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Giuseppe Catozzella

Il grande futuro

Feltrinelli, 2016
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Mi avevano messo dentro la guerra

Il libro si apre con un occhio dritto verso l’oblio. Giocando a nascondino Alì corre su una mina. Lo scoppio sembra presagire morte certa. La corsa in ospedale è disperata e serve un trapianto di cuore: un pezzo di cuore cristiano. La madre accetta l’aiuto del nemico e ribattezza il figlio Amal, che significa speranza. Speranza in una convivenza pacifica con chi gli ha salvato la vita. Eppure Amal sente subito il suo destino: la guerra è dentro di lui ormai. È proprio quando il suo migliore amico Amehed si arruola nelle forze dell’esercito regolare vedremo Amal ambire alla recluta nell’esercito dei Neri, i soldati della jihad. Dopo anni di studio assiduo del Corano e della vita del Profeta, Amal cerca la sua profonda rivalsa da un mondo che lo vuole servo degli ultimi. Amal ha però il cuore spezzato e rotto (proprio come Maometto) e non sembra esserci una scelta definitiva che lo spinga lontano dal suo nome: speranza.

“Il libro è racconto che ha voluto rispondere, in un certo qual modo, ad un mio bisogno come scrittore: il bisogno di conoscere i motivi e le conseguenze della violenza e dei conflitti generati dagli uomini” dichiara l’autore durante un’intervista al Corriere della Sera.  Ed è quindi per un’esigenza intima che Catozzella, quattro anni fa, è partito alla volta del confine tra Somalia e Kenya, uno dei luoghi più pericolosi del Pianeta alla ricerca del nostro “nemico”: il guerriero jihadista. Con grande maestria il vero e l’invenzione letteraria convivono magistralmente in questo racconto crudissimo sulla disperazione mistica di un popolo che non sa più come fronteggiare la propria realtà fatta di invasioni economiche, nuove schiavitù e fondamentalismo religioso. La parte centrale del libro è dedicata al rifugio di Amal nella grande Moschea del Deserto. È attraverso quella pace e quel silenzio meditato che l’insensatezza della violenza ci appare nella sua più grande e spaventosa inutilità e follia. Mentre il pensiero è volto al canto dell’armonia  (Amal imparerà la lingua del Corano ben lontana dal suo accento malfermo) il fuoco di rivalsa brucia ogni tentativo di perfezionamento della propria natura rancorosa. La violenza lo cattura e un esercito di nuovi padroni è pronto ad accoglierlo con una moglie e un ruolo di prestigio nelle file del califfato del terrore. Eppure nulla è definitivo se volgiamo il nostro cuore verso luoghi leggeri e sereni parole che lo stesso Profeta utilizzò per richiamare i suoi ormai vinti da un odio lontano dalla giustizia. Amal sembra ricordare l’antica credenza secondo cui il nostro cuore verrà pesato oltre la fine della nostra vita. Se saremo pesanti, non passeremo e niente rende il cuore pesante più dell’odio, della violenza e del rancore. Se odiamo, moriremo per sempre.

Un libro fondamentale scritto in modo semplice e completo che ci aiuta a fare luce sul dissidio politico e religioso che vince ormai i cuori di moltissimi uomini e donne che sposano il “nero” e il piombo come scelta di vita e di risposta alle proprie difficoltà quotidiane.

Se ti è piaciuto leggi anche:

Immagina di essere in guerra – Jane Teller
Tutta la luce che non vediamo – Anthony Doerr
Ya: la battaglia di campocarne – Roberto Recchioni

Ascolta anche:
Let England Shake – Pj Harvey
The mask and the mirror – Loreena McKennit

Guarda anche:
Alì ha gli occhi azzurri – Claudio Giovannesi
Il sentiero – Jasmila Zbanic
Mustang – Denize Gamze Erguven

 

 

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Kressmann Taylor

Destinatario sconosciuto

Rizzoli, 2003
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Sono così disperato che non puoi nemmeno immaginarlo … E tutte quelle lettere che mi hai consegnato, adesso ne devo rispondere … mi hanno portato dentro, me le hanno mostrate; mi hanno chiesto di rivelargli il codice, un codice! Come hai potuto tu, amico di lunga data, farmi una cosa del genere!

Un romanzo epistolare pubblicato nel 1939, da leggere senza interruzioni, che racconta di un’amicizia travolta dall’affermarsi del  nazismo, o meglio dalla devastazione morale di cui forse l’avvento di Hitler fu più punto d’arrivo che causa. Con geniale sintesi ed un uso accurato del linguaggio e dei tempi, l’autrice ci parla di quella parte della società tedesca che non seppe opporsi alle prime avvisaglie antisemite, un po’ ammiccando per interesse , un po’ fingendo di non vedere, scendendo a patti con la propria coscienza ed ignorando colpevolmente gli appelli alla solidarietà da parte di chi da lì a poco sarebbe finito negli agghiaccianti ingranaggi della Soluzione Finale. Un libro che parla di tradimento, di egoismo, di meschinità. La conclusione fa gelare il sangue. Come peraltro è giusto che sia.

 

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… guarda anche Train de vie – Radu Mihaileanu
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