Archivio tag: baustelle

Garth Stein

Una luce improvvisa

Piemme, 2015, 433 pagine
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Con un libro -a patto che sia un bel libro, chiaro – puoi sempre contare su un finale che risponda ai requisiti del genere teatrale. Ogni domanda otterrà una risposta. Perché così deve essere. E la risposta non sarà necessariamente lieta: non è assicurato che si tratti di una commedia. Capitano anche le tragedie. Però una conclusione ci sarà sempre. Di questo si può star certi. È questo il vero scopo di un libro.
Nella vita reale, invece, non c’è garanzia che ogni domanda abbia una risposta. La vita reale è complessa perché non sappiamo prevederne il corso.

Il matrimonio dei genitori di Trevor vacilla, suo padre Jones sta attraversando una crisi esistenziale e decide di tornare nella sua famiglia di origine per cercare un contatto ultra terreno con la propria madre Isobel e pensa che portare il figlio con sé possa essere un buon modo di superare il difficile momento. Inoltre il giovane Trevor avrà finalmente l’occasione di conoscere la sua avvenente zia Serena e il vecchio nonno Samuel, che vivono nella storica villa di famiglia, Riddel House, un’imponente e decadente casa in legno piena di passaggi segreti e misteri. Trevor si lascia coinvolgere nelle vicende di famiglia, guidato dal fantasma del prozio Ben, che vorrebbe rimediare agli errori del capostipite Elijah Riddel, che ha fondato la sua ricchezza sfruttando senza scrupoli la natura.

La bellezza in questo romanzo è nelle assenze e nelle mancanze, che hanno un peso determinante per l’intera storia. A Riddel House nulla è come sembra, ciò che a prima vista appare reale non è detto che lo sia, ciò che si immagina incorporeo è più che mai materiale e ciò che la ragione ci dice essere impossibile potrebbe essere la realtà. Ed anche il fantasma di Ben non si limita solo ad essere un personaggio chiave nell’intera storia, ma è la voce della natura deturpata, dell’amore che supera il tempo, della coscienza di un’intera famiglia distrutta dal dolore.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:
Holly Black, Doll bones
Garth Stein, L’arte di correre sotto la pioggia
Sharon Cameron, La fabbrica delle meraviglie

e guarda anche:
Jerry Zucker, Ghost

e ascolta anche:
Baustelle, Fantasma
Madonna, Ghosttown

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I Cani

Il sorprendente album d’esordio de I Cani

42 records, 2011
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I critici musicali ora hanno il blog. Gli artisti in circolo al Circolo degli Artisti. I falsi nerd con gli occhiali da nerd. I radical chic senza radical. Nichilisti col cocktail in mano che sognano di essere famosi come Vasco Brondi, che appoggiato sul muro parla con la ragazza di qualcuno. Anoressiche alla moda, anoressiche fuori moda, bulimiche si occupano di moda. Mentre aspiranti DJ aspirano coca, aspiranti attrici sospirano languide con gli autori tv, gli stagisti alla Fox, i registi di clip. I falliti, i delusi, i depressi, i frustrati. Gli emo riciclati. I gruppi hipster, indie, hardcore, punk, electro-pop. I Cani.

Un progetto che nasce senza un volto, quello de I Cani: le prime canzoni di un autore misterioso – che solo in seguito si rivelerà essere Niccolò Contessa, classe 1986 -, I Pariolini di Diciott’Anni e Wes Anderson, esplodono sul web generando discussioni a non finire, per le schiette modalità con cui viene ritratta la borghesia romana più o meno hipster. Lo stesso buzz mediatico accoglierà i singoli-inno Hipsteria e Velleità, perfetta introduzione a Il Sorprendente Album d’Esordio de I Cani.
Aperti da una programmatica Themes From The Cameretta, i trentasei minuti del disco scorrono tra ritmiche ballabili, tappeti di synth e micidiali ritornelli pop. L’insieme dei testi va a costituire una mappatura affilatissima di un ambiente che Contessa racconta con lo sguardo infastidito ma pure partecipe, empatico: la ragazza di diciannove anni con l’ansia da social e l’anarcoide alto-borghese; le feste con le bariste (che ci provano con te), gli studenti (che ci provano con le bariste) e gli amici scrittori (che valgono quanto due esami); i nichilisti, nerd, radical chic ed emo variamente distrutti che affollano la già citata Velleità.
Un album che svela un autore dotato e sensibile, mai soltanto cinico e anzi spesso capace di mostrarsi intenso e vulnerabile nei molti riferimenti autobiografici (la tenera Il Pranzo di Santo Stefano, la devastante Perdona e Dimentica). E infatti, un paio d’anni dopo, svanito l’hype, Contessa saprà uscirsene con un bel secondo album, Glamour: più pulito nei suoni, sempre personale e coinvolgente nelle liriche. Altre storie, per un’altra manciata di pezzi da mandare a memoria.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Robespierre – Offlaga Disco Pax
La canzone del riformatorio – Baustelle
Con un deca – 883

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Sabba & Gli Incensurabili

Nessuno si senta offeso

Bulbartworks, 2012
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E allora dimmi:
A che serve avere un’opinione stabile?
Una vita bene o male a prescindere ce l’ho!
E allora dimmi: A che serve amarti intensamente?
Se non puoi fidarti della gente, e neanche di te?

