Archivio tag: black sabbath

Stoned Jesus

Seven Thunders Roar

Moon Records, Ucraina
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Mirror-mirror show me now what will I become and how
For now I’m just a Mountain
I’m the Mountain

Difficilmente si ascolta un gruppo ucraino. Ancora più difficilmente si ascolta un gruppo ucraino che suona Stoner Metal.
Ma ecco che, mentre cerco informazioni per scrivere questa recensione, scopro che effettivamente ascoltavo già a mia insaputa un gruppo ucraino che fa Stoner; gli Stoned Jesus. Lo Stoner Metal è un genere musicale che si pone all’opposto del Thrash Metal; tempi lentissimi, accordature degli strumenti abbassate e una particolare attenzione per l’atmosfera.

Solo 5 brani compongono Seven Thunders Roar: Bright Like the Morning e I’m the Mountain (quest’ultima un piccolo capolavoro) si caratterizzano per il sound abbastanza blueseggiante: le sonorità riportano alla mente i The Doors oppure Jimi Hendrix. Ma i pezzi sono lunghi e c’è spazio (abbondante) anche per più elettricità e pesantezza sonora. Electric Mistress invece invoca i giganti Black Sabbath; sound che sfiora il Doom, ascoltando questo pezzo ci si immerge appieno negli anni ’70. Gli ultimi due pezzi, Indian e Stormy Monday, risultano più dirette rispetto ai pezzi precedenti; più dirette relativamente perché complessivamente durano comunque 13 minuti.

Un gran bell’album che, senza aver le pretese di innovare o creare nulla, risulta ben scritto e d’ispirazione. Consigliato soprattutto a chi, nel Metal, ci vede solo grida e confusione.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Lateralus – Tool
leggi anche: Kill all Enemies - Melvin Burgess

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Creedence Clearwater Revival

Cosmo’s Factory

Fantasy Records , 1970
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Heard the singers playin’, how we cheered for more.
The crowd had rushed together tryin’ to keep warm.
Still the rain kept pourin’, fallin’ on my ears
And I wonder, still I wonder who’ll stop the rain.

Correva l’anno 1970. L’ambiente musicale ribolliva come mai prima d’ora. I Beatles si sciolgono, e Paul McCartney fa uscire il suo primo album da solista. I Led Zeppelin fanno uscire il loro terzo album e suonano nel famoso concerto tenutasi alla Royal Albert Hall. Si intromettono anche i Black Sabbath, con il loro primo album che terrorizza il mondo con il diabolus in musica.Il Festival dell’isola di Wight attira circa 600.000 persone. Qui si riuniscono decine di artisti per quello che sarà l’ultimo grande festival di musica. Jimi Hendrix e Janis Joplin muoiono l’uno a pochi giorni dall’altra.
In questo mosto di artisti immortali spuntano anche i Creedence Clearwater Revival, che a Luglio del 1970 fanno uscire, grazie alla inesauribile vena artistica di John Fogarty, cantante e chitarrista del gruppo, il loro quinto album in tre anni: Cosmo’s Factory.
L’album, come i predecessori, è un miscuglio eterogeneo di generi musicali: si passa dal Rock n’ Roll classico anni ’50 di matrice Little Richard con Travellin’ Band, al Folk americano miscelato saggiamente con il Country di Lookin’ Out My Back Door; dall’hard rock di Ramble Tamble che accelera e rallenta come un cavallo che dal trotto passa al galoppo ed ancora al trotto, al Soul appassionato, ricco di un assolo al sassofono suonato dallo stesso Fogarty, di Long As I Can See the Light.
C’è spazio anche per grandi del passato grazie alle quattro cover, tra cui spiccano Before You Accuse Me di Bo Diddley e I Heard It Trough The Grapevine, divenuta famosa grazie alla versione di Marvin Gaye, riproposta dai Creedence in una versione che tocca gli 11 minuti.
La Guerra del Vietnam è un tema caro ai Creedence, che decidono di parlarne con due canzoni: Run Trought the Jungle, una protesta diretta e schietta che rende perfettamente l’atmosfera umida, selvaggia e stagnante della giungla vietnamita; e Who’ll Stop the Rain, una delle canzoni più riuscite in assoluto del gruppo: un folk acustico che cela dietro il testo un velatissimo quanto potente messaggio, ancora oggi attuale, di malessere delle generazioni di giovani in balia degli eventi.
Tra tutti gli album dei Creedence questo è forse il migliore, quello che spicca di più. La varietà dei generi rende impossibile non trovare una canzone che piaccia, che sia muovere i fianchi a tempo ricordando gli anni ’50, riascoltare i grandi classici del blues, ascoltare il suono delle corde di bronzo della chitarra acustica folk, concentrarsi sugli ottoni che fanno da cornice a un soul lento, o semplicemente ascoltare una bella canzone.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Born to run – Bruce Springsteen
… guarda anche
Good Morning Vietnam – Berry Levinson
Forrest Gump – Robert Zemeckis
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Black Sabbath

