Archivio tag: Buon compleanno Mr. Grape

Gore Verbinski

Pirati dei Caraibi- La maledizione della prima luna

2003, Walt Disney Pictures
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Può darsi, che nella rara occasione in cui per seguire la giusta rotta ci voglia un atto di pirateria, la pirateria stessa possa essere la giusta rotta.

Attendendo notizie sull’uscita del del sesto capitolo della fortunata saga de I pirati dei Caraibi, rispolveriamo il film da cui tutto ebbe inizio nel 2003: La maledizione della prima luna.

La ciurma dei pirati di Capitan Barbossa attacca Port Royale e rapisce la figlia del governatore, Elizabeth Swann. Per correre in suo soccorso il fabbro Will Turner, da sempre innamorato della ragazza, fa evadere di prigione lo strampalato pirata Jack Sparrow che con Barbossa ha un vecchio conto in sospeso da saldare, nonché il desiderio di reimpossessarsi della sua barca, la velocissima Perla Nera, sottratagli con l’inganno.
Ma come in ogni storia di pirati che si rispetti, oltre ad un tesoro da cercare, c’è anche una maledizione da sconfiggere.
In questo film dal ritmo incalzante, gli elementi pirateschi vengono conditi con un po’ di fantasy e tanta ironia, gag divertenti e personaggi ben caratterizzati.
L’interpretazione di Jack Sparrow, valse a Johnny Depp la nomination sia all’ Oscar che al Golden Globe e consacrò lo strambo pirata come una delle icone più amate degli anni Duemila.

Ti è piaciuto questo film?
Allora guarda anche:
Pirati dei Caraibi- la saga
Buon compleanno Mr. Grape
The Lone Ranger
Alice in Wonderland

E ascolta anche:
Pirati dei caraibi colonna sonora
Hollywood Vampires, Heroes

E leggi anche:
Matilde Asensi, Terra ferma
Valerio Evangelisti, Tortuga

la-maledizione-della-prima-luna

 

Scheda film

Titolo originale: Pirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl
Paese di produzione: Stati Uniti d’America
Anno: 2003
Durata: 143 min
Genere: avventura, commedia, fantastico
Regia: Gore Verbinski
Soggetto: Ted Elliott, Terry Rossio, Stuart Beattie, Jay Wolpert
Sceneggiatura: Ted Elliott, Terry Rossio
Produttore: Jerry Bruckheimer
Casa di produzione: Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films
Fotografia: Dariusz Wolski
Montaggio: Stephen E. Rivkin, Arthur Schmidt, Craig Wood
Effetti speciali: John Knoll, Industrial Light & Magic
Musiche: Klaus Badelt
Scenografia: Brian Morris
Costumi: Penny Rose

Interpreti e personaggi
Johnny Depp: Jack Sparrow
Geoffrey Rush: Hector Barbossa
Orlando Bloom: Will Turner
Keira Knightley: Elizabeth Swann
Jack Davenport: James Norrington
Jonathan Pryce: Weatherby Swann
Kevin McNally: Joshamee Gibbs
Lee Arenberg: Pintel
Mackenzie Crook: Ragetti
Damian O’Hare: Gillette
Jonny Rees: Theodore Groves
Giles New: Murtogg
Angus Barnett: Mullroy
David Bailie: Cotton
Zoe Saldana: Anamaria
Martin Klebba: Marty

 

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Elizabeth Strout

Mi chiamo Lucy Barton

Einaudi 2016, 158 p.
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Ripensavo a come noi cinque avessimo avuto una famiglia decisamente malata, ma mi rendevo anche conto di come le radici profonde di ciascuno fossero avvinghiate al cuore di tutti gli altri.

Una scrittrice affermata ripensa al ricovero subìto anni prima in un ospedale di New York. In quel periodo di forzato allontanamento dalla famiglia e dalla vita quotidiana, l’arrivo imprevisto della madre che non vedeva da anni le è di grande conforto. La presenza della donna diventa un motivo per riandare all’infanzia poverissima nell’Illinois, quando Lucy, la protagonista, e i suoi fratelli avevano poco da mangiare, pativano il freddo ed erano emarginati dai loro coetanei. Le chiacchiere con la madre rafforzano un legame difficile. La donna resterà al capezzale della figlia per cinque giorni, poi tornerà a casa. Le due si rivedranno solo anni dopo, eppure, quella breve parentesi in ospedale segnerà un momento importante per loro.
Raccontato in prima persona e con un tono apparentemente dimesso, il romanzo descrive, spesso più per allusioni che con affermazioni dirette, le difficoltà nei rapporti familiari e umani in generale. La famiglia di origine e quella che Lucy si è creata sono presenze fondamentali nella sua esistenza, eppure la donna cercherà la propria dimensione anche a costo di distacchi dolorosi. E la scrittura avrà una parte di grande rilievo nella sua emancipazione.

