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Stephen King

L’acchiappasogni

Sperling & Kupfer, 2001, 679 p.
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Articolo di Valentina Carioni Vienna

Henry mise piede sulla lastra di granito, sapendo che la calcava per l’ultima volta, sentendo il peso di tutti quegli anni… le risate, le birre, i colpi, l’odore aspro di quella mistura di polvere da sparo e di sangue che caratterizzava la stagione della caccia, l’odore di morte e di amicizia e di radiosa infanzia. (…) Il cuore gli balzò in petto e, di colpo, le boccate d’aria che lo avevano alimentato sino a quel momento gli sembrarono calde e grevi. (…) Henry aveva, letteralmente, avuto paura della sua ombra.

Una coltre spumosa di neve, tremendamente somigliante al cielo, contrastava con i lunghi rami neri che si allungavano come lunghi arti appuntiti, emaciati e privi di vita, mentre le foglie carbonizzate si raccoglievano a terra ad enormi mucchi, intrappolate nella neve ormai immobilizzata al suolo.
Queste piccole anime vegetali sembravano strascichi di mantelli opachi e logori che ondeggiavano nel vento gelido e croccante della notte.
E’ questo il contesto in cui comincia una delle storie più famose del pluripremiato genio del brivido Stephen King, che, fino ad ora, non ha mai cessato di sorprenderci.
Come per lo spaventoso pagliaccio IT, abitante delle fognature di Derry, nel Maine, anche questa volta sono quattro giovani ragazzi a ritrovarsi dopo anni di separazione, pronti a gettarsi in una nuova ed intrepida avventura dalle sfumature tetre e strazianti, in cui il quotidiano si mescola con l’inverosimile, creando un abominio con cui nemmeno l’uomo può confrontarsi, perché troppo umano, perché troppo razionale per poter comprendere cosa possa nascondersi dietro una notte stellata e apparentemente serena e quieta, dove nulla di totalmente fuori dall’ordinario possa accadere.
Se cercate un romanzo violento e mostruoso in grado di ostentarlo in tutto e per tutto, L’acchiappasogni di Stephen King non è il libro che fa per voi.
Non è uno scritto per i deboli di cuore, ma è una lettura in cui anche ciò che pare tranquillo e beato, in realtà, terrorizza. La brutalità del racconto, infatti, è da cercarsi al di là delle letterali parole e delle lunghe frasi del testo. Essa si nasconde nei sinonimi e nel loro messaggio, nei gesti dei personaggi e, possiamo dirlo con certezza, nella grandiosa bellezza e ricercatezza di questo grande scrittore.
Ebbene è qui che vorrei rendervi partecipi di questa storia (Non potrei narrarvela tutta, per questo dovrete avere voi il libro in mano, perché solo così potrete viverla… paura compresa).
Henry, Jonesy, Beav e Pete sono quattro adolescenti che hanno inforcato percorsi differenti durante le loro esistenze, ma ancora uniti fortemente dalla consueta battuta di caccia al cervo che, come ogni anno, li porta a ritrovarsi tutti quanti nel Maine, in quella buia e strana baita, dove, scintillante, ondeggia un piccolo acchiappasogni, il cui tintinnio scuote il silenzio vetroso di quell’angolo di mondo, dove qualcuno di sconosciuto respira, e uccide.
Loro sono stati scelti per ricongiungersi esattamente in quel luogo, per scoprire ciò che non è ancora stato scoperto, e per risolvere ciò che pareva insolvibile.
E’ bene che ogni lettore sappia che questi quattro ragazzi, ormai divenuti uomini, non incarnano l’ideale dell’eroe imbattibile e tenace, in grado di abbattere e sconfiggere il nemico; ma non sono altro che i cervi inseguiti da un lupo solo e affamato: esseri impauriti e rinchiusi in quel recinto candido e “sicuro”.
Henry, Beav, Jonesy e Pete non sono altro che la rappresentazione di ognuno di noi, dei nostri timori, delle nostre cadute e del nostro perdere, talvolta. E sono il chiaro esempio di quanto gli uomini siano allo stesso tempo fragili e forti, esseri umani in balìa del destino e, in questo caso, burattini nelle mani di colui che non si vede, e che dal bosco non esce…

