Archivio tag: Bruce Springsteen

Bruce Springsteen and the E Street Band

Born in U.S.A.

CBS Records, 1984
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We learned more from a 3-minute record, baby
Than we ever learned in school

Bruce Springsteen fece uscire nel 1982 “Nebraska”: un album molto intimo, tutto acustico e completamente folk, erede di “The River”, forse il miglior lavoro discografico del Boss dal punto di vista artistico.
Due anni dopo, nel 1984, arriva il momento di “Born in U.S.A.”, compiendo una completa torsione stilistica: il primo singolo estratto fu la radiofonica e ballabile “Dancing in the dark”, mentre tutti gli altri sei (sette singoli in tutto!) sono entrati nella Top 10 Billboard. Un successo incredibile; l’album più venduto del Boss.

Sfido chiunque a non riconoscere l’inizio della prima traccia, omonima dell’album. Le tastiere intonano uno dei riff più riconoscibili di sempre, mentre il suono indimenticabile del rullante della batteria scandisce il tempo come un treno, finché non entra Bruce con uno dei testi più politici e accusatori più famosi.
Si passa poi dal blueseggiante “Cover me” alla country “Darlington County”, ma subito la voglia di ballare torna con “Working on the highway”. Troveremo poi due pezzi lenti e intimi, come “Downbound train” e la plurifamosa “I’m on fire”. Ma non c’è spazio per ammorbidirsi troppo, infatti ascoltando tutti i successivi pezzi, come “No surrender”, “Glory Days”, “Dancing in the dark”, è difficile stare fermi a non ballare.
L’album termina con un’ultima canzone intima, quale “My hometown”, che riassume tutto il concept dell’album finora.

Un album che si è attirato l’odio dei “vecchi fan” del Boss per essere troppo commerciale. Commerciale lo è, indubbiamente, ma è a mio parere impossibile dire che Born in U.S.A. sia un brutto lavoro.
Se dovete iniziate ad ascoltare Bruce Springsteen partite da questo, che non è il suo migliore album, ma è quello che vi farà appassionare alla sua musica.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Born to run – Bruce Springsteen
leggi anche: Born to run, l’autobiografia – Bruce Springsteen

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Creedence Clearwater Revival

Cosmo’s Factory

Fantasy Records , 1970
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Heard the singers playin’, how we cheered for more.
The crowd had rushed together tryin’ to keep warm.
Still the rain kept pourin’, fallin’ on my ears
And I wonder, still I wonder who’ll stop the rain.

Correva l’anno 1970. L’ambiente musicale ribolliva come mai prima d’ora. I Beatles si sciolgono, e Paul McCartney fa uscire il suo primo album da solista. I Led Zeppelin fanno uscire il loro terzo album e suonano nel famoso concerto tenutasi alla Royal Albert Hall. Si intromettono anche i Black Sabbath, con il loro primo album che terrorizza il mondo con il diabolus in musica.Il Festival dell’isola di Wight attira circa 600.000 persone. Qui si riuniscono decine di artisti per quello che sarà l’ultimo grande festival di musica. Jimi Hendrix e Janis Joplin muoiono l’uno a pochi giorni dall’altra.
In questo mosto di artisti immortali spuntano anche i Creedence Clearwater Revival, che a Luglio del 1970 fanno uscire, grazie alla inesauribile vena artistica di John Fogarty, cantante e chitarrista del gruppo, il loro quinto album in tre anni: Cosmo’s Factory.
L’album, come i predecessori, è un miscuglio eterogeneo di generi musicali: si passa dal Rock n’ Roll classico anni ’50 di matrice Little Richard con Travellin’ Band, al Folk americano miscelato saggiamente con il Country di Lookin’ Out My Back Door; dall’hard rock di Ramble Tamble che accelera e rallenta come un cavallo che dal trotto passa al galoppo ed ancora al trotto, al Soul appassionato, ricco di un assolo al sassofono suonato dallo stesso Fogarty, di Long As I Can See the Light.
C’è spazio anche per grandi del passato grazie alle quattro cover, tra cui spiccano Before You Accuse Me di Bo Diddley e I Heard It Trough The Grapevine, divenuta famosa grazie alla versione di Marvin Gaye, riproposta dai Creedence in una versione che tocca gli 11 minuti.
La Guerra del Vietnam è un tema caro ai Creedence, che decidono di parlarne con due canzoni: Run Trought the Jungle, una protesta diretta e schietta che rende perfettamente l’atmosfera umida, selvaggia e stagnante della giungla vietnamita; e Who’ll Stop the Rain, una delle canzoni più riuscite in assoluto del gruppo: un folk acustico che cela dietro il testo un velatissimo quanto potente messaggio, ancora oggi attuale, di malessere delle generazioni di giovani in balia degli eventi.
Tra tutti gli album dei Creedence questo è forse il migliore, quello che spicca di più. La varietà dei generi rende impossibile non trovare una canzone che piaccia, che sia muovere i fianchi a tempo ricordando gli anni ’50, riascoltare i grandi classici del blues, ascoltare il suono delle corde di bronzo della chitarra acustica folk, concentrarsi sugli ottoni che fanno da cornice a un soul lento, o semplicemente ascoltare una bella canzone.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Born to run – Bruce Springsteen
… guarda anche
Good Morning Vietnam – Berry Levinson
Forrest Gump – Robert Zemeckis
e leggi anche Una passeggiata nei boschi – Bill Bryson

