Archivio tag: black album

ACϟDC

Back in Black

1980, Atco Records
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Back in black
I hit the sack
I’ve been too long I’m glad to be back
Yes, I’m let loose
From the noose
That’s kept me hanging about
I’ve been looking at the sky
‘Cause it’s gettin’ me high
Forget the hearse ’cause I never die
I got nine lives
Cat’s eyes
Abusin’ every one of them and running wild

Il riff della title track Back in Black è uno dei mirabili capolavori di Malcolm Youngscomparso sabato 18 novembre 2017, a soli 64 anni.
Lui e la sua chitarra ritmica, Brian Johnson e la sua voce, Angus Young e la sua chitarra solista, Cliff Williams e il suo basso, Phil Rudd e la sua batteria hanno creato 10 tracce entrate nella leggenda e di conseguenza hanno creato l’album capolavoro degli ACϟDC, indiscutibilmente il miglior album della loro carriera.
Questi “terribili ragazzi” sono sempre stati dei mostri musicali nel creare canzoni dal grande ritmo e in quest’album hanno portato la creazione a livelli mai visti.
Spudoratamente meraviglioso il cantato, con quella voce cartavetrata di Brian, accattivante ed umoristica al tempo stesso, con tratti perfino in tonalità blues.
Si potrebbe concludere dicendo che gli ACϟDC siano la band migliore del mondo (sarebbe sbagliato?) oppure si potrebbe concludere che questo lavoro è un punto di riferimento definitivo nella storia dell’hard rock, un classico indiscusso ed indiscutibile (non sarebbe sbagliato)…
…non si concluderà in nessun modo: la loro musica è infinita e tale continuerà a risuonare.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Back to Black, Hells Bells, You Shook Me All Night Long

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Metallica – Metallica (Black Album)

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Metallica

Metallica (Black Album)

Elektra Records, 1991
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So close, no matter how far
Couldn’t be much more from the heart
Forever trusting who we are
And nothing else matters

Dopo dieci anni di attività, quattro album uno più bello dell’altro con cui hanno fatto nascere un genere, i Metallica non sono ancora contenti, e vogliono osare di più.
Con una produzione travagliata, complice il nuovo produttore Bob Rock, il perfezionismo dei Metallica e i tempi che correvano per la musica metal, il gruppo viene sfibrato di ogni forza personale, ma il risultato è uno dei migliori album di sempre.

Lasciandosi alle spalle il Thrash Metal che li ha sempre caratterizzati, le canzoni di questo album risultano molto più mature e studiate. Basti vedere la prima traccia Enter Sandman, diventata ormai un loro classico, o la ballad amata/odiata Nothing Else Matters, con arpeggi di chitarra molto efficaci e linee vocali davvero ben eseguite.
I bpm elevatissimi sono ormai un ricordo, e Sad but True è lì per ricordarlo: pesantissima e lentissima, si riconosce immediatamente per il suo ritmo sincopato.
Le sperimentazioni si fanno particolarmente sentire con Wherever I May Roam, che si apre con un riff di Sitar, per poi essere riproposto in chiave Metal.
Molti brani si caratterizzano anche per i testi ricercati e più adulti, come per The God That Failed che parla dei complicati rapporti del cantante James Hatfield e la religione, o la già nominata Nothing Else Matters.

Nel complesso questo è un album che eccelle in ogni campo.
Odiato perché ritenuto un tradimento dai metallari della vecchia guardia o perché è l’inizio di quello che sarà il periodo più mediocre della band; amato perché le canzoni sono eccezionali e registrate con una qualità superlativa.
Comunque sia, non si può non ascoltarlo almeno una volta, perché la storia della musica passa anche da qua.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Hardwired… To Self-Destruct – Metallica
Leggi anche: Per chi suona la campana – Ernest Hemingway
Vedi anche: A Year And A Half In The Life of Metallica

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Metallica

Hardwired…To Self-Destruct

Blackened, 2016
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Born to lose
No excuse
‘Til the end
Been living to win
Been living to win

a cura di Daniele Bertazzoli

Dopo 8 anni di silenzio discografico (senza contare il progetto più o meno riuscito con Lou Reed, Lulu) finalmente i Metallica fanno uscire la loro ultima fatica: Hardwired…to Self-Destruct, il loro primo doppio album, seguendo forse la tendenza lanciata con Book Of Souls degli Iron Maiden, uscito pochi mesi fa.
I Metallica vogliono subito far capire che sono tornati a suonare ad alto volume, e lo fanno con Hardwired, che si impone come uno dei grandi pezzi d’apertura targati Metallica; veloce, diretta, immediata…perfetto! Fin da subito si capisce che i suoni sono ad ottimi livelli: la produzione del disco è la migliore dai tempi del Black Album.
I successivi pezzi sono molto, molto belli. Si passa da Atlas, Rise!, con sonorità da capelli lunghi anni ’80 e toppe sul giubbotto di jeans con chiare influenze dai colleghi inglesi Iron Maiden, a Now That We’re Dead, dove si cercano sonorità differenti, ma sempre arpionate all’Heavy Metal.
La grande varietà dei pezzi si sente: in Dream No More ci si avvicina allo Stoner Metal, con tempo lentissimo, chitarre abbassate di tono e pesantezza che ricorda Sad But True; in Moth Into Flame ci si lancia in un headbanging che termina solo quando finisce il pezzo; in Halo Of Fire la struttura alterna parti lente e tranquille con parti distorte e più pesanti, con un ottimo finale in crescendo che chiude la prima facciata dell’album.

Il secondo cd, purtroppo, non è allo stesso livello del primo.
L’inizio è promettente, con Confusion che fa sentire le chiare influenze dei Diamond Head, band storica che influenzò e continua ad influenzare i Metallica.
Nei successivi pezzi, invece, si perde l’immediatezza che hanno contraddistinto i precedenti. Da ManUNkind, brano più blueseggiante, a Murder One, dedicata al compianto Lemmy dei Motorhead, i pezzi risultano quasi annacquati e tirati forse un po’ troppo per le lunghe. Pur restando buoni, ascoltandoli, dopo un po’ si pensa “Ma quando finisce?”.
L’ultima canzone, invece, è un ottimo, ma davvero ottimo, pezzo. Spit Out the Bone riapre, dopo le ultime canzoni, la porta dell’attenzione sonora. L’inizio velocissimo, tiratissimo, fa pensare che forse l’ultima canzone sarà bellissima. Ed è così. A tratti ricorda One, ma più moderna. Finalmente il buon vecchio Thrash Metal torna ad uscire dalle casse dello stereo, risollevando la dignità di questo secondo cd e dando la perfetta conclusione a quest’ultima fatica del gruppo californiano.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Book of Souls – Iron Maiden
… leggi anche Ciclo di Cthulhu – H.P. Lovercraft
vedi anche Come un tuono – Derek Cianfrance

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