Archivio tag: beatles

Emmanuel Carrère

Baffi

Theoria, 1987, 164 p.
avatar

Postato da
il

Articolo di Beatrice Pavesi

Presa nella rete della pazzia, si dibatteva, cercava di farlo capire: aveva inventato tutta quella complicazione, da due giorni, quell’assurda storia di baffi, come avrebbe potuto urlare, fare smorfie dietro un vetro opaco, insonorizzato, per attirare la sua attenzione, chiedergli aiuto.

Tutto ha inizio quasi per gioco, per una di quelle puerili provocazioni che gli innamorati mettono in scena contro la noia e la routine quotidiana.
Lui è in bagno, sdraiato nella vasca: ha appena finito di tagliarsi i baffi, di cui andava orgoglioso da tanti anni, e già immagina la reazione della moglie Agnès e dei suoi amici.

Ma nessuno si accorge della sua piccola ma fatale trasformazione.
Quello che doveva essere un semplice gioco diventa un incubo atroce, una graduale discesa nella follia.

Ma è davvero lui il pazzo o c’è una congiura contro di lui? Chi è dalla parte della ragione?

Pian piano le sue convinzioni non trovano più riscontro negli altri e le persone con cui ha convissuto fino a quel momento diventano di colpo diverse, l’anonimo protagonista si rende implicitamente conto di come la definizione di sé, la propria esistenza non dipendano da lui, ma dall’immagine che di lui proiettano le altre persone.

I dubbi lo attanagliano in maniera inesorabile e l’unica soluzione fattibile sembra la fuga, una fuga per riscoprire se stesso, lontano, dove forse troverà la risposta.

In questo romanzo breve, Carrére dimostra indubbie qualità di narratore, offrendo uno spaccato lucido e impietoso della psicopatologia della vita quotidiana.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche..
L’avversario- Emmanuel Carrère
Lo straniero- Albert Camus
Uno, nessuno, centomila- Luigi Pirandello

… guarda anche…
L’amore sospetto- Emmanuel Carrère

…e ascolta anche…
Nowhere man- Beatles

Leggi tutto ►

The Beatles

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Apple Records, 1967
avatar

Postato da
il

We’re Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
We hope you will enjoy the show
We’re Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
Sit back and let the evening go
Sgt. Pepper’s lonely, Sgt. Pepper’s lonely
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

1° Giugno 1967
I The Beatles lanciano sul mercato un nuovo album.
La copertina è un po’ strana: ci sono un sacco di personaggi, qua e là sbucano le facce di Bob Dylan, Oscar Wilde, Marlon Brando e Karl Marx; in prima fila ci sono i Beatles, tutti e quattro, con abiti tanto colorati quanto improbabili; davanti a loro una grancassa con scritto “Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band”; davanti a tutto la scritta BEATLES fatta con dei fiori.
Così, 50 anni fa, la canzone pop diventava arte.

L’inizio è un brusio indistinto di un pubblico mentre un’orchestra accorda gli strumenti. La canzone che segue è una presentazione della Lonely Hearts Club Band.
Il viaggio dell’album prosegue tra canzoni che una volta ascoltate è impossibile dimenticare: Lucy In The Sky With Diamonds e Fixing a Hole solo a citarne un paio.
Con Being For the Benefit of Mr Kite!, scritta da Lennon, prende ispirazione da una locandina di uno spettacolo circense dell’800 che John aveva appeso a casa sua. In questo brano Lennon volle dargli “l’odore della segatura per terra” e grazie al produttore George Martin, l’atmosfera è proprio da fiera paesana.
Con Within You Without You, George Harrison approfondisce le sonorità indiane suonando strumenti tipici quali il Sitar, Tabla e Dilruba.
Altre perle dell’album sono Lovely Rita, che prende spunto dai parchimetri, o Good Morning Good Morning ispirata da una pubblicità dei cereali Kellogg’s.
Il pezzo successivo è la conclusione di questo folle quanto bellissimo album. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise), che riprende la prima traccia, la band del Sergente Pepper saluta e ringrazia il proprio pubblico sperando di averlo intrattenuto e divertito.