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Tim Robbins

Dead man walking

USA, 1995
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Ogni persona vale più della sua peggior azione.

Pena di morte: semplicemente non si può girare la testa dall’altra parte e fingere di non vedere, di non sapere. La coscienza ne trarrebbe vantaggio, ma l’umanità vacillerebbe sotto una comoda, pesante indifferenza.
Quante volte la cronaca ci restituisce notizie di giustiziati risultati poi innocenti: errori immani, che non sarà mai più possibile sanare. Ma non è questo il punto. Questo film – di cui non anticipiamo volutamente elementi che possano compromettere il piacere della visione – parla di odio e violenza, comprensione, pietà, forse, non di perdono.

Parla di un sistema che si arroga il diritto di decidere delle vite altrui, mascherando dietro l’alibi della giustizia ciò che null’altro è se non il più primitivo istinto di vendetta. O forse l’illusione che la soppressione fisica del colpevole vaccini la comunità dagli impulsi più distruttivi dell’uomo: quasi che uccidendo un uomo si estingua il  “seme” del male.
Una soluzione comunque che nei fatti si è  rivelata anche assai poco efficace, quindi tragicamente inutile.

Grandi le interpretazioni di Sean Penn (il condannato a morte) e Susan Sarandon (la suora che gli starà vicino negli ultimi giorni di vita).
Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Il miglio verde – Frank Darabont
Fuga da Alcatraz – Don Siegel
Nel nome del padre – Jim Sheridan
Le ali della libertà – Frank Darabont

e leggi anche Il miglio verde – Stephen King

dead man walking

Regia: Tim Robbins
Sceneggiatura: Tim Robbins
Musiche: Bruce Springsteen , David Robbins
Durata: 102′

Interpreti e personaggi
Susan Sarandon: Suor Helen Prejean
Sean Penn: Matthew Poncelet
Robert Prosky – Hilton Barber

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Bob Dylan

Highway 61 Revisited

Columbia Records, 1965
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How does it feel,
to be on your own,
with no direction home,
like a complete unknown,
like a rolling stone?

