Archivio tag: big star

Nude Beach

77

Don Giovanni Records, 2014
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Aprite la confezione del nuovo disco dei Nude Beach da New York – Chuck Betz, Jim Shelton, Ryan Naideau – e vi trovate per le mani un piccolo poster (questo, e vediamo chi riconoscete) che è come una parata: al centro Elvis, in grande, e tutt’intorno un’infinità di volti più o meno noti dell’iconografia pop.
Pure questo album è un’icona, sin dal titolo 77 – come il primo dei Talking Heads, come l’anno che segna uno snodo chiave per il rock’n'roll – ed è una corposa raccolta di brani formidabili, power-pop ora sfrenato ed elettrico, ora raccolto e pensieroso. Una vera festa per chiunque abbia a cuore le melodie eterne dei Big Star e del giovane Tom Petty.
La magia di 77 sta nel prendere come riferimento quelle icone del passato e farle suonare vive e accese come quasi mai prima. Musica tanto bella che viene il magone a pensare a tutte quelle anime tristi che chiuderanno l’anno senza aver ballato mai una volta cose stellari come Yesterday, Can’t Get Enough, I Can’t Keep The Tears From Falling o I Found Out; senza aver mai sentito tra i capelli il vento di Used To It, See My Way e Geoffrey’s Tune; senza essersi mai stretti a qualcuno mentre lo stereo suonava Yesterday, It’s So Hard o If We Only Had The Time.
Voi non fate lo stesso errore, perché questo 77 è una di quelle esperienze che rendono la vita una cosa bella da sentire.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
September Gurls – Big Star
Even The Losers – Tom Petty & The Heartbreakers
Sparky’s Dream – Teenage Fanclub
Gun – Uncle Tupelo

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Rodriguez

Searching for Sugar Man

Sony, 2012
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Chiunque abbia avuto modo di incontrare su piccolo o grande schermo il meraviglioso documentario Searching For Sugar Man, non potrà che essersi innamorato di Sixto Rodriguez. Musicista nella Detroit a cavallo tra Sessanta e Settanta, l’uomo arriva a incidere due album, Cold Fact e Coming From Reality, persi tra le pieghe della storia per via di uno spettacolare insuccesso commerciale che lo porta ad abbandonare la carriera per tornare, serenamente, a essere un semplice operaio. Intanto, in Sudafrica, quelle canzoni diventano a sua insaputa degli inni anti-apartheid osteggiati dal regime, mentre la sua storia assume contorni mitologici: Rodriguez, si dice, sarebbe morto dandosi fuoco sul palco. Fino a quando due fan scoprono che il songwriter è ancora vivo; il resto è storia di questi ultimi quindici anni, spesi tra palchi in giro per il mondo e la solita, traballante casa nella vecchia città.
Searching For Sugar Man è una portentosa parabola sul potere dei sogni, ma anche una vita raccontata in una sequenza di canzoni dimenticate e indimenticabili, raccolte in una soundtrack capolavoro. Lo stile di Rodriguez, che unisce folk, abbaglianti orchestrazioni soul-pop e riflessi psichedelici, è esaltato da una voce unica, vivace e irresistibile, dylaniana e poetica.
E poi ci sono le composizioni, semplicemente sublimi: l’innodia drogata di Sugar Man e il pulsare sensuale e invitante di I Wonder; la malinconia delle maestose Jane S. Piddy e Cause, che inizia dicendo “ho perso il mio lavoro due settimane prima di Natale”, cosa che effettivamente accadde dopo l’incisione del pezzo; il rantolo di protesta The Establishment Blues e le vertigini melodiche di Like Janis e I’ll Sleep Away. Canzoni destinate a conficcarsi nel cuore, come la scena che segue il passo del vecchio Rodriguez, che, pesante come la vita, sembra affondare nella neve. Ma con la dolce piuma Crucify Your Mind ad accompagnarlo, a rendere la sua anima per sempre giovane e lieve.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Love Minus Zero – Bob Dylan
Alone Again Or – Love
Nightime – Big Star

…e guarda anche
Searching For Sugar Man – Malik Bendjelloul
Nothing Can Hurt Me – Drew DeNicola, Olivia Mori
A proposito di Davis – Joel Coen, Ethan Coen

Le canzoni di Rodriguez potete scaricarle gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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The Velvet Underground

The Velvet Underground

MGM Records, 1969
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If I could make the world as pure
and strange as what I see,
I’d put you in the mirror
I put in front of me.