Ma l’album non manca di stupire.
Dopo l’ultima canzone sembrava tutto finito, invece inizia A Day in the Life, uno dei punti artistici più alti raggiunti dai The Beatles.
Ispirati da vari articoli di stampa, Lennon e McCartney la scrissero insieme, influenzandosi a vicenda. Per la registrazione fu ingaggiata un’orchestra di 45 elementi (inizialmente erano 90) che, alla fine del brano, suonano tutti insieme la nota più bassa del pentagramma e man mano salgono di tono e volume fino alla nota più alta, un secondo di pausa, e l’accordo di Mi Maggiore di 3 pianoforti a coda registrati contemporaneamente fino al loro naturale esaurimento sonoro.
Un ultimo frammento sonoro è una specie di jam vocale di spezzoni di voci mandati in loop, incorniciato da un sibilo di un fischietto per cani usato dalla polizia non udibile dall’essere umano perché di frequenza troppo alta.
La conclusione perfetta per un album perfetto.
Spegnete telefoni, televisioni e computer, sedetevi su una buona poltrona e usate 40 minuti della vostra vita per ascoltare questo album senza farvi distrarre da niente. Mi ringrazierete dopo.

Buon compleanno Sergente Pepper.

Se ti è piaciuto ascolta anche Led Zeppelin I
guarda anche Sgt. Pepper & Beyond
leggi anche Norwgian Wood – Murakami Haruki

Leggi tutto ►

Creedence Clearwater Revival

Cosmo’s Factory

Fantasy Records , 1970
avatar

Postato da
il

Heard the singers playin’, how we cheered for more.
The crowd had rushed together tryin’ to keep warm.
Still the rain kept pourin’, fallin’ on my ears
And I wonder, still I wonder who’ll stop the rain.

Correva l’anno 1970. L’ambiente musicale ribolliva come mai prima d’ora. I Beatles si sciolgono, e Paul McCartney fa uscire il suo primo album da solista. I Led Zeppelin fanno uscire il loro terzo album e suonano nel famoso concerto tenutasi alla Royal Albert Hall. Si intromettono anche i Black Sabbath, con il loro primo album che terrorizza il mondo con il diabolus in musica.Il Festival dell’isola di Wight attira circa 600.000 persone. Qui si riuniscono decine di artisti per quello che sarà l’ultimo grande festival di musica. Jimi Hendrix e Janis Joplin muoiono l’uno a pochi giorni dall’altra.
In questo mosto di artisti immortali spuntano anche i Creedence Clearwater Revival, che a Luglio del 1970 fanno uscire, grazie alla inesauribile vena artistica di John Fogarty, cantante e chitarrista del gruppo, il loro quinto album in tre anni: Cosmo’s Factory.
L’album, come i predecessori, è un miscuglio eterogeneo di generi musicali: si passa dal Rock n’ Roll classico anni ’50 di matrice Little Richard con Travellin’ Band, al Folk americano miscelato saggiamente con il Country di Lookin’ Out My Back Door; dall’hard rock di Ramble Tamble che accelera e rallenta come un cavallo che dal trotto passa al galoppo ed ancora al trotto, al Soul appassionato, ricco di un assolo al sassofono suonato dallo stesso Fogarty, di Long As I Can See the Light.
C’è spazio anche per grandi del passato grazie alle quattro cover, tra cui spiccano Before You Accuse Me di Bo Diddley e I Heard It Trough The Grapevine, divenuta famosa grazie alla versione di Marvin Gaye, riproposta dai Creedence in una versione che tocca gli 11 minuti.
La Guerra del Vietnam è un tema caro ai Creedence, che decidono di parlarne con due canzoni: Run Trought the Jungle, una protesta diretta e schietta che rende perfettamente l’atmosfera umida, selvaggia e stagnante della giungla vietnamita; e Who’ll Stop the Rain, una delle canzoni più riuscite in assoluto del gruppo: un folk acustico che cela dietro il testo un velatissimo quanto potente messaggio, ancora oggi attuale, di malessere delle generazioni di giovani in balia degli eventi.
Tra tutti gli album dei Creedence questo è forse il migliore, quello che spicca di più. La varietà dei generi rende impossibile non trovare una canzone che piaccia, che sia muovere i fianchi a tempo ricordando gli anni ’50, riascoltare i grandi classici del blues, ascoltare il suono delle corde di bronzo della chitarra acustica folk, concentrarsi sugli ottoni che fanno da cornice a un soul lento, o semplicemente ascoltare una bella canzone.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Born to run – Bruce Springsteen
… guarda anche
Good Morning Vietnam – Berry Levinson
Forrest Gump – Robert Zemeckis
e leggi anche Una passeggiata nei boschi – Bill Bryson

Leggi tutto ►

Scorpions

Comeblack

Sony, 2011
avatar

Postato da
il

I’ll fight, babe, I’ll fight
to win back your love again
I will be there, I will be there

Il disco, il diciottesimo nella carriera di questo storico gruppo rock tedesco, raccoglie famosissimi brani registrati nuovamente della band e alcune cover di altri famosi gruppo degli anni Sessanta, come per esempio Beatles e Rolling Stones.
Il titolo dell’album è ironico. Nel 2010 l’album Sting in the tail avrebbe dovuto essere l’ultimo saluto della band dopo quarant’anni di onorata carriera, ma l’affetto dei fan e la partecipazione al tour che accompagnava il disco ha fatto sì che gli Scorpion rivedessero la loro scelta. Da qui nasce Come Black, che gioca con l’assonanza a “come back”, cioè ”ritorno”.
I sette brani scelti tra la sterminata produzione della band in quattro decenni di attività non hanno subito riarrangiamenti; la scelta è stata quella di stare il più vicini possibile agli originali ma utilizzando la strumentazione moderna.
La scelta invece delle Cover si basa sulle canzoni che nel corso degli anni hanno più influenzato lo stile di Klaus Meine e soci: “Tainted Love” di Gloria Jones, “Children Of The Revolution” dei T. Rex, “Across The Universe” dei Beatles, “Tin Soldier” degli Small Faces, “All Day And All Of The Night” dei Kinks e “Ruby Tuesday” dei Rolling Stones.

Ascolta tre brani dell’album:
Still loving you
Wind of change
Rhythm of love

Ti è piaciuto questo album?
Allora ascolta anche:
Scorpion, Return to forever
Metallica, Nothing else matter
Europe, The Final Countdown
Queen, The Show must go on

E guarda anche:
Ari Folman, Valzer con Bashir

E leggi anche:
Martin Popoff, Scorpion Uragano tedesco

Leggi tutto ►

Clint Eastwood

Changeling

USA, 2008
avatar

Postato da
il

Se cerchi di essere normale qui parerai ancor più anormale: se sorridi sei schizofrenica, se non sorridi mai sei depressa, se rimani seria sei chiusa emotivamente o potenziale catatonica.

Nessun cineasta riesce a districarsi solo fra film importanti, capolavori che tengono attaccati allo schermo dall’inizio alla fine.
A me che non si chiami Clint Eastwood.
Changeling prende spunto da una storia realmente accaduta (Wineville Chicken Murders) a Los Angeles, in California, nel 1928: il piccolo Walter Collins è stato rapito e la polizia, dopo indagini piuttosto superficiali, restituisce alla madre il figlio scomparso da diversi mesi. Il punto è che il bambino non è suo figlio, anche se lui stesso dice di esserlo (è questa la sostituzione – il changeling – cui si fa riferimento nel titolo). Per Christine Collins, la madre, inizia un calvario che culmina nel suo internamento in manicomio: solo grazie all’aiuto del reverendo Briegleb riesce a continuare la sua battaglia.
Ancora una volta il buon vecchio Clint mostra il lato umano della vicenda, senza pietismi o piagnistei: grazie anche ad una Angelina Jolie totalmente calata nel personaggio, il film trasmette la voglia di riscatto della madre protagonista di una storia amara, che colpisce forte ma che vuole solo far emergere la verità.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Mystic River di Clint Eastwood
Espiazione di Joe Wright

…e leggi anche …
Io non ho paura di Niccolò Ammaniti
Voglio Guardare di Diego De Silva

… e ascolta anche …
Runaway Train di Soul Asylum
Hey Jude dei Beatles

CHANGELING - Locandina

Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: J. Michael Straczynski
Musiche: Clint Eastwood
Fotografia: Tom Stern
Durata: 140′

Interpreti e personaggi principali:
Angelina Jolie : Christine Collins
John Malkovich : reverendo Gustav Briegleb
Jeffrey Donovan : Capitano J.J. Jones
Colm Feore : Capo della polizia James E. Davis
Jason Butler Harner : Gordon Northcott
Gattlin Griffith : Walter Collins

Leggi tutto ►

Elephant Stone

Elephant stone

Hidden Pony/Reverberation Appreciation Society, 2013
avatar

Postato da
il

A setting sun is not an ending
A setting sun can be our light to get us right

Con il primo brano, “Setting Sun”, l’album prende il volo. Le chitarre elettriche si inseguono su un tappeto sonoro che riempie spazi e crea un sound pieno ed avvolgente: un lavoro di sperimentazione nell’ambito del pop-folk psichedelico, con frequenti richiami ad atmosfere indiane.
Il percorso di ricerca musicale si snoda tra differenti sonorità che richiamano i Pink Floyd e i Beatles.
Questo album è un prodotto pregiato e raffinato, che si modella sull’anima del leader, Rishi Dhir, soprattutto grazie al bell’amalgama di sitar e chitarra.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mustt Mustt – Nusrat Fateh Ali Khan

…leggi anche…
Il budda delle periferie  – Kureishi Hanif

…e guarda anche
Sognando Beckham – Gurinder Chadha

Leggi tutto ►

Elliott Smith

Either/Or

Kill Rock Stars, 1997
avatar

Postato da
il

Vincere l’oscurità del male di vivere con la bellezza scintillante di melodie perfette. Questo era Elliott Smith, semplicemente il più grande scrittore di canzoni degli ultimi vent’anni.
Un uomo che, in tempi di sperimentazioni sfrenate, risaliva la corrente armato di una chitarra acustica e parole amare di dipendenza, amori interrotti, sorrisi spezzati. Cronache dal grande niente.
Either/Or è una vita di promesse non mantenute, proprie e altrui; di notti passate con la bottiglia come unica compagna; di piccole cose, di giornate vuote rese metafore memorabili di un animo sensibile, per cui il peso del mondo era un peso d’amore troppo puro da sopportare; ma anche una speranza di un amore vero, infinito, come quello cantato in Say Yes.
E, accanto a lei, l’immortalità raggiunta nelle note di Speed Trials, Ballad Of Big Nothing, Angeles, Between The Bars, Pictures Of Me.
Note che, se non a Elliott, almeno a noi hanno reso il mondo un poco più lieve.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Say Yes, Angeles, Ballad Of Big Nothing, Between The Bars
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Nick Drake – Fly
Big Star – Thirteen
The Beatles – Because
 
…e guarda anche
Will Hunting – Gus Van Sant
American Beauty – Sam Mendes

Leggi tutto ►

Radiohead

Ok Computer

Parlophone, 1997
avatar

Postato da
il

Esplosioni interstellari, alienazione, claustrofobia, paure e sogni dell’uomo moderno, un maiale in gabbia sotto antibiotici.
Tutto questo si condensa nella musica di Ok Computer, album che consacra i Radiohead fra le più rivoluzionarie pop band della storia.
Canzoni che celebrano il funerale del pop e ne disperdono le ceneri, in brani destrutturati e complessi che sono da subito leggenda.
Airbag, ritmiche cibernetiche e chitarre aliene. Paranoid Android, delirio spiritato in tre atti.
Exit Music, preghiera per Romeo e Giulietta. Let Down, soffice manto di neve a placare le ansie.
Karma Police, melodia drammatica e indimenticabile vicina al Lennon più amaro. Electioneering, sarcasmo al vetriolo sputato da un rock’n'roll fuori controllo.
No Surprises, carillon soffocante e soffocato come da indimenticabile clip. Lucky, gloriosa speranza al bordo di un abisso di malinconia.
Su tutto, la voce di Thom Yorke è la luce verso la consapevolezza della fragilità dell’animo umano, poche altre volte messo così a nudo nel tentativo di ritrovare un respiro puro e ormai perduto.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Karma Police, Paranoid Android, No Surprises
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The Beatles – A Day In The Life
Pink Floyd – Comfortably Numb
DJ Shadow – The Number Song
Can – Paperhouse
 
…e leggi anche
Jonathan Coe – La Famiglia Winshaw
Philip K. Dick – Un Oscuro Scrutare

Leggi tutto ►