a cura di Daniele Bertazzoli

Uno sparo che echeggia nel silenzio più assoluto.
Quello sparo è il colpo di rullante con cui inizia Highway 61 Revisited, di Bob Dylan: uno degli album più importanti di tutta la storia della musica; il “cuore della trilogia elettrica” di Dylan, iniziata con Bringing it All Back Home e conclusasi con Blonde on Blonde. Grazie a questi tre album l’artista statunitense stravolge tutta la canzone folk popolare, americana e non.
Le tradizioni, la cultura, il modo di pensare di una generazione prima, di molte altre a seguire poi, vengono prese, accartocciate, ingoiate, risputate e modellate a piacimento da Bob Dylan.
Un buon traguardo per una manciata di canzoni!
Dopo il colpo di rullante della batteria, la canzone che ne segue è tra le più famose e riconoscibili di sempre: Like a Rolling Stone, l’ennesima canzone manifesto di Bob; è tutto ciò che un musicista punta a scrivere e a comporre, una delle canzoni che più si avvicinano al concetto di perfezione.
In molti la pensano così, indovinate quale brano è messo in cima alle migliori canzoni di sempre, dalla rivista Rolling Stone?
La seconda traccia, Tombstone Blues, è un proto-punk veloce ed acido; la batteria scandisce il tempo come un vecchio treno a vapore che macina chilometri sulle rotaie. La canzone è infarcita di situazioni ed immagini surreali come “The sun is not yellow, it’s chicken”.
Con le successive due canzoni, It Takes a Lot to Laugh, It Takes a Train to Cry e From a Buick 6 Bob Dylan si cimenta nel più classico blues in 12 battute, con influenze dai grandi bluesman del delta, uno su tutti Robert Johnson.
‘Ballad of a Thin Man’, dove Dylan si cimenta nel pianoforte, calma le acque e porta l’ascoltatore a riflettere. La canzone è strutturata sulla storia di un “Mr. Jones”, un uomo qualunque. Fermo sulle sue idee, con la mente chiusa, perbenista, che, trovandosi faccia a faccia con dei tipi strani ed alternativi, non riesce a vedere, a capire i cambiamenti che la società a quell’epoca affrontava. Le situazioni e i dialoghi sono un crescendo di stranezze e non-sense, dove Mister Jones è sempre più spaesato, non riuscendo a comprendere cosa accade intorno a lui. “Because something is happening here, but you don’t know what it is. Do you, Mister Jones?”
Queen Jane Approximately è un dialogo, una prova di compassione dell’autore verso una Jane, la cui vita sta prendendo una brutta piega, in crisi con la famiglia e con se stessa.
La struttura della canzone ‘Highway 61 Revisited’ è una delle più strane di sempre: un fischietto suonato da Dylan simile ad una sirena della polizia divide le 5 strofe, dove sono presentati problemi più o meno seri (dall’uccidere il proprio figlio allo sbarazzarsi di stringhe per le scarpe e telefoni che non squillano) tra i vari personaggi, presi anche dalla Bibbia, che si concludono o si risolvono sempre sulla Highway 61.
In Just Like Tom Thumb’s Blues l’autore narra di un incubo ambientato a Juarez dove incontra malattia, prostituzione e degrado, decidendo infine di tornare a New York. Il testo è costellato da influenze della letteratura, da Kerouac ad Edgar Allan Poe.
L’album si conclude con una perla nella discografia dell’autore: Desolation Row. Una poesia più che una canzone, lunga 11 minuti e con 10 strofe senza ritornello, dove Bob Dylan chiama alle armi personaggi dai contesti più disparati, da Cenerentola a Einstein, passando per il Fantasma dell’Opera e T.S Eliot, dando loro storie e personalità che vanno ad intrecciarsi nell’ambientazione creata per questa canzone.
Ed è proprio in quest’ultimo brano che il lirismo di Dylan diventa più che una canzone, si trasforma in poesia, come solo il più grande cantautore di sempre poteva fare.
Questa canzone, come tante altre scritte dal nostro menestrello moderno (Tangled up in Blue, Vision of Johanna, Hurricane) possono spiegare perché gli è stato assegnato il Nobel alla Letteratura.

Perché, in fin dei conti, l’unica differenza tra un poeta ed un cantautore è che, quest’ultimo, sa suonare la chitarra.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Blonde on blonde – Bob Dylan
Born to run – Bruce Spingsteen
Cosmo’s Factory – Creedence Clearwater Revival

… vedi anche Io non sono qui – Todd Haynes

e leggi anche
Parole nel vento – Ed. Interlinea
Guida ad alcune pubblicazioni su Bob Dylan – Il popolo del Blues

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Bruce Springsteen

Born to run

Columbia, 1975
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Someday girl / I don’t know when we’re gonna get to that place / Where we really want to go and we’ll walk in the sun / But till then tramps like us baby we were born to run 

Bruce Springsteen spese tutto per questo terzo album edito nel 1975. In questa spirale di cura maniacale, l’epica E Street Band si assicurò che l’album fosse un capolavoro di stile, meno commerciale del successivo Born in The Usa. Bruce si guadagnò la fama di professionista dopo estenuanti registrazioni in studio, tempo e ricerche sulle possibili declinazioni blues- folk- rock.  “L’album si mangiò la vita di tutti” rivelò Springsteen al suo biografo anni dopo. Ma nella lavorazione dell’album Bruce visse a fondo la sua arte e la sua vera vocazione: l’amore sconfinato per le periferie, dramma centrale di tutte le sue opere successive. Nelle canzoni Thunder Road e Born to Run troviamo la lotta per riconciliare i grandi sogni con l’amara realtà. Backstreets narra proprio di questo, un amore consumatosi sulla strada, di un sogno schiantandosi sulla realtà quotidiana. La sua attenzione si nota anche nella copertina, Springsteen si appoggia al sassofonista Clarence Clemons, una perfetta metafora della fiducia fraterna che lo lega all’E Street Band. Nella sua determinazione Bruce scrisse un grande album senza tempo, illuminante sulle gioie e i dolori dell’aspirare alla grandezza e il necessario compromesso, spesso amaro ma soprattutto nostalgico, con la realtà. Sapore che si intinge perfettamente in She is the One, canzone più vera della vita stessa.

