è incentrato interamente sulle opere d’arte: Caparezza immagina di accompagnare il suo ascoltatore attraverso le sale di un museo in cui sono esposte le opere d’arte che hanno ispirato le relative canzoni. La parola Museica nasce dalla fusione delle tre parole: museo, musica e sei (perchè questo è il sesto album dell’artista)
La scenografia che ha accomoagnato il relativo tour è stata disegnata dall’artista surrealista Domenico Dell’osso.
Album è nato nei musei ed è stato concepito in maniera quasi inconscia: il propulsore è il museo di Van Gogh. Infatti Mica van Gogh è il primo brano scritto ed è ispirato ad un’opera che lo stesso Van Gogh considerava dedicata al rapporto col padre.
Caparezza inoltre ha dichiarato che per lui i Tagli di Fontana sembrano delle coltellate per questo la canzone Compro Horror ha un senso delittuoso, mentre per China Town si è immaginato della china da cui uscivano le parole della sua prima ballad.
Nell’ottobre 2014 Museica vince la Targa  Tenco come “album dell’anno”,

La prima traccia, Canzone dell’entrata, infatti si presenta coma un vero e proprio benvenuto alla gente che fa la fila per entrare. La canzone è concepita senza ritornello e con un tono dimesso proprio perché è solo un’introduzione al museo vero e proprio.
Le altre canzoni si ispirano alle seguenti opere:

Avrai ragione tu (Ritratto): My God, help Me to Durvive this Deadly Love di Dmitri Vrubel
Mica Van Gogh:  Natura morta con Bibbia di Vincent van Gogh,
Non me lo posso permettere: Tre studi di Lucian Freud di Francis Bacon
Figli d’arte: Saturno che divora i suoi figli di Francisco Goya,
Comunque Dada:  L.H.O.O.Q. di Marcel Duchamp,
Giotto beat: uno dei coretti della Cappella degli Scrovegni affrescata da Giotto
Cover:  Banana di Andy Warhol
China Town: Quadrato nero di Kazimir Severinovič Malevič.
Canzone a metà: varie opere incompiute come i Prigioni diMichelangelo Buonarroti, la Turandot di Giacomo Puccini e Il sogno di Dickens diRobert William Buss,
Teste di Modì: Ritratto di Jeanne Hébuterne di Elmyr de Hory
Argenti vive: Virgil Pushes Filippo Argenti Back into the River Styx di Gustave Doré
Compro horror: Concetto spaziale, attesa di Lucio Fontana,
Kitaro: Hiratsuka di Shigeru Mizuki.
Troppo politico: Il quarto stato  di Giuseppe Pellizza da Volpedo
Sfogati: Testa di tigre di Antonio Ligabue.
Fai da tela: The Little Deer di Frida Kahlo.
È tardi: La persistenza della memoria di Salvador Dalí,

L’album si conclude con Canzone all’uscita, il commiato di Caparezza dopo la visita al suo particolarissimo museo.

In un album concepito come questo, scegliere tre brani da segnalare è veramente difficile. Per questo, questa volta farò un’eccezione e vi sergnalo, rigorosamente in ordine di uscita, i primi tre singoli estratti:

Cover
E’ tardi
China town

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Ivan Graziani, Monna Lisa
Nirvana, Nevermind

E leggi anche:
Giovanni Montanaro, Tutti i colori del mondo
Tracy Chevalier, La ragazza con l’orecchino di perla

E guarda anche:
Shawn Levy, Una notte al museo

 

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Alan Bennett

La sovrana lettrice

Adelphi, 2007, 95 pg
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«Jean Genet,» ripeté premurosa la regina «vous le connaissez?».
«Bien sûr» disse il presidente.
«Il nous intéresse» ribadì Sua Maestà.
«Vraiment?». Il presidente posò il cucchiaio.
Lo attendeva una lunga serata.

«La regina ha un leggero raffreddore» fu la notizia ufficiale comunicata alla nazione.
Non lo sapeva nemmeno Sua Maestà, ma quello fu il primo di una serie di compromessi, non sempre di poco conto, che la lettura avrebbe comportato.

… libri … quegl’ambigui e strani oggetti …
… leggere … quella cosa lì, insomma, che annoia soltanto a sentirne parlare …
Anche Elisabetta II del Regno Unito la pensava così.
D’altra parte, quando si è rappresentanti di una delle monarchie più longeve al mondo, non si deve e non si ha il tempo di occuparsi di frivolezze come la lettura.
Tuttavia, un fortunoso e banale accadimento dalle infinite conseguenze, fa incontrare la regina e un libro, poi un altro e un altro e … Il caso ha deciso e, come dice la sovrana divenuta lettrice, “siamo tutti soggetti al destino“.
Come comportarsi? Insomma, leggere fa sentire Sua Maestà come mai si era sentita, come se trasgredisse tutto quello che le era stato insegnato -”aver passato la vita ad essere irreprensibile non ci sembra un gran vanto“- ma non per questo si sente ribelle: semplicemente la lettura la fa sentire più libera.
Questa perla di neanche cento pagine surclassa qualsiasi saggio “sui modi, tempi e significati del leggere”: Alan Bennett diverte, gioca con l’ironia delle parole, fra battute e aforismi geniali (un sense of humour che più britannico di così non ce n’é) crea una vicenda che mai potrebbe rivelarsi vera, ovvero che potrebbe essere benissimo già avvenuta o presentarsi in un futuro non troppo lontano.
Oh! Non dimentichiamo il finale.
Un grande, bellissimo, inusitato e spiazzante finale.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Una visita guidata – Alan Bennett
Elisabetta, l’ultima regina – Vittorio Sabadin
Grandi regine – Roberto Piumini

… e ascolta anche
Sex Pistols – God Save The Queen
Queen – God Save The Queen
La sovrana lettrice – Alan Bennett (letto da Paola Cortellesi)

… e guarda anche
The Queen – Stephen Frears
La Regina Elisabetta II dipinta da Andy Warhol e Lucian Freud

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