Black Sabbath

Vertigo- 1970
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What is this that stands before me?
Figure in black which points at me
Turn around quick, and start to run
Find out I’m the chosen one

Articolo di Michele Provezza

Fine anni ‘ 60. Immaginate un mondo in cui l’ideale di pace e fratellanza erano le basi della vita. Un mondo felice, colorato e senza barriere e problemi. Immaginatelo e poi guardate meglio e vedrete che questo mondo, questo sogno inizia a creparsi, a mostrare stanchezza, debolezza e incapacità a resistere al suo deteriorarsi, alla spinta della rabbia, dell’eccesso che sono proprie dell’uomo.
Guardate bene perché le crepe ci sono ma rimangono nascoste. Accenni più o meno evidenti, ma pur sempre solo accenni del lato oscuro che sta dietro.

Poi ad un tratto l’abisso si apre e vi si mostra in tutta la sua terribile profondità e vi guarda dentro mostrandovi che la sua oscurità è quella che avete dentro di voi, che avete tentato di nascondere e il suono l’unico suono che udite è quello funereo delle campane e di un temporale poi una voce nell’oscurità…

Ecco io ho sempre immaginato così l’impatto che il primo ascolto di Black Sabbath ha avuto su una generazione che usciva dal periodo hippy e si accingeva a entrare negli anni ’70, perché è innegabile che il primo album della band di Birmingham abbia scavato un solco nella storia della musica. Un solco profondo e tenebroso.

A differenza dei gruppi coevi, anche importanti come Deep Purple e Led Zeppelin, più melodici e con evidenti radici nel rock’n roll e nel blues, i Sabbath, che pure nel blues erano nati, presentavano un suono molto più cupo e pesante, sostenuto magistralmente da un’ottima sezione ritmica affidata al batterista Bill Ward e al bassista Geezer Butler e fondato sulla lugubre chitarra di Tony Iommi che nella title track arriva ad usare la triade del diavolo, un intervallo dissonante proibito nel Medioevo perché ritenuto in grado di evocare le forze oscure (contribuendo ulteriormente ad alimentare la fama oscura del gruppo). Tutto questo, probabilmente, non sarebbe però bastato a fare dei Sabbath i più validi pretendenti per essere ritenuti i padri del metal, se non avessero contribuito testi disturbanti, che citavano il diavolo e l’occultismo in maniera esplicita, ispirando un immaginario che si sarebbe legato indissolubilmente alla produzione heavy metal successiva.

Certo per trasmettere l’angoscia di quei testi non bastava un buon cantante. Anzi ci voleva una voce assolutamente unica. Ma il diavolo, che con i Sabbath amava metterci lo zampino, aveva concesso loro di trovare il front man perfetto Ozzy Osbourne.
La storia era fatta.
Se ascoltate Black Sabbath, The wizard e N.I.B. capirete subito il perché. E, se anche il disco ha qualche pecca, che magari musicalmente lo rende inferiore a Paranoid, non si può prescindere dall’ascoltarlo per capire davvero su cosa poggia il metal.

Un ultimo consiglio allora, spegnete le luci, mettete il disco e poi immaginate l’abisso, quello di cui vi parlavo prima. Guardate bene in fondo ad esso, nel riflesso di fiamme nere e ascoltate, ascoltate attentamente. Magari riuscirete a sentire qualcuno ridere e una voce come un tuono dire “Geniale, campane a morto per festeggiare la nascita di un genere……. neppure io potevo fare meglio”.

Ti è piaciuto questo album? Allora leggi anche…
Dylan Dog- Serie a fumetti
Magdeburg. L’eretico- Alan D. Altieri
I racconti del Necronomicon- H.P. Lovecraft

…e ascolta anche…
La discografia di Ozzy Osbourne

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Pantera

Vulgar display of power

East West Records, 1992
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Revenge

a cura di Daniele Bertazzoli

Vendetta… Questo il primo grido che esce fuori dalle casse quando si ascolta questo album, e fin da subito si mettono in chiaro le condizioni per ascoltarlo: nessuno potrà fermare i Pantera.