Se ti è piaciuto ascolta anche :

Bruce Springsteen, The River
Patti Smith, Horses
Bob Dylan, Knockin’on Heaven’s Door (unplugged)

Vedi anche: Alexander Payne, Nebraska

 

 

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The War On Drugs

Lost In The Dream

Secretly Canadian, 2014
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Wide awake
I rearrange the way I listen in the dark
dreaming of starting up again

Terzo album per i War On Drugs di Adam Granduciel, dopo il meraviglioso (e sottovalutato) esordio Wagonwheel Blues – che vantava anche la chitarra di Kurt Vile – e un seguito un poco sotto le aspettative, Lost In The Dream è il ritorno in grande stile di uno dei più dotati autori degli ultimi tempi.
Come un lungo viaggio – la durata media dei brani si aggira intorno ai sei minuti – con i pensieri a rannuvolare strade polverose e deserte, le dieci gemme di Lost In The Dream sono un sogno a occhi aperti, via del tutto contemporanea al modo d’intendere il songwriting e la canzone americana.
L’eco di grandi classici come Bruce Springsteen o Tom Petty è marcatissima, particolarmente nel dolce timbro vocale di Granduciel e nei raffinati intrecci elettroacustici; eppure gli arrangiamenti e la registrazione contribuiscono a donare atmosfere liquide e una qualità eterea a un genere solitamente molto terreno, sostenute da un incessante battito sintetico.
Che si voli alto, quasi in velocità, come nel singolo Red Eyes, in An Ocean Between The Waves o nella strepitosa Burning, o ci si quieti come davanti a un tramonto – e succede nelle scintillanti malinconie di Suffering e dell’accoppiata conclusiva Lost In The Dream/In Reverse – le melodie sono sempre memorabili e sfuggenti, ampie ed emozionanti.
Disco fascinosissimo e misterioso, senza un momento sottotono, tra i più belli ascoltati quest’anno.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
King’s Highway – Tom Petty & The Heartbreakers
I’m On Fire – Bruce Springsteen
Wakin’ On a Pretty Day – Kurt Vile

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Alexander Payne

Nebraska

USA, 2013
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- Suo padre ha l’Alzheimer?
- Crede a quello che le persone gli dicono

Delicatezza, naturalezza, sobrietà: ecco cosa rende “Nebraska” un film assolutamente delizioso!
Woody Grant, anziano (ex)  alcolista, si convince di aver vinto un milione di dollari alla lotteria e decide di andare a Lincoln per ritirarlo. In realtà è vittima di una truffa, come risulta evidente da subito al figlio David ed al resto della famiglia. Ma Woody è testardo, un po’ svanito ed assolutamente determinato ad arrivare in Nebraska e verificare di persona. David lo accompagna.
Il viaggio verso Lincoln si trasforma in un cammino ideale e poetico in cui padre e figlio si conoscono e forse si capiscono. Niente emozioni urlate o scene epiche di riavvicinamento: solo un itinerario sussurrato, lento, a tratti umoristico, dentro un’umanità ordinariamente gloriosa.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Una storia vera – David Lynch
Sideways – Alexander Payne

e ascolta anche Nebraska – Bruce Springsteen

locandina nebraska

Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura:Phil Johnston , Bob Nelson
Fotografia: Phedon Papamichael
Durata: 115′

Interpreti e personaggi:
Bruce Dern: Woody Grant
Will Forte: David Grant
June Squibb – Kate Grant
Bob Odenkirk – David Grant

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Gavin O'Connor

Warrior

Usa, 2011
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Dov’eri quando serviva? Era da ragazzino che mi serviva quest’uomo. Adesso non mi serve. No, è troppo tardi. E’ già successo tutto ormai.