Ti è piaciuto?
Allora leggi anche…
Una donna – Sibilla Aleramo
Amy e Isabelle – Elizabeth Strout
La carne di un angelo – Siobhan Dowd

e guarda anche…
Buon compleanno Mr. Grape – Lasse Hallstrom
Mona Lisa smile – Mike Newell

e ascolta anche…
Carrie & Lowell – Sufjan Stevens

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Gabriel Axel

Il pranzo di Babette

Danimarca, 1987
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Così ora sarete povera per il resto dei vostri giorni…
Un artista non è mai povero.

Le stelle sono venute più vicine.
Forse verranno più vicine ogni sera.

Il pranzo di Babette fa parte di quella ristretta cerchia di lungometraggi la cui visione stimola cerebralmente lo spettatore a pensare ed al pensiero.
Basterebbe questo per giustificare la vincita del Premio Oscar come miglior film straniero nel 1988.
Siamo in un piccolo paese adagiato lungo la costa della Danimarca. I giorni si svolgono gli uni appresso gli altri, senza cambi di marcia, monotoni, austeri, senza qualsivoglia novità informale a spezzare la routine: qui vivono Filippa e Martina, sorelle, cresciute dal padre verso una vita religiosa rigida, senza piaceri. Sono solo due esempi degli abitanti che troveremo in questo borgo costiero.
Babette, rinomata cuoca d’oltralpe, giungerà e risveglierà la comunità da quel torpore quasi auto inflitto e farà riscoprire l’arte ad esempio oppure l’amore oppure la bellezza dello stare assieme.
Riuscirà a farlo attraverso il cibo, metafora materica della famosa “corrispondenza d’amorosi sensi”: il pranzo diventa un’allegoria, grazie alle portate che paiono saziare i bisogni temporali e concreti ed al vino che mesce l’umore all’allegrezza, tutti gli attriti della comunità paiono attenuati e assai meno importanti.
In definitiva non si tratta di un film, ma quasi di una favola dalla veloce lentezza tipica dell’atmosfera dei paesi nordici, che lascia spiazzati per la sottile conclusione, benché plausibile avendo a che fare con gli umani.

Per gli appassionati ecco il menu del pranzo: brodo di tartaruga, blinis demidoff, quaglie en sarcophage, insalata mista, formaggi misti, savarin, frutta mista, caffè con tartufi al rum, friandises (pinolate, frollini, amaretti).
Vini: Amontillado bianco ambra, Clos de Vougeot, champagne Veuve Clicquot.

Ti è piaciuta questo film? Allora guarda anche…
Lasse Hallstrom – Buon compleanno Mr. Grape
Mangia prega ama – Ryan Murphy
Damian Szifron – Storie Pazzesche

… e leggi anche
Karen Blixen – Il pranzo di Babette
Cristiano Cavina – La pizza per autodidatti
Elizabeth Gilbert – Mangia prega ama
Allegra Alacevich – A pranzo con Babette

…e ascolta anche
Wolfgang Amadeus Mozart – Là ci darem la mano
Giorgio Gaber – Barbera e champagne
Francesco De Gregori – Dammi da mangiare

babette

Regia : Gabriel Axel
Sceneggiatura : Gabriel Axel
Fotografia : Henning Kristiansen
Musica : Per Norgard
Durata: 103′

Interpreti e personaggi principali:
Stéphane Audran : Babette Harsant
Vibeke Hastrup : Martine giovane
Brigitte Federspiel : Martine vecchia
Hanne Stensgaard : Filippa giovane
Bodil Kjer : Filippa vecchia
Preben Lerdorff Rye : Il Capitano
Bibi Andersson : La signora Svedese
Bendt Rothe : Il vecchio Nielsen

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Ann M. Martin

Il mio angolo di universo

Mondadori, 2004, 185 pp.
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 I filmini di papà sono belli, certo, ma non riescono a raccontare nemmeno l’inizio della storia di quest’estate. E quel che ne rimane fuori è più importante di quello che c’è dentro. Papà ha immortalato i momenti felici. Ma è stato quello che lui non ha filmato a cambiarmi davvero la vita.

Di cosa parla

Il racconto della semplice e normale vita di Hattie e di come l’irrompere di uno strano personaggio le sconvolge la quotidianità: uno zio sconosciuto, di cui nessuno mai le aveva parlato prima. Sì, perché questo zio non è “normale” e nemmeno la scuola nella quale era rinchiuso lo era. Ed ora che l’istituto per disabili mentali ha chiuso, la famiglia della ragazzina si trova a dover fare i conti con un giovane uomo dai modi infantili, di cui tutti hanno cercato di ignorare l’esistenza per anni. Sarà un’estate strana, più dura delle altre, ma alla fine Hattie avrà imparato a ‘sollevare un angolo dell’universo’ per scoprire cosa c’è dentro.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Vuoti di memoria
 
…ascolta anche Just Breathe – Pearl Jam
 
…e guarda anche Buon compleanno Mr. Grape

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