Accomodatevi. Accomodatevi, sedete e guardate le canzoni.
Si, perché avendo a che fare con Nessuno si senta offeso appena schiacciato play vi troverete in compagnia di dieci storie, dieci piccole e preziose rappresentazione di vita, dieci racconti dal sound patinato di rock-blues con tratti swing.
Con fare quasi da piacioni, Sabba e Gli Incensurabili raccontano storie di tutti i giorni, amori frivoli, verità che fanno male, sfiga che ci vede benissimo, controsensi parodiati.
Ne L’Emarginato parole e musica disegnano la falsa idea che si ha di un paese ambito come trofeo (davvero notevole la chitarra!) ed in Eva si gigioneggia sulla situazione di chi non passa più dalla porta (… corna, esatto…): un pezzo blueseggiante che si fa beffe della situazione.
Vera perla è la cover di Via con Me di Paolo Conte: un’atmosfera tesa, quasi alienata prende inizialmente il sopravvento sulla musica, personaggi vagano negli spazi come a chiedersi “Cosa c’è la fuori?”, immagini che dicono e non dicono, lasciano intravedere solo ciò che vogliono.
A metà strada fra Giorgio Gaber e gli Smash Mouth, Nessuno si senta offeso è sia una sana provocazione che dileggia tutto ciò che ci circonda, riportandolo al suo vero livello di importanza, ma anche una scanzonata prova di inventiva artistica unita ad uno spirito estremamente ironico.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Via Con Me (Paolo Conte cover), L’Emarginato, Eva

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Baustelle – Fantasma
Fabrizio Moro – L’Inizio
Il Cile – Siamo Morti a Vent’anni

… e leggi anche
Porcodighel – Alessandro Canale

… e guarda anche
Terapia e Pallottole – Harold Ramis

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Simone Marcuzzi

Vorrei star fermo mentre il mondo va

Mondadori, 2010, 283 pp
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Articolo di Silvia Franchini

Perchè non è possibile liberarsi da un mondo prima di averci fatto i conti. Non è possibile vivere perennemente in una fuga immobile.

Rodolfo, Mattia e Valentina sono tre ragazzi di provincia, hanno diciotto anni e frequentano l’ultimo anno di liceo. Rodolfo e Mattia sono amici “perché essendosi trovati in trappola in un mondo dove essere amici era l’unica speranza, loro hanno finito col diventarlo davvero”. Mattia e Valentina invece si sono messi insieme in seconda liceo, a scuola, durante un’occupazione, ma si conoscono da sempre.
Tutti e tre sembrano vivere solo il presente, sembrano non avere progetti per il proprio futuro, ma non vivono con la spensieratezza e la leggerezza che si attribuiscono all’adolescenza. In quell’apparente fermo temporale in cui si muovono, infatti, ci sta molta più vita di quanto si pensi, una vita non sempre semplice e con la quale sono chiamati a fare i conti.
C’è la prima vacanza al mare, il papà forte come Maciste, complice e compagno di giochi, c’è la felicità del tempo infinito passato a scavare buche. Ci sono i primi mondiali di calcio e la sensazione di vivere un momento importante, ci sono quelli successivi, visti in compagnia degli amici perché il papà se ne è andato lasciando la mamma triste e senza parole per spiegarlo. C’è l’amore con una ragazza più grande. C’è l’amicizia ruvida e complice tra maschi. C’è un grande amore, minacciato dai demoni della gelosia, a cui non si vuole rinunciare e per il quale si rischia tutto.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Diritto di volare- Sofia Gallo

…e ascolta
Charlie fa surf – Baustelle
Puoi dirlo a tutti – Tre Allegri Ragazzi Morti
Notte – Marlene Kuntz

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Baustelle

Fantasma

Warner, 2013
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E vieni a vivere con me un mondo atroce, vieni qua a sopportarne la follia. E dammi figli e oscenità e tenerezza e dignità. Non ho amato mai nessuno come te.
 

Inizia come un film horror, il sesto album dei Baustelle, una voce di bimba che emerge dal buio a intonare un canto che si schiude in una soffusa fiaba corale. Poi è il pianoforte a introdurre uno dei pezzi più clamorosi degli ultimi anni: Nessuno è una ricerca d’amore sulle macerie di tempi in rovina, indimenticabile danza sulla polvere di stelle della Film Harmony Orchestra.
Fantasma è un affresco crudele e intenso sul trascorrere del tempo, che si canti la morte come nel funereo e ironico beat La Morte (Non Esiste Più), nella maestosa apertura di Monumentale o nella tragedia omicida di Contà L’Inverni; che si giochi con le ansie d’apocalisse vestendole di abiti country-pop (Maya Colpisce Ancora) o si narri la vicenda del compositore Olivier Messiaen e del suo Quatuor Pour La Fin Du Temps (Il Finale); che ci si smarrisca in paesaggi morriconiani (L’Orizzonte degli Eventi) o nel puro vuoto esistenziale nascosto sotto un pieno orchestrale (Il Futuro).
Fino a trovare pace nel respiro universale di Radioattività, invito a stringersi ancora più forte alla ricerca del bene e del bello.
Nonostante la pioggia, la neve, l’orrore.
 

 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Scott Walker – Farmer In The City
Ennio Morricone – C’era una volta il West
Fabrizio De Andrè – Ballata degli impiccati
Mondo Cane – Il cielo in una stanza

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