Tommy e Brendan Conlon non si vedono nè parlano da anni.
Fratelli con un passato da formidabili lottatori, hanno dovuto affrontare la vita distanti l’uno dall’altro, la loro famiglia distrutta dall’alcolismo del padre Paddy.
Una sera, di ritorno a casa, Paddy trova Tommy ad attenderlo sulla soglia; il ragazzo porta nel cuore l’ombra di un passato terribile in Iraq e chiede al padre di riprendere gli allenamenti insieme: nessun perdono, però.
E’ la crisi economica, invece, a mordere al collo Brendan, ora stimato professore di Fisica, e a costringerlo ad affrontare incontri illegali di Mixed Martial Arts per mantenere la propria famiglia: scoperto dalle autorità scolastiche, viene sospeso per l’intero semestre, e i combattimenti diventano l’unico modo per tirare avanti.
Il loro nuovo inizio avverrà a Sparta, gigantesco torneo winner-takes-all di MMA, organizzato ad Atlantic City, con i migliori lottatori del pianeta e una borsa da cinque milioni di dollari.
Narrazione straordinaria e commovente in cui sono muscoli e nervi tesi allo spasimo a parlare quasi esplodendo dallo schermo, Warrior rivela tutte le informazioni necessarie alla trama nei primi minuti, per poi lasciare spazio a emozioni che passano da sguardi e colpi, con una regia mai invadente e un cast perfetto che trova migliore espressione in Tom Hardy, protagonista di una performance titanica.
Un’epopea tutta americana, figlia di un decennio buio iniziato con l’undici settembre, che cerca nuova speranza affidandosi all’incrollabile forza di volontà di corpi spezzati che hanno scelto di non piegarsi.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Rocky – John G. Avildsen
The Fighter – David O.Russell
Million Dollar Baby – Clint Eastwood
Zero Dark Thirty – Kathryn Bigelow
 
…e ascolta anche
About Today – The National
Badlands – Bruce Springsteen & The E-Street Band
 
Locandina di Warrior, film di Gavin O'Connor
 
Regia: Gavin O’Connor
Soggetto: Gavin O’Connor, Cliff Dorfman
Sceneggiatura: Gavin O’Connor, Anthony Tambakis, Cliff Dorfman
Fotografia: Masanobu Takayanagi
Musiche: Mark Isham
Durata: 140′
 
Joel Edgerton: Brendan Conlon
Tom Hardy: Tommy Conlon
Nick Nolte: Paddy Conlon
Jennifer Morrison: Tess Conlon
Frank Grillo: Frank Campana

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Bruce Springsteen

The River

Sony, 1980
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That’s why I’ll keep searching till I find my special one

Queste non sono canzoni, semplici canzoni da quattro minuti; sono romanzi, film, intere esistenze racchiuse in magie rauche e sussurrate, rabbiose e sognanti.
The River è forse il più grande capolavoro del Boss e una sequenza di venti classici che si succedono senza che ci sia tempo di prender fiato: è il rock’n'roll scalmanato da urlare in faccia al dolore, alla provincia, ai giorni sempre uguali; sono gli anni ’50 ubriachi di sogni a occhi aperti, balli scolastici e cuori palpitanti, ballate d’asfalto, di amori infranti o di quelli che ogni volta è la prima; è un saluto all’adolescenza con le lacrime agli occhi.
Per questo le parole in musica di The Ties That Bind, Sherry Darling, Drive All Night, Independence Day, Out In The Street, Point Blank, Hungry Heart potrebbero essere le vostre vite; e vale la pena di viverle per ascoltarle.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The River, Hungry Heart, Drive All Night, Out In The Street
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Patti Smith – Gloria
Dream Syndicate – Merrittville
Tom Petty & The Heartbreakers – American Girl
 
Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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Julie Anne Peters

Luna

Giunti, 2010, 383 pp.
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Se Liam avesse potuto esprimere un solo desiderio, la cosa che avrebbe voluto di più al mondo, avrebbe chiesto di rinascere. Questa volta nel corpo giusto, in quello di una femmina.

 
La storia di Liam, o meglio, la storia di sua sorella Regan che prima di tutti ha capito e accettato l’omosessualità di suo fratello, nonostante le mille difficoltà con le quali si trova a dover fare i conti a causa dell’esuberanza e delle stranezze di Luna. Liam – Luna ha sedici anni. E’ alto, bello, muscoloso e corteggiatissimo, ma la verità è che si sente una ragazza intrappolata dentro un corpo da ragazzo. Regan è l’unica condividere questo segreto con Liam –Luna e si trova da sola a dover aiutare e sostenere il fratello (quasi una sorella) nel difficile percorso verso la trasformazione.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Il bacio della donna ragno – Manuel Puig
 
…e ascolta anche Sally – Vasco Rossi
Street of Philadelphia – Bruce Springsteen
 
…e guarda anche Beautiful Thing – Hettie Macdonald

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