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Deerhunter

Halcyon Digest

4AD, 2010
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only fear can make you feel lonely out here.

Se si volesse raccontare la musica importante di questi anni, fatta di elettricità, sperimentazione e grandi, grandissime canzoni, i nomi di Bradford Cox e dei suoi Deerhunter sarebbero di certo tra gli imprescindibili.
Halcyon Digest è il picco di una produzione di altissimo livello, vero capolavoro che spande manciate di polvere di stelle e sogni a occhi aperti.
Gli effetti delle chitarre di Cox e Pundt disegnano traiettorie aeree, mentre basso e batteria richiamano ipnosi kraut e la voce è la dolce cantilena di un ragazzo addormentato nella stanza a fianco.
Un mondo affascinante e nervoso, concentrato di dream-pop, shoegaze e psichedelia moderna, dove la concisione pop dei momenti più immediati (l’interferenza di Don’t Cry, il jingle-jangle squillante di Memory Boy o la strokesiana Coronado, in cui fa capolino un sax), si affianca a bozzetti in cui pare di vedere la band suonare sul fondo di un acquario (Basement Scene, Helicopter o la commovente Sailing, in cui è facile immaginare Cox nella propria stanzetta, chino sulla chitarra e intento a mormorare qualcosa con gli occhi umidi) e dilatazioni soniche in cui le evoluzioni laterali valgono quanto il centro (l’apertura di Earthquake e il memorabile intrico di arpeggi di Desire Lines).
E, proprio in fondo, il dono più bello: He Would Have Laughed, dedica allo scomparso Jimmy Lee Lindsay Jr., altro grande irregolare dalla storia sfortunata; un ricordo tenero e delicato, sette minuti che sembrano arrivare da un altro mondo e sfiorano il cielo.
 

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