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The Proctors

Everlasting Light

Shelflife, 2013
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Autori di un unico album, Pinestripes And Englishmen, pubblicato alla metà degli anni novanta, i Proctors ritornano oggi con Everlasting Light, come se da allora il tempo non fosse passato. Ed è una meraviglia di disco, zeppo di canzoni fatte della materia dei sogni che si inseriscono nella più gloriosa tradizione indie-pop britannica.
Sin dal fenomenale trittico d’apertura (Trouble With Forever, Into The Sun, Perfect World) si è rapiti da un flusso costante di melodie gentili, sognanti e malinconiche, con lo squillare delle chitarre Rickenbacker a intessere arpeggi semplici e memorabili, spesso adagiate su morbidi tempi medi (I Need To Tell You, Yesterday’s Boy). Solo raramente i ritmi si fanno lievemente più incalzanti (Wishing Well, Season’s Change, Fun Sunday) e talvolta rallentano fin quasi a fermare il respiro (le fragranze elettroacustiche di Adrienne, l’emozione infinita e sospesa di Ember Days); su tutto, il magico intreccio di voci di Gavin e Margaret, accogliente come l’abbraccio caldo della primavera.
Per tutto questo, Everlasting Light è forse la più bella prova di come sia possibile crescere e preservare il cuore puro e giusto dell’adolescenza, distillato in brani che chiedono solo di volteggiare leggeri, braccia spalancate e occhi al cielo.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Our Love Is Heavenly – Heavenly
Killjoy – Brighter
Don’t Cry – The Garlands
Gentle Tuesday – Primal Scream
She Brings The SunshineBubblegum Lemonade

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Bubblegum Lemonade

Some Like It Pop

Matinèe Recordings, 2013
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E’ l’amore dichiarato per gli arpeggi lucenti di una 12 corde Rickenbacker a muovere il cuore di Lawrence McCluskey, musicista di Glasgow attivo anche negli Strawberry Whiplash, che con Some Like It Pop regala una nuova piccola perla pop a nome Bubblegum Lemonade.
Pochi interventi esterni, giusto qualche amico che presti sognanti backing vocals e consenta di dare ai pezzi una veste adeguata, e poi, premuto il tasto play, si cade in un sogno di scampanellii jingle-jangle e splendide rifrazioni da vari angoli della storia rock: Byrds e Smiths, C86 e Velvet.
Fuori, una copertina che cita esplicitamente Andy Warhol; dentro, dodici brani per trentotto minuti di musica che riconcilia con il mondo e ha il profumo della primavera che rientra dalle prime finestre spalancate.
This Is The New Normal e Have You Seen Faith? si muovono agili sulle cadenze di una batteria irrequieta e il fragrante impasto elettroacustico si accompagna a dolci armonie vocali Beach Boys; It’s Got To Be Summer, puro McGuinn fin dall’attacco, giunge a citare esplicitamente Mr.Tambourine Man nella parte di basso.
Don’t Hurry Baby e First Rule Of Book Club sono elegie che non avrebbero sfigurato nel repertorio più educato dei fratelli Reid, laddove Dead Poets Make Me Smile è Smiths-iana a partire da un titolo ironico e giù fino al bellissimo riff che regge il chorus.
Agli estremi dello spettro sonoro di Some Like It Pop troviamo i riverberi e le dilatazioni di Mr.Dreaming’s Bland House e una Your Valentine che non è difficile immaginare scritta dal Grant Hart più solare; il meglio, però, sta nella melodia ascendente di She Brings The Sunshine, uno di quei momenti perfetti in cui ti rendi conto che cantare una cosa piccola e tenera come “you’re looking good tonight” è semplicemente giusto.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Mr.Tambourine Man – The Byrds
Sonic Sister Love – Primal Scream
Ride Into The Sun – The Velvet Underground
Talulah Gosh – Talulah Gosh
Some Candy Talking – The Jesus And Mary Chain

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