I Pantera sono un gruppo americano nato nel 1981, ma che troverà la gloria nell’Olimpo dell’heavy metal solo a partire dagli anni ’90 con l’album Cowboys From Hell. “Vulgar Display of Power” è l’album successivo, datato 1992; sarà qui che la band texana raggiungerà il suo apice in fatto di espressione musicale.

Ritmiche di chitarra serratissime e velocissimi assoli taglienti come rasoi, parole che rigettano rabbia e rancore, pelli della batteria pesanti come macigni e giri di basso rumorosi che amalgamano il tutto; questi sono i caratteri distintivi della band, ed in “Vulgar Display of Power” ci sono tutti. Niente frasi da poeti maledetti pronte per essere scritte su Facebook, solo un muro di suono che spazza via qualsiasi cosa.

Dalla prima traccia, Mouth for War, all’ultima, Hollow, passando per altri must del quartetto come Walk, F*cking Hostile, Rise e This Love, il sentimento che permea è rabbia. Solo rabbia. E viene comunicata in modo eccelso.
Se avete passato una giornata pesantissima e volete scaricare il tutto, ascoltate questo album con un volume adeguatamente alto; sarà un toccasana.
Garanzia texana.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche: l’album Paranoid – Black Sabbath

… leggi anche: L’ombra dello Scorpione – Stephen King

e vedi anche Mad Max: Fury Road – George Miller

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Ozzy Osbourne (con Chris Ayres)

Io sono Ozzy

Arcana, 2010, 319 pg
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Dicevano che non avrei mai scritto questo libro.
Che si fottano. Eccolo qui, il libro.
Devo solo scavare fra i ricordi …
… …
… cazzate. Non mi ricordo niente.

Ironica ai massimi livelli e raggelante come non mai: definire così quest’autobiografia è definire John Michael “Ozzy” Osbourne. Che sia il lato oscuro della musica? Non è questo l’importante: sappiamo di camminare sul ciglio di un burrone, al limite di tutto e di tutti.
Si parte da Birmingham, città sonnacchiosa che promette futuri già scritti e serate a tracannare birra come alienati nei pub… ma alt!: non pensate che Ozzy si vanti di essere fuggito da quella monotonia e aver fatto il grano ed essere diventato famoso con i Black Sabbath. No, a dispetto di quanto possa sembrare strano, la famiglia e altri sentimenti “buoni” hanno sempre avuto un notevole peso nella sua vita. E dobbiamo ringraziare la moglie Sharon se il nostro eroe è ancora tra noi. Lo stesso può dirsi del suo gruppo: non solo artisti, ma amici con cui condividere tutto (veramente tutto…), un insieme di forza emotiva e un fiume in piena di idee.
Certo, senza dimenticare un piccolo particolare ovvero l’aver inventato l’heavy metal.
Ozzy è questo e anche di più: un ragazzo di 66 anni pieno di sostanza(e), arrivato al limite molte volte, che è caduto e si è rialzato ed è consapevole che passerà alla storia come quello che (…forse?…probabilmente?) ha staccato a morsi la testa ad un pipistrello.
O per dirla con le sue parole: “Sono solo John Osbourne: un ragazzino della classe operaia di Aston che ha lasciato il lavoro in fabbrica e ha cercato di spassarsela ”.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Black Sabbath. Neon Knights. Testi commentati – Eduardo Vitolo
HM : Il grande libro dell’Heavy MetaL – Gianni Della Cioppa

… e ascolta anche
Black Sabbath – Iron Man
Black Sabbath – Black Sabbath
Black Sabbath – Paranoid

… e guarda anche
God Bless Ozzy Osbourne – Mike Fleiss & Mike Piscitelli
Rock of Ages – Adam Shankman
The School of Rock – Richard Linklater 

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Amon Amarth

Deceiver of the Gods

Metal Blade, 2013
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Orders needs is anarchy
Balance through calamity