The Velvet Underground & Nico, nel 1967, rivoluziona la musica del Novecento, dando vita a un universo di perversione e dolcezza a oggi ineguagliato.
Qualche mese dopo, l’oscurità è totale: abbandonato il lato estatico delle ballate della chanteuse Nico, White Light/White Heat dona al mondo un nero pece di pura estetica punk rumorista, sigillato dall’immortale delirio sessuale di Sister Ray.
Comprensibile che le personalità forti del gruppo vengano a scontrarsi: Lou Reed assume definitivamente il controllo della creatura-Velvet, liberandosi dell’anima sperimentale di John Cale. Al suo posto, la faccia pulita di Doug Yule.
Ne nasce un’altra spiazzante meraviglia omonima, The Velvet Underground, che di nuovo coglie di sorpresa e di nuovo spezza il cuore.
Reed mette mano a canzoni che spandono dolcezze amare: Candy Says, il suono degli occhi umidi del risveglio; Pale Blue Eyes, tanto intima che il chitarrista Sterling Morrison ne dirà: “Se io avessi scritto una canzone come quella, non ti permetterei di suonarla”.
Ma c’è tutto ciò che serve per respirare, qui dentro: il rock’n’roll che è solo e soltanto Velvet, ipnosi di chitarre secche e taglienti (What Goes On, Beginning To See The Light); il singolare country-pop di That’s The Story Of My Life, l’amara meditazione di I’m Set Free e la preghiera laica di Jesus; i nove minuti di sperimentazione di The Murder Mystery, con quattro storyline intrecciate, e i due di pura innocenza di After Hours, la voce stonata e dolcissima della batterista Maureen Tucker a guidare una tenera danza.
Inutile, qui, raccontarvi gli inenarrabili capolavori che da questo prenderanno le mosse: le melodie annebbiate del primo R.E.M., il dolore raggomitolato del terzo Big Star.
Quel che conta è il senso di smarrimento ed emozione infinita, vivo a ogni nuovo ascolto.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Big black car – Big Star
Fa Cé-La – The Feelies
Our way to fall – Yo La Tengo
Radio Free Europe – R.E.M.
These days – Nico

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Big Star

#1 Record

Stax, 1972
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Canzoni che racchiudono intere vite in tre minuti di melodie immortali.
Questo è il segreto che nasconde #1 Record dei Big Star, semplicemente uno dei più grandi album che la Storia ricordi; forse, quello che meglio di ogni altro ha saputo raccontare l’età di passaggio in cui la vita è gioia luccicante eppure i ricordi già si allungano in un’ombra imprendibile.
Alex Chilton e Chris Bell, songwriter ventenni e anime ombrose, scrivono veri capolavori con gli occhi e il cuore colmi d’amore per le melodie dei Beatles, gli arpeggi dei Byrds e i cori luminosi della West Coast, investendoli di un’energia irresistibile e del tutto nuova.
Feel e When My Baby’s Beside Me sono rock’n’roll raffinati e scintillanti, In The Street e Don’t Lie To Me graffiano ruvide stringendo a sé la stella di Marc Bolan; ma il disco ricama pure arazzi acustici fatti della materia dei sogni (Give Me Another Chance, Try Again, Watch The Sunrise).
Con The Ballad Of El Goodo e Thirteen, poi, i Big Star raggiungono l’Infinito: un’armonia ariosa e corale che esplode in mille rifrazioni e un incantesimo per sole voci e chitarre, in cui si eterna la dolce malinconia dell’adolescenza, che fa di ogni tristezza un sorriso lieve.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The Ballad Of El Goodo, In The Street, Thirteen, Feel
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Chris Bell – You And Your Sister
The Beatles – And Your Bird Can Sing
The Byrds – My Back Pages
Teenage Fanclub – Don’t Look Back
The Replacements – Alex Chilton
 
…e guarda anche
L’amore che resta – Gus Van Sant

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Elliott Smith

Either/Or

Kill Rock Stars, 1997
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Vincere l’oscurità del male di vivere con la bellezza scintillante di melodie perfette. Questo era Elliott Smith, semplicemente il più grande scrittore di canzoni degli ultimi vent’anni.
Un uomo che, in tempi di sperimentazioni sfrenate, risaliva la corrente armato di una chitarra acustica e parole amare di dipendenza, amori interrotti, sorrisi spezzati. Cronache dal grande niente.
Either/Or è una vita di promesse non mantenute, proprie e altrui; di notti passate con la bottiglia come unica compagna; di piccole cose, di giornate vuote rese metafore memorabili di un animo sensibile, per cui il peso del mondo era un peso d’amore troppo puro da sopportare; ma anche una speranza di un amore vero, infinito, come quello cantato in Say Yes.
E, accanto a lei, l’immortalità raggiunta nelle note di Speed Trials, Ballad Of Big Nothing, Angeles, Between The Bars, Pictures Of Me.
Note che, se non a Elliott, almeno a noi hanno reso il mondo un poco più lieve.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Say Yes, Angeles, Ballad Of Big Nothing, Between The Bars
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Nick Drake – Fly
Big Star – Thirteen
The Beatles – Because
 
…e guarda anche
Will Hunting – Gus Van Sant
American Beauty – Sam Mendes

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The Replacements

Tim

Sire, 1985
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Replacements è il suono degli anni giovani, belli e fuori di sé, festa senza fine e malinconia inconsolabile.
Paul Westerberg, il poeta nascosto in ogni ragazzo incasinato, che sputa verità e lirismo con la stessa noncuranza.
Bob Stinson, la miccia dannata di quei versi, la chitarra ubriaca e analfabeta che accende di rock’n'roll ogni angolo buio.
Tim, una sequenza di undici brani leggendari, divisi tra proiettili elettrici, veri inni della nazione alternativa come Bastards Of Young, Hold My Life, Kiss Me On The Bus o Left Of The Dial, e ballate con il cuore in mano, alla luce fioca di una festa sul punto di finire (Swingin’ Party) o di vite qualsiasi in luoghi qualsiasi in giorni qualsiasi (il capolavoro assoluto Here Comes A Regular, lacrime di pianoforte): musica che rovina cuore, fegato e polmoni, ma salva l’anima.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Bastards Of Young, Here Comes A Regular, Left Of The Dial
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Superchunk – Hyper Enough
Big Star – Ballad Of El Goodo
Paul Westerberg – Runaway Wind
Social Distortion – Story Of My Life
 
…e guarda anche
Adventureland – Greg Mottola

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