L’acchiappasogni è un best-seller negli Stati Uniti, un romanzo che approfondisce gli ingranaggi imprevedibili della nostra memoria e che si sofferma sulla forza delle persone ordinarie, trovatesi ad affogare in un oceano di cose non ordinarie. Una lettura mozzafiato, che vi ruberà il sonno e che vi condurrà nel selvaggio Maine.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
IT-Stephen King
L’estate della paura- Dan Simmons
Insomnia-Stephen King
La bambina che amava Tom Gordon- Stephen King

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Melvin Burgess

Il grido del lupo

2017, Equilibri, 177 pagine
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I lupi sono sempre stati rappresentati con la stessa natura: assassini a sangue freddo, violenti, malvagi. Sono diventati una metafora del pericolo, della codardia, o ancora della povertà e dell’avidità. Ho così deciso che avrei pareggiato i conti. Volevo scrivere un libro in cui i lupi fossero gli eroi, non i malvagi.

Melvin Burgess

Ben è solo un bambino quando incautamente racconta ad un estraneo che ha avvistato dei lupi in Inghilterra; l’uomo non crede alle sue orecchie. Pensava che qui i lupi fossero estinti da secoli. L’estraneo però è un cacciatore bracconiere che inizia a dare la caccia a tutti i lupi sopravvissuti all’estinzione per sterminarli e potersi vantare di aver ucciso l’ultimo lupo inglese. Ben e la sua famiglia cercano di proteggere i lupi, curando Silver, ferita dal cacciatore, Conna, il suo compagno, e il loro unico cucciolo superstite: Greycub.

Questo è il primo romanzo scritto da Melvin Burges nel 1990, con l’intento di restituire ai lupi la dignità che l’uomo ha distrutto in secoli di pregiudizi. I lupi di questo romanzo sono creature intelligenti, legate da vincoli di affetto e lealtà, ognuno di loro è identificato con il proprio nome, mentre il bracconiere è chiamato semplicemente “il cacciatore” ed è descritto con tutte le prerogative negative che nelle leggende sono attribuite ai lupi: è un assassino a sangue freddo, spietato e malvagio.

Ti è piaciuto questo libro?
Allora leggi anche:
Melvin Burgess, Kill all enemies
Giuseppe Festa, La luna è dei lupi
Maggie Stiefvater, Shiver

E ascolta anche:
Shakira, She wolfe
Aurora, Running with the wolf
Lucio Dalla, Attenti al lupo

E guarda anche:
Kevin Costner, Balla coi lupi
Jean-Jacques Annaud, L’ultimo lupo
Hayao Miyazaki, Principessa Mononoke

 

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Matteo Righetto

La pelle dell’orso

Guanda, 2016
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Il ragazzo guardò fuori dalla finestra incastonata della spessa e profonda imbotte di legno. Si trovavano oltre i duemila metri di altitudine, e solo allora realizzò quanto bello fosse il panorama che si vedeva da quell’angolo di mondo.

 

Questa è la storia di un orso, di una montagna, di un padre e di un figlio.
Pietro è un padre inadeguato, scontento, violento. Domenico è il figlio dodicenne, orfano di madre, incantato dall’avventura, un po’ sognatore.
Ambientato negli Anni Cinquanta ai piedi delle Dolomiti, il romanzo racconta della dura caccia all’enorme orso che da anni terrorizza le valli. Narra di vite spezzate e crudeltà, ma anche di coraggio e rivalsa.
Fa da sfondo alla storia una natura aspra e selvaggia, apparentemente insensibile alle vicende umane, ma pronta in realtà ad accoglierne la durezza in un abbraccio partecipe.

 

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
L’estate alla fine del secolo – Fabio Geda
Il ragazzo selvatico – Paolo Cognetti
Il peso della farfalla – Erri De Luca

e vedi anche
La pelle dell’orso – Marco Segato
Into the wild – Sean Penn

 

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