 
Nella storia del metal ci sono sempre stati gruppi che hanno saputo trovare la capacità di comunicare al pubblico forti emozioni, trascendendo dalla ricerca di ridondanti tecnicismi compositivi (il più delle volte anzi completamente assenti) ma proponendo una musica semplice, diretta con caratteristiche che la rendessero però unica e facilmente riconoscibile ed associabile ad un’immagine altrettanto particolare (i Sabbath degli anni con Ozzy e il loro pseudo satanismo o il metal da bikers dei Motorhead)
Il quintetto svedese degli Amon Amarth, con questa loro nona proposta, sembra confermare una volta di più di appartenere a questa ristretta cerchia di fortunati. Il Viking metal di Deceiver of the Gods è, come ci hanno da sempre abituati, un concentrato di ritmiche potenti e precise sulle quali i riff di chitarra cadenzano un mid-tempo aggressivo e possente, al servizio dell’inconfondibile voce di Johan Hegg, una delle migliori proposte growl degli ultimi anni.
I dieci pezzi ci accompagnano, senza un attimo di respiro, fra Dei nordici ed epiche battaglie di uomini ma merita assolutamente una menzione Blood eagle, un inferno sonoro che si pianta in testa e sicuramente è destinata a diventare, cosa rara di questi tempi, un must da concerto.
In conclusione, sarà anche una musica senza novità ma a noi piacciono così: brutti, sporchi e cattivi.
 

 
Ti è piaciuto questo album? Allora guarda anche…
Valhalla Rising- Nicolas Winding Refn
 
…e leggi anche
Le cronache dei Sassoni- Bernard Corwell
I miti nordici- Gianna Chiesa Isnardi

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Richard Linklater

The School of Rock

USA, 2004
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Dio del rock, grazie per questa occasione per spaccare, siamo i tuoi umili servitori. Ti prego, dacci il potere di mozzar loro il fiato con il nostro energetico rock. Nel tuo nome preghiamo. Amen

 

Non siamo qui per vincere, ma per fare un grande show.

 

E ora andiamo a pettinargli i capelli!!!!

 

Ehi voi! Si, dico proprio a voi, che guardate  film impegnati: School of Rock vi farà impazzire!
Jack Black è un chitarrista-sognatore-casinista che, escluso dalla sua band e perennemente a corto di soldi, si spaccia per un amico insegnante finendo a fare il supplente in un’esclusiva e boriosa scuola elementare privata. Qui insegna l’unica materia che conosce, il rock’n’roll, e apre un mondo di novità alla sua classe, portandola perfino a gareggiare in un torneo di band emergenti. Gli studenti si scoprono talenti musicali e si trasformano in eversivi profeti della musica ribelle formato mignon, finalmente appagati, scombinati e contenti di esserlo.
Senza freni che lo possano arrestare, sempre sulla rampa di lancio di montagna russe sbullonate è un film che spinge a non fermarsi mai, a non mollare e a credere in se stessi. Sempre.
E se ci scappa del rock, ancora meglio.

 

Regia: Richard Linklater
Sceneggiatura: Mike White
Fotografia: Rogier Stoffers
Musiche: Craig Wedren
Durata: 108′

 

Interpreti e personaggi principali:
Jack Black : Dewey Finn
Joan Cusack : Rosalie Mullins
Joey Gaydos Jr. : Zack Mooneyham
Kevin Alexander Clark : Freddy Jones
Mike White : Ned Schneebly
Sarah Silverman : Patty

school of rock

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche:
Scott Pilgrim Vs The World di  Edgar Wright

 

… e ascolta anche …
AC/DC – It’s a long way to the top
Black Sabbath – Iron man 
Led Zeppelin – Immigrant song
The School of Rock – School of Rock Song

 

… e leggi anche …
Storia segreta del rock – Christopher Knowles

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Kyuss

Blues For The Red Sun

Dali, 1992
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Un’allucinazione senza fine, un viaggio mentale in un magma di distorsioni brucianti. Blues For The Red Sun dei Kyuss (sigla presa di peso da D&D) di Josh Homme e Nick Oliveri, del rude vocalist John Garcia e del portentoso drummer Brant Bjork : quattro ventenni che incidono un degli album più pesanti dell’intera storia rock, devastando blues, metal e psichedelia al sole cocente del deserto californiano, senza negarsi sognanti oasi di apparente pacificazione (Capsized). Le chitarre ribassate e ipersature generano classici come Thumb (un riff che fa saltare sulla sedia), Green Machine, Thong Song, i trip farmacologici di Freedom Run, Molten Universe e 50 Million Year Trip, la cavalcata a rotta di collo Allen’s Wrench, fino a esplodere nelle urla apocalittiche di una Mondo Generator che tutto ingoia. Un trauma epocale e necessario.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Green Machine, Thumb, 50 Million Year Trip
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Queens Of The Stone Age – No One Knows
Thin White Rope – It’s Ok
Black Sabbath – Children Of The Grave

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