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Sia

1000 Forms of Fear

RCA Records, 2014
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And I want it/ I want my life so bad/ I’m doing everything I can/ Then another one bites the dust/ It’s hard to lose a chosen one/ You did not break meI’m still fighting for peace/ I’ve got thick skin and an elastic heart

Sia Furler è una figura eclettica nel panorama internazionale. Ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti senza definirsi in un genere preciso. Figlia d’arte di cantanti rockabilly, scala le classifiche con il famoso singolo  Breathe Me contenuto nell’album Colour the Small One nel 2004 e poi riproposto in molti spot televisivi e nell’episodio finale della serie televisiva Six Feet Under. Dopo questo esordio impegnativo Sia si dedica a molte collaborazioni tra le più famose ricordiamo Titanium e She Wolf di David Guetta; anche se di genere totalmente differente da quello proposto dalla cantante australiana. Sia è anche un’autrice di testi (songwriter) molto prolifica per tantissime star pop internazionali. Tra le collaborazioni più famose abbiamo sicuramente Diamonds cantata da Rihanna e Bionic interpretata da Christina Aguilera nel film Burlesque che la vede candidata all’Oscar 2010 come migliore canzone originale, per poi passare a  Katy PerryKylie Minogue, Celine Dion  fino a EminemBeck Madonna. Successivamente scrive un brano Kill and Run che viene inserito nella colonna sonora del film Il grande Gatsby.  Dopo altri due album da solista, Sia torna con questo 1000 Forms of Fear e un nuovo inizio travolgente. La canzone  Elastic Heart viene, infatti, inserita nel fortunato film  Hunger Games: La ragazza di fuoco raggiungendo altissime vette di gradimento dettando tutto l’andamento dell’album carico di nuove suggestioni. E’ solo grazie a questo singolo che Sia inizia a farsi conoscere e apprezzare per la sua voce intensa e carismatica (e non per le prestigiose collaborazioni). 1000 Forms of Fear la consacra al successo grazie al secondo singolo estratto Chandelier accompagnato da un video profondamente disturbante eseguito da una bravissima (e giovanissima!) Maddie Ziegler e nominato a 4 Grammy Award. Sia ha scritto un album sincero che non nasconde la sua personalità complessata (spesso canta rivolgendo le spalle al pubblico o nascondendo il volto a causa dell’ansia da performance) e il suo lungo cammino attraverso l’alcolismo e la droga. Ispirazione e sentimento vengono fusi con esperienza e mestiere regalando un prodotto di sicuro successo che non vuole rinunciare però al messaggio e alla profondità dei testi veicolati da una voce particolare e mai esagerata. Splendide le canzoni Big Girls Cry, Fire Meet Gasoline, Free the Animal che riassumono perfettamente  il tono malinconico dell’album senza abbandonare la ricercatezza della sonorità e dei giochi vocali. 1000 Forms of Fear evoca dunque un viaggio nella malinconia ancestrale e nelle passioni interrotte ma condotto con estrema eleganza racchiusa proprio nella sua semplice sincerità.

Se ti è piaciuto questo album ascolta anche:

Ellie Goulding – Burn 
Lana Del ReyUltraviolence 

Leggi e guarda anche:

Hunger Games
Hunger Games – La ragazza di fuoco
Hunger Games – Il canto della rivolta parte 1 

 

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Eels

Electro-Shock Blues

DreamWorks, 1998
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life is funny
but not ha-ha funny

Non si contano, nella storia della musica, le opere che hanno tentato di trasformare in arte il dolore della perdita. Poche, però, l’hanno saputo fare con la grazia e l’intensità di Electro-Shock Blues, secondo album degli Eels, creatura nata alla metà degli anni Novanta dal genio lunatico di Mark Oliver Everett.
Dopo il gran successo dell’esordio Beautiful Freak – zeppo di canzoni memorabili come Novocaine For The Soul, Susan’s House e Flower -, il suicidio della sorella e il cancro terminale diagnosticato alla madre del musicista sono il seme da cui germogliano sedici piccoli capolavori di eccentrico songwriting, l’unica maniera possibile per superare la scomparsa dell’intera famiglia.
Che si tratti di formidabili ritornelli pop, sinistri e canticchiabili (Going To Your Funeral, My Descent Into Madness, i clangori industriali di Cancer For The Cure e l’avvitarsi jazzy di Hospital Food), o di ballate cristalline (il dolcissimo carillon di 3 Speed e il racconto degli effetti della radioterapia nella straziante Dead Of Winter), i brani raccontano la morte con schiettezza e amara ironia e, al contempo, il dolore di chi è rimasto a fare i conti con i ricordi e la solitudine.
Apici di una raccolta straordinaria sono il perfetto marchingegno pop Last Stop: This Town (tastiere giocattolo, chitarre limpide e poi distorte e sample di un coro di soprano a costruire un’indimenticabile melodia) e l’arioso crescendo di Climbing To The Moon, prima che il sipario cali, lieve, sull’orchestrazione di P.S. You Rock My World: il momento in cui, dopo tanto penare e con il cuore trepido, arriva il momento di ricominciare a vivere.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Devils Haircut – Beck
Hundreds Of Sparrows – Sparklehorse
Two – Antlers
Sword Of Damocles – Lou Reed
Borrowed Tune – Neil Young

…e guarda anche…
Beginners – Mike Mills
L’amore che resta – Gus